«Fermenti messianici».

Storia dell’ebraismo 7. Gli ebrei nel XVII secolo

Il XVII secolo per la storia dell’ebraismo è contrassegnato da luci ed ombre. A causa della ribellione cosacca, iniziata nel 1648, gli ebrei dell’est Europa subirono atroci violenze, e ci fu un numero ingente di vittime. “Tuttavia, nonostante queste stragi, la presenza ebraica nell’area orientale restò ben radicata” (P. Stefani, Introduzione all’ebraismo, 53). Nell’Europa occidentale una presenza ebraica molto rilevante si ebbe nei Paesi Bassi, ad opera degli ebrei sefarditi (spesso ex marrani). A questo gruppo appartenne il filosofo Spinoza (1632-1677). Gli ebrei vennero riammessi in Inghilterra grazie alla mediazione del rabbino Menasseh ben Israel; gli ambienti puritani erano, infatti,  molto favorevoli agli ebrei.

Nel XVI secolo erano già iniziati gli stanziamenti ebraici in Palestina, di cui il più importante fu quello di Safed, dove sorse un celebre centro di studi cabalistici, che ebbe come esponente di maggior rilievo Izchaq Luria (1534-1572). In questo contesto si situa un singolare avvenimento ebraico del XVII secolo: si tratta del movimento messianico che fece capo a Shabbataj Zevì (1626-1676). Egli era nato a Smirne, che fu autore di azioni dissacranti, come pronunciare pubblicamente l’ineffabile Nome di Dio (il tetragramma). Venne mandato via dalla sua città, come pure da Salonicco e da Costantinopoli, e per un certo periodo visse a Gerusalemme. Nel 1665 incontrò il celebra cabalista Natan di Gaza, che convinse Shabbataj di essere investito di una missione messianica. Egli venne proclamato pubblicamente Messia e tornò a Smirne, profetizzando il prossimo avvento della redenzione. Venne riconosciuto come Messia da un certo numero di prestigiose autorità rabbiniche, per cui in vaste aree della diaspora ebraica si diffuse una forte attesa messianica. Zevì, arrestato dagli ottomani, deluse i suoi discepoli. Per salvare la propria vita scelse di aderire all’islam, e trascorse gli ultimi anni di vita in una fortezza in Albania, sotto il controllo ottomano.

Paradossalmente, il celebre cabalista Natan di Gaza, in base alle sue visioni, giustificò il passaggio all’islam del Messia, per sconfiggere il male dall’interno. Nacque così il movimento del sabbatanesimo, che attraverso alcune sue correnti radicali, portò al nichilismo. Tutto ciò determinò una forte crisi per le idee messianiche ebraiche, che in Occidente si rivolsero sempre più verso la secolarizzazione. “Nell’Europa orientale la strada ‘mistica’ trovò invece nuovo slancio attraverso la nascita del chassidismo” (Stefani, 54).

“Nathan Benjamin ben Elisha HaLevi Ghazzati (in ebraico: נתן העזתי‎?, noto come Nathan di Gaza) nacque a Gerusalemme attorno agli anni 16431644 da genitori immigrati nell’Impero Ottomano dalla Germania o dalla Polonia.  […]

Durante i suoi viaggi, oltre alle offerte fatte dagli ebrei più ricchi verso i loro correligionari più poveri, distribuiva opere cabalistiche che recuperava in giro per la Palestina. Una volta che si stabilì definitivamente a Gerusalemme prese il soprannome di “Ashkenazi“, per distinguersi dalla maggior parte della popolazione di origine sefardita. . Prima della morte del padre, Nathan studiò a Gerusalemme sotto Jacob Hagiz, famoso talmudista dell’epoca con il quale stringerà una proficua relazione che perdurerà per molti anni. Lo studio talmudico fu la principale occupazione di tutta la vita di Nathan che venne descritto come “uno studente straordinariamente dotato, di rapida comprensione e brillante intelletto. Le sue capacità […]
una rara combinazione tra potere intellettuale e la capacità di formulare pensieri profondi nonché tra un’imponente capacità immaginativa e una sensibilità emotiva altrettanto importante”.   […]

Prima della morte del padre, Nathan studiò a Gerusalemme sotto Jacob Hagiz, famoso talmudista dell’epoca con il quale stringerà una proficua relazione che perdurerà per molti anni. Lo studio talmudico fu la principale occupazione di tutta la vita di Nathan che venne descritto come “uno studente straordinariamente dotato, di rapida comprensione e brillante intelletto. Le sue capacità […] una rara combinazione tra potere intellettuale e la capacità di formulare pensieri profondi nonché tra un’imponente capacità immaginativa e una sensibilità emotiva altrettanto importante”.  Nel 1663, all’età di 19 o 20 anni sposò la figlia di un importante membro della comunità ebraica di Gaza, Samuel Lissabona, e si trasferì nella città della moglie, da cui prese il soprannome di “Ghazzati”, dove poté dedicarsi completamente agli studi talmudici e cabalistici. Qui si costruì un’importante fama come Baal Shem o guaritore mistico e fu proprio per questa sua occupazione che conobbe Sabbatai Zevi, giunto da lui alla ricerca di una guarigione per un suo “male spirituale”, male che Gershom Scholem identifica con una psicosi maniaco depressiva e che, al giorno d’oggi, viene comunemente definito disturbo bipolare.

Influenzato proprio dagli studi cabalistici intrapresi a Gaza, nel 1673 Nathan situa il suo cosiddetto “risveglio profetico”, che descrive in una lettera di quel periodo:

«Quando raggiunsi i vent’anni, cominciai a studiare il libro dello Zohar e alcuni degli scritti di Luria. [Secondo il Talmud] coloro che desiderino purificarsi ricevono l’aiuto del cielo; e questo è il motivo per cui Lui mi ha inviò qualcuno dei Suoi santi angeli e spiriti benedetti che mi rivelarono molti dei misteri della Torah. Nello stesso anno, dato che la mia forza risultava stimolata dalle visioni degli angeli e delle anime benedette, intrapresi un prolungato digiuno nella settimana precedente a Purim. Essendomi rinchiuso in una stanza separata in santità e purezza, lo spirito venne su di me, i miei capelli si rizzarono, le mie ginocchia vacillarono, vidi la Merkavah ed ebbi visioni di Dio per tutto il giorno e per tutta la notte» 

(Gershom Scholem, Sabbatai Sevi: The Mystical Messiah).

[…] Nathan di Gaza morì, secondo alcune fonti, venerdì 11 gennaio 1680 a Üsküp, nell’Impero ottomano (ora Skopje, Repubblica di Macedonia)”.

[Cf.  https://it.wikipedia.org/wiki/NathandiGaza (ultimo accesso 09-02-2019)]

Di Lucia Antinucci

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