“L’EMANCIPAZIONE DEGLI EBREI”.

Storia dell’ebraismo 9. Gli ebrei nel XIX secolo

Durante l’era napoleonica la condizione degli ebrei fu molto eterogenea, perché, da una parte, le truppe francesi aprirono i ghetti e dall’altra vennero riadottate antiche restrizioni nei loro confronti in Alsazia e Lorena. Nel 1897 venne convocata un’assemblea chiamata ‘sinedrio’: “Nell’intenzione di Napoleone le autorità in essa riunite dovevano dichiarare, come in effetti fecero, la mancanza di ostacoli perché gli ebrei diventassero sudditi obbedienti dell’Imperatore, in quanto essi non costituivano una nazione, bensì una semplice minoranza religiosa (come dato sintomatico si può ricordare che a Waterloo tra le file napoleoniche caddero 235 ebrei)” (P. Stefani, Introduzione all’ebraismo, 56).

Con la Restaurazione la condizione giuridica degli ebrei in Europa tornò ad essere quella precedente all’era napoleonica, per cui vennero nuovamente confinati nei ghetti. L’emancipazione ebraica riemerse con le rivoluzioni del 1848, a cui gli ebrei parteciparono in maniera significativa. In Piemonte lo statuto albertino, esteso poi all’Italia unita nel 1861, garantì agli ebrei la pienezza dei diritti civili. In area tedesca l’emancipazione conseguita in Prussia nel 1848, con la proclamazione del Reich nel 1871, venne estesa all’intera Germania. In Inghilterra nei confronti degli ebrei si operò gradualmente: “Dopo l’abolizione nel 1829 del Test Act (documento che escludeva dalle cariche pubbliche i ‘non conformisti’), restava ancor da stabilire come l’uguaglianza si potesse estendere ai non cristiani. Dopo alcune leggi approvate dai Comuni e bocciate dalla Camera dei Lord, si giunse a una sostanziale equiparazione che ebbe la sua più classica sanzione quando agli ebrei fu consentito l’accesso al Parlamento (1858) e alle università (1871); per vedere caduta ogni forma di discriminazione bisognerà però attendere addirittura il 1890” (Stefani, 57).

L’emancipazione comportò per gli ebrei delle problematiche organizzative, cioè come realizzare un diverso inserimento nella società e come manifestare una rinnovata solidarietà intraebraica, nel contesto di tendenze nazionalistiche europee. L’integrazione ebraica risentì della tradizionale collocazione urbana degli ebrei con attività artigianali e commerciali, libere professioni, imprese finanziarie. In età napoleonica nel settore finanziario la famiglia Rothschild raggiunse l’apogeo del potere. “La particolare presenza nelle professioni intellettuali contribuisce altresì a dar ragione della significativa partecipazione di ebrei a movimenti politici di ispirazione progressista, scelta a cui, per più versi, non sembra estraneo il processo di laicizzazione subìto dalle tradizionali attese messianiche” (Ivi).

L’emancipazione collocò la diversità ebraica nell’ambito esclusivamente religioso (si parlava si cittadino francese o tedesco di religione mosaica), mentre l’ebraismo si era sempre auto presentato come via per regolare la vita di comunità civili, non solo un credo religioso. “L’addensarsi di tutta la diversità sul polo religioso ebbe, in più casi, la conseguenza, solo apparentemente paradossale, di presentarsi come un implicito invito ad abbandonare, attraverso la conversione al cristianesimo, anche l’ultima traccia su cui si polarizzava l’intera diversità ebraica” (ivi). All’inizio del XIX secolo passarono al cristianesimo gran parte della famiglia Mendelssohn (anche il padre del musicista), il poeta Heine e il padre di Karl Marx. L’assimilazione venne favorita anche dalla pratica dei matrimoni misti.

I Rothschild […] Cinque linee del ramo austriaco della famiglia sono state elevate alla nobiltà austriaca, avendo ricevuto baronie ereditarie dell’Impero asburgico dall’Imperatore Francesco II nel 1816. Un’altra linea, del ramo inglese della famiglia, fu elevata alla nobiltà britannica su richiesta della regina Vittoria. Nel corso dell’Ottocento, quando era al suo apice, la famiglia si ritiene abbia posseduto di gran lunga il più grande patrimonio privato del mondo. Attualmente gli affari dei Rothschild sono su scala molto più ridotta; nonostante questo la famiglia Rothschild è posta al centro di svariate teorie del complotto che la descrivono come determinante dei destini finanziari e/o politici del mondo. […]

Il primo membro della famiglia che fu noto per aver utilizzato il nome “Rothschild” fu Moses Kalman Rothschild, morto nel 1735. Il nome significa “scudo rosso” in tedesco. L’Ascesa della famiglia alla ribalta internazionale cominciò nel 1744, con la nascita di Mayer Amschel Rothschild a Francoforte, in Germania. Era il figlio di Amschel Moses Rothschild, (nato intorno al 1710), un cambiavalute che aveva negoziato con il Principe d’Assia. Nato nel ghetto (chiamato “Judengasse” o vicolo ebraico) di Francoforte, Mayer sviluppò un istituto finanziario e diffuse il suo impero con l’installazione di ciascuno dei suoi cinque figli nei cinque principali centri finanziari europei di conduzione degli affari. Lo stemma Rothschild contiene un pugno chiuso con cinque frecce che simboleggiano le cinque dinastie stabilite dai cinque figli di Mayer Rothschild, in un riferimento al Salmo 127: “Come frecce nelle mani di un guerriero”. Il motto di famiglia appare sotto lo scudo: Concordia, Integritas, Industria (Armonia, Integrità, Operosità). […]

Un’altra parte essenziale della strategia di Mayer Rothschild per il futuro successo fu quello di mantenere il controllo delle loro banche nelle mani della famiglia, permettendo loro di mantenere la segretezza completa circa le dimensioni delle loro fortune. Intorno al 1906, la Jewish Encyclopedia notava: “La pratica avviata da Rothschild di avere più fratelli in un’impresa e di istituire filiali in diversi centri finanziari è stata seguita da altri finanzieri ebrei, come i Bischoffsheims, Pereire, Seligmans, Lazards ed altri. Questi finanzieri, con la loro integrità e capacità finanziaria, ottenevano credito non solo con i loro confratelli ebrei ma con la fraternità bancaria in generale. In tal modo i finanzieri ebrei ottennero una quota crescente della finanza internazionale durante il secondo ed ultimo quarto del diciannovesimo secolo. La guida del gruppo è stata la famiglia Rothschild… “.

La stessa Jewish Encyclopedia afferma inoltre: “Negli anni più recenti, i finanzieri non ebrei hanno imparato lo stesso metodo, globalizzandolo, e si ritiene che, nel complesso, il controllo sia ora meno in mano agli ebrei che in passato.”

Cf. https://it..wikipedia.org/wiki/Rothschild (ultimo accesso 3 maggio 2019)

Lucia Antinucci

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