<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	>

<channel>
	<title>Centro Studi Francescani</title>
	<atom:link href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.centrostudifrancescani.it/site</link>
	<description>Maddaloni - Caserta</description>
	<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 17:22:29 +0000</pubDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.6.2</generator>
	<language>en</language>
			<item>
		<title>“Amare è donare la vita”</title>
		<link>http://www.centrostudifrancescani.it/site/2010/06/%e2%80%9camare-e-donare-la-vita%e2%80%9d/</link>
		<comments>http://www.centrostudifrancescani.it/site/2010/06/%e2%80%9camare-e-donare-la-vita%e2%80%9d/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 17:22:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News &amp; Eventi]]></category>

		<category><![CDATA[assisi]]></category>

		<category><![CDATA[cristo]]></category>

		<category><![CDATA[dialogo]]></category>

		<category><![CDATA[fede]]></category>

		<category><![CDATA[islam]]></category>

		<category><![CDATA[Luigi Padovese]]></category>

		<category><![CDATA[maometto]]></category>

		<category><![CDATA[martire]]></category>

		<category><![CDATA[martirio]]></category>

		<category><![CDATA[morire]]></category>

		<category><![CDATA[mouhammad]]></category>

		<category><![CDATA[perdono]]></category>

		<category><![CDATA[religione]]></category>

		<category><![CDATA[Santoro]]></category>

		<category><![CDATA[terrore]]></category>

		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>

		<category><![CDATA[testimone]]></category>

		<category><![CDATA[uccidere]]></category>

		<category><![CDATA[violenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudifrancescani.it/site/?p=647</guid>
		<description><![CDATA[




Perché il dialogo continui…
 
Ho conosciuto padre Luigi Padovese al Seraphicum, quand’era docente della Facoltà Teologica San Bonaventura in Roma ed io un semplice studente appassionato di teologia e dei Padri della Chiesa. Fu invitato per un corso alla specializzazione in Cristologia. Ai più era ben noto per le sue ricerche in ambito cristiano antico e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: center; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;" align="center"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-content/padovese_mons-400x300.jpg"></a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;" align="center">
<tbody>
</tbody>
</p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Perché il dialogo continui…</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;" align="center"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ho conosciuto padre Luigi Padovese al Seraphicum, quand’era docente della Facoltà Teologica San Bonaventura in Roma ed io un semplice studente appassionato di teologia e dei Padri della Chiesa. Fu invitato per un corso alla specializzazione in Cristologia. Ai più era ben noto per le sue ricerche in ambito cristiano antico e del Medio Oriente. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Frate minore cappuccino, Luigi Padovese era nato a Milano nel 1947 e si distinse come professore di patristica e poi preside dell’Istituto francescano di Spiritualità al Pontificio Ateneo Antonianum in Roma, ora sede universitaria. La sua morte, lo scorso 3 giugno, per la mano folle di un suo collaboratore (autista in crisi?) ha gettato gran parte del mondo cattolico nello sconforto. Era vicario apostolico dal 2004 per l’Anatolia, nonché figura di spicco per il dialogo con l’islam e l’unità delle Chiese nel Medio Oriente, nonché presidente della Conferenza episcopale turca. <span style="mso-bidi-font-family: Arial;">Per 10 anni fu altresì visitatore del Collegio Orientale di Roma per la Congregazione delle Chiese Orientali e anche consulente della Congregazione per le cause dei santi. Lavorò molto per il riconoscimento giuridico della Chiesa in Turchia. </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="mso-bidi-font-family: Arial;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="mso-bidi-font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">1. La Verità nell’Amore</span></span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="mso-bidi-font-family: Arial;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ispirandosi a Giovanni Crisostomo, vescovo antiocheno di Costantinopoli, monsignor Padovese scelse come motto episcopale <em>In Caritate Veritas </em>(la Verità nell’Amore) e così lo commentò: “Sono parole che esprimono il mio programma di ricercare la verità nella stima e nel reciproco volersi bene. Se è vero che chi più ama, più si avvicina a Dio, è anche vero che per questa strada ci avviciniamo al senso vero della nostra esistenza che è un vivere per gli altri. Su questa convinzione si fonda anche la mia volontà di dialogo con i fratelli ortodossi, quelli di altre confessioni”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Padre Luigi è stato un uomo che ha abbattuto muri e continuamente costruito ponti: tra il mondo laico e il cristianesimo, tra la ragione emancipata e il Logos evangelico, tra i fondamentalisti e uomini e donne animati dalla buona volontà di annunciare Cristo in ogni luogo e condizione. Libero da pregiudizi, da “partiti presi”, da certe mode borghesi del clericalismo avvizzito e sterile, il presule di Istanbul sapeva riconoscere il bene anche lì dove imperversava il male. Era un uomo che si sporcava le mani. Gioviale e semplice, disponibile a dialogare con serenità e fiducia, padre Luigi Padovese aveva saputo testimoniare il Vangelo delle beatitudini con la sua docilità e mitezza. Egli aveva compreso che la Verità è solo uno strumento dell’Amore che è il fine di tutto. La Verità è la forma che l’Amore si è data nel tempo per la salvezza degli uomini!</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">2. La forza del perdono</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ricordo le lunghe passeggiate all’Eur e le belle nuotate presso la piscina che fronteggiava il nostro Collegio; padre Luigi Padovese era uno di noi, uno studente come tanti, consapevole che Cristo, via, verità e vita, fosse l’unico Maestro. È morto a 63 anni come vescovo in prima linea, impegnato concretamente nel dialogo in una terra difficile e ambigua, la Turchia, che in parte si dichiara laica e in parte, invece, nasconde inquietanti forme di fondamentalismo. Soffrì molto per la morte di don Andrea Santoro, e tentò in tutti i modi di ricucire il dialogo con le autorità locali e le comunità islamiche della Turchia. Alla messa di suffragio per il sacerdote ucciso, Padovese affermò: “Noi perdoniamo chi ha compiuto questo gesto. Non è annientando chi la pensa in modo diverso che si risolvono i conflitti. L’unica strada che si deve percorrere è quella del dialogo, della conoscenza reciproca, della vicinanza e della simpatia. Ma fintanto che sui canali televisivi e sui giornali assistiamo a programmi che mettono in cattiva luce il cristianesimo e lo mostrano nemico dell’islam (e viceversa), come possiamo pensare a un clima di pace?”. E, ancora, riferendosi a don Santoro, aggiunse: “Chi ha voluto cancellare la sua presenza fisica, non sa che ora la sua testimonianza è più forte”. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Avrebbe dovuto accogliere papa Benedetto XVI a Cipro e fare il punto della situazione delle Chiese cristiane in Medio Oriente. Credeva in una presenza cristiana che fosse lievito in un mondo complesso come quello turco e con una comunità cattolica povera nei mezzi e minoritaria, disarmata. Da buon conoscitore dei Padri della Chiesa, il nostro presule aveva il senso della radici cristiane antiche e la pazienza di testimoniare il Vangelo in uno stato di cattività e di marginalità.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">3. Il piccolo gregge</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Incontenibile il suo sorriso quando papa Benedetto arrivò in Turchia nel 2006 e ad Efeso, durante la celebrazione eucaristica (29 novembre), citò un’espressione di Giovanni XXXIII<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>che diceva: “Io amo i turchi, apprezzo le qualità naturali di questo popolo che ha pure il suo posto preparato nel cammino della civilizzazione”; e poi, rivolgendosi alle autorità religiose affermò: “Grazie per la vostra presenza, per la vostra testimonianza e il vostro servizio alla Chiesa, in questa terra benedetta dove, alle origini, la comunità cristiana ha conosciuto grandi sviluppi, come attestano anche i numerosi pellegrinaggi che si recano in Turchia”. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Monsignor Padovese sapeva di appartenere al piccolo gregge, alla Chiesa dei martiri, di coloro che sono senza diritti e sempre più oppressi per la mancata libertà. Per questo fu sempre animato da spirito di servizio, dalla passione ardente per il mistero di Cristo. La lezione del chicco di grano che muore per portare frutto ha un riscontro concreto nella vita di Luigi Padovese che ha sempre creduto nell’ecumenismo e nel dialogo interreligioso. Spesso, nelle sue lezioni, mons. Padovese ripeteva: &lt;La croce, insomma, è un’applicazione sino alle ultime conseguenze di quel che concretamente significa “Dio è amore”. Nella croce, dunque, Dio insospettatamente si dichiara per quel che è e, al tempo stesso, dichiara quanto l’uomo – a cominciare dagli ultimi – gli stia a cuore&gt;.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">4. Figlio del Poverello</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Figlio del Poverello d’Assisi, fra Luigi Padovese lascia una grande testimonianza per tutta la Chiesa: il cristiano, per sua natura, è dialogico, è un essere comunionale. Perché riceve la vita nel nome di Cristo, Figlio di Dio, per la potenza dello Spirito Santo. Essere, esistere, vivere, respirare, significa dialogare, costruire relazioni, comunicare con gli altri, fare comunione, abbattere i muri del pregiudizio senza paure, accogliendo le diversità e le alterità – pur come forma di minaccia e non senza conflitti – quale dono e sfida per la propria fede, per la stessa vita, per la cattolicità della Chiesa. Il dialogo, per lui, era nel <em>dna</em> di ogni battezzato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Alla scuola del dialogo e di Francesco, monsignor Padovese, senza nulla perdere della sua identità cristiana, ha espresso la forma più paradossale del dialogo: il martirio. È questa la forma propria del dialogo in senso cristiano che non chiede niente, nemmeno la riconoscenza, neanche la reciprocità. Perché amare è donare la vita. Perché credere è dire all’altro “Tu non morirai, in quanto morirò io per te”. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Se è vero che il sangue dei martiri è il seme dei nuovi cristiani (Tertulliano), la morte di Luigi Padovese non andrà sprecata: perché segnerà l’inizio di una nuova speranza per i cristiani perseguitati, l’inizio di un nuovo annuncio, affinché lo scandalo della croce di Cristo raggiunga ogni persona di buona volontà. In un suo fortunato libro – <em>Lo scandalo della croce. La polemica anticristiana nei primi secoli</em>, EDB, Roma-Napoli 1988 – è richiamata, come dedica, prima dell’introduzione, una profetica citazione dell’apostolo Paolo: <em>Mihi autem absit gloriari nisi in cruce Domini nostri Jesu Christi, per quem mihi mundus crucifixus est, et ego mundo</em> (<em>Gal</em> 6,14).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Nascosto con Cristo in Dio, come l’apostolo delle genti, il nostro presule, se potesse parlare, ci direbbe – quasi certamente – che il dialogo deve continuare, perché Dio è amore. Quella di Luigi Padovese non è stata, come per san Francesco che si recò dal Sultano d’Egitto e gli divenne amico, una lieta novella, bensì una triste storia. È il dramma di un cristianesimo marginale e impotente che fa notizia solo nel sangue e che, posto ai confini di una società religiosa integralista, è respinto per la sua proposta di libertà ed è soffocato dalla fede altrui, dalla paura di chi non riesce a dialogare e ad aprirsi agli altri e alla modernità. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Penso ai cristiani che soffrono in Libano, in Siria, in Turchia, in Palestina, a Cipro… Quanti martiri! Quante sfide! Quante speranze! <em>Dialogue must go on!</em> <em>Il dialogo deve continuare!</em></span></span></p>

	Tags: <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/assisi/" title="assisi" rel="tag">assisi</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/cristo/" title="cristo" rel="tag">cristo</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/dialogo/" title="dialogo" rel="tag">dialogo</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/fede/" title="fede" rel="tag">fede</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/islam/" title="islam" rel="tag">islam</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/luigi-padovese/" title="Luigi Padovese" rel="tag">Luigi Padovese</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/maometto/" title="maometto" rel="tag">maometto</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/martire/" title="martire" rel="tag">martire</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/martirio/" title="martirio" rel="tag">martirio</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/morire/" title="morire" rel="tag">morire</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/mouhammad/" title="mouhammad" rel="tag">mouhammad</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/perdono/" title="perdono" rel="tag">perdono</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/religione/" title="religione" rel="tag">religione</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/santoro/" title="Santoro" rel="tag">Santoro</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/terrore/" title="terrore" rel="tag">terrore</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/terrorismo/" title="terrorismo" rel="tag">terrorismo</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/testimone/" title="testimone" rel="tag">testimone</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/uccidere/" title="uccidere" rel="tag">uccidere</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/violenza/" title="violenza" rel="tag">violenza</a><br />
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudifrancescani.it/site/2010/06/%e2%80%9camare-e-donare-la-vita%e2%80%9d/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Il vivere è Cristo e il morire un guadagno</title>
		<link>http://www.centrostudifrancescani.it/site/2010/04/620/</link>
		<comments>http://www.centrostudifrancescani.it/site/2010/04/620/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 10 Apr 2010 15:59:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News &amp; Eventi]]></category>

		<category><![CDATA[amore]]></category>

		<category><![CDATA[annunciare]]></category>

		<category><![CDATA[atti]]></category>

		<category><![CDATA[carità]]></category>

		<category><![CDATA[cristo]]></category>

		<category><![CDATA[filippesi]]></category>

		<category><![CDATA[gerusalemme]]></category>

		<category><![CDATA[guadagno]]></category>

		<category><![CDATA[lettera]]></category>

		<category><![CDATA[liberazione]]></category>

		<category><![CDATA[liturgia]]></category>

		<category><![CDATA[morire]]></category>

		<category><![CDATA[palestina]]></category>

		<category><![CDATA[paolo]]></category>

		<category><![CDATA[pasqua]]></category>

		<category><![CDATA[prigione]]></category>

		<category><![CDATA[risurrezione]]></category>

		<category><![CDATA[vangelo]]></category>

		<category><![CDATA[vivere]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudifrancescani.it/site/?p=620</guid>
		<description><![CDATA[Il vivere è Cristo e il morire un guadagno
(Fil 1,21)
 
1. L’esperienza di Paolo
 
Prigioniero di Cristo: Paolo non solo appartiene a Cristo, come uno schiavo, ma si sente immedesimato con Cristo (cf. Gal 2,20). Egli è un prigioniero di speranza, della Parola. Anche se la morte lo conduce alla vera vita in Cristo pienamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: center; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="center"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="color: #993300;"><span style="font-size: medium; font-family: &quot;Arial Black&quot;;">Il vivere è Cristo e il morire un guadagno</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: center; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="center"><span style="font-size: medium; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; color: #800000;">(<em style="mso-bidi-font-style: normal">Fil </em>1,21)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">1. L’esperienza di Paolo</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Prigioniero di Cristo: Paolo non solo appartiene a Cristo, come uno schiavo, ma si sente immedesimato con Cristo (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal">Gal</em> 2,20). Egli è un prigioniero di speranza, della Parola. Anche se la morte lo conduce alla vera vita in Cristo pienamente realizzata, per il bene dei suoi figli, egli è disposto ad accettare questa vita con tutte le sue sofferenze. Paolo ha compiuto il suo cammino: non ha più pensieri uomini o preoccupazioni. Egli è rivolto completamente al Signore. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">In <em style="mso-bidi-font-style: normal">Fil </em>1,21-24 troviamo una pagina del diario dei sentimenti di Paolo. Sono sentimenti che passano nel suo animo di prigioniero. Vita e morte sono messe a confronto e di entrambe sono valutati i vantaggi e gli svantaggi. Paolo parla di sé tenendo lo sguardo rivolto verso Cristo. Il discorso di regge su una serie di parallelismi: <em style="mso-bidi-font-style: normal">morire-andare</em>; <em style="mso-bidi-font-style: normal">vivere nella carne-rimanere nella carne</em>; <em style="mso-bidi-font-style: normal">frutta lavoro-per il vostro bene</em>; <em style="mso-bidi-font-style: normal">essere con Cristo-vivere Cristo</em>. Vivere+Cristo: vivere è soggetto, Cristo è predicato. L’accento è posto sul predicato: Cristo è già la vita, ma in una forma imperfetta; morire è entrare nella pienezza della vita di Cristo. La frase: <em style="mso-bidi-font-style: normal">vivere è Cristo</em> prepara <em style="mso-bidi-font-style: normal">essere con il Cristo</em>. La prima fase riguarda il presente; la seconda il futuro. La morte è concepita come un aumento, una maggiorazione, un di più in quanto Cristo è causa della vita. Per Paolo, dunque, vita e morte non sono un’alternativa: prevalga l’una o l’altra il risultato non muta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Filippi è stata la prima città europea evangelizzata da Paolo su diretta sollecitazione dello Spirito che lo ha orientato verso la Macedonia (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal">At</em> 16,6-7), nel nord dell’attuale Grecia. Paolo giunse a Filippi nel suo secondo viaggio, verso l’anno 50. Ebbe contatti con la sinagoga e poi incontrò la gente per strada, nelle piazze. Paolo ebbe buoni rapporti (cordiali e fraterni) con questa comunità. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">In questa lettera Paolo parla con molta spontaneità. Paolo dà notizie alla comunità di Filippi della sua prigionia ed esorta a una vita cristiana dominata dalla carità, il che suppone tanta umiltà. Esorta a vivere nella gioia del Signore e a superare i precetti della Legge mosaica. Forse era prigioniero a Roma nel periodo 61-63 d.C. Nelle lettere dalla prigionia (<em style="mso-bidi-font-style: normal">Fil</em>, <em style="mso-bidi-font-style: normal">Ef</em>, <em style="mso-bidi-font-style: normal">Fm</em>, <em style="mso-bidi-font-style: normal">Col</em>) Paolo si presenta impedito di predicare il Vangelo e parla di catene che trascina per amore di Cristo (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal">Fil</em> 1,7.12-17). Gli <em style="mso-bidi-font-style: normal">Atti</em> dicono che Paolo fu incarcerato almeno tre volte: a Filippi insieme a Sila durante il secondo viaggio missionario (49-50) per una sola notte (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal">At</em> 16,23); in Palestina, prima a Gerusalemme (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal">At</em> 21,33ss), poi a Cesarea (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal">At</em> 23,33ss.), dove fu trattenuto per due anni (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal">At</em> 24,27) dal 58 al 60 d.C.; infine a Roma, dove fu condotto da Cesarea e dove rimase in libertà vigilata (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal">At</em> 28,16.30).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">2. Il vissuto di fede</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Cristo è la vita di Paolo. Al centro del suo cuore e della sua vita vi è la Parola della Croce, l’Evangelo. Egli ha sperimentato la grazia del Vangelo, la giustificazione. Si è sentito amato da Cristo. Paolo scrive, forse, la lettera ai Filippesi dalla città di Efeso (?). Egli è prigioniero non per delitto comune bensì a causa del Vangelo. Il titolo di <em style="mso-bidi-font-style: normal">Prigioniero</em> diventa il suo secondo nome (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal">Ef</em> 3,1; <em style="mso-bidi-font-style: normal">Fm</em> 1,10). Comunque, il timore di non vedere più Filippi è forte nell’apostolo. Il cuore della lettera ai Filippesi è sia lo stupendo inno cristologico sia la giustificazione per fede.<span style="mso-spacerun: yes"> </span>Paolo invita i cristiani a vivere nella gioia che il Cristo ha arrecato con la sua presenza in mezzo agli uomini. La lettera ai Filippesi sarà stata scritta verso il 53-54. Tra il prigioniero e la comunità macedone lo scambio è forte e sincero, costante. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">I filippesi hanno saputo del suo arresto e hanno mandato a Paolo dei doni. Filippi dista da Efeso una settimana di cammino. Quello che ci deve colpire di Paolo è il suo vissuto di fede: Cristo è diventato la sua stessa esistenza, lo scopo della sua vita. Ma di quale Cristo l’apostolo sta parlando. È il Cristo della <em style="mso-bidi-font-style: normal">kenosis</em>, dello svuotamento, della morte di croce che poi il Padre ha innalzato. È quel Gesù che pur essendo nella forma di Dio non considerò un tesoro geloso – un possesso esclusivo e chiuso – la sua uguaglianza con Dio, ma svuotò se stesso, fino alla morte di croce. La <em style="mso-bidi-font-style: normal">kenosis</em> del Cristo, dunque, è il cuore del pensiero di Paolo. Questi trova il senso della vita (intesa non come <em style="mso-bidi-font-style: normal">bìos</em>, cioè vita fisica, ma quale <em style="mso-bidi-font-style: normal">zoè</em>, vita eterna) nella pasqua di Gesù, nella risurrezione dai morti. Per Paolo, Dio è il Dio dei viventi, della vita, che vivifica. Ecco perché afferma: &lt;Abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente (<em style="mso-bidi-font-style: normal">1Tm</em> 4,10)&gt;.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">3. Annunciare il Vangelo oggi</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">È necessario per ogni cristiano, oggi, soprattutto per i religiosi e per i presbiteri, la testimonianza della vita: essere con il Cristo. Cioè, vivere per lui, morire per il Vangelo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Per i religiosi è indispensabile riscoprire il senso e la qualità della vita fraterna. Perché è l’esperienza del Cristo in mezzo ai fratelli a rendere credibile la propria fede. <span style="mso-bidi-font-family: Times">Nel cuore della vita consacrata vi è Cristo e la contemplazione del suo volto, crocifisso e risorto. Giovanni Paolo II, in più occasioni, ci ha esortati a “ripartire da Cristo” e dalla contemplazione del suo volto, presentando la vita consacrata come un dono<a style="mso-footnote-id: ftn1" name="_ftnref1" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn1"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">[1]</span></span></span></span></span></span></a>. Ci ricorda l’istruzione <em style="mso-bidi-font-style: normal">Ripartire da Cristo</em>: «Le persone consacrate sono chiamate dallo Spirito alla dimensione profetica della loro vocazione. Esse, infatti, “sono chiamate a porre la propria esistenza a servizio della causa del Regno di Dio, lasciando tutto e imitando da vicino la forma di vita di Gesù Cristo”»<a style="mso-footnote-id: ftn2" name="_ftnref2" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn2"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">[2]</span></span></span></span></span></span></a>. La vita consacrata, attraverso «un’esistenza trasfigurata, partecipa alla vita della Trinità e ne confessa l’amore che salva»<a style="mso-footnote-id: ftn3" name="_ftnref3" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn3"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">[3]</span></span></span></span></span></span></a>. Ciò potrà avvenire mediante la riscoperta del Vangelo come forma di vita e del miglioramento della vita spirituale, superando «l’insidia della mediocrità […], dell’imborghesimento progressivo e della mentalità consumistica»<a style="mso-footnote-id: ftn4" name="_ftnref4" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn4"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">[4]</span></span></span></span></span></span></a>. Da qui l’invito alla purificazione liberatrice e la necessità di una partecipazione convinta e personale alla vita e alla missione della propria comunità, per “riparare” la casa del Signore a partire da noi stessi<a style="mso-footnote-id: ftn5" name="_ftnref5" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn5"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">[5]</span></span></span></span></span></span></a>. </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Per i presbiteri è indispensabile riscoprire il proprio essere sacerdotale come dono e impegno, grazia e responsabilità. Si tratta di stabilire con il Signore un rapporto profondo di comunione e agire secondo una spiritualità di comunione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="mso-bidi-font-family: Times"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Sono attualissime le sollecitazioni di Giovanni Paolo II che, nella <em style="mso-bidi-font-style: normal">Novo millennio ineunte</em>, al termine del giubileo del 2000, scriveva: </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="mso-bidi-font-family: Times"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="mso-bidi-font-family: Times"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">«Prima di programmare iniziative concrete occorre <em>promuovere una spiritualità della comunione</em>, facendola emergere come principio educativo in tutti i luoghi dove si plasma l’uomo e il cristiano, dove si educano i ministri dell’altare, i consacrati, gli operatori pastorali, dove si costruiscono le famiglie e le comunità. </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="mso-bidi-font-family: Times"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Spiritualità della comunione significa innanzitutto sguardo del cuore portato sul mistero della Trinità che abita in noi, e la cui luce va colta anche sul volto dei fratelli che ci stanno accanto. </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="mso-bidi-font-family: Times"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Spiritualità della comunione significa inoltre capacità di sentire il fratello di fede nell’unità profonda del Corpo mistico, dunque, come “uno che mi appartiene”, per saper condividere le sue gioie e le sue sofferenze, per intuire i suoi desideri e prendersi cura dei suoi bisogni, per offrirgli una vera e profonda amicizia.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="mso-bidi-font-family: Times"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Spiritualità della comunione è pure capacità di vedere innanzitutto ciò che di positivo c’è nell’altro, per accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio: un “dono per me”, oltre che per il fratello che lo ha direttamente ricevuto. Spiritualità della comunione è infine saper “fare spazio” al fratello, portando “i pesi gli uni degli altri” (<em>Gal </em>6,2) e respingendo le tentazioni egoistiche che continuamente ci insidiano e generano competizione, carrierismo, diffidenza, gelosie. Non ci facciamo illusioni: senza questo cammino spirituale, a ben poco servirebbero gli strumenti esteriori della comunione. Diventerebbero apparati senz’anima, maschere di comunione più che sue vie di espressione e di crescita»</span><a style="mso-footnote-id: ftn6" name="_ftnref6" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn6"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">[6]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"> </span></p>
<div style="mso-element: footnote-list"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<hr size="1" />
</span></div>
<div id="ftn1" style="mso-element: footnote">
<p class="MsoFootnoteText" style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><a style="mso-footnote-id: ftn1" name="_ftn1" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref1"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">[1]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"> Cf. <span style="FONT-VARIANT: small-caps">Giovanni Paolo</span> II, Esortazione apostolica post-sinodale <em style="mso-bidi-font-style: normal">Vita consecrata</em> (25-3-1996), nn. 1; 14; <span style="FONT-VARIANT: small-caps">Id</span>., Lettera apostolica <em style="mso-bidi-font-style: normal">Novo millennio ineunte</em> (6-1-2001), n. 16.</span></p>
</div>
<div id="ftn2" style="mso-element: footnote">
<p class="MsoFootnoteText" style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><a style="mso-footnote-id: ftn2" name="_ftn2" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref2"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">[2]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"> <span style="FONT-VARIANT: small-caps">Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica</span>, Istruzione <em style="mso-bidi-font-style: normal">Ripartire da Cristo. Un rinnovato impegno della vita consacrata nel terzo millennio </em>(19-5-2002), n. 1.</span></p>
</div>
<div id="ftn3" style="mso-element: footnote">
<p class="MsoFootnoteText" style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><a style="mso-footnote-id: ftn3" name="_ftn3" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref3"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">[3]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"> <em style="mso-bidi-font-style: normal">Ivi </em>5.</span></p>
</div>
<div id="ftn4" style="mso-element: footnote">
<p class="MsoFootnoteText" style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><a style="mso-footnote-id: ftn4" name="_ftn4" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref4"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">[4]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"> <em style="mso-bidi-font-style: normal">Ivi </em>12.</span></p>
</div>
<div id="ftn5" style="mso-element: footnote">
<p class="MsoFootnoteText" style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><a style="mso-footnote-id: ftn5" name="_ftn5" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref5"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">[5]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"> Cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal">ivi</em> 14.</span></p>
</div>
<div id="ftn6" style="mso-element: footnote">
<p class="MsoFootnoteText" style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><a style="mso-footnote-id: ftn6" name="_ftn6" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref6"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">[6]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"> <em style="mso-bidi-font-style: normal">Novo millennio ineunte</em> 43.</span></p>
</div>

	Tags: <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/amore/" title="amore" rel="tag">amore</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/annunciare/" title="annunciare" rel="tag">annunciare</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/atti/" title="atti" rel="tag">atti</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/carita/" title="carità" rel="tag">carità</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/cristo/" title="cristo" rel="tag">cristo</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/filippesi/" title="filippesi" rel="tag">filippesi</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/gerusalemme/" title="gerusalemme" rel="tag">gerusalemme</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/guadagno/" title="guadagno" rel="tag">guadagno</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/lettera/" title="lettera" rel="tag">lettera</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/liberazione/" title="liberazione" rel="tag">liberazione</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/liturgia/" title="liturgia" rel="tag">liturgia</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/morire/" title="morire" rel="tag">morire</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/palestina/" title="palestina" rel="tag">palestina</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/paolo/" title="paolo" rel="tag">paolo</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/pasqua/" title="pasqua" rel="tag">pasqua</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/prigione/" title="prigione" rel="tag">prigione</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/risurrezione/" title="risurrezione" rel="tag">risurrezione</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/vangelo/" title="vangelo" rel="tag">vangelo</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/vivere/" title="vivere" rel="tag">vivere</a><br />
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudifrancescani.it/site/2010/04/620/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>I diritti dell’infanzia</title>
		<link>http://www.centrostudifrancescani.it/site/2010/04/i-diritti-dell%e2%80%99infanzia/</link>
		<comments>http://www.centrostudifrancescani.it/site/2010/04/i-diritti-dell%e2%80%99infanzia/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 10 Apr 2010 15:53:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News &amp; Eventi]]></category>

		<category><![CDATA[adolescenti]]></category>

		<category><![CDATA[bambini]]></category>

		<category><![CDATA[chiesa]]></category>

		<category><![CDATA[dialogo]]></category>

		<category><![CDATA[diritti]]></category>

		<category><![CDATA[diritto]]></category>

		<category><![CDATA[etica]]></category>

		<category><![CDATA[famiglia]]></category>

		<category><![CDATA[identità]]></category>

		<category><![CDATA[infazia]]></category>

		<category><![CDATA[religione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudifrancescani.it/site/?p=617</guid>
		<description><![CDATA[I diritti dell’infanzia
La famiglia, soggetto di evangelizzazione e risorsa per la società
  
Nei giorni 8/10 febbraio 2010 si è svolta a Roma, presso la casa Bonus Pastor, la XIXª Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Il tema centrale dell’incontro è stato quello dei diritti dell’infanzia, con particolare attenzione alla Convenzione internazionale sui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: center; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;" align="center"><span style="text-transform: uppercase; font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">I diritti dell’infanzia</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;" align="center"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">La famiglia, soggetto di evangelizzazione e risorsa per la società</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Nei giorni 8/10 febbraio 2010 si è svolta a Roma, presso la casa <em>Bonus Pastor</em>, la XIXª Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Il tema centrale dell’incontro è stato quello dei diritti dell’infanzia, con particolare attenzione alla <em>Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia </em>approvata dall’Onu, dopo un itinerario abbastanza complesso e non privo di contraddizioni, nel 1989. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Presentiamo qui, come <em>forum</em>, i risultati e le analisi più rilevanti dell’assemblea plenaria che ha ricondotto l’argomento dei diritti dell’infanzia sempre nel contesto della famiglia, facendo capire esplicitamente – affermando con forza e coraggio, senza compromessi o facili negoziazioni – che i diritti dei bambini sono sempre i diritti di coloro che “sono figli”, per cui l’identità del fanciullo è da ricondurre sempre a quella relazione fontale – o matrice – che è il legame coniugale che si viene a formare tra un uomo e una donna all’interno del progetto familiare. Pur analizzando gli aspetti giuridici, etici, socio-pedagogici, psicologici e religiosi dell’infanzia, e considerando i limiti e le risorse della <em>Convenzione </em>sopra citata, è necessario ribadire che l’identità del bambino si esprime sempre come identità filiale. Per cui, necessariamente, il discorso sui diritti dell’infanzia richiama sempre la riflessione sulla famiglia.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">1. La famiglia soggetto di evangelizzazione e risorsa per la società</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">In apertura, il cardinale Ennio Antonelli, presidente del Pontificio Consiglio della Famiglia, ha informato i convenuti sull’attività ordinaria del Dicastero e presentato il progetto <em>La famiglia soggetto di evangelizzazione</em>. Tale progetto, a carattere più ecclesiale e a servizio della pastorale familiare, è un po’ il frutto del sesto incontro mondiale delle famiglie – svoltosi a Città del Messico nello scorso 2009 – ed è accompagnato da un altro progetto che ha una rilevanza più civile e sociale: <em>La famiglia risorsa per la società</em>. Il terzo progetto del Dicastero riguarda la presentazione di un <em>vademecum</em> per la preparazione al sacramento del matrimonio, richiesto già da tempo dalla Congregazione per la Dottrina della Fede su espresso desiderio di Benedetto XVI. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Il cardinale Antonelli ha presentato la famiglia come soggetto di evangelizzazione e non semplicemente quale destinatario della catechesi e della formazione. Ciò sarà possibile, innanzitutto, riscoprendo quella specifica spiritualità coniugale che trova nella famiglia di Nazareth il suo modello più alto e concreto. Sarà importante, poi, il cammino familiare di conversione per la sequela di Cristo ogni giorno, per la difesa della vita e la formazione cristiana dei bambini. Da qui la necessità di preparare un <em>vademecum</em> da consegnare ai fidanzati per la loro preparazione al matrimonio. Nell’esortazione apostolica <em>Familiaris consortio </em>(22-11-1981), Giovanni Paolo II affermava che è necessaria una preparazione al matrimonio in tre momenti: uno remoto, uno prossimo e uno immediato (cf. n. 66). Riferendosi a tali indicazioni, il Dicastero si propone di delineare convenientemente la fisionomia delle tre tappe dell’itinerario per la formazione e la risposta alla vocazione coniugale. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">La preparazione remota riguarda i bambini, gli adolescenti e i giovani. Essa coinvolge la famiglia, la parrocchia e la scuola, luoghi nei quali si viene educati a comprendere la vita come vocazione all’amore. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">La preparazione prossima riguarda i fidanzati e dovrebbe configurarsi come un itinerario di fede e di vita cristiana che conduca alla conoscenza approfondita di Cristo. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">La preparazione immediata ha luogo in prossimità del matrimonio. Oltre all’esame dei fidanzati, previsto dal diritto canonico, essa potrebbe comprendere una catechesi sul <em>Rito del matrimonio</em> e sul suo significato, il ritiro e la cura affinché la celebrazione del matrimonio sia percepita dai fedeli, e particolarmente da quanti vi si preparano, come un dono per la chiesa, un dono che contribuisce alla crescita spirituale. È bene, inoltre, promuovere lo scambio di esperienze più significative, offrendo stimoli per un serio impegno pastorale in questo importante settore.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Quasi come anticipo del dibattito sui diritti dell’infanzia, il cardinale Antonelli ha sottolineato due concetti molto importanti: per tutelare i bambini occorre promuovere la famiglia (si parla tanto dei diritti degli adulti, è ora di dare la priorità ai diritti dei bambini); i pastori della Chiesa cattolica, secondo la loro missione di educare le coscienze e di proclamare la verità su Dio e sull’uomo, sono chiamati continuamente a prendere posizione nel dibattito pubblico su temi di bioetica e di diritto familiare. Successivamente, sono stati presentati i nuovi membri del Pontificio Consiglio della Famiglia.<strong> </strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">2. Il diritto ad avere una famiglia</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Benedetto XVI, nel discorso di saluto (di lunedì mattina, 8 febbraio 2010) ai partecipanti alla plenaria, ha affermato che la famiglia è l’ambiente naturale per la crescita e il benessere di tutti i suoi membri, e in particolar modo dei fanciulli. «Ebbene, è proprio la famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, l’aiuto più grande che si possa offrire ai bambini. Essi vogliono essere amati da una madre e da un padre che si amano, e hanno bisogno di abitare, crescere e vivere insieme con ambedue i genitori, perché le figure materna e paterna sono complementari nell’educazione dei figli e nella costruzione della loro personalità e della loro identità. È importante, quindi, che si faccia tutto il possibile per farli crescere in una famiglia unita e stabile. A tal fine, occorre esortare i coniugi a non perdere mai di vista le ragioni profonde e la sacramentalità del loro patto coniugale e a rinsaldarlo con l’ascolto della Parola di Dio, la preghiera, il dialogo costante, l’accoglienza reciproca e il perdono vicendevole. Un ambiente familiare non sereno, la divisione della coppia dei genitori, e, in particolare, la separazione con il divorzio non sono senza conseguenze per i bambini, mentre sostenere la famiglia e promuovere il suo vero bene, i suoi diritti, la sua unità e stabilità è il modo migliore per tutelare i diritti e le autentiche esigenze dei minori».</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Nel pomeriggio dell’8 febbraio, sono stati accolti brevi interventi di membri e consultori del Pontificio Consiglio della Famiglia in rapporto alla <em>Priorità della pastorale della famiglia e della vita nelle varie aree geografiche</em>. Interessanti i commenti e le comunicazioni di alcuni coniugi provenienti dalle diverse parti del mondo. La crisi della famiglia è intimamente legata al processo di secolarizzazione e al relativismo etico oramai diffusi non solo in Occidente, bensì in tutto il globo terrestre. La questione sulla dignità, l’identità e la missione della famiglia ha risvolti antropologici (il significato cristiano della libertà, dell’amore, dell’educazione), nonché implicazioni etiche (il rispetto della vita umana, la sessualità), e si avvale di dinamiche socio-politiche da non sottovalutare (la tutela dei minori, la giustizia, il rispetto dei diritti della persona umana). L’attenzione ai diritti dell’infanzia obbliga necessariamente alla riflessione teologica sull’identità della coppia e sul progetto divino circa la missione della famiglia nella società. Uno dei primi diritti del bambino è d’essere amato, nonché di avere due genitori. È il diritto all’identità e alla paternità e maternità. Il bambino ha diritto ad avere una vera e propria famiglia che diviene l’<em>habitat</em> nel quale crescere e formarsi.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Monsignor Carlos Si</span><a name="OLE_LINK1"><span style="font-size: small;">m</span></a><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">ó</span>n V<span style="color: #000000;">á</span>zquez, sotto-segretario del Pontificio Consiglio per la Famiglia, ha presentato la memoria del cammino già fatto dal Dicastero, mentre monsignor Jean Laffitte, segretario del medesimo Dicastero, ha presentato una relazione pastorale introduttiva. A seguito, il dibattito con i consultori e tutti gli uditori.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">3. I diritti dell’infanzia</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">La seconda sessione della plenaria, iniziata martedì 9 febbraio 2010, è stata dedicata completamente alla discussione sui diritti dell’infanzia. I temi della giornata e i singoli relatori sono stati presentati da padre Gianfranco Grieco, capo ufficio del Pontificio Consiglio per la Famiglia.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">3.1. La <em>Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia</em></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><em><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">L’arcivescovo Silvano Maria Tomasi, nunzio apostolico e osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu e le altre organizzazioni internazionali a Ginevra,<strong> </strong>ha presentato un’elaborata e precisa relazione su <em>La Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia: sviluppi successivi e azione della Santa Sede dal 1989 a oggi</em>.<strong> </strong>Alcune recenti statistiche rivelano le gravi condizioni umane, psicologiche e culturali in cui versano i minori. È sufficiente pensare che, ogni cinque secondi, un bambino muore per malattie che normalmente si possono curare. Inoltre, duecento milioni di bambini sono costretti a lavorare. E, ancora, cento milioni di bambini non hanno accesso all’educazione. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Pornografia e pedofilia sono due fenomeni sempre più diffusi nel mondo occidentale. Da sempre la Chiesa cattolica si è impegnata per l’infanzia con l’azione caritativa e pedagogica. “Infanzia” è un termine che considera un dato molto concreto: il bambino è portatore di diritti. Per il passato, il posto occupato dai fanciulli nella società è stato sempre marginale. Oggi, invece, il bambino è diventato oggetto primario della società. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Lo Stato, nel XX secolo, ha assunto come tema proprio quello dell’infanzia. I primi documenti risalgono agli anni venti del Novecento. Nel 1924, l’Onu approvò la dichiarazione dei diritti del fanciullo, ben nota come dichiarazione di Ginevra. I contenuti furono formulati come dovere e non come diritti dei bambini. Oggi, invece, i diritti dei bambini sono stati riscoperti in quanto tali. In proposito, molto lavoro è stato compiuto dalla Chiesa cattolica che ha sempre tutelato i più deboli, tra cui i minori, e assunto posizioni chiare e non negoziabili sul ruolo e la missione della famiglia nella società. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Il primo diritto dei bambini è di nascere e d’essere educati in un ambiente maturo e sereno, che è proprio della famiglia. Monsignor Tomasi ha presentato con molta chiarezza l’evoluzione della dichiarazione dei diritti dell’infanzia a partire dalla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Il 20 novembre 1959, l’Onu revisionò la dichiarazione dei diritti del fanciullo. Da qui un lungo processo di rielaborazione fino agli anni ’70 del secolo scorso. Nel 1979, la commissione dell’Onu sui diritti umani stabilì un gruppo di lavoro aperto che cercasse di coordinare le osservazioni e le indicazioni emerse in vario modo. Da qui nasce la <em>Convenzione</em> del 1989.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">3.2. Il contributo della Santa Sede</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><em><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Il contributo specifico della Santa Sede è da collegare, innanzitutto, al magistero di Giovanni Paolo II. Nel 1979, anno internazionale del bambino, il papa intervenne davanti all’assemblea dell’Onu e parlò dei bambini come della “primavera della vita”, “anticipazione della storia futura di ciascuna delle patrie terrestri”. Nessun paese del mondo, né alcun sistema politico, può pensare al proprio avvenire se non attraverso l’immagine di queste nuove generazioni. «La sollecitudine per il bambino, già prima della sua nascita, già dal primo istante del suo concepimento, e poi nel corso della sua infanzia e della sua adolescenza, è per l’uomo il modo primordiale e fondamentale di verificare la sua relazione con l’uomo». </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Tale discorso indicò la strada da seguire sia per l’Onu che per la Chiesa cattolica. Il lavoro più grande della Santa Sede è avvenuto attraverso l’approfondimento dei temi della dottrina sociale, tra cui il diritto alla vita, il diritto e il dovere dei genitori, il diritto allo sviluppo spirituale e culturale dei bambini, il diritto all’educazione, etc… Non si può sottovalutare il contributo della Santa Sede, a proposito del diritto alla vita, per la compilazione e revisione della <em>Convenzione</em> internazionale. Il diritto alla vita riguarda non solo il nascituro ma anche la vita prima della nascita, cioè l’embrione. Da rilevare il contributo della Santa Sede per il diritto all’educazione e alla libertà religiosa. Pur riconoscendo l’indiscutibile importanza della <em>Convenzione</em> internazionale, bisogna sottolineare l’assenza, nel trattato del 1989, dei diritti di terza generazione: la pace, l’ambiente e lo sviluppo. Ai bambini non è stato riconosciuto il diritto, insito nel diritto alla pace, a un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti umani sono pienamente realizzati. Questo diritto è presente nell’articolo 28 della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e si trova, a livello regionale, nella carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Il contributo della Santa Sede continua ancora oggi attraverso il dialogo e la collaborazione con il comitato sui diritti del fanciullo. Mediante la sua partecipazione nello sviluppo e nell’accesso alla <em>Convenzione</em> ai diritti del fanciullo, la Santa Sede ha dato un contributo inconfutabile, fondato su valori fondamentali: la legge naturale, le verità rivelate e l’impegno concreto e quotidiano per la tutela di quel dono di Dio che sono i bambini, dal momento del loro concepimento. Allo stesso, la Santa Sede tempo ha rafforzato la sacralità della famiglia.<strong></strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">3.3. Limiti e violazioni della <em>Convenzione</em></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Vincenzo Buonomo, ordinario di Diritto internazionale alla Pontificia Università Lateranense (Città del Vaticano), si è occupato de <em>La violazione dei diritti dei minori alla luce dell’applicazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia</em>. Il professore Buonomo ha rilevato soprattutto due elementi fondamentali: l’impatto della <em>Convenzione</em> sui diritti dell’infanzia dell’Onu in questi venti anni; l’effetto circa il rispetto dei diritti richiamati nella <em>Convenzione</em> a partire dal comitato – organo legislativo ufficiale universalmente riconosciuto – che ha interpretato la <em>Convenzione</em> dei diritti del fanciullo.</span></span><strong><span style="font-variant: small-caps; font-size: 16pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"> </span></strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;">La <em>Convenzione</em> del 1989 ha fatto del fanciullo un soggetto di diritto. È questa la novità più significativa della <em>Convenzione</em> medesima. Non è semplicemente lo Stato che agisce verso il fanciullo, in suo favore; bensì, è la società che deve garantire i diritti del fanciullo.</span><strong></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Due osservazioni di un certo rilievo: oggi non parliamo più del diritto del fanciullo ma dei fanciulli. Da una dimensione personale si è passati a una prospettiva collettiva. L’approccio comunitario mette in risalto istanze, interessi e richieste diversi. Così è avvenuto anche per la donna: oramai l’attenzione è per i diritti delle donne. Il cambiamento effettivo è avvenuto con la conferenza di Pechino dell’Onu del 1985: conferenza sulle donne e non sulla donna. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Il secondo elemento di particolare interesse della <em>Convenzione</em> sui diritti dei fanciulli riguarda il ruolo stesso della <em>Convenzione</em> e del suo comitato interpretativo. La <em>Convenzione</em> non ha la funzione di garantire dei diritti ma di riformare la legislazione degli Stati e i sistemi giudiziari delle nazioni. Così, dopo venti anni, l’evoluzione e l’interpretazione della <em>Convenzione</em> sono state usate per inasprire lo Stato verso chi commette crimini nei confronti dei fanciulli. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>I diritti dei bambini hanno avuto un’evoluzione così come è accaduto per gli altri diritti umani. Si parla di verità, di giustizia, di riparazione del danno o delle vittime. Per i diritti del bambino si è aperta una dimensione sempre più conflittuale dei diritti: il fanciullo è un soggetto che si contrappone ad altri soggetti, tra cui anche i genitori e la famiglia. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Al comitato dei diritti dei fanciulli dell’Onu sono presentate sempre relazioni e commenti che dicono che non bisogna violare i diritti dei fanciulli. L’approccio è sempre più conflittuale: così si creano tensioni tra il fanciullo e la famiglia d’appartenenza. Il comitato dei diritti del fanciullo dell’Onu ritiene che i diritti del fanciullo debbano sempre prevalere sul diritto della famiglia. Ad esempio, il diritto del fanciullo ad essere ascoltato deve prevalere su quello della famiglia. Si amplificano, però, le tensioni sul contenuto dei diritti stessi della famiglia e del fanciullo. Certamente, è necessario salvaguardare sia il fanciullo che la famiglia. L’articolo otto della <em>Convenzione</em> lavora proprio su questa salvaguardia. Il tema dell’identità era visto come qualcosa da tutelare: il bambino va tutelato nella sua famiglia. Oggi si tratta di fornire al fanciullo tutte le condizioni per inserirsi nella società. Ad esempio, il diritto alla privacy. I genitori potrebbero anche non essere informati sul diritto alla salute del fanciullo. Oggi l’applicazione normativa è estensiva. Cosa è cambiato sostanzialmente? Si tratta di nuove interpretazioni o di violazioni dei diritti del fanciullo? Il dibattito riguarda il rapporto tra gli Stati e il comitato.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Ad esempio, il diritto alla vita, nell’interpretazione corrente (accettato da 179 Stati), riguarda il fanciullo nato: è venuto meno qualsiasi riferimento alla vita prenatale e, quindi, anche verso la tutela del non-nato. Non c’è più discussione ma solo quiescenza. Non si dice più che la legge dell’interruzione della gravidanza è in contrasto con la <em>Convenzione</em> sui diritti dei fanciulli.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Il comitato dei diritti del fanciullo ha modificato il quadro interpretativo della <em>Convenzione</em>. Ha aumentato il numero dei membri: attualmente, sono diciotto, con la presenza di medici, pedagogisti e non solo di giuristi. L’analisi è ad ampio spettro. Oggi si punta molto sull’interpretazione specifica di alcuni articoli della <em>Convenzione</em>. Nessuno può interpretare la <em>Convenzione</em> se non il comitato. Quindi, gli Stati sono soggetti all’interpretazione del comitato. Si va affermando l’interpretazione generale di un articolo, seguono le applicazioni concrete e particolari. Ad esempio, il tema dell’educazione. È un diritto in sé e si estende a tutti gli ambiti della vita del bambino. Riguarda pure la scelta da parte dei genitori della scuola, della formazione religiosa, culturale, etc… Il conflitto è forte: può il bambino decidere da solo? La <em>Convenzione</em> ha ormai un’adesione universale, mancano solo due Paesi: la Somalia e gli Usa che ritengono di avere standard interpretativi superiori al comitato. Il comitato ritiene preminenti i diritti del fanciullo e i diritti in sé. Si fanno delle discussioni generali su singoli temi. Queste discussioni sono apparentemente convocate per approfondimenti. Di fatto, sono modi per raccogliere pareri diversi di forze politiche a volte contrastanti. Il comitato ha modificato l’atteggiamento concettuale sui diritti del fanciullo. Cambiamento concettuale che riguarda, di riflesso, le legislazioni degli Stati.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Per interagire con dati concreti, dall’attività del comitato emergono due grandi limiti alla tutela dei diritti del fanciullo. Il primo dovuto alle norme della <em>Convenzione</em>, il secondo effetto della condotta degli Stati. Il problema è dato dal fatto che la <em>Convenzione</em> è un testo di compromesso tra Stati con sistemi giuridici, economici e sociali diversi e, inoltre, molte delle formulazione mantengono il tono declaratorio che rende di fatto meno obbliganti o più fluide le obbligazioni e il loro adempimento. Ne è un esempio la formula circa l’impegno degli Stati ad adottare le “misure appropriate” che ritroviamo negli art. 2.2, 11 e 19; o espressioni tipo “rispettano” (art. 5), “assicurano” (art. 6), “si adopereranno al massimo” (art. 18), “favoriscono” (art. 11.2). Molti Stati ritengono che gli obblighi di condotta e la messa in atto di tutte le misure che hanno alla base rispettivamente il principio di non discriminazione e il rispetto in buona fede della <em>Convenzione </em>sono da leggere in relazione alle situazioni specifiche, alla disponibilità di risorse, alle esigenze generali. Questo significa che, nonostante gli obblighi della <em>Convenzione</em>, le misure adottate dagli Stati restano insufficienti. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Circa i limiti risultati dal comportamento degli Stati, si ravvisa una fragilità della funzione di controllo da parte del comitato dovuta a una possibilità di controllo <em>soft</em>, alla presentazione tardiva dei rapporti periodici che è sempre più evidente specie per quegli Stati che hanno problemi di tutela dei diritti fondamentali e di quelli del fanciullo in modo speciale. A questo si cerca di ovviare, da parte del comitato, con una procedura <em>extra ordinem </em>che dispone l’esame di un Paese senza rapporto, ma anche in questo caso va valutata l’efficacia del procedimento.<em> </em>Per altri aspetti, è possibile rilevare un mancato rispetto delle osservazioni e delle raccomandazioni fatte dal comitato che è ravvisato negli esami dei rapporti successivi.<em></em></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Quali sono i principali ambiti di violazione? Si possono così elencare:</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><em><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;">– una generale discriminazione e negligenza verso i fanciulli;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;">– la mancata registrazione delle nascite;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;">– le punizioni corporali e trattamenti inumani;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;">– compiti e servizi imposti senza valutare la condizione di fanciullo;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;">– mutilazioni genitali e matrimoni forzati o precoci;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;">– sfruttamento economico;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;">– mancato accesso alle cure mediche;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;">– discriminazione aggravate verso i fanciulli vulnerabili;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;">– sfruttamento sessuale e salute riproduttiva;<strong></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;">– mancata riforma della giustizia per i fanciulli.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Violazioni meno evidenti sono l’insufficienza di risorse economiche e umane a vantaggio dei fanciulli, le realtà dei ragazzi di strada e il mancato coordinamento delle politiche e azioni statali.<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Sono 33 gli Stati che hanno formulato riserve che indeboliscono o limitano la portata delle norme convenzionali. I principali ambiti delle riserve riguardano il riferimento al diritto interno come prevalente rispetto a norme della <em>Convenzione</em>, o l’impossibilità di dare esecuzione a certe sue disposizioni (il caso più evidente è quello delle riserve dei Paesi islamici quanto all’adozione). <span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Si tratta di una situazione che, se trova fondamento nel diritto internazionale e nella sua pratica, evidenzia come manchino criteri oggettivi sulla cui base valutare il contenuto delle riserve e, quindi, prevale l’apprezzamento sui contenuti della <em>Convenzione</em> fatto dallo Stato riservatario. Tuttavia, seguendo il lavoro del comitato,<em> </em>quello che prevale è un uso delle riserve per giustificare un approccio “relativo” ai diritti contenuti nella <em>Convenzione</em> che porta gli Stati a non sentirsi obbligati dalle disposizioni convenzionali in ragione di un approccio motivato da elementi religiosi o valori tradizionali. Da denunciare, poi, la mancata diffusione della <em>Convenzione</em>. È un rilievo che contraddice la quasi universale adesione alla <em>Convenzione</em> stessa, ma che evidenzia come anche tra chi lavora con i fanciulli ci siano evidenti lacune circa i diritti contenuti nella <em>Convenzione</em>, come pure della sua interpretazione e delle raccomandazioni fatte dal comitato.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">4. I bambini “cittadini del mondo”</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">La mattinata di martedì, 9 febbraio, si è conclusa con una tavola rotonda interessante: <em>Il ruolo delle organizzazioni non governative nel sistema dell’Onu. Sfide e prospettive attuali</em>. Sono stati ascoltati gli interventi di Johan Ketelers, segretario generale dell’International Catholic Migration Commission, la dottoressa Fermina Alvarez, officiale della Segreteria di Stato (su <em>Panoramica delle Ong cattoliche</em>) e il signor Yves-Marie Lanoe, presidente del Bice (Bureau International Catholic de l’Enfance) a proposito de <em>Le Ong cattoliche e la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia</em>. A seguito il dibattito.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Nel pomeriggio di martedì, il giurista Francesco D’Agostino, professore ordinario di Filosofia del Diritto presso l’Università di Roma “Tor Vergata”, ha presentato una riflessione storico-filosofica sui diritti dei genitori e dei bambini. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">La grande <em>Convenzione</em> internazionale sui diritti del fanciullo fu approvata dopo aver registrato il fallimento di tutti i tentativi di far adottare dall’Onu una carta dei diritti della famiglia. La reticenza dell’Onu a compromettersi sul tema della famiglia ci consente di comprendere la fragilità dei fondamenti su cui è stata poi formata l’attuale <em>Convenzione</em>. L’appartenenza dei bambini a una comunità familiare, infatti, non costituisce una loro esigenza psicologica o sociale, ma determina l’unica possibile modalità per trasmettere l’identità umana nell’ordine delle generazioni. La prova è data dal fatto che la crisi della famiglia tradizionale non produce la sua metamorfosi, cioè forme innovative di vincoli intergenerazionali, ma piuttosto il suo appassirsi e incrinarsi. Se l’aborto è potuto diventare in Occidente una pratica di massa, è probabilmente anche per l’indifferenza (autentica o indotta) dei padri, divenuti incapaci di percepire come familiare la dinamica generativa. I bambini sono, per riprendere un’espressione kantiana, cittadini del mondo: ma il mondo si ostina a non riconoscere che solo nel contesto di una famiglia eterosessuale essi possono, dopo essere venuti al mondo, godere della pienezza dei loro diritti. La modernità implica la sua attenzione nei confronti dei bambini e continua a fantasticare su irreali alternative alla comunità familiare. Il nostro dovere è quello di farle aprire gli occhi: i diritti dei bambini e i diritti della famiglia sono assolutamente coincidenti.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Per il professore D’Agostino, da una parte, la <em>Convenzione</em> internazionale sui diritti del fanciullo è un documento prezioso, importante; però, dall’altra, è piena di paradossi ed è inadeguata: perché mentre riconosce ai fanciulli una serie di spettanze inderogabili, appare elusiva proprio sul punto fondamentale dal quale tutte le spettanze provengono e nel quale tutte le spettanze si radicano: quello del vincolo familiare, come costitutivo dell’identità stessa del fanciullo. La famiglia è il punto di raccordo – d’interscambio – tra natura e cultura: solo le persone umane possono generare e assumere un ruolo sociale per i propri figli. Diversamente, saremmo come gli animali che si riproducono. Le diverse forme giuridiche assunte dalla famiglia nei secoli sono estremamente diversificate, ma rispondono tutte a queste esigenze strutturali, senza delle quali l’identità umana non sarebbe qualificabile e nemmeno distinguibile dall’animale. Procreare al di fuori del matrimonio è una banalità biologica, ma è anche un rilevante problema antropologico, perché non è la biologia, ma è il diritto a qualificare l’identità del nato. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Nessuno più di I. Kant lo ha affermato: i genitori non si limitano a generare un “essere nel mondo” (<em>weltwesen</em>), bensì un “cittadino del mondo” (<em>weltbürger</em>). I bambini, allora, sono più che persone. Sono “cittadini del mondo” e non si qualificano semplicemente per le loro capacità, ad esempio per la razionalità, ma per la titolarità di un diritto originario e innovativo (non ereditario) di ricevere cure da parte dei genitori. Per Kant, i genitori, mettendo al mondo un figlio, devono essere consapevoli che non introducono nel mondo un essere biologico, ma un essere dotato di libertà. Per questo la generazione umana non è assimilabile alla produzione di un artefatto, per questo i genitori non possono distruggere il generato o abbandonarlo al caso. La prospettiva kantiana permette di recuperare la dimensione naturale della famiglia che il soggettivismo moderno vuole eliminare o sottacere. La naturalità della famiglia è da recuperare in un contesto di relativismo esasperante come quello praticato oggi. Si vive, oramai, una scissione tra natura e storia che tocca anche la famiglia e, quindi, di riflesso, i diritti individuali e relazionali del bambino. È stata poi travisata la concezione dell’emancipazione femminile e assecondata in tutto la rivoluzione sessuale. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">In ultimo, ma non meno importante, è la scissione tuttora in atto tra la famiglia e la generatività naturale. L’adozione non ha avuto mai la pretesa, come oggi, di sostituire la generatività naturale o di porsi sul medesimo piano di quella. Non solo la generatività naturale è distinta dalla generatività sociale, ma questa è predisposta a quella, come umanamente più degna, perché fondata non sulla biologia ma sulla volontà. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Altro elemento su cui riflettere è il successo riscosso dal fenomeno <em>polyamory</em>. Si accusa il cristianesimo di aver imposto, attraverso il diritto, a tutta l’umanità, vincoli monistici soffocanti, quali la monogamia eterosessuale, la fedeltà coniugale, rapporti generazionali rigidamente formalizzati. Si vuole, quindi, ritornare alle origini, alla soddisfazione istantanea dei desideri, a relazioni sessuali liberate dall’assillo della riproduzione. Si deve far spazio al <em>poliamore</em>, smascherando le nuove mitizzazioni della poliginia e della poliandria e trascendendo i vincoli della dicotomia sessuale. L’attuale società lascia spazio aperto per la <em>polifamiglia</em>, rendendo possibile ai singoli l’appartenenza contemporanea a più gruppi familiari (da qui i matrimoni di gruppi), nonché per la <em>polifedeltà</em>. Si accentua sempre di più la separazione tra sessualità e riproduzione, affidando quest’ultima alla tecnologia, e consentendo in tal modo alla prima di espandersi liberamente nell’universo del piacere, abolendo la distinzione tra i sessi e operando per la realizzazione di un ermafroditismo universale. Inoltre, il matrimonio è sostenuto come istituto contrattualmente provvisorio. Da qui la crisi della famiglia e la fine di ogni rispetto dei diritti dell’infanzia!</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">5. Il diritto all’identità e alla relazionalità: aspetti sociali e psico-pedagogici della famiglia</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">L’ultima parte dell’assemblea plenaria si è svolta nella mattinata di mercoledì 10 febbraio con una tavola rotonda interdisciplinare a proposito dei <em>Rapporti famiglia-bambino</em> da un punto di vista psicologico (con la relazione della professoressa Rosa Rosnati, membro associato di Psicologia sociale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e la relazione di monsignor Tony Anatrella, psicanalista, a proposito de <em>L’adozione dei bambini da parte di persone omossessuali</em>), nonché sociologico – con la relazione del prof. Sergio Belardinelli, ordinario di Sociologia dei processi culturali all’Università di Bologna – e pedagogico (con la relazione del professore Lorenzo Macario, docente di Metodologia pedagogica evolutiva e di Pedagogia familiare all’Università Salesiana di Roma). </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Dal punto di vista pedagogico, sono stati citati i seguenti diritti dei bambini: alla sicurezza e alla protezione (con dieci modalità espressive), il diritto di essere gratificati (con cinque modalità espressive), il diritto di sentirsi soddisfatti, di ricevere ammirazione, di sperimentare che il genitore è presente con il cuore, il diritto di sentirsi importanti, il diritto di sentirsi accettati, il diritto alla presenza dei due genitori.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Stimolante e di grande attualità la riflessione in ambito psicologico a proposito delle adozioni dei bambini da parte di coppie omosessuali. Si è rilevato che l’interesse del bambino è d’essere nelle stesse condizioni dei genitori. La crisi è a livello antropologico: oggi la società occidentale, soprattutto quella europea, considera in modo assoluto e totalizzante la teoria del genere. Si afferma, infatti, che la società non deve più dipendere dalla differenza sessuale inscritta nei corpi ma dalla differenza della sessualità come orientamento sessuale, dando ampio spazio alle pulsioni, alle sensazioni ed emozioni del momento. È chiaro che una pulsione o una preferenza sessuale non può determinare la nostra vera identità. Il bambino proviene dall’unione dell’uomo e della donna e, di questo fatto oggettivo, occorre tessere la relazione educativa. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">L’identità è il frutto di un costrutto, di legami, di un processo di relazioni. C’è una sorta d’ideologia in quanti affermano che i bambini cresciuti da coppie omosessuali non hanno riportato traumi particolari e che, addirittura, sarebbero più forti verso la società, mostrando una capacità di adeguamento superiore a quella dei bambini con genitori eterosessuali. In realtà, per questi casi, si assiste a un processo di disarmonia e di confusione psicologica nel bambino stesso. Si ha una vera e propria rottura dell’unità psichica. La vera condizione del genitore, di cui ha bisogno il bambino, è quella relazione che si stabilisce tra un padre e una madre. Spesso, anche la legislazione degli Stati a favore delle adozioni da parte di <em>single</em> o di coppie omosessuali non fa altro che sostenere una finzione giuridica di genitorialità. Nel nome della non-discriminazione basata sull’orientamento sessuale, si pretende – senza altri elementi di riflessione – che quale sia la condizione di un uomo o di una donna, sarà comunque adeguata per adottare un bambino. Ciò è in contrasto con i diritti dei bambini che hanno la precedenza sui diritti delle coppie e dei <em>single</em>. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Il diritto ad essere figli è strettamente legato al diritto alla paternità e alla maternità e non può essere soffocato da un diritto ambiguo alla genitorialità fondato sul primato dell’in-distinzione sessuale. Occorre ritornare a riflettere non sugli orientamenti sessuali (i desideri, le emozioni, le volontà), bensì sullo stato originario e naturale della sessualità. L’omosessualità sarà un’alternativa all’eterosessualità allorquando tale condizione dipenderà da un’identificazione parziale fondata su un conflitto psichico e nel momento in cui si riconoscerà che l’eterosessualità è una condizione che s’articola giustamente sull’identità di maschio o di femmina. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">La confusione dei principi etici circa l’identità di maschio e femmina riflette la fragilità affettiva dei nostri tempi. È sorprendente notare che più la differenza sessuale è negata e più il discorso sociale fa l’elogio della diversità. Due persone del medesimo sesso formano una monosessualità in cui l’alterità sessuale e la coppia generazionale sono assenti. Esse non formano una coppia propriamente detta, perché non c’è alterità, né complementarietà, né costituiscono una famiglia in quanto il bambino non è il frutto – o il risultato – dell’unione di due persone dello stesso sesso. Per elaborare le diverse tappe della differenziazione sessuale, il bambino ha bisogno del padre e della madre. Dunque, la società e lo Stato – con leggi ben precise – devono tutelare questo diritto dei bambini. Così, il significato di coppia e di famiglia è inapplicabile – già in ambito epistemologico – all’omosessualità. La teoria del genere non fa altro che minimizzare il significato della differenza sessuale dal punto di vista sociale. La non-differenza sessuale, come l’omosessualità, non può in alcun modo ispirare delle leggi in materia coniugale e familiare, a meno che non si vogliano favorire, in futuro, delle confusioni identitarie e delle personalità a carattere psicotico. Una società che non ha più il senso della differenza sessuale, smarrisce completamente il valore dell’alterità, della verità e della realtà delle cose. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Negando la differenza dei sessi e compiacendosi dell’immaturità affettiva di chi ribadisce l’in-distinzione sessuale, si va verso una società che perde ogni capacità di discernimento critico, di razionalità e di relazionalità. La vita comincia a motivo dell’incontro di un uomo e di una donna. La loro relazione è il simbolo dell’apertura all’altro, alla generazione e alla vita. Apertura di cui la società ha bisogno per assicurare il vivere insieme e il rispetto del bene comune. Deve essere chiaro: il bambino si differenzia grazie a suo padre e a sua madre. L’unisessualità degli adulti introduce in un sistema malato di relazioni ove non c’è alterità e mutila il bambino di numerose dimensioni del reale. L’accettazione, per esempio, della differenza sessuale è uno dei primi limiti che il bambino incontra attraverso i suoi genitori. È inscritta nel corpo. Ricondurre la genitorialità al desiderio, significa far credere al bambino che i suoi bisogni possono essere illimitati. La riconoscenza della differenza sessuale da parte del bambino favorisce il processo di crescita intellettiva, di concettualizzazione, di relazione con la realtà. Diversamente, si mette in pericolo la sua stessa filiazione. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Nell’identità è racchiusa la relazione familiare d’origine. Questa relazione familiare è fatta di affetto, di cultura, di riti, di costumi, tradizioni, abitudini, stili di vita. L’appartenenza alla stirpe familiare è la matrice da cui partire per definire la propria identità e ogni altra relazione. L’identità è la costruzione dinamica dell’unità della coscienza di sé attraverso relazioni intersoggettive. È un processo attivo, affettivo e cognitivo della rappresentazione del sé nel proprio ambiente associato a un sentimento soggettivo della propria continuità. Caratteristiche dell’identità sono la continuità, l’istintività e la relazionalità. La costruzione della propria identità è un processo che attraversa tutta l’esistenza e non avviene nel vuoto, non è un’impresa solitaria, ma si realizza all’interno di un’intricata rete relazionale, composta in primo luogo dalle figure genitoriali, e poi dalle altre figure significative. Il diritto all’identità dei fanciulli – dei figli – è da ricondurre nell’ambito delle relazioni parentali e familiari.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Il rapporto con la famiglia d’origine è essenziale anche per la sopravvivenza psichica del soggetto. Spesso, per un bambino, l’assenza di legami affettivi con la famiglia d’origine provoca un disinteresse per il mondo esterno e può condurre anche alla morte. I bambini stabiliscono una relazione elettiva (fase di attaccamento) con le persone che dispensano loro calore e affetto. Pur superando una visione determinista dello sviluppo psicologico del bambino, in quanto il soggetto trova sempre nuove occasioni di crescita e di maturità – come ad esempio nella relazione e nel legame di coppia –, l’esperienza fontale (il codice materno e paterno) è orientativo per tutto l’arco dell’esistenza. Così, un figlio, per crescere, ha bisogno di un padre e di una madre. Nell’educazione dei bambini, oggi, è recuperata abbastanza la dimensione affettiva e trascurata, invece, la dimensione etica. È in gioco l’idea stessa di una direzione nella crescita: aiutare a decidere, a scegliere il bene, a sostenere comportamenti giusti. Si nota anche l’assenza della figura paterna. Il figlio non deve essere il prolungamento della coppia, bensì il frutto della loro progettualità (l’altro da sé).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Non facciamoci illusioni: non è vero che quanto più cresce il desiderio di avere un bambino tanto più il fanciullo è accolto bene e sono garantite per lui tutte le condizioni di sviluppo. Occorre conoscere la qualità e l’intensità del desiderio ma soprattutto vigilare sul fatto che il fanciullo sia riconosciuto per se stesso. Più che frutto dell’onnipotenza dei desideri, o il bisogno di risolvere il problema dell’infertilità, la filiazione è un atto d’amore, un frutto della vita. Per questo, il termine bambino appare abbastanza astratto e impersonale: non esistono i bambini, bensì i “figli di”. Essere figlio significa riconoscere un legame d’origine, una relazione da cui si proviene e dalla quale partire per creare altri nuovi legami. Potremmo dire non solo “figli di quella famiglia”, ma anche “di quella comunità” composta da quegli adulti che ne accompagnano quotidianamente il percorso di crescita.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">6. Alcuni rilievi conclusivi</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Le osservazioni conclusive dell’assemblea sono state affidate al cardinale Ennio Antonelli che ha presentato delle annotazioni ben precise. La <em>Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia </em>del 1989 riconosce ai minori importanti diritti riguardanti l’adozione, le cure sanitarie, l’educazione, la tutela dei disabili, la protezione contro la violenza, contro l’abbandono, lo sfruttamento sessuale e lavorativo. Occorre che la coscienza civile condanni senza esitazioni e ambiguità le numerosissime violazioni dei diritti dei minori che continuano a commettersi nel mondo. La <em>Convenzione</em> riconosce, nel preambolo, che il fanciullo ha diritto a una <em>protezione</em> e a cure particolari “sia prima che dopo la nascita”. L’aborto contraddice il valore della persona e della vita che sta alla base di questa affermazione. Non è sufficiente condannare le violazioni dei diritti, occorre vigilare e operare per prevenirle. Oggi, pericolose ideologie influenzano l’interpretazione della <em>Convenzione</em> del 1989, portandola in più punti ad assumere significati in contrasto con i valori ispiratori originari.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Le puntualizzazioni del cardinale Ennio Antonelli, anche se ancora non consegnate alla stampa per una dichiarazione definitiva, si possono così sintetizzare:</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;">– Il diritto ad avere una famiglia è contenuto nel preambolo della <em>Convenzione</em> al paragrafo quinto, dove si raccomanda che la famiglia, “quale nucleo fondamentale della società” e “ambiente naturale” per la crescita e il benessere di tutti i suoi membri, e in particolare dei fanciulli, debba ricevere l’assistenza e la protezione necessarie per poter assumere pienamente le sue responsabilità all’interno della comunità.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;">– I diritti dei bambini non sono separabili dai diritti della famiglia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;">– Il bambino ha diritto ad avere un padre e una madre, perché essi oggettivamente sono un grande bene per lui.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;">– Il bambino ha diritto a crescere insieme al padre e alla madre, a essere amato ed educato da loro.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;">– Il bambino ha diritto a relazionarsi, fin dalla primissima infanzia, con due persone di sesso diverso, per potersi costruire una chiara e solida identità, una personalità definita.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;">– Il bambino ha diritto ad essere aiutato ad acquistare autostima, fiducia, sicurezza, senso della realtà e del limite, armonia psichica, maturità progressiva. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;">– Il bambino, in caso di adozione, ha diritto ad essere affidato, per quanto è possibile, a una coppia formata da un uomo e una donna, uniti in matrimonio, che dia sufficienti garanzie di armonia e di stabilità.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;">– Altro è essere padre e madre, altro è fare da padre e da madre; altro è svolgere qualche funzione genitoriale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;">– L’unità e la coerenza psicofisica del bambino sono un bene da tutelare e sviluppare con una corretta educazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;">– Non è accettabile un’educazione dei bambini che miri intenzionalmente a costruire personalità omosessuali o incerte e confuse.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;">– L’omosessualità non può essere presentata agli adolescenti e ai bambini come un ideale alternativo; altro è, invece, insegnare il doveroso rispetto verso tutti. Ciò vale anche per le persone omosessuali.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;">– Non ogni desiderio è un diritto; non i desideri, ma i beni oggettivi devono essere posti a fondamento della legge.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;">– La coppia uomo-donna, unita in matrimonio e aperta ai figli, è un fatto di interesse pubblico; l’unione di due persone omosessuali è un fatto privato e non costituisce una coppia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;">– Voler istituzionalizzare una forma di affettività, solo perché si tratta di un sentimento, è come voler istituzionalizzare un rapporto tra amici.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;">– Ingiustizia è trattare cose diverse allo stesso modo. Così, altro è istituire una coppia, altro è provvedere a bisogni e diritti individuali.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;">– Appare paradossale esaltare il pluralismo e le diversità culturali e, nello stesso tempo, minimizzare le differenze umane fondamentali, quella dei sessi uomo-donna e quella delle generazioni genitori-figli, in nome dell’uguaglianza e della non discriminazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;">– L’amore crea unità nel rispetto dell’alterità, armonizza e valorizza le differenze, a cominciare da quelle dei sessi e delle generazioni.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;">– Destabilizzare il matrimonio e la famiglia è accrescere l’individualismo e la conflittualità, compromette la coesione, lo sviluppo e il futuro della società.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;">– Le ideologie che approvano relazioni sessuali fuori del matrimonio indissolubile tra un uomo e una donna sono in evidente contrasto<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>con la Parola di Dio (cf. <em>Mt</em> 5,27.31-32; 15,19; 19,3-9; <em>Mc</em> 7,21; 10,2-12; <em>Lc</em> 16,18; <em>Rm</em> 1,24-32; <em>1Cor </em>6,9.15-20; 7,10; <em>Gal</em> 5,19; <em>1Ts</em> 4,3-8).</span><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><em><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">Appare chiaro, dunque, dai lunghi dibattiti dell’assemblea plenaria, che il contributo specifico della Chiesa cattolica in ambito familiare e circa la discussione sui diritti dei fanciulli, consiste nel ricondurre l’identità, la dignità e la capacità relazionale dei bambini all’interno della progettualità familiare. Di là dei singoli diritti, sui quali è possibile evidenziare diversi aspetti, nonché risorse e limiti, resta determinante l’approccio sacramentale – quindi teologico ed ecclesiologico – e necessario il richiamo alla legge naturale (all’etica): l’identità di un bambino è sempre e innanzitutto un’identità filiale.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small;">P. Edoardo Scognamiglio, Ofm Conv.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><em><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Ministro Provinciale dei Frati Minori Conventuali di Napoli, Docente di Teologia dogmatica presso la PFTIM di Napoli e di Dialogo interreligioso alla PUU (Città del Vaticano), Consultore del Pontificio Consiglio per la Famiglia</span></span></em></p>

	Tags: <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/adolescenti/" title="adolescenti" rel="tag">adolescenti</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/bambini/" title="bambini" rel="tag">bambini</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/chiesa/" title="chiesa" rel="tag">chiesa</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/dialogo/" title="dialogo" rel="tag">dialogo</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/diritti/" title="diritti" rel="tag">diritti</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/diritto/" title="diritto" rel="tag">diritto</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/etica/" title="etica" rel="tag">etica</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/famiglia/" title="famiglia" rel="tag">famiglia</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/identita/" title="identità" rel="tag">identità</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/infazia/" title="infazia" rel="tag">infazia</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/religione/" title="religione" rel="tag">religione</a><br />
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudifrancescani.it/site/2010/04/i-diritti-dell%e2%80%99infanzia/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Coltivare la pace, custodire il creato</title>
		<link>http://www.centrostudifrancescani.it/site/2010/03/coltivare-la-pace-custodire-il-creato/</link>
		<comments>http://www.centrostudifrancescani.it/site/2010/03/coltivare-la-pace-custodire-il-creato/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 10:17:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News &amp; Eventi]]></category>

		<category><![CDATA[amore]]></category>

		<category><![CDATA[creato]]></category>

		<category><![CDATA[cultura]]></category>

		<category><![CDATA[Dio]]></category>

		<category><![CDATA[diritti]]></category>

		<category><![CDATA[dono]]></category>

		<category><![CDATA[francesco]]></category>

		<category><![CDATA[guerra]]></category>

		<category><![CDATA[islam]]></category>

		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

		<category><![CDATA[legge]]></category>

		<category><![CDATA[messia]]></category>

		<category><![CDATA[naturale]]></category>

		<category><![CDATA[pace]]></category>

		<category><![CDATA[religione]]></category>

		<category><![CDATA[teologia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudifrancescani.it/site/?p=600</guid>
		<description><![CDATA[ Coltivare la pace, custodire il creato
 Il messaggio che Benedetto XVI ha affidato a tutti i cristiani e a ogni uomo e donna di buona volontà per la 48ª giornata mondiale della pace è, per i suoi contenuti, strettamente affine al carisma francescano e allo Spirito di Assisi. Infatti, già dal titolo si evince [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"> </span></span></strong><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Coltivare la pace, custodire il creato<br />
 </span></span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Il messaggio che Benedetto XVI ha affidato a tutti i cristiani e a ogni uomo e donna di buona volontà per la 48ª giornata mondiale della pace è, per i suoi contenuti, strettamente affine al carisma francescano e allo Spirito di Assisi. Infatti, già dal titolo si evince la sensibilità e l’attenzione nei confronti del creato e delle opere di Dio: <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato</em>. I verbi qui usati potrebbero apparire impropri, ma non è così. Di solito si è portati a pensare in questi termini: “custodire il dono della pace” e “coltivare le cose del creato”. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"> </span></span></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">1. La pace: dono e responsabilità</span></span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"> </span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Guardando con una certa attenzione alla Sacra Scrittura, ci accorgiamo, invece, che la pace è innanzitutto dono di Dio. È un bene messianico che l’umanità riceve gratuitamente da Dio per le sue promesse rivolte a Israele. Sono da leggere in questa prospettiva gli oracoli del profeta Isaia a proposito della nascita del Messia e del tempo di pace e di luce che avverrà per il futuro d’Israele (cf. almeno <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Is</em> 52,7-10). Quindi, la pace è un bene prezioso che noi riceviamo e che bisogna far crescere, cioè coltivare. La pace è come un seme che non può crescere da solo: ha bisogno dell’attenzione del contadino, quindi di acqua e di concime. Questa semente del bene, poi, deve cadere sul terreno buono, cioè fertile, coltivato. È il cuore dell’uomo, dunque, il vero protagonista del dono della pace. Nel cuore, infatti, avviene di tutto: ci sono emozioni, sentimenti, ragionevolezza, volontà, desideri. Si tratta di orientare il cuore a scelte giuste, ragionevoli, che si lascino guidare dall’amore, dalla libertà, dalla gratuità dal dono di sé e della vita. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">L’espressione, poi, “custodisci il creato”, quasi una sorta d’imperativo, è la <em style="mso-bidi-font-style: normal;">conditio sine qua non</em> per vivere con serenità, in armonia. Biblicamente, Adamo riceve il comando di lavorare la terra, di arricchire l’ambiente attorno a sé e non d’impoverirlo (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Gen</em> 2,15). Egli è sì il plenipotenziario di Dio, il suo vicario, però anche il custode dell’Eden. Da qui il senso della responsabilità verso le cose create che sono un segno della potenza e dell’azione di Dio nel mondo.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"></span></span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">2. La salvezza, una questione di spazi</span></span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"> </span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Lo stretto legame che Benedetto XVI individua tra pace e ambiente ci fa comprendere come la salvezza sia un fatto che tocca anche i nostri “spazi”. Da sempre, infatti, il cristianesimo si presenta come la religione dei corpi e della carne. Da sempre i cristiani si fanno annunciatori di un messaggio di redenzione che tocca l’individuo nella sua totalità – di anima-corpo, di unidualità – e nella sua relazione con gli altri e il mondo. Il papa sembra dirci che non c’è salvezza per noi se non c’è custodia del creato. O, meglio, ancora, che la nostra salvezza è legata fortemente a quella dello spazio che ci circonda. Come mai? </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">I Padri della Chiesa hanno sempre riletto la creazione come un segno forte della bellezza di Dio: il cielo, la luna, le stelle, il sole, i fiumi, i mari, i campi, i fiori, e quanto altro è uscito dalla mano dell’Onnipotente, cantano la gloria di Dio (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Sal</em> 18). La bellezza del firmamento, la luce degli astri e l’armonia che si riversa nei nostri cuori guardando il cielo pulito e assolato sono un segno della grazia di Dio, dell’ordine primordiale che il Signore ha stabilito fin dall’inizio della creazione. Anche la tradizione musulmana vede nelle opere della creazione i segni (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">ayat</em>) della presenza di Dio, per cui risulta difficile non credere in Allah! </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">L’attenzione all’ambiente ci impone di considerare non solo la qualità della nostra vita sociale ed economica, ma anche la nostra stessa identità. È come dire: “noi siamo il nostro corpo”. O anche: “la salvezza è questione non solo di anime bensì di corpi, cioè di spazi”. È sufficiente dare uno sguardo ad affreschi, dipinti, tele, mosaici, che riprendono l’immagine della Gerusalemme celeste, per capire lo stretto legame tra salvezza delle anime (i santi, i giusti) e salvezza dei corpi e degli spazi (la città santa adornata con spazi vivibili e puliti, accessibili, ricolmi di verde, di piante, di fiori, di luci, di colori). </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">La salvaguardia del creato, afferma il papa nel suo messaggio, «diventa oggi essenziale per la pacifica convivenza dell’umanità. Se, infatti, a causa della crudeltà dell’uomo sull’uomo, numerose sono le minacce che incombono sulla pace e sull’autentico sviluppo umano integrale – guerre, conflitti internazionali e regionali, atti terroristici e violazioni dei diritti umani –, non meno preoccupanti sono le minacce originate dalla noncuranza – se non addirittura dall’abuso – nei confronti della terra e dei beni naturali che Dio ha elargito. Per tale motivo è indispensabile che l’umanità rinnovi e rafforzi “quell’alleanza tra essere umano e ambiente, che deve essere specchio dell’amore creatore di Dio, dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino”» (n. 1.).</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Benedetto XVI fa riferimento all’enciclica <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Caritas in veritate</em> in cui ha evidenziato come lo sviluppo umano integrale sia strettamente collegato ai doveri derivanti dal <span style="mso-bidi-font-style: italic;">rapporto dell’uomo con l’ambiente naturale,<em> </em></span>considerato come un dono di Dio a tutti, il cui uso comporta una comune responsabilità verso l’umanità intera, in special modo verso i poveri e le generazioni future. Quando la natura è considerata semplicemente frutto del caso o del determinismo evolutivo, rischia di attenuarsi nelle coscienze la consapevolezza della responsabilità. Ritenere, invece, il creato come dono di Dio all’umanità ci aiuta a comprendere la vocazione e il valore dell’uomo. È quanto si deduce dal Salmo 8,4-5 che Benedetto XVI cita nel messaggio: «Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che hai fissato, che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo, perché te ne curi?». Contemplare la bellezza del creato è stimolo a riconoscere l’amore del Creatore, quell’Amore che muove il sole e l’altre stelle. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"> </span></span></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">3. La coscienza ecologica</span></span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"> </span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Riprendendo un precedente messaggio di Giovanni Paolo II per la pace, dal titolo significativo (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Pace con Dio creatore, pace con tutto il creato</em>), Benedetto XVI richiama l’attenzione sulla necessità di sviluppare nelle nostre comunità e famiglie una coscienza ecologica. La crisi ecologica, infatti, è crisi dell’uomo, è crisi di valori. Non possiamo rimanere indifferenti di fronte alle problematiche che derivano da fenomeni quali i cambiamenti climatici, la desertificazione, il degrado e la perdita di produttività di vaste aree agricole, l’inquinamento dei fiumi e delle falde acquifere, la perdita della biodiversità, l’aumento di eventi naturali estremi, il disboscamento delle aree equatoriali e tropicali. Non possiamo trascurare il crescente fenomeno dei cosiddetti “profughi ambientali”: persone che, a causa del degrado dell’ambiente in cui vivono, lo devono lasciare – spesso insieme ai loro beni – per affrontare i pericoli e le incognite di uno spostamento forzato. Non possiamo non reagire di fronte ai conflitti già in atto e a quelli potenziali legati all’accesso alle risorse naturali. Sono tutte questioni, scrive Benedetto XVI, «che hanno un profondo impatto sull’esercizio dei diritti umani, come ad esempio il diritto alla vita, all’alimentazione, alla salute, allo sviluppo» (n. 4). </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Certamente, la crisi ecologica non può essere valutata separatamente dalle questioni ad essa collegate, essendo fortemente connessa al concetto stesso di sviluppo e alla visione dell’uomo e delle sue relazioni con i suoi simili e con il creato. «Saggio è, pertanto, operare una <span style="mso-bidi-font-style: italic;">revisione profonda </span>e <span style="mso-bidi-font-style: italic;">lungimirante del modello di sviluppo, </span>nonché riflettere sul senso dell’economia e dei suoi fini, per correggerne le disfunzioni e le distorsioni. Lo esige lo stato di salute ecologica del pianeta; lo richiede anche e soprattutto la crisi culturale e morale dell’uomo, i cui sintomi sono da tempo evidenti in ogni parte del mondo. L’umanità ha bisogno di un <em>profondo rinnovamento culturale</em>;<em> </em>ha bisogno di <em>riscoprire quei valori che costituiscono il solido fondamento </em>su cui costruire un futuro migliore per tutti. Le situazioni di crisi, che attualmente sta attraversando – siano esse di carattere economico, alimentare, ambientale o sociale –, sono, in fondo, anche crisi morali collegate tra di loro. Esse obbligano a riprogettare il comune cammino degli uomini. Obbligano, in particolare, a un modo di vivere improntato alla sobrietà e alla solidarietà, con nuove regole e forme di impegno, puntando con fiducia e coraggio sulle esperienze positive compiute e rigettando con decisione quelle negative. Solo così l’attuale crisi diventa <em>occasione di discernimento </em>e <em>di nuova progettualità</em><span style="mso-bidi-font-style: italic;">» (n. 5).</span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"> </span></span></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">4. Il contributo francescano: la creaturalità o la coscienza del limite come risorsa</span></span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"> </span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Alla luce della crisi ecologica, della crisi dell’uomo e dello sfrenato consumismo che tocca l’uomo nei suoi rapporti, quale potrebbe essere il contributo francescano? </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Sicuramente, in rapporto all’uomo e alla sua identità, quello di riscoprire la coscienza della creaturalità, della fragilità, del limite, come una risorsa. San Francesco si è sempre percepito come creatura innanzi al Creatore. Da questa visione dell’uomo – nel suo rapporto con Dio – è poi scaturita ogni altra relazione (con i fratelli, la società, la natura, il creato, il mondo). </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Molto dei nostri affanni, di un continuo cercare smodato e vuoto, è dovuto all’incapacità di sposare questa prospettiva: l’uomo, diceva il Poverello, tanto vale davanti a Dio e nulla più, per quello che è. Abbiamo un gran bisogno di fare nostra questa intuizione del Poverello: siamo creature innanzi al Creatore. Si tratta di sviluppare concretamente, in ogni circostanza, in qualsiasi tipo di rapporto, la coscienza del limite. Per Francesco, la consapevolezza di sé, del suo essere creato, quindi relativo (in quanto non assoluto e perché rivolto, relazionato, a Dio) è una grande risorsa. Gli permette di essere in pace con se stesso, con il prossimo, con il creato e con Dio. Addirittura, per questa consapevolezza del limite, egli riesce a guardare in faccia alla propria morte e a chiamarla con il nome di “sorella”. Non è questa una condizione idilliaca, poetica, bensì il frutto di una relazione creaturale autentica, genuina, equilibrata, sapienziale, secondo la volontà del Creatore. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><span style="color: #000000;">Il rapporto che noi abbiamo con la natura è alterato: non passa più per il Logos, per la Sapienza, bensì per le burrasche e le tempeste dell’Io, per le voglie capricciose dei nostri cuori che vogliono possedere, conquistare, trasformare, deturpare, consumare. </span>È indispensabile, per la nostra società (malata di edonismo e di efficientismo), riscoprire il limite – la creaturalità – come risorsa e non come minaccia al progresso e al bene personale e comune. Parlare di limite – o “liminalità” o pure di “creaturalità” – significa guardare più in profondità al significato della vita e al progetto di Dio per noi. Dio si rivela nella nostra concretezza di creature, nell’essere del nostro limite. </span></span></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Il progresso tecnologico e scientifico non è in grado di offrire all’uomo alcun futuro senza Dio. Non sarà certamente il progresso scientifico e tecnologico a garantirci un futuro migliore. La critica della Chiesa cattolica su questo punto è abbastanza nota e chiara: al progresso e al benessere socio-economico quasi mai corrisponde una crescita spirituale e un avanzamento del bene e dell’etica. Anzi, molte volte capita che, al progresso economico, sociale e tecnologico, corrisponda una situazione di regresso spirituale e morale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Alcune scoperte della tecnica e della scienza, pur recando grandi benefici all’umanità, si sono rivelate assai pericolose nella loro applicazione. La questione ecologica è tra le sfide più urgenti del nostro tempo. L’autodistruzione è determinata dall’uso squilibrato dei beni della Terra e da un consumo eccessivo. Gli abusi perpetrati sul creato devono trovare una fine a motivo della responsabilità e della nuova sensibilità ecologica che si sta creando nell’attuale società. Se lo spazio da noi umanizzato è malato, inquinato, allora significa che il peccato è penetrato dentro la natura, negli spazi che noi occupiamo. Non solo dobbiamo riconoscere delle strutture di peccato, ma altresì degli spazi di peccato. Lì dove l’inquinamento è irrefrenabile, come una cascata in piena, lì la grazia di Dio non è più presente. Si tratta di mettere assieme grazia, ordine, armonia del creato, bellezza, senso estetico. Altrimenti, non si potrà comprendere la natura devastante del peccato e le conseguenze cosmiche del male nel mondo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Nella visione francescana, la materia, le cose create, sono piene di Logos, dell’impronta del Verbo, che è l’opera somma della creazione. È quanto affermava san Bonaventura! Lo stesso Benedetto XVI, nella visita che qualche tempo fa fece a Bagnoregio (6 settembre 2009), affermò in un suo discorso: «Quanto sarebbe utile che anche oggi si riscoprisse la bellezza e il valore del creato alla luce della bontà e della bellezza divine! In Cristo, l’universo stesso, nota san Bonaventura, può tornare ad essere voce che parla di Dio e ci spinge ad esplorarne la presenza; ci esorta ad onorarlo e glorificarlo in tutte le cose. Si avverte qui l’animo di san Francesco, di cui il nostro Santo condivise l’amore per tutte le creature».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Agire per la pace, lavorare in modo responsabile per la salvaguardia del creato, oggi, significa prendere sul serio il valore della creazione dell’uomo quale immagine e somiglianza di Dio. Prendiamo atto che c’è un urlo della Terra di fronte alle catastrofi ambientali e che la salvezza è solamente in <em style="mso-bidi-font-style: normal;">spe</em>. La creazione, quindi, soffre e geme come la donna per le doglie del parto e attende la liberazione. In ambito catechetico, allora, è necessario educare-formare, anzitutto, ai nuovi stili di vita, sottolineando come le modalità con le quali l’uomo tratta l’ambiente influiscano sulle modalità con cui egli tratta se stesso e viceversa. Poi, è importante educare a “sentire” la terra come nostra casa comune, fino a sviluppare non soltanto un’ecologia della natura, ma altresì un’ecologia della pace e un’ecologia umana.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">5. I nuovi stili di vita</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Concretamente, ci chiediamo: “Quali possono essere o quali sono effettivamente i nuovi stili di vita?”. E, ancora: “Come attualizzarli nel nostro vissuto quotidiano?”. In nuovi stili di vita possono risultare degli strumenti semplici che la gente comune hanno a disposizione per cambiare la vita di ogni giorno e anche per influire sui cambiamenti strutturali che necessitano di scelte responsabili della realtà politica, sociale ed economica. I nuovi stili di vita si applicano sia a livello personale che comunitario, fino a poter raggiungere i vertici del sistema globale. Essi consistono in: </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">– azioni quotidiane, possibili a tutti, che generano un nuovo modo d’impostare la vita giornaliera;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">– pratiche nuove di vita quotidiana che rendono concreto il sogno di un’altra vita possibile;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">– strumenti popolari per poter cambiare la realtà e azioni che possono influire sui cambiamenti strutturali a livello locale ma anche mondiale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">A livello sociale si possono individuare – storicamente – come stili di vita alcuni fenomeni e determinante proposte: il boicottaggio, il consumo critico, il movimento ambientalista, la finanza etica, il commercio equo e solidale, lo sviluppo del microcredito, la banca del tempo, la raccolta differenziata, il turismo responsabile, l’educazione alla sobrietà e lo studio della conoscenza delle effettive risorse ambientali, l’uso riciclato dei beni di consumo, l’educazione all’alterità e alla pace, la formazione al rispetto dello straniero.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Questo percorso relativo al tema della giustizia e della pace ci sembra abbastanza concreto. D’altronde, Giovanni Paolo II aveva già puntato l’attenzione sull’importanza dell’educazione ai nuovi stili di vita. Di fatti, così si esprime al n. 36 della <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Centesimus annus</em>: «La domanda di un’esistenza qualitativamente più soddisfacente e più ricca è in sé cosa legittima; ma non si possono non sottolineare le nuove responsabilità e i pericoli connessi con questa fase storica. Nel modo in cui insorgono e sono definiti i nuovi bisogni, è sempre operante una concezione più o meno adeguata dell’uomo e del suo vero bene: attraverso le scelte di produzione e di consumo si manifesta una determinata cultura, come concezione globale della vita. È qui che sorge <em>il fenomeno del consumismo</em>. Individuando nuovi bisogni e nuove modalità per il loro soddisfacimento, è necessario lasciarsi guidare da un’immagine integrale dell’uomo, che rispetti tutte le dimensioni del suo essere e subordini quelle materiali e istintive a quelle interiori e spirituali. Al contrario, rivolgendosi direttamente ai suoi istinti e prescindendo in diverso modo dalla sua realtà personale cosciente e libera, si possono creare <em>abitudini di consumo </em>e <em>stili di vita </em>oggettivamente illeciti e spesso dannosi per la sua salute fisica e spirituale. Il sistema economico non possiede al suo interno criteri che consentano di distinguere correttamente le forme nuove e più elevate di<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>personalità. È, perciò, necessaria e urgente una <em>grande opera educativa e culturale, </em>la quale comprenda l’educazione dei consumatori a un uso responsabile del loro potere di scelta, la formazione di un alto senso di responsabilità nei produttori e, soprattutto, nei professionisti delle comunicazioni di massa, oltre che il necessario intervento delle pubbliche autorità».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Edoardo Scognamiglio, Ofm Conv.</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Ministro Provinciale di Napoli</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"> </span></p>

	Tags: <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/amore/" title="amore" rel="tag">amore</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/creato/" title="creato" rel="tag">creato</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/cultura/" title="cultura" rel="tag">cultura</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/dio/" title="Dio" rel="tag">Dio</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/diritti/" title="diritti" rel="tag">diritti</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/dono/" title="dono" rel="tag">dono</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/francesco/" title="francesco" rel="tag">francesco</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/guerra/" title="guerra" rel="tag">guerra</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/islam/" title="islam" rel="tag">islam</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/lavoro/" title="lavoro" rel="tag">lavoro</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/legge/" title="legge" rel="tag">legge</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/messia/" title="messia" rel="tag">messia</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/naturale/" title="naturale" rel="tag">naturale</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/pace/" title="pace" rel="tag">pace</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/religione/" title="religione" rel="tag">religione</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/teologia/" title="teologia" rel="tag">teologia</a><br />
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudifrancescani.it/site/2010/03/coltivare-la-pace-custodire-il-creato/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Forum per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato</title>
		<link>http://www.centrostudifrancescani.it/site/2010/02/forum-per-la-giustizia-la-pace-e-la-salvaguardia-del-creato/</link>
		<comments>http://www.centrostudifrancescani.it/site/2010/02/forum-per-la-giustizia-la-pace-e-la-salvaguardia-del-creato/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 22:40:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News &amp; Eventi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudifrancescani.it/site/?p=596</guid>
		<description><![CDATA[Forum per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato
invito-forum-frate-fcocu-sora-acqua-a3
Il forum Frate focu – Sora acqua nasce dall’urgente bisogno di conoscere i problemi dell’ambiente e di formare al rispetto della Terra e delle sue risorse. L’uso eccessivo dei beni di consumo e la costante crescita dei rifiuti urbani e industriali – come anche del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forum per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato</p>
<p><a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-content/invito-forum-frate-fcocu-sora-acqua-a3.pdf">invito-forum-frate-fcocu-sora-acqua-a3</a></p>
<p>Il forum Frate focu – Sora acqua nasce dall’urgente bisogno di conoscere i problemi dell’ambiente e di formare al rispetto della Terra e delle sue risorse. L’uso eccessivo dei beni di consumo e la costante crescita dei rifiuti urbani e industriali – come anche del settore terziario – ci obbligano a riflettere sullo stato attuale dell’inquinamento a più livelli: biologico, ambientale, marino, fluviale, idrico, cosmico, urbano, mediatico, etc…<br />
 Obiettivi del forum: educare-formare al rispetto dell’ambiente e a un uso moderato dei beni comuni.<br />
 Prospettive di ricerca: a partire dalla visione biblica della creazione, si analizzeranno i diversi ambiti dell’ecologia e dell’uso delle risorse per la salvaguardia del creato. Da una prospettiva, dunque, teologica, si passerà all’approccio geo-politico, nonché a un’analisi socio-economica e scientifica circa le risorse del pianeta Terra e degli usi-abusi tuttora in atto. Importante la prospettiva pedagogica: si tratta di prende atto – di avere consapevolezza – del nostro esistere nel mondo, del nostro essere posizionati nello spazio, in un determinato territorio, che offre le sue risorse a ogni creatura della Terra. Da qui il senso di responsabilità che abbiamo verso le generazioni future – in quanto custodi del creato – e le stesse creature che abitano con noi la Terra.<br />
 Orizzonte di fondo: lo stato di creaturalità è l’elemento che accomuna tutti gli esseri viventi della Terra. È necessario percepirsi, allora, come creature tra le creature. San Francesco d’Assisi, il Poverello, ha fatto suo questo orizzonte di senso e ne parla esplicitamente nel Cantico. Lo stupore innanzi al creato, la contemplazione degli elementi della terra e del cielo e la meraviglia per gli esseri viventi che si muovono e si agitano, diventano una lode al Signore. Ilmondo partecipa della bellezza divina.<br />
 Destinatari: il forum è rivolto, innanzitutto, ai soci del Centro Studi per la propria formazione. Poi, è possibile attuarne i contenuti nelle scuole e in altri centri accademici e culturali. Fondamentale la presentazione del forum nelle Città attraverso la collaborazione con i singoli Comuni.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
Nessun tag per questo post.]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudifrancescani.it/site/2010/02/forum-per-la-giustizia-la-pace-e-la-salvaguardia-del-creato/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Il sacro testo del Corano. Storia, esegesi e teologia</title>
		<link>http://www.centrostudifrancescani.it/site/2009/10/il-sacro-testo-del-corano-storia-esegesi-e-teologia/</link>
		<comments>http://www.centrostudifrancescani.it/site/2009/10/il-sacro-testo-del-corano-storia-esegesi-e-teologia/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 21:47:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News &amp; Eventi]]></category>

		<category><![CDATA[amore]]></category>

		<category><![CDATA[arabo]]></category>

		<category><![CDATA[cattolico]]></category>

		<category><![CDATA[chiesa]]></category>

		<category><![CDATA[conversione]]></category>

		<category><![CDATA[dialogo]]></category>

		<category><![CDATA[fedeltà]]></category>

		<category><![CDATA[guerra]]></category>

		<category><![CDATA[islam]]></category>

		<category><![CDATA[missione]]></category>

		<category><![CDATA[muslim]]></category>

		<category><![CDATA[pace]]></category>

		<category><![CDATA[preghiera]]></category>

		<category><![CDATA[sufismo]]></category>

		<category><![CDATA[teologia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudifrancescani.it/site/?p=591</guid>
		<description><![CDATA[

Per capire il significato storico, giuridico, teologico, religioso e culturale del Corano è conveniente lasciar parlare il testo stesso. Un bel numero di sure (i capitoli in cui il libro del Corano si divide, sono ben 114) lo presenta come il libro sacro che viene da Dio (cf. sure 3,4.7; 4,82; 6,114.155-157; 7,2; 18,1; 20,2-4; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Per capire il significato storico, giuridico, teologico, religioso e culturale del Corano è conveniente lasciar parlare il testo stesso. Un bel numero di sure (i capitoli in cui il libro del Corano si divide, sono ben 114) lo presenta come il libro sacro che viene da Dio (cf. sure 3,4.7; 4,82; 6,114.155-157; 7,2; 18,1; 20,2-4; 21,50; 29,46-49; 32,2; 38,1-8; 40,2; 41,2.41-42; 42,17; 45,2; 46,2). In alcuni passi, poi, il sacro testo del Corano viene presentato come la “Madre del Libro”, cioè il prototipo (o meglio, in arabo, matrice) del Corano che è già presso Dio, quasi una sorta di Parola eterna che viene da Dio, l’Unico (cf. sure 13,39; 43,4; 56,77-78; 80,13-16; 85,21-22). Addirittura, si trovava già nei libri sacri degli antichi (cf. sura 26,196). Esso, infatti, conferma i libri precedenti, cioè l’AT e il NT (cf. sure 10,37; 12,111; 16,44).</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span>Il Corano stesso, poi, offre altri elementi per descrivere il valore unico e sacro di questo testo che non appare rivelato o ispirato da Dio, bensì consegnato direttamente al profeta Maometto. È bene chiarire questo dato fin dall’inizio: nella visione islamica, non si parla di ispirazione né si riconosce l’autore umano, né si riduce il testo sacro a un’opera letteraria che è in qualche modo legata al genio dell’autore umano, all’artista-poeta o scrittore. Maometto, il sigillo dei profeti, lo ha ricevuto e trasmesso attraverso la recitazione orale e un processo di memorizzazione costante. Perciò, il Corano è, per eccellenza, “il Libro” composto da versetti sapienti e chiari (cf. sura 11,1) e fu rivelato per mezzo dell’angelo Gabriele (cf. sure 2,97; 26,210-211; 53,4-12). Non è inventato da Maometto né da altri (cf. sure 10,37; 11,13.35; 16,103; 25,4; 32,3; 46,8; 69,44-47). Anzi, Maometto, il lodato e bene amato, non ha mai recitato né copiato alcun altro libro religioso o considerato divino (cf. sura 29,48). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span>Per il suo carattere sacro, non è possibile che alcun essere umano cambi qualche parola o significato del Corano stesso (cf. sure 10,15; 18,27). Questo testo sacro svolge un ruolo fondamentale nella conoscenza di Dio, nella pratica del culto e nell’atteggiamento pratico del fedele musulmano. Infatti, il Corano non solo è luce e libro chiarissimo (cf. sure 5,15; 11,1; 12,1; 15,1; 26,2; 27,1; 28,2; 31,2; 45,20), e ancora sublime e glorioso (cf. sure 15,87; 50,1), ma è anche il criterio del bene e del male (cf. sure 3,4; 25,1), ed è la guida di Dio (cf. sure 7,203; 39,23). Per questo, il Corano contiene vari argomenti e ogni sorta di esempi affinché gli uomini se ne servano per la riflessione (cf. sura 17,41.89). Addirittura, il sacro Corano contiene tutti i segreti del cielo e della terra (cf. sura 27,75) ed è donato al credente per la recitazione e la sua memorizzazione (cf. sure 7.204; 16,198; 39,23; 73,4.20). La recitazione permette al credente di rifugiarsi in Dio e il suo ascolto intenerisce la pelle e il cuore al ricordo stesso di Dio. La recitazione esprime l’essenza del Corano e rinvia all’ascolto profondo della Parola divina. I musulmani affermano con insistenza il carattere sacro del Corano appellandosi alla bellezza dello stile e ai suoni che ne derivano dalla recitazione in arabo classico o antico.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span>Da queste semplici testimonianze del Corano <em>ex-sese</em></span><span> si comprende che accostarsi a questo testo sacro è possibile solamente accogliendo quella visione culturale e religiosa che è propria della cultura araba classica e poi della nascita dello stesso islam. Oggi è poco praticata, ad esempio, un’esegesi coranica più attenta al dato storico-critico e al senso letterale del testo. Anche se alcuni riformatori dell’islâm auspicano un tipo di studio esegetico sensibile ai contesti storico-culturali del tempo e alle analisi narrative del testo. Ciò per favorire un dialogo più proficuo e allo stesso tempo sereno con la modernità e con le scienze della filologia e dell’antropologia. Come pure per superare leggi e decreti che oggi non hanno più motivo d’essere rispetto alla società beduina che è alle origini dell’islâm e, perciò, dello stesso Corano. A volte, infatti, alcune interpretazioni fondamentaliste e fuori tempo del Corano dipendono da un certo irrigidimento di prospettive normative del testo sacro o di analisi lessicografiche per niente integrate con il contesto storico-culturale e socio-politico, nonché etico-religioso, in cui un detto, una sura, un passo del Corano è stato formulato<a name="_ftnref1"></a>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span><strong>1. La struttura</strong></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span> Il Corano è il frutto d’una recitazione più che della semplice compilazione scritta. I racconti al suo interno sono più attenti ai fatti pratici, agli eventi, e non alle loro interpretazioni oggettive e sistemiche. C’è un contenuto, poi, che è meno speculativo di quello che può sembrare: l’ortoprassi, l’etica e il modo d’agire in una determinata situazione costituiscono lo stile di fondo del testo coranico, il suo contenuto. Realtà e pensiero, eventi e parole, fatti e decisioni, formano l’essenza che trova forma in un linguaggio simbolico, a volte apocalittico, carico di metafore, suggestivo, allegorico. La stessa parola del Corano vuole descrivere ma soprattutto annunciare: è una realtà, un fatto, un’energia, una potenza.</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span> 1.1. I capitoli o sure</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span> <span>Il Corano si compone di 114 sure o capitoli (<em>sûra</em></span><span>). Questi, poi, sono suddivisi in versetti (<em>âyât</em></span><span>) abbastanza variabili; è possibile rintracciare una qualche unità tematica nelle sure più brevi – quelle più antiche – mentre risulta molto complesso ogni tentativo d’ordinare i messaggi delle sure più lunghe. Aprendo il testo sacro, ci s’accorge subito che le sure sono sparse in ordine decrescente: dalle più lunghe a quelle più brevi, ad eccezione della prima che è l’aprente. Forse, questo sistema di catalogazione è stato favorito dal fatto che le sure lunghe sono le più difficili da ricordare a memoria e, quindi, occorreva trascriverle all’inizio.</span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span>Gli studiosi hanno trovato utile la suddivisione cronologica, distinguendo tra sure meccane e sure del periodo medinese (anche se non tutti i versetti d’una sura sono dello stesso periodo). Oggi, la critica occidentale riprende le più diverse teorie per il raggruppamento delle sure. </span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span>In linea generale, si tende a seguire questa suddivisione cronologica: sure rivelate alla Mecca dall’inizio della missione di Maometto verso il 610 d.C. fino all’egira del 622 (età del pellegrinaggio o migrazione dalla Mecca a Medina); sure rivelate a Medina negli ultimi dieci anni della sua vita, fino al 632. S’intravedono, poi, altre classificazioni.</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span>Le sure del primo periodo meccano (610-614), sono circa venti, le più brevi, presentano versetti sincopati, ritmati, e invitano alla penitenza, annunciando il castigo e il giorno del giudizio (abbondano i riferimenti alle minacce per gli empi), e proclamano l’unità e l’unicità di Dio<a name="_ftnref2"></a>. Oltre a descrivere i tormenti per l’inferno, sono narrate anche le delizie per chi vivrà in paradiso<a name="_ftnref3"></a>. </span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span>Le sure del secondo periodo meccano (615-616) insistono sull’ora della risurrezione e del giudizio e accentuano la polemica con i miscredenti<a name="_ftnref4"></a>.</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span>La sura 27, denominata “Le formiche” (<em>An-Naml</em></span><span>), dopo una breve introduzione che riafferma l’autenticità del Corano (vv. 1-6), e la ripetizione delle storie dei personaggi e dei profeti antichi, biblici e leggendari, nonché in seguito alla riflessione sulla potenza di Dio, ripropone il tema del giudizio finale ai vv. 59-93. S’afferma il carattere imprevedibile dell’ora del giudizio finale e si descrive la bestia apocalittica.</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span>Le sure del terzo periodo meccano (617-620) sviluppano il tema dell’unità-unicità-onnipotenza di Dio, offrendo precisazioni circa la preghiera rituale, la decima, le interdizioni alimentari<a name="_ftnref5"></a>. Ritorna anche il tema dell’accusa verso i miscredenti<a name="_ftnref6"></a>. Per esempio, la sura 42 (“La consultazione”), dopo aver riproposto nella prima parte un concetto fondamentale della fede coranica – il fatto cioè che esiste una sola vera religione, l’islâm –, si sofferma sull’ora del giudizio, sulla bontà e giustizia divine, sulla condotta dei credenti e sulla punizione dei miscredenti.</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span>Le sure medinesi hanno un tono molto diverso da quelle meccane: in esse prevale l’aspetto giuridico, normativo, legislativo, nonché le questioni rituali e amministrative<a name="_ftnref7"></a>. È il caso, ad esempio, della dichiarazione dell’illiceità, così come recita la sura 66 (“Interdizione” o <em>At-Taḥrîm</em></span><span>). I primi cinque versetti di questa sura riprendono il caso d’un intrigo nell’harem del Profeta. Il personaggio chiave è una delle mogli del Profeta, Ḥafṣa bint ‘Umar. Costei, entrando nella propria stanza, trovò Maometto insieme a una ragazza d’origine copta donatagli dal governatore d’Egitto. La giovane si chiamava Maria. Ḥafṣa protestò e Maometto le giurò che non avrebbe avuto più legami<span> </span>con Maria. Tuttavia, il Profeta si fece promettere di non parlarne con le altre mogli. Invece, in poco tempo, tutto l’harem seppe dell’accaduto. La minaccia d’un divorzio generale è contenuta al v. 5 e diventa un modo per tutelare la pace e l’ordine nell’harem, fra le donne del Profeta. Si ha un vero e proprio caso di scioglimento di giuramenti.<strong></strong></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span>Anche se le datazioni delle sure variano da studioso a studioso, si riscontrano, in ordine logico, tematiche particolari per ogni periodo.</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span>Il primo periodo meccano riguarderebbe soprattutto la contestazione globale dell’ordine stabilito, la rivendicazione della giustizia sociale contro i mercanti e i ricchi notabili meccani che disprezzavano i poveri, gli orfani, gli emarginati. Segue anche una denuncia per l’usura, l’agnosticismo e una predicazione a tinta escatologica come già più volte segnalata in precedenza. Si tende a parlare anche dei segni della risurrezione. La sura 96, intitolata “Il grumo di sangue”, è considerata dalla tradizione islamica come la prima rivelazione ricevuta da Maometto (vv. 1-5 o, per altri commentatori, vv. 1-8). I versetti successivi (9-19) contengono la polemica contro l’acerrimo nemico di Maometto, il notabile meccano Abû’l-Ḥakam, soprannominato dai musulmani Abû Jahl (“Padre dell’ignoranza”). La sura del grumo di sangue afferma la bontà divina e la pervicacia umana e afferma:</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span> «Proclama [recita o leggi ad alta voce], nel nome del tuo Signore che ha creato: ha creato l’uomo da un grumo di sangue! Proclama! Nessuno infatti è generoso come il tuo Signore! È lui che ha insegnato a usar la penna [ha istruito l’uomo mediante la penna], ha insegnato ciò che l’uomo non sapeva. E l’uomo, ahimé, prevarica, appena crede d’esser ricco! Ma tutto poi ritorna al tuo Signore» (96,1-8).</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span> Di forte impegno, per il Profeta, sarà stato il secondo periodo meccano: Maometto percorre continuamente il Paese per predicare il nuovo messaggio tra successi e rifiuti. I capitoli sono grandiosi, e si presentano con versi, prosa ritmata, metafore e parabole di sapore orientale. Invece, quelli del primo periodo meccano sono brevi, nervosi.</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; ">È sufficiente confrontare la sura 111 del primo periodo meccano con la sura 76 del secondo periodo meccano.</p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; ">«Periscano le mani di Abû Lahab, e perisca anche lui! A nulla gli gioveranno i suoi beni e i suoi guadagni. Arrostirà in un fuoco fiammeggiante insieme a sua moglie, portatrice di legna, con una corda di fibre di palma intorno al collo!» (111,1-5).</p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; ">«Ci fu mai nella vita d’un uomo un solo istante in cui Dio l’abbia dimenticato [in cui l’uomo è stato una cosa non ricordata?]. In verità, noi abbiamo creato l’uomo da una goccia di fluidi mescolati per metterlo alla prova e l’abbiamo dotato di udito e vista. Gli abbiamo indicato la retta via, sia egli riconoscente o ingrato. E per i miscredenti abbiamo preparato catene, gioghi e vampe di fuoco infernale» (76,1-4).</p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span><span> La sura 111 è intitolata “Le fibre di palma” e riceve il nome dal v. 5. Il primo versetto costituisce l’unico passo di tutto il testo sacro in cui viene citato, con tono denigratorio, il nome d’un nemico di Maometto. È lo stesso zio del Profeta, il cui vero nome non è il dispregiativo Abû Lahab (“Padre della fiamma o dell’inferno”), bensì ‘Abd al-‘Uzzâ. La moglie di ‘Abd è Umm Jamîla, nemica dichiarata di Maometto.</span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span>La sura 76 reca il titolo “L’uomo” o anche “Il tempo”. La prima parte della sura descrive il castigo dei dannati e la felicità dei beati (vv. 1-21). La seconda (vv. 22-31) insiste sul dovere della preghiera e riafferma il dominio assoluto di Dio.</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span>Nelle sure del secondo periodo meccano, Maometto racconta innumerevoli storie di profeti e di popolazioni incredule che non li hanno accettati. Si riallaccia, poi, a una preesistente tradizione biblica dell’Antico Testamento (Adamo, Noè, Abramo, Isacco, Giacobbe, Ismaele, Loth, Mosè, Aronne, Davide, Salomone, Elìa, Eliseo, Giobbe) e a una del Nuovo Testamento (Zaccaria, Giovanni Battista), ricordando volentieri le figure del Messia Gesù e di Maryam. Si passa dalla poesia alla diatriba violenta: le storie dei profeti servono a giustificare e a tutelare l’operato di Maometto.</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span>È sufficiente considerare la sura 54 (“La luna”) che si colloca tra la fine del primo periodo meccano e l’inizio del secondo. Il grande prodigio della luna che si spacca permette di considerare altri segni di Dio nel passato, come nel caso di Noè, degli ‘<span>â</span>d, dei Thamûd, di Lot e del faraone.</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span> «L’ora s’avvicina: s’è spaccata la luna! Ma anche se i miscredenti vedessero un prodigio, se ne allontanerebbero dicendo: “<span>è</span> la solita magia!”. Gridano alla menzogna e seguono le loro passioni, ma ogni cosa è fissata per sempre. Eppure, han sentito raccontare storie antiche, piene di ammonimenti e di<span> </span>consumata sapienza: ma a nulla servono gli ammonitori. Volta dunque loro le spalle!» (54,1-6).</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span> La sequenza tematica è forte nelle sure del terzo periodo meccano: vere e proprie omelie troviamo nei capitoli, con esordi edificanti, parentesi, esortazioni, perorazioni minacciose, rimproveri; s’allarga anche il contenuto della predicazione.</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span>Sicuramente i musulmani, attraverso lo studio della critica testuale e dell’ermeneutica, dovranno convincersi del fatto che dopo la morte del Profeta, l’islâm conobbe per diverso tempo recensioni raggruppate in un ordine differente da quello della nostra <em>Vulgata</em></span><span> e che si diceva cronologico.</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span>L’incerta origine del vocabolo <em>sûra</em></span><span> viene collegata all’ebraico post-biblico <em>sûrâh</em></span><span> (“serie”) con il significato di “serie di versetti”. Ogni sura è stata contrassegnata dalla tradizione con un titolo (a volte alternativo con altro) tratto da una parola che individua un suo punto saliente. Per esempio, la seconda sura è denominata <em>Della vacca</em></span><span>: racconta dell’episodio della vacca che Mosè ordinò agli ebrei ostili e cavillosi di sacrificare (cf. vv. 17-19); mentre la sura terza è dedicata alla <em>Famiglia di ‘Imrân</em></span><span> in quanto, al versetto 33, si estende sui casi di questa famiglia. <em>Al-fâtiḥa </em></span><span>(“L’aprente o aperiente”) è il titolo della prima sura che apre il libro sacro. Escluso il testo della nona sura, quelli dei restanti capitoli sono preceduti dalla formula: “Nel nome di Dio clemente e misericordioso”. L’intero Corano è racchiuso nella <em>Fâtiḥa</em></span><span>, e tutta la <em>Fâtiḥa</em></span><span> è contenuta nella <em>Basmala</em></span><span>, nell’invocazione del nome di Dio, il clemente e il misericordioso. E tutta la <em>Basmala</em></span><span> è contenuta nella lettera <em>bâ</em></span><span>, e ogni cosa raccolta nel <em>bâ</em></span><span> è contenuta nel punto diacritico che serve per scriverlo.</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span>Alcune delle 114 sure iniziano con lettere o gruppi di lettere di cui né i fedeli né gli studiosi orientalisti hanno saputo decifrarne il significato o valore simbolico. Ci sono, poi, quattro sure che prendono il titolo da queste misteriose notazioni: 20, 36, 38 e 50. Ogni sura è divisa in versetti o segni (<em>âyât</em></span><span>): sono gli stessi segni con cui Dio dà prova della sua esistenza e potenza<a name="_ftnref8"></a>. Il Corano, quindi, è il segno prodigioso dell’onnipotenza divina. La divisione in versetti ha subito diverse variazioni, così la loro numerazione cambia anche nelle edizioni critiche del passato. Le 114 sure comprendono ben 6219 versetti: il Corano, nella sua forma attuale, è lungo circa quattro quinti del Nuovo Testamento. </span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span>Comunque, il testo coranico non obbedisce a una cronologia lineare del racconto fra la prima sura e l’ultima. Le diverse sure, infatti, sono tra loro autonome, e ciascuna corrisponde a un momento della rivelazione, e rappresenta un universo a sé. Non si può affermare che le sure raccolte da Maometto siano assolutamente autentiche a quelle che ritroviamo ora nel Corano. La configurazione delle sure è legata alla concezione che il Corano ha della scrittura. Inoltre, quasi certamente, i raccoglitori delle sure hanno cercato di sistemare il materiale lì dove ci poteva essere una continuità di fondo. Tuttavia, non è stato sempre così. Infatti, nell’aggiungere le sure a pezzi precedenti, o nell’integrare materiali in sure già ordinate, non appare un ordine logico. Resta difficile pronunciarsi sull’ampiezza delle sure e sulle relative aggiunte<a name="_ftnref9"></a>. Per gli studiosi musulmani, poi, ogni sura fu lasciata attraverso i secoli nel posto in cui la prima composizione l’aveva collocata. Le sure più brevi potrebbero anche costituire dei frammenti di brani più lunghi andati persi e poi collocati a margine, come appendice.</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span>Il sistema coranico, inoltre, obbedisce alla logica della narrazione mitica, fondata sull’idea dell’eterno ritorno che ne rappresenta un paradigma essenziale. Nella rivelazione, infatti, Dio ricorda spesso agli uomini che tutti un giorno ritorneranno a lui. In tal senso, il racconto mitico non è alternativo alla storia, ma ne rappresenta un suo prolungamento. Per quanti considerano il Corano una dettatura soprannaturale da parte di Dio a Maometto, non è ammissibile la traduzione di sura con capitolo, perché <em>sura</em></span><span> significa “disposizione armoniosa di pietre”<a name="_ftnref10"></a>. Il Corano non è neanche un codice di leggi perché le disposizioni di carattere legislativo non superano i 228 versetti. È, il testo sacro, un crescendo che porta verso Dio.</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "> </p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span>1.2. I versetti</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span> La sura 3 divide i versetti coranici in “chiari” o “solidi” , cioè di significato ben preciso, e “oscuri” o “allegorici” che, pur essendo riconosciuti sacri, ammettono più varianti e interpretazioni personali, in quanto il loro significato è noto solo a Dio.</span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; "><span>Il testo della sura 3,7 recita così: </span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; "><span> «È lui che ti ha rivelato il libro: vi si trovano segni espliciti – che sono la madre del libro – e altri ambigui. Le genti, dunque, che hanno lo sviamento nel cuore, alla ricerca di dissenso e alla ricerca d’interpretazione cercano che cosa vuol dire – mentre solo Dio ne conosce l’interpretazione – e quelli che sono radicati nel sapere dicono: “Noi crediamo in esso: tutto è dal Signore”. Ma solo se ne rammentano i dotati d’intelletto».</span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; "><span> <span>I versetti “espliciti” (<em>muḥkamât</em></span><span>), “solidi”, ossia, “rinforzati”, sono precisi e chiari perché non si prestano ad ambiguità o a dubbi interpretativi. Dal radicale <em>ḥ-k-m</em></span><span>, da cui derivano il verbo di prima forma <em>ḥakuma</em></span><span> (“essere saggio o sapiente”), e i termini <em>ḥikma </em></span><span>(“saggezza divina” o “filosofia”, “scienza profonda”) e <em>ḥakîm </em></span><span>(“saggio o sapiente”, “medico”, “teosofo”); nonché i due nomi di Dio: “Il Saggio” (<em>âl-<span>ḥ</span>akîmu</em></span><span>) e “Il Giudice” (<em>âl-<span>ḥ</span>âkamu</em></span><span>).</span></span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; "><span>Per i commentatori, in misura abbastanza generica, i versetti espliciti sono quelli che trattano i fondamenti dei riti, quelli che non implicano alcuna modificazione, quelli che abrogano versetti precedenti, e quelli che sono la base esplicita della giurisprudenza. Sono quelli che indicano ciò che è bene e ciò che è male. Altri ve ne sono che paiono incerti, e hanno bisogno di confermarsi gli uni con gli altri. I versetti “oscuri”, invece, ambigui, quelli “non chiari” (<em>mutašâbihâ</em></span><span>), si prestano a letture diverse. Infatti, dal radicale <em>š-b-h</em></span><span>, il verbo di seconda forma è <em>šabbaha-hiya</em></span><span> (<em>bi</em></span><span>): “confrontare”, “rendere qualcosa simile a un’altra”; il verbo di terza forma <em>šabaha</em></span><span> indica: “somigliare”; mentre quello di ottava forma <em>ištabaha ‘alâ</em></span><span> significa “essere oscuro” o “essere dubbio”. I versetti ambigui sono quelli relativi alle sigle iniziali, i versetti abrogati, quelli apparentemente contraddittori, quelli con termini a doppia lettura. L’affermazione esplicita secondo la quale il Corano è in parte palese e in parte oscuro ha fatto naturalmente versare molto inchiostro a teologi, filosofi, giuristi e sufi. In realtà, furono questi versetti a determinare finalmente la stesura del testo sacro affinché ci fosse un modello-tipo al quale riferirsi a proposito d’una parola o d’una lettura d’uno dei versetti ambigui.</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span>Il Corano riprende molte storie, specie quelle di Mosè, dalla tradizione biblica. Tuttavia, non viene offerta una narrazione prolungata del genere che si trova nel libro dell’Esodo o in altri testi dell’Antico Testamento. Spesso, il Corano si dilunga sui doveri morali e legali dei credenti: tali sure sono, quasi sempre, d’un periodo tardivo rispetto alla prima rivelazione ricevuta dal profeta Maometto. Molti nuclei del Corano potrebbero anche essere interpretati come predicazioni sulla falsariga dei Vangeli, anche se la voce che parla non è Gesù bensì Dio stesso attraverso il Profeta o l’angelo Gabriele. </span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span>Una buona parte di materiale apocrifo – di natura giudaico-cristiana – è stata assorbita nelle collezioni arabe che poi hanno formato il testo sacro definitivo. Secondo la tradizione più rigida dei musulmani, il Corano non fu scritto da nessuno, neanche da Maometto: la sua originalità linguistica e letteraria ne rivela il carattere divino o soprannaturale. C’è, quindi, un Corano celeste, divino, nascosto, che diviene il modello della riproduzione in terra della rivelazione celeste o soprannaturale. È come se il Corano costituisse una sorta di Logos <em>ab aeterno </em></span><span>in virtù del quale ogni cosa è stata fatta e ogni rivelazione diviene possibile in forma umana. </span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span>In realtà, come vedremo più avanti, il Corano è il frutto d’una lenta rielaborazione e sistematizzazione – non solo teologica, ma pure culturale, politica ed economica – dell’esperienza religiosa maturata in seno alla comunità musulmana ai tempi dei califfi. Quando l’islâm inizia a produrre un testo scritto è segno chiaro e indiscusso dell’avvenuto passaggio dall’oralità alla sedimentazione, dal messaggio del Profeta alla tradizione sul Profeta. S’assiste a un vero e proprio cambio di paradigma: la società beduina, formata all’oralità, al senso normativo e vincolante della <em>traditio</em></span><span> – di per sé indiscutibile, inattaccabile –, prova a darsi un canone, a raccogliere del materiale, a formare delle collezioni, a stendere questa esperienza di salvezza e di vita comunitaria nuova, attorno alla figura del Profeta e dei suoi compagni. Entrambi, però, già inseriti nell’ottica degli imperi, delle dinastie, dei califfati. E, al di là di conflitti e tensioni di potere, qualsiasi sia la lingua dei musulmani e degli stessi califfi, la Scrittura di tutte le comunità musulmane sparse nel mondo era ed è il Corano.</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span> </span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span><strong>2. Traduzione e linguaggio</strong></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span> <span>Il testo sacro contiene il discorso divino, è parola eterna: inalterabile e insostituibile. La rigida tradizione non permette la traduzione del Corano<a name="_ftnref11"></a>: è ammessa solamente la sua spiegazione o interpretazione fedele che mai può avvenire durante il culto. La rivelazione, nel Corano, è chiamata scrittura (<em>kitâb</em></span><span>) ed è in collegamento con la rivelazione ebraica e con quella cristiana. Da qui l’appellativo “gente del libro o della scrittura” (<em>ahl al-kitâb</em></span><span>). Nella sua essenza, la dottrina del Corano afferma l’unicità di Dio: vigorosamente difesa contro ogni pratica di culto pagano. Poi si presentano gli attributi principali di Dio: la sua potenza, la creazione del mondo, i benefici elargiti all’umanità. Seguono le enumerazioni di numerosi segni di Dio nel mondo. Per ogni questione legale e normativa è presentata una soluzione giuridica<a name="_ftnref12"></a>.</span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span>Considerando gli aspetti letterari e linguistici del Corano, ci s’imbatte, innanzitutto, nella lingua araba che costituisce la forma esteriore del testo. Il Corano afferma che Dio ha scelto la chiarezza della lingua araba per consegnare agli uomini la sua rivelazione (cf. 26,195). L’alfabeto arabo, come quello latino, deriva da quello fenicio; però, diversamente dalla scrittura latina, le lettere sono orientate verso sinistra. L’arabo, dal punto di vista demografico, è la lingua semitica più affermata nel mondo. Perché si presenta come la lingua d’una grande civiltà mondiale. La caratteristica più importante delle lingue semitiche è il sistema di radici triconsonantiche; e le tipiche radici arabe sono <em>k-t-b</em></span><span> e <em>q-r’</em></span><span>: la prima riguarda lo scrivere e la seconda il recitare. Le radici sono modificate, come per la lingua latina, mediante suffissi e prefissi. Il processo di vocalizzazione delle parole è stato abbastanza lento nella lingua araba: ciò ha costituito un motivo di tensione circa il modo di recitare il Corano. </span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span>Oggi, la maggior parte delle edizioni del Corano disponibili è abbastanza chiara dato che ha il vantaggio di essere scritta in un arabo vocalizzato. Per questo, i dubbi sulla chiarezza del diritto islamico espressi da certa dottrina – che denuncia il rischio d’esegesi sottoposte a complesse dispute filologiche –, non sarebbero troppo preoccupanti, dato che il testo del Corano riproduce il minimo dettaglio fonetico e grammaticale della lingua araba, indicando tutte le “vocali brevi” (<em>kasra, dhamma</em></span><span> e<em> fatha</em></span><span>) – oltre alle “vocali lunghe” (<em>alif, ua </em></span><span>e<em> ia</em></span><span>) – e senza tralasciare nessun raddoppiamento della consonante, né il <em>tanuin </em></span><span>(per un’esatta analisi logica della frase).</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span>Nel mondo arabo si parlano tante varianti dialettali della lingua araba, spesso molto diverse tra loro. Mentre esiste un arabo ufficiale standard che viene usato per la comunicazione scritta e in situazioni formali, per la comunicazione informale sono usati sempre i dialetti. Alcuni di questi dialetti sono solo parzialmente comprensibili per arabi provenienti da regioni diverse. In particolare, i dialetti del <a title="Maghreb" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Maghreb"><span>Maghreb</span></a> sono considerati molto diversi dall’arabo standard. Mentre le persone di buon livello culturale sono, in genere, capaci d’esprimersi nell’arabo ufficiale, la maggioranza degli arabi usa generalmente solo il proprio dialetto locale. Al giorno d’oggi, il dialetto <a title="Egitto" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Egitto"><span>egiziano</span></a> è probabilmente il più conosciuto nel mondo arabo, grazie alla grande popolarità dei film e della musica egiziana. La lingua del Corano risente, invece, del dialetto meccano.</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span>Quando si sente recitare il Corano si può notare la ritmicità della lingua. Ciò si riscontra particolarmente con le sure più brevi, ove i versetti corti permettono di seguire una certa assonanza di rima. È sufficiente considerare la sura <em>Aprente</em></span><span> per comprendere la ritmicità del linguaggio. Vi è un ritmo veloce, quasi affannoso. Ed è proprio il ritmo veloce che a volte riduce la realtà o un evento alla sua stessa concretezza e nudità reale. Così, nel linguaggio coranico, le realtà spazio-temporali ricevono una collocazione circolare, meta-storica. Tutto è orientato in senso protologico o in senso apocalittico.</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span>In effetti, il Corano utilizza la struttura linguistica per costruire una nuova coscienza religiosa fondata su un universo di segni e simboli. È necessario entrare nel complesso sistema grammaticale arabo – tra le scienze coraniche vi è la grammatica, considerata, dunque, come una scienza sacra – per capire il senso e la partita d’una determinata affermazione coranica. Il testo, pur se tradotto, rimane inimitabile. Il Corano definisce un universo di relazioni e di sensibilità che solamente la lingua araba può rendere. Quando un musulmano ascolta la recita del Corano, si sente interpellato direttamente da Dio. L’inimitabilità (<em>i‘jâz</em></span><span>, cf. 10,38; 17,88) del Corano è divenuta quasi un dogma di fede tra i musulmani. È il principio dell’irrefutabilità del Corano in quanto parola divina trasmessa a Maometto dall’angelo Gabriele. Letteralmente, <em>i‘jâz </em></span><span>significa l’impossibilità di fare altrettanto bene, d’imitare il testo sacro. Questa inimitabilità esprime il carattere trascendente del Corano ed è una prova (<em>borhan</em></span><span>) che permette di distinguere tra il vero e il falso Corano. L’<em>i‘jâz </em></span><span>è relativa sia al contenuto del Corano che alla sua forma letteraria, come anche a profezie future e ad avvenimenti misteriosi che ancora non sono stati decifrati.</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span>Tra i generi letterari del Corano si distinguono: gli oracoli, le visioni apocalittiche, i salmi e le preghiere, i racconti storici e leggendari, i testi legislativi e i documenti d’archivio. Il materiale più cospicuo è costituito dagli oracoli pronunciati direttamente da Dio (cf. 94,5): il credente è posto di fronte alla parola di Dio. Come già ricordato altrove, lo stile apocalittico appare nel primo periodo, durante la predicazione alla Mecca. Qui il linguaggio diviene enfatico, immaginoso, evocativo, esclamativo, e offre un contenuto oscuro e misterioso. </span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span>È, forse, il “momento acustico” dell’audizione della parola in cui s’inseriscono le pesanti immagini sul giudizio. Tipica della letteratura d’Oriente è la salmodia, mentre i racconti storici riprendo fatti accaduti a personaggi biblici e a testimoni della fede, nonché a predicatori dell’unicità divina. I testi legislativi, invece, riflettono i primi passi della comunità musulmana a Medina e riguardano la vita quotidiana, come pure il culto, le regole morali, l’amministrazione economica, norme giuridiche. </span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span>In ultimo, i documenti d’archivio non sono altro che l’insieme di testi occasionali legati ad avvenimenti della vita sociale, ad esempio, ordini militari, le strategie belliche, i proclami di guerra, etc… Alcuni critici occidentali hanno posto attenzione altresì a un altro gruppo letterario formato dalle leggende del castigo (<em>al-mathânî</em></span><span>) contenente sia materiale biblico che arabo non biblico. Si tratta di racconti che seguono un medesimo modello: si fa riferimento a un popolo o a una tribù a cui è inviato un profeta che resta inascoltato. Di conseguenza, quella comunità riceve il castigo divino, mentre coloro che hanno ascoltato il profeta si salvano<a name="_ftnref13"></a>.</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span>Sicuramente, l’approccio teologico al Corano, tipicamente occidentale, non permette di comprendere molto dei contenuti della rivelazione coranica che è più attenta all’ortoprassi e non all’ortodossia. Il Corano ha una funzione pratica: orientare il credente al suo <em>status</em></span><span> originario, alla condizione protologica della fede. In questa prospettiva, più che rivelazione, il Corano è una comunicazione celeste che proclama la giustizia divina ed esprime l’economia dei segni di Dio. Il fedele musulmano è pervaso dall’idea che a parlare sia sempre Dio. In alcuni passi, però, è Maometto a parlare al posto di Dio. Ciò viene evidenziato dalla formula introduttiva “di” (<em>qul</em></span><span>). A volte Dio parla in prima persona singolare (cf. 74,11-15). Spesso, però, comunica in prima persona plurale, secondo la classica forma del <em>plurale majestatis</em></span><span>. Dio parla anche in terza persona. In alcuni casi, a Maometto viene rivolta direttamente la parola con l’espressione: “Voi uomini!”, “Voi figli d’Israele!”; “Voi gente dello scritto o del libro”.</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span><strong>3. Questioni di critica testuale</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span><strong> <span style="font-weight: normal; "><span>Per la tradizione, Maometto dettava ai suoi segretari le rivelazioni ricevute senza curare, però, la distribuzione d’un testo unico. Il Corano, quindi, restò affidato completamente alla memoria dei fedeli. Da qui il suo significato principale di <em>Qur’ân</em></span><span> (“recitazione ad alta voce”), nonché il senso primario del vero arabo <em>qara’a</em></span><span>, di cui <em>qur’ân</em></span><span> è il nome d’azione, dalla radice semitica <em>qr’</em></span><span> che vale per gridare, chiamare (<em>clamare</em></span><span> in latino). Il più moderno significato di “leggere” è secondario perché derivato dall’essere la lettura, in origine, la recitazione a voce alta.</span></span></strong></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span>La tradizione considera completata la rivelazione del Corano prima della morte del Profeta avvenuta nel 632: Maometto avrebbe raccolto il materiale sparso nella comunità e dato uniformità al testo. Fu compito dei successori realizzare il passaggio dalle collezioni al testo definitivo del Corano<a name="_ftnref14"></a>. La data definitiva della stesura letteraria s’aggira attorno al 650. Come già ricordato nel capitolo precedente, è stato sotto il periodo del califfato di ‘Uthmân che è avvenuta la raccolta definitiva delle collezioni e la stesura del testo. Forse, una prima edizione – che non vide la luce – fu iniziata dai segretari e funzionari del califfo Abû Bakr nel 633, in modo particolare da Zayd ibn Thâbit. L’edizione non fu promulgata per la morte improvvisa del califfo nel 634. In seguito al sorgere di troppe divergenze tra testi scritti e recitati, ‘Uthmân incaricò Zayd di procedere alla stesura finale con l’ausilio di altri segretari. Quindi, ufficialmente, il testo canonico del Corano è quello del califfo ‘Uthmân. Comunque, per molti anni, il testo scritto servì soprattutto come supporto alla memoria, aiuto per ricordare. Infatti, le imperfezioni della scrittura araba d’allora, nella quale i segni consonantici si confondevano tra di loro ed erano soltanto notate – e sempre parzialmente – le vocali lunghe, non le brevi, non favorivano una recitazione unitaria e serena del testo. </span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify; "><span>Le letture discordanti e le differenti recensioni, risultanti dall’insieme delle lezioni adottate da ciascuno dei capiscuola più autorevoli, determinarono una sorta di fissazione del canone o di riconoscimento ufficiale. Furono sette le recensioni ufficialmente riconosciute<a name="_ftnref15"></a>, poi ridotte solamente a due: quella di ‘Âṣîm, morto nel 774 a Kûfa, e quella di Nâfi‘, morto a Medina nel 785. La prima recensione si diffuse in Africa e prende il nome dal suo trasmettitore Ḥafṣ, morto nell’805. Su di essa è fatta l’edizione Fu’âd. Altrove prevale la recensione di Nâfi‘ trasmessa da Warsh che morì nell’812. Le piccole varianti non intaccano minimamente la sostanza. Un po’ alla volta, furono aggiunti sui manoscritti i punti diacritici e il segno di raddoppiamento per le consonanti, fino alle precisazioni grafiche per le vocali lunghe e brevi e altri segni.<strong></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span>Considerando il Corano come un codice o un manoscritto, sicuramente era composto di fogli di papiro o di pergamena, la carta ha sostituito progressivamente questi materiali ma con molta lentezza. La pietà popolare ha considerato sacro non solo il contenuto del Corano ma pure il testo in quanto codice scritto e rilegato. Questo, allora, non viene mai portato in mano, da un fedele, se non dopo le abluzioni e in una posizione che lo pone al di sopra della cintola. È una devozione diffusa soprattutto in Egitto: mai un vero musulmano lascerebbe il Corano al di sotto d’una pila di libri o in qualsiasi luogo della casa! </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span><strong>4. Abrogazione ed esegesi</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span> Si è formata una vera e propria scienza dell’abrogazione che riguarda sia il Corano che la sunna. La quantità delle varianti è enorme e molto complicata. L’abrogazione del Corano per mezzo del Corano ha occupato, nella storia del pensiero islamico, meno spazio rispetto alle teorie e dottrine sull’abrogazione del Corano per mezzo della tradizione o della sunna per mezzo del Corano. È il tentativo di rendere sempre più armonica la rivelazione coranica e d’adattare la rivelazione ai nuovi contesti o, viceversa, di reinterpretare la situazione politica, economica, sociale, etica, religiosa e giuridica d’una comunità alla luce del testo sacro. A tal proposito, si pone un problema che richiama il limite e la fragilità del Corano stesso: le opinioni dei dottori musulmani sono, molto spesso, contrastanti circa l’abrogazione d’un determinato versetto o d’un particolare della legge. Già l’accordo circa l’interpretazione della sura 3,7, ove si parla di versetti solidi, abroganti e metaforici, non è facile da raggiungere.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span>Forse, paradossalmente, l’aspetto positivo della dottrina dell’abrogazione è quello di rendere più dinamico il Corano e d’introdurre al suo interno il senso della storicità. Alcune norme perdono consistenza con il cambiamento delle circostanze. Il limite potrebbe essere l’eccessiva frantumazione della rivelazione e il moltiplicarsi di norme e leggi quando è la tradizione ad abrogare o a trasformare un versetto. Si può rimanere prigionieri d’una casistica che interrompe l’unità del messaggi coranico e la sua applicazione universale e obiettiva. Sono essenzialmente due i motivi per cui la dottrina dell’abrogazione è stata introdotta: per ridurre le discrepanze tra rivelazione e diritto; per valutare le nuove circostanze storiche e sociali non contemplate nel Corano<a name="_ftnref16"></a>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span>Questo modo di procedere favorisce, comunque, una lettura dinamica del testo sacro, anche se apre le strade a letture e interpretazioni fondamentaliste del Corano, come per esempio nel caso della guerra e del dialogo con i miscredenti. Infatti, mentre la sura dell’<em>Ape</em></span><span>, d’origine meccana, sembra favorire un clima sereno di dialogo e di confronto con i miscredenti (cf. 16,22.37) – invita a chiamare gli uomini alla via del Signore con saggezza e buone esortazioni e capacità di retorica o disputa –, la sura del <em>Pentimento</em></span><span>, d’origine medinese, invece, invita a combattere coloro che non credono in Dio e nell’ultimo giorno (cf. 9,29). Questo versetto della sura medinese abroga quello della sura meccana sopra citato. Così, il famoso versetto della spada (cf. 9,5: “uccidete i miscredenti ovunque li troviate”) abroga più di centoventi versetti precedenti – alcuni più pacati – a proposito dei miscredenti. Secondo alcuni studiosi, invece, il versetto 5 della sura 9 abroga se stesso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span>Per altro, in modo più critico, alcuni sostengono che il Corano medinese può subire abrogazioni da parte del Corano meccano e non viceversa. Questo perché le sure più antiche – quelle meccane – contengono il messaggio eterno rivolto da Dio agli uomini, mentre i capitoli del periodo medinese riprendono un messaggio contingente rivelato da Dio al Profeta per la gestione della nuova comunità. È la tesi di Tâhâ, secondo il quale la parte più recente del Corano non può abrogare la parte più antica<a name="_ftnref17"></a>. Si tratta del tentativo di fare una lettura storico-critica del Corano, di distinguere, cioè, tra il fatto coranico e il fatto islamico, processo indispensabile per meglio interpretare e attualizzare il Corano alla luce del suo messaggio profetico genuino. L’aspetto più universale del messaggio coranico è nelle sure meccane che costituiscono il cuore o il nucleo essenziale del Corano che è di tutti i musulmani monoteisti (qui l’islâm si presenta come religione naturale secondo la sura 30,30). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span>Le sure medinesi costituiscono il Corano dei credenti, di coloro che appartengono alla comunità islamica. Gli eredi di questo messaggio devono annunciare la fede islamica nella sua originalità: perché i versetti antichi furono abrogati – cioè sospesi – in relazione alla legislazione che prendeva forma per il bene della comunità, per la sua formazione. Ora che la comunità è costituita si deve ritornare al centro del Corano. Di là della non condivisibiltà di questa tesi da parte delle autorità fondamentaliste e tradizionali dell’islâm, si evince un dato di fatto: la necessità di realizzare un approccio storico-critico e contestualizzato al testo sacro. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span>L’esegesi moderna e post-moderna – a partire dal metodo semiotico, o dall’analisi narrativa e dalla retorica<a name="_ftnref18"></a> – offre buone possibilità di ricerca e d’indagine. Gli ampi successi dell’ermeneutica sono a conoscenza di tutti, non solo in Occidente, ma pure nei centri culturali e nelle università orientali. Di fatto, il cuore del Corano – l’esperienza centrale del Profeta – è e resta l’unicità di Dio che trascende qualsiasi nazionalismo arabo o religioso o anche militare e morale. Il Corano meccano è stato riletto, quindi, giustamente, come una rivoluzione o riforma delle coscienze e delle credenze. Questa riforma è la premessa a qualsiasi altro cambiamento d’ordine etico e socio-politico o economico-culturale e religioso. Qualche studioso fa notare che il Corano meccano è fondato sulla fede e non sulla legge, anche se il fatto legislativo ritorna di riflesso nell’esperienza religiosa di Maometto. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span>L’essenza del messaggio profetico alla Mecca è racchiusa nella parola <em>‘ibâda</em></span><span> (“adorazione”): consiste nella volontà inflessibile di non servire che Dio e nell’interdizione di servire altri che lui. L’aspetto combattivo e violento del Corano appartiene soprattutto al periodo medinese dove l’interesse è per la costituzione e lo sviluppo della comunità musulmana quale luogo di solidarietà e centro d’accoglienza e d’unità di fede per il mutuo soccorso. Ciò obbliga a un commento dinamico e vivo del Corano e a scoprire nuovi sensi della scrittura sacra per i fedeli musulmani<a name="_ftnref19"></a>. Anche se il tentativo di realizzare un vero e proprio commentario scientifico al Corano ha determinato la nascita e lo sviluppo di nuove discipline, dando il via alle teorie più complesse, resta evidente un principio pratico: nel Corano è stato individuato un corpo normativo e legislativo che storicamente appartiene a un periodo particolare della comunità musulmana che deve permettere, a sua volta, l’affermazione di nuove potenzialità di significati del testo sacro durante lo scorrere del tempo. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span>Così, il materiale legislativo, militare e propagandistico emergente nel Corano medinese non ha più motivo di essere: occorre determinarne nuovi valori o sensi prossimi alla storicità del momento. Tale dato non è irrilevante, anzi è determinante per l’approccio critico al testo sacro, anche se l’esegesi moderna non è sufficientemente adeguata per la valutazione complessa del Corano come <em>textus receptus</em></span><span> e opera ritenuta autentica e oggettiva per la verità a cui rimanda e da cui proviene. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span>Non è solamente importante capire quale ruolo occupa il Corano nella vita dei credenti musulmani, ma anche e soprattutto come realizzare un approccio quanto più totale, complesso e allo stesso tempo armonico con il messaggio genuino del Profeta alla Mecca. Solo la ricerca d’un <em>sensus plenior</em></span><span> permetterà il superamento di qualsiasi forma di strumentalizzazione (politica, ideologica, etica, economica, sociale e culturale) dei versetti sacri e del loro contenuto divino. È pur vero che un testo ha una sua storia in quanto è portatore di un’alterità che trascende il medesimo senso letterale come anche il significato che ne deduce il lettore. Tuttavia, un’oggettività di fondo permane in qualsiasi composizione stilistica. Ciò rivela l’autenticità del testo, specialmente di quelli sacri o considerati tali. In effetti, il Corano è un testo autentico perché raccoglie le esperienze del Profeta e della sua comunità nel giro d’un ventennio dalla morte dello stesso Maometto. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span>I filtri, le interpolazioni, le revisioni, le rielaborazioni e le glosse rientrano nel processo di recezione del contenuto del messaggio orale del Profeta. È lo spessore storico del testo che ne rende viva e visibile la forma attraverso uno stile letterario ben determinato, situato. La conoscenza di queste forme e di questi stili favorisce l’emergere del contenuto verace del Corano. È ingenuo sostenere, come fanno alcuni esperti islamici di esegesi, che il Corano è giunto a noi direttamente da Maometto come Parola rivelata senza revisioni, quindi nella forma d’un dettato verbale (<em>verbatim</em></span><span>) che non ammette glosse o manipolazioni. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span>Si può sostenere o difendere l’idea della rivelazione verbale del Corano. Tuttavia, come afferma lo studioso pakistano Fazlur Rahman, morto negli Stati Uniti il 1988, i racconti resi ortodossi e standardizzati della rivelazione coranica danno un’immagine meccanica ed esternalizzata della relazione tra il Profeta e il Corano. Rahman sostiene che il Corano è interamente la parola di Dio nella misura in cui è infallibile e totalmente scevro da menzogna, o in quanto è giunto nel cuore del Profeta e poi sulla sua lingua. Si tratta di recuperare il senso d’una rivelazione dinamica rispetto al carattere verbale della rivelazione coranica. Maometto stesso ha avuto un ruolo attivo nella rivelazione divina in quanto destinatario. Solo così si può rendere possibile un rinnovamento (<em>tajdîd</em></span><span>) e una vera riforma all’interno della comunità musulmana. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span>Il Corano dev’essere affrontato nella sua totalità (visione del mondo insita al testo) e storicità (individuare l’emergere dei temi particolari), evitando frammentazioni ed estrapolazioni. Inoltre, l’aspetto etico (la teoria del bene e del male) è centrale nel Corano stesso. Rahman, diversamente dagli autori antichi e tradizionali, si è chiesto in che modo lo spirito del Profeta è riuscito ad entrare in contatto con la rivelazione divina. All’opposto, l’ortodossia musulmana era solo preoccupata d’affermare che la parola di Dio non è giunta al Profeta solamente sotto forma d’ispirazione, ma in maniera tale che le parole stesse del Corano sono da considerarsi rivelate. La tradizione afferma che in Dio la Parola è unica, così il Corano è uno.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span>Per Rahman, il Libro è stato inviato al cuore del Profeta, il quale lo ha espresso, di quando in quando (per ben ventitrè anni), nella sua lingua, secondo i suoi idiomi, le espressioni e lo stile che erano già i suoi. Il Corano porta, come testo scritto, questo patrimonio del Profeta! Nella percezione mistica vi è sempre l’elemento cognitivo che permette di dare forma a un’idea o all’intuizione. Anzi, la percezione si esprime in un’idea che è l’aspetto temporale di ciò che è in temporale. Vi è una relazione organica tra percezione e idea. È bene prendere sul serio la dimensione psicologica della rivelazione coranica, di considerare il processo creativo della mente. La Parola del Corano è rivelata perché la fonte risiede fuori di essa. Poiché l’intero processo s’è prodotto all’interno stesso della mente del Profeta, è altresì parola del Profeta. La Parola è passata dal cuore del Profeta<a name="_ftnref20"></a>. Tuttavia, il carattere ispirativo e divino del Corano non si può ridurre a un processo mentale. Il segno soprannaturale sta nella sua forza etica, negli slanci morali che rendono la rivelazione unica. La legge morale è immutabile ed è il comandamento di Dio che l’uomo può compiere o rifiutarsi d’assolvere.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span>È irrilevante pensare che la superiorità del Corano, rispetto alla Bibbia, consista nel fatto che la trasmissione del messaggio coranico non è distorta, mentre quella giudaico-cristiana lo è, almeno potenzialmente, perché soggetta a passaggi, trasmissioni. Non si può sostenere – scientificamente – che il Corano non abbiamo vissuto, in quanto testo scritto e compilato, una fase di trasmissione orale prima della sua stesura. Ed è veramente troppo ingenuo – apologeticamente superato – lo sforzo di coloro che sostengono la stesura delle parti del Corano nel momento stesso in cui queste sono state pronunciate. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span>Ci sono diverse strategie adottate dalle civiltà per la conservazione d’un testo. Innanzitutto, la sua stesura definitiva e completa in modo continuativo e permanente. Segue la possibilità d’affidare il testo a più copisti del futuro con il rischio maggiore di refusi, glosse, rimaneggiamenti anche a motivo d’incompetenza. Il testo può subire anche delle variazioni importanti. Si riconosce, al Corano, la mancanza di errori essenziali durante il corso della trasmissione. La fedeltà è dimostrata dal fatto che anomalie molto antiche del testo sono state preservate fedelmente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span>La trasmissione orale – la <em>traditio</em></span><span> – risultava essere, anche dopo la morte del Profeta, la forma propria della comunicazione e della conservazione dell’identità della fede o di un’esperienza rilevante, come nel caso di quella religiosa. Fino a quando non si supererà il <em>gap</em></span><span> provocato dalla teoria che considera il Corano scritto al tempo in cui è stato proferito – e che i suoi testi contengono letteralmente le parole pronunciate dal Profeta – ogni tentativo di dialogo con la modernità è vano e resta inconcludente, inefficace, bloccato. Ci si può appellare, invece, a una tradizione orale forte ed efficace, capace di rafforzare la trasmissione scritta. I punti discordanti nelle diverse collezioni del testo coranico riguardano soprattutto la recitazione e la fissazione delle vocali. Generalmente, però, le variazioni toccano le singole lettere.</span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; "><span>H. Hanafî si è posto a favore dell’istantaneo passaggio dalla tradizione orale alla scrittura<a name="_ftnref21"></a>. </span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; "><span>Un tentativo di riforma all’interno delle scienze dei commentari del Corano è stato intrapreso, non senza limiti e blocchi, dal movimento della <em>salafiyya</em></span><span> nato nella seconda metà dell’Ottocento. Jamâl ad-Dîn al-Afghânî (1839-1897) ne è stato l’iniziatore. Questi auspicava: un ritorno alle fonti dell’islâm (Corano e Sunna), il rinnovamento etico, il recupero della storicità per i musulmani attraverso l’impegno socio-politico e civile. Ciò che a volte non ha favorito l’idea d’una certa flessibilità storica del Corano e del messaggio del Profeta è stato il riferimento statico alla tradizione e il passaggio per la razionalità intesa come principio ermeneutico fondante ogni commento. Non mancano, oggi, interpretazioni più attuali che si soffermano sull’aspetto narrativo o pedagogico del Corano, come anche sulla storicità del messaggio. </span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; "><span>Non è assente, purtroppo, un’interpretazione fondamentalista e radicale che fa del Corano un pensiero unico. È avviato pure un processo d’ermeneutica filosofica al testo sacro – di per sé importante perché è un motivo di dialogo con la modernità – ma risultante a volte troppo verboso, razionale, lontano dal senso della storicità e dal senso interiore. </span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; "><span>Oggi si è tentato anche di studiare il Corano alla luce dei moderni metodi della critica letteraria, mettendo in crisi il concetto di rivelazione coranica come <em>tanzîl</em></span><span> (“discesa” d’un testo preesistente presso Dio). Il cercare nel Corano dei meccanismi letterari comuni ad altri testi scritti da mano umana, per i fondamentalisti, sembrerebbe arrecare danno alla trascendenza divina. Ciò fa presupporre che la rivelazione s’impossesserebbe delle culture umane e parlerebbe attraverso di esse. Attualmente, la critica letteraria invita a distinguere tra la causa principale (Dio) e la causa strumentale (i profeti). Tornando indietro nel tempo, si scoprono personaggi di grande rilievo all’interno della tradizione musulmana che hanno provato a costruire un dialogo tra il Corano e l’esegesi. È il caso di Muḥammad ‘Abduh (1849-1905), buon conoscitore dell’opera d’Al-Jurjânî.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span>I dati conclusivi della critica testuale sono i seguenti: è forte il contrasto tra la tesi di chi riconosce un nucleo centrale del Corano già esistente – appena formato – ai tempi del Profeta e chi invece insiste sulle collezioni tardive del Corano. Un elemento può esser utile: l’aspetto canonico del Corano, il suo riconoscimento ufficiale, avvenne in tempi molto brevi rispetto al canone biblico. Durante la vita del Profeta, il Corano rappresentava soprattutto una fonte orale visto che la rivelazione ricevuta da Maometto era tale. Forse si può ritenere esatta l’affermazione che vede nei primi interventi un lavoro più conservativo sul Corano e non d’interpolazione, come anche quella che riconosce un intervento tempestivo ed essenziale sulla revisione del testo scritto<a name="_ftnref22"></a>. Sfogliando, però, opere antiche del Corano – codici, manoscritti, copie – si evince la difficoltà circa l’ambiguità di molte parole. Tale stranezza riguarda pure coloro che hanno una familiarità con la lingua araba. Il Corano è pieno d’una serie di enigmi linguistici non risolvibile<a name="_ftnref23"></a>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span><strong>5. Il messaggio</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span>Così recita la sura aprente che costituisce anche la preghiera più solenne dell’islâm, nonché segno d’invocazione inaugurale e di benedizione:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span>«Nel nome di Dio clemente e misericordioso. Lode a Dio, Signore dei mondi, il clemente, il misericordioso, sovrano del giorno del giudizio. Te adoriamo, te invochiamo in soccorso, guidaci al retto sentiero, al sentiero di coloro a cui tu hai largito la tua grazia, non di coloro che sono incorsi nella tua ira né di coloro che sono fuorviati» (1,1-7).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span><span>Un detto del Profeta appella il Corano con il titolo di “banchetto di Dio” e l’islâm come la “tenda di Dio”. Il banchetto e la tenda sono per tutti gli uomini: il Corano ci dice che Dio vuole parlare con gli uomini, ma nessuno è obbligato a rispondere. In tal senso, il Corano s’apre con una sura a carattere cosmico, l’<em>Aprente</em></span><span>, e si chiude con una sura a carattere antropologico, gli <em>Uomini</em></span><span>. Mentre l’<em>Aprente</em></span><span> (<em>al-Fâtiḥa</em></span><span>) è una resa di grazie al Signore dell’universo e una richiesta di guida per tutti gli uomini, l’ultima sura, gli <em>Uomini</em></span><span> (<em>an-Nâs</em></span><span>), afferma che Dio è l’unico e vero rifugio del credente. L’<em>Aprente</em></span><span> ci ricorda della lode e della gratitudine dovute a Dio per i suoi attributi d’infinita bontà e misericordia che contano molto di più nel giorno del giudizio. Dio è colui che ha potere su tutte le cose (cf. 19,96). Perché è l’Onnipotente. I fedeli, quindi, devono temerlo. Allâh è con chi lo teme. Tramite il timore di Dio, le azioni e le forze dei musulmani sono rivolte completamente ad Allâh. Da qui il senso dell’unicità e unità di Dio (<em>tawḥîd</em></span><span>). La parola “unico” ricorda ai musulmani che i loro cuori devono essere consacrati all’unico Dio che non ha posto nel corpo di nessun uomo due cuori (cf. 33,4). Dio è assoluto e, quindi, la devozione a lui dev’essere totalmente sincera. Allâh non ha associati<a name="_ftnref24"></a>.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span>L’immagine di Dio nel Corano è innanzitutto quella della luce<span> </span>e della speranza. È Dio che ha insegnato al Profeta la sapienza e la parola, e annuncia di essere lui stesso colui che la spiegherà. Dice Dio nel Corano: «Muḥammad, non muovere la lingua con essa per affrettarti. Certo a noi riunirlo e recitarlo. Seguine la recitazione quando noi lo recitiamo, poi spetta a noi spiegarlo» (75,16-20).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span>Il contenuto della dottrina coranica riguarda essenzialmente il Dio unico: <em>Allâh</em></span><span>. Questi è il Dio supremo in senso monoteistico. Si è già accennato, a proposito delle tappe rivelative di Maometto, dei caratteri fondamentali della divinità: la bontà-misericordia (la clemenza) e l’onnipotenza. La bontà di Dio è rapportata alla sua funzione di Creatore: egli conosce la nostra debolezza strutturale, ontologica. L’uomo è debole, fragile, perché tende a moltiplicarsi, a frantumarsi: perché il suo essere è diviso. L’originaria creazione del mondo non è rappresentata con particolari, né Adamo è inserito all’interno dei sei giorni biblici della creazione divina.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span>Una descrizione più dettagliata della creazione è presente in 41,9-12: mai, però, in modo sistematico e continuativo. Adamo è stato creato dalla terra, da un grumo di sangue (cf. 3,59). Dio crea per libera decisione, per volontà (cf. 40,68). Importante è il riferimento all’azione creatrice permanente di Dio: rivela la sua onnipotenza. Dio, poi, agisce anche attraverso le azioni umane (cf. 8,17); lo stesso potere umano, la volontà, è nelle mani d’Allâh (cf. 37,96; 76,30). Queste affermazioni, tuttavia, non permettono di elaborare un piano teologico o antropologico esaustivo e sistematico: perché concezioni diverse appaiono nel Corano. L’uomo, infatti, è libero e pure non lo è: Allâh lo guida se egli si lascia guidare, però lo porta anche dove vuole. Allâh, infatti, non guida coloro che non vogliono credere ai segni (cf. 16,104). Ci sono verità complementari nel Corano a proposito della responsabilità dell’uomo dinanzi a Dio e dell’onnipotenza divina. Il senso di azioni predestinate è tipico della mentalità beduina pre-islamica. Allâh è colui che governa direttamente il mondo e non mediante cause secondo. Gli stessi fenomeni naturali e quelli dovuti all’attività dell’uomo diventano tutti segni d’Allâh.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span>Alla domanda “Chi è Dio veramente?”, si può rispondere con la sura 2,21-22.163:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span> «O uomini! Adorate il vostro Signore che ha creato voi e quelli che furono prima di voi, e così forse diventerete timorati di Dio. È lui che vi ha fatto della terra un tappeto e del cielo una volta; è lui che dal cielo fa scendere l’acqua per far nascere dalla terra i frutti che vi sostentano. Non adorate dunque altri dèi insieme a lui, voi che conoscete la verità! […]. Il vostro Dio è un Dio unico. Non c’è divinità all’infuori di lui, il Clemente, il Misericordioso».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span>In 3,18 è ribadita l’unicità di Dio: </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; ">«Dio stesso è testimone che non c’è divinità all’infuori di lui, e ne sono testimoni anche gli angeli e chi possiede la vera scienza. Essi dicono: “Dio governa con giustizia. Non c’è divinità all’infuori di lui, il Potente, il Saggio!”».</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span><span>Allâh è il Dio unico che si eleva al di sopra degli altri idoli. Qui il monoteismo coranico riprende quello ebraico e si spinge più avanti, in polemica con la visione cristiana di Dio. Non vi è la possibilità di riconoscere in Allâh una funzione procreativa, o di paternità. Il tema delle figlie d’Allâh (<em>banât Allâh</em></span><span>) permette di scagliarsi contro gli idolatri meccani per negare con la stessa alterigia disdegnosa che egli abbia potuto avere figli. Il medesimo nome d’Allâh rende inammissibile il plurale “divinità” (<em>âliha</em></span><span>), salvo che per stigmatizzare l’inanità degli dèi che i pagani o gli oppositori s’ostinano a invocare. La sura del “culto sincero”, nominata anche “dell’Eterno” o “dell’Unità divina”, rafforza il mistero dell’unicità di Dio. La tradizione dichiara di essere stata rivelata in risposta a una domanda di alcuni ebrei sulla natura divina. Il contenuto è decisamente antitrinitario: «Di’: “Egli Dio, è uno! Dio, l’Eterno! Non generò né fu generato, e nessuno gli è pari!» (112,1-4).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span>Il senso del verbo “generare” è “fisico”, “carnale”, come risulta chiaro anche dalla sura 6,100-102. C’è un modo errato d’intendere la paternità divina e la filiazione. Di là del problema strettamente dialogico, ci preme sottolineare il senso dell’unicità divina (<em>tawḥîd</em></span><span>) nell’islâm, visto che la sura 112 è un po’ il cuore della dottrina coranica. I musulmani la definiscono come la sura “della purezza” o anche “della fede pura”. È ritenuta rivelata alla Mecca ed è ventiduesima nell’ordine cronologico. Il suo nome <em>âl-<span>î</span>khlâṣ</em></span><span> deriva dal radicale <em>kh-l-ṣ</em></span><span> e riprende il verbo di prima forma <em>khalaṣa</em></span><span>: “essere sincero”, “puro”, “leale”, “fedele”. La professione di fede monoteista è una scienza: la sincerità ne è la base e la fedeltà, invece, ne costituisce la condizione. In effetti, la fede in Allâh come “Dio unico e uno” è il primo articolo della professione di fede islamica (la <em>šahâda</em></span><span>). Dio appare, così, come la somma grandezza cosmica e non può essere colto da nessuna speculazione filosofica o teologica. Egli è unico nella sua essenza: non si divide, né si moltiplica<a name="_ftnref25"></a>. Per cui, nulla e nessuno gli può essere pari. Egli stabilisce il corso della vita e delle cose nel mondo: in lui si fondono vita e potenza, unità e unicità. Non essendo generato, non è nemmeno mortale, né debole. Egli regna di eternità in eternità e fa tramontare e di nuovo rinascere. Allâh è infinitamente perfetto perché possiede in misura piena tutte le buone qualità. È immutabile, giusto, saggio, amorevole, onnipresente, onnisciente, onnipotente, veritiero in sommo grado. È l’unico ideale infallibile, che non delude alcun uomo e non arreca tormenti all’anima. Allâh non assomiglia né alla natura viva né a quella morta. Né l’occhio né la mente lo possono cogliere. Tuttavia, all’uomo è più vicino delle arterie (cf. 50,15). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span>Il Corano riporta i 99 bei nomi di Dio che sono propriamente le sue qualità: un solo nome non permetterebbe di cogliere la sua potenza né l’essenza. Allâh agisce secondo il principio della giustizia. S’afferma, perciò, un rigido monoteismo a sfondo etico: Dio ripaga secondo le proprie azioni. Un simbolo con cui il Corano presenta il mistero d’Allâh è quello della luce. Dio è luce del cielo e della terra (cf. 24,35): chi ha fede tende a questa luce cosmica, e rivestirsi delle qualità divine significa rendersi degno rappresentante di Dio sulla terra. L’unicità di Dio ha degli effetti molto pratici sul credente: esige l’abbandono, la fiducia in lui. Il senso della vita, secondo la dottrina islamica, consiste nell’avvicinare quanto più possibile la perfezione relativa dell’uomo alla perfezione assoluta di Dio. In virtù della sua unicità, Allâh non subisce le nostre azioni. Il tema del <em>pathos</em></span><span>, tipicamente biblico, è assente dal Corano. Non si conosce neanche il fine ultimo della creazione. Si sa che Dio ha creato senza stancarsi (cf. 10,3; 20,5), e ha voluto gli uomini e gli <em>jinn</em></span><span> per la sua lode (cf. 51,56). Continua, inoltre, a creare cose nuove (cf. 16,8; 35,1; 55,29), ed è perfetto nelle sue opere (cf. 67,3). I caratteri più importanti di Dio riguardano la sua onnipotenza, onniscienza e misericordia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><strong>Prof. Edoardo Scognamiglio</strong></span><span style="font-family: verdana, geneva;"><strong></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><em>Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale – Napoli</em></span><em></em></p>
<div style="text-align: justify; ">
<p><br class="spacer_" /></p>
<hr size="1" />
<div id="ftn1">
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn1"></a><span> A partire dal primo paragrafo, i riferimenti in nota o nel testo tra parentesi riguardano sempre i capitoli del Corano o sure. Per l’edizione critica del Corano, si considerino almeno queste traduzioni e i seguenti commentari: </span><span lang="DE"><em>Al-</em></span><span><em>Qur’ân al-karîm</em></span><span>, Beirut [decima edizione 1407-egira]; </span><span lang="DE"><em>Der Koran. Einführung – Texte – Erläuterungen</em></span><span lang="DE">, T. Nagel (cur.), München 1983;</span><span lang="DE"> </span><span lang="DE"><em>Il Corano</em></span><span lang="DE">, introduzione, traduzione e commento di A. Bausani, Milano 1988;</span><span lang="DE"> </span><span lang="DE"><em>Il Corano</em></span><span lang="DE">, introduzione, traduzione e commento di F. Peirone, I-II, Milano 1989; </span><span><em>The Qur’ân. </em></span><span lang="EN-GB"><em>A new Interpretation</em></span><span lang="EN-GB">, textual exegesis by M.B. Behbûdî, English Translagion by C. Turner, London 1997.</span></p>
</div>
<div id="ftn2">
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn2"></a><span> In proposito, la sura 109 (“I miscredenti” o <em>Al-Kâfirûn</em></span><span>), considerata lo statuto della tolleranza religiosa nell’islâm, afferma: «Di’: “O miscredenti, io non adoro ciò che adorate voi, né voi adorate ciò che adoro io. Io mai adorerò ciò che adorate voi, né voi mai adorerete ciò che doro io. Tenetevi la vostra religione: io la mia!» (109,1-6). È, così, bandito ogni possibile compromesso o accordo tra il Profeta e i miscredenti della Mecca. Su questo punto, cf. anche la sura 53,19-23. Una della più antiche sure meccane (“I Coreisciti” o <em>Qurayš</em></span><span>), rivolta ai coreisciti, da cui proveniva Maometto in quanto appartenente al clan minore degli Hašemiti, ordina – il tono è imperativo – di adorare il Signore della Ka‘ba che li ha nutriti salvandoli dalla fame e li rassicurò da ogni timore (cf. 106,1-4).</span></p>
</div>
<div id="ftn3">
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn3"></a><span> La proposta di <span>Th</span>. N<span>öeldeke</span>, <em>Geschichte des Qorans</em></span><span>, Leipzig 1860, permette di ordinare così le sure del primo periodo meccano: 96; 74; 111; 106; 108; 104; 107; 102; 105; 92; 94; 93; 97; 86; 91; 80; 68; 87; 95; 103; 85; 101; 99; 82; 81; 53; 84; 100; 79; 77; 88; 89; 75; 83; 69; 51; 52; 56; 70; 55; 112; 109; 113; 114; 1.</span></p>
</div>
<div id="ftn4">
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn4"></a><span> Sono da considerare le seguenti sure: 54; 37; 71; 76; 44; 50; 20; 26; 15; 19; 38; 36; 43; 72; 67; 23; 21; 25; 17; 27; 18.</span></p>
</div>
<div id="ftn5">
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn5"></a><span> Le sure di questo periodo sono: 32; 41; 45; 16; 30; 11; 14; 12; 15; 28; 39; 29; 31; 42; 10; 34; 35; 7; 46; 6; 13.</span></p>
</div>
<div id="ftn6">
<p class="MsoBodyTextIndent"><a name="_ftn6"></a><span> Cf., per esempio, la sura 46,1-3: «<em>Ḥâ. Mîm</em></span><span>. Questo Libro è rivelato da Dio, il Potente, il Saggio. Non abbiamo creato i cieli e la terra e quanto è in mezzo ad essi se non con verità d’intento e fino a un termine fisso. Ma quelli che non credono non si curano dell’ammonimento che vien loro dato». La sura 46 porta il nome <em>Al-Aḥqâf</em></span><span> (“Le dune” del deserto) e si riferisce a quella regione dell’Arabia meridionale abitata anticamente dagli ‘<span>â</span>d. I versetti sopra citati presentano l’accusa ai miscredenti, segue la predicazione del profeta Hûd al popolo degli ‘<span>â</span>d (vv. 21-28). Interessanti i riferimenti alle norme di pietà filiale verso i genitori e il curioso episodio della conversione d’un gruppo di <em>jinn</em></span><span> (vv. 29-32). </span></p>
</div>
<div id="ftn7">
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn7"></a><span> Cf. queste sure: 2; 98; 64; 62; 8; 47; 3; 61; 57; 4; 65; 59; 33; 63; 24; 58; 22; 48; 66; 60; 90; 49; 9; 5.</span></p>
</div>
<div id="ftn8">
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn8"></a><span> Sull’evoluzione del termine <em>âyât </em></span><span>è stato fatto notare che inizialmente tale parola indicava le rime, i versi. Ogni verso termina con una rima o un’assonanza, e così la suddivisione in versi corrisponde a un naturale ritmo nel senso delle frasi. Da ciò la diversa numerazione dei versi. Esistono due sistemi di numerazione. Il primo è delle edizioni europee di Gustav Flügel e Gustav Redslob. Il secondo dell’edizione standard egiziana. Gli studiosi occidentali si sono soffermati molto sul significato dei “segni”. Questi, probabilmente, hanno costituito un primo materiale per il Corano, una specie di <em>corpus</em></span><span> (<em>sign-passages</em></span><span>) indipendente dal resto del materiale coranico. Questo <em>corpus</em></span><span> insisteva soprattutto sull’onnipotenza di Dio e sui benefici per il credente. I temi del giudizio escatologico e della giustizia furono aggiunti successivamente. La ripetuta menzione dei “segni” aveva diverse finalità: incitare alla fede, all’adorazione, a vincere l’idolatria. Secondo questa teoria, i segni non indicano semplicemente i versi del Corano, bensì i segni, cioè i fatti accaduti in cui Dio agisce. È la prospettiva di R. B<span>ell</span>, <em>Introduction to the Qur’ân</em></span><span>, Edimburgo 1970.</span></p>
</div>
<div id="ftn9">
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn9"></a><span> Molte ipotesi sono state formulate a proposito del carattere enigmatico di alcune lettere arabe poste all’inizio di alcune sure. Forse appartengono al testo originale e non sono state aggiunte nel corso della raccolta al tempo dei califfi. In ben 29 sure, la <em>basmala</em></span><span> è immediatamente seguita da una lettera o da un gruppo di lettere che non formano una parola e vengono lette semplicemente come lettere dell’alfabeto arabo. Forse potrebbero essere interpretate come contrazioni di parole o con valore numerico simbolico. Altri studiosi ancora sostengono che le lettere misteriose si riferivano al possessore del codice utilizzato dai copisti. Chi, invece, le riconosce come proprie di Maometto, afferma che queste lettere indicavano già un criterio di compilazione.</span></p>
</div>
<div id="ftn10">
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn10"></a><span> Cf. M. T<span>albi</span>, <em>Universalità del Corano</em></span><span>, Milano 2007, 17-20.</span></p>
</div>
<div id="ftn11">
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn11"></a><span> In effetti, le numerose traduzioni del testo coranico nelle lingue occidentali rispecchiano i metodi e i criteri operativi scelti nell’affrontare il testo, in particolare il criterio filologico. Quest’ultimo non è il criterio più difficile. La stesura in lingua occidentale dovrebbe avvenire non solo considerando l’apparato critico-filologico, ma pure la lettura interiore della parola divina. Così, alla complessità linguistica del Corano s’accompagna anche quella strutturale del testo. Per gli esperti, ciò rappresenta il difficile rapporto tra Dio e l’uomo. Per la conoscenza del linguaggio coranico, cf. G. R<span>izzardi</span>, <em>Il linguaggio religioso dell’islâm</em></span><span>, Milano 2004, 15-25. Si consideri pure l’articolo di J.-M. G<span>audeul</span>, <em>Vers une nouvelle exégèse coranique?</em></span><span>, in <em>Chemins de Dialogue</em></span><span> 19 (2002) 49-83.</span></p>
</div>
<div id="ftn12">
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn12"></a><span> Cf. M.M. M<span>oreno</span>, <em>Introduzione</em></span><span>, in <em>Il Corano</em></span><span>, a cura di M.M. Moreno, Torino 1967, 3-16.</span></p>
</div>
<div id="ftn13">
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn13"></a><span> Così è, ad esempio, per la storia di Noè che il Corano presenta come messaggero inviato ai suoi contemporanei: egli si salva insieme ai credenti che lo hanno ascoltato. Situazione simile vive la tribù degli ‘Âd, famosi costruttori: a questa popolazione fu inviato il profeta Hûd. Gli ‘Âd non ascoltarono questo profeta e morirono a causa del vento forte (cf. 69,6-8). Si salvarono solamente le loro opere architettoniche. Si ripete lo stereotipo per la popolazione dei Talmud. A questa gente fu inviato il profeta Ṣâliḥ che restò inascoltato. Gli abitanti furono puniti con un terremoto (cf. 7,78) o da un tuono (cf. 41,17), o da un unico grido (cf. 54,31). Le storie si moltiplicano sulle vicende d’Abramo, come pure sulla città di Lot (cf. 11,77-83; 15,57.74). La punizione, nel caso di Lot, avviene mediante una tempesta di sabbia. Il profeta Su‘ayb, invece, fu inviato alla gente di Midian (cf. 11,94). Seguono i racconti di altri castighi (Mosè e il faraone, etc…).</span></p>
</div>
<div id="ftn14">
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn14"></a><span> In effetti, gli accenni del Corano a uno scritto o libro di Maometto possono riferirsi a una stesura alquanto sommaria. Un riferimento implicito allo scritto potrebbe esserci lì dove Maometto riceve il comando di ricordarsi nello scritto di Maria, d’Abramo e di altri (cf. 19,16.41.51.54.56). Sicuramente, all’inizio, Maometto e i suoi compagni conservarono nella memoria i passi rivelati, procedendo in un secondo momento a una prima stesura. Alcune parti del Corano furono scritte in epoca relativamente precoce, ma sempre con la mediazione della comunità e, quindi, d’una tradizione.</span></p>
</div>
<div id="ftn15">
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn15"></a><span> La tradizione vuole che, secondo un detto del Profeta, Gabriele recitò a Maometto il Corano in sette <em>aḥruf</em></span><span> (“lettere”). Da qui il riferimento a sette lezioni o gruppi di varianti per il Corano. È quanto segnalò lo studioso Ibn Mujâhid (839-935) nella sua opera intitolata <em>Le sette lezioni</em></span><span>, rinunciando al tentativo di assemblare in modo unitario le varianti del Corano. Questo autore identificò ben sette dotti che avrebbe composto le sette lezioni del Corano fissando per il testo le vocali. In realtà, le sette lezioni accettate da Ibn Mujâhid erano quelle usate in centri urbani molto importanti, tra cui Medina, Kûfa, Damasco, Bassora, Mecca. Il sistema delle sette lezioni, pur se confermato dai giudici sotto vari aspetti, non trovò facile accoglienza tra gli studiosi musulmani. Alcuni riconobbero altre tre lezioni successive oltre alle sette, per un totale di dieci varianti. Le sette varianti canoniche non sono state considerate più di tanto nelle edizioni coraniche occidentali.</span></p>
</div>
<div id="ftn16">
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn16"></a><span lang="EN-GB"> Cf. D. P<span>owers</span>, <em>The Exegetical Genre «nâsikh al-Qur’ân wa mansûkhuhu»</em></span><span lang="EN-GB">, in A. R<span>ippin</span> (ed.), <em>Approaches to the History of the Interpretation of the Qur’ân</em></span><span lang="EN-GB">, Oxford 1988, 117-138. Per approfondimenti, cf. R. H<span>awting - A. Shareef</span>, <em>Approaches to the Qur’ân</em></span><span lang="EN-GB">, London 1993; S. <span>Wild</span> (ed.), <em>The Qur’ân as Text</em></span><span lang="EN-GB">, Leiden 1993; F. S<span>harif</span>, <em>A Guide to the Contents of the Qur’ân</em></span><span lang="EN-GB">, Reading 1995; A. M<span>erad</span>, <em>L’Exégèse Coranique</em></span><span lang="EN-GB">, Paris 1998; M. A<span>bdel Haleem</span>, <em>Understanding the Qur’ân</em></span><span lang="EN-GB">, London 1999; A. <span>Rippin</span> (ed.), <em>The Qur’ân: Formative Interpretation</em></span><span lang="EN-GB">, Ashgate 1999; I<span>d.</span> (ed.), <em>The Qur’ân: Style and Contents</em></span><span lang="EN-GB">, Ashgate 2001; I<span>d.</span>, <em>The Qur’ân and its Interpretative Tradition</em></span><span lang="EN-GB">, Ashgate 2001; <span>I.J. Boullata</span> (ed.), <em>Literary Structure of Religious Meaning in the Qur’ân</em></span><span lang="EN-GB">, Richmond 2000; M. D<span>raz</span>, <em>Introduction to the Qur’ân</em></span><span lang="EN-GB">, London-New York 2000; N. R<span>obinson</span>, <em>Discovering the Qur’ân: a Contemporary Approach to a Veiled Text</em></span><span lang="EN-GB">, London 2003; M. C<span>ampanini</span>, <em>Il Corano e la sua interpretazione</em></span><span lang="EN-GB">, Bari-Roma 2004.</span></p>
</div>
<div id="ftn17">
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn17"></a><span lang="EN-GB"> Cf. M. T<span>âhâ</span>, <em>The Second Message of islâm</em></span><span lang="EN-GB">, New York 1987, 36-38.</span></p>
</div>
<div id="ftn18">
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn18"></a><span> Sull’analisi retorica applicata al Corano, merita attenzione lo studio e il lavoro esegetico di Michel Cuypers, apprezzato ricercatore dell’Istituto domenicano per gli studi orientali (Cairo). L’arte della composizione del testo, che ha segnato la cultura occidentale e anche l’esegesi biblica, permette d’individuare le simmetrie del testo (parallelismi, chiasmi) e di dividere il testo stesso in unità semantiche e di evidenziarne la struttura che ne orienta a sua volta l’interpretazione. Lo scopo finale di questa tecnica è la comprensione del testo. È il tentativo di superare la lettura discontinua, atomistica, frammentaria, delle sure. L’analisi retorica offre una lettura contestuale e la riduzione del livello di frammentarietà del Corano. Spesso gli esperti islamici spiegano i versetti difficili e isolati ricorrendo ad elementi esterni al testo, alle “occasioni della rivelazione” (aneddoti, detti del Profeta, fatti, leggende), veri espedienti letterari costruiti <em>post eventum</em></span><span> per spiegare le ombre del testo. Ciò permetterebbe di rivedere pure la teoria sui versetti abroganti e sui versetti abrogati. Spesso, nelle letture fondamentaliste, non si perde occasione per abrogare i versetti più antichi e più miti con quelli più recenti e più rigidi in ambito giuridico, etico o militare. Per arrivare al cuore del Corano occorre, oltre all’analisi retorica e alla contestualizzazione d’un brano, anche la lettura ipertestuale d’un versetto. Cf. l’intervista realizzata da Francesco Strazzari a fratel Michel Cuypers apparsa su <em>Il Regno-Attualità</em></span><span> 4 (2007) 96-100.</span></p>
</div>
<div id="ftn19">
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn19"></a><span> È la prospettiva seguita da O. C<span>arré</span>, <em>Mystique et politique. </em></span><span lang="EN-GB"><em>Lecture Révolutionnaire du Coran par Sayyid Qutb</em></span><span lang="EN-GB">, Paris 1984, 45-49.</span></p>
</div>
<div id="ftn20">
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn20"></a><span lang="EN-GB"> Cf. F. R<span>ahman</span>, <em>Islamic methodology in History</em></span><span lang="EN-GB">, Islamabad 1965; I<span>d</span>., <em>Islâm</em></span><span lang="EN-GB">, Chicago 1966; I<span>d</span>., <em>Major Themes of the Qur’ân</em></span><span lang="EN-GB">, Minneapolis 1980; I<span>d</span>., <em>Islâm and Modernity</em></span><span lang="EN-GB">, Chicago 1984; I<span>d</span>., <em>La religione del Corano</em></span><span lang="EN-GB">, Milano 2003.</span></p>
</div>
<div id="ftn21">
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn21"></a><span lang="EN-GB"> Cf. H. H<span>anafî</span>, <em>Religious Dialogue and Revolution</em></span><span lang="EN-GB">, Il Cairo 1977.</span></p>
</div>
<div id="ftn22">
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn22"></a><span> Cf. la critica di M. C<span>ook</span>, <em>Il Corano</em></span><span>, traduzione di A. Martini, a cura di R. Tottoli, Torino 2001, 125-148.</span></p>
</div>
<div id="ftn23">
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn23"></a><span> Cf. M. <span>‘Abduh</span>, <em>Rissalat al-Tawhid. Exposé de la religion musulmane</em></span><span>, Geuthner 1984.</span></p>
</div>
<div id="ftn24">
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn24"></a><span> I contenuti del Corano non riguardano solamente l’unicità di Dio, ma anche il giorno del giudizio, la missione del Profeta, l’etica, l’esistenza delle realtà spirituali, etc.. Per maggiori approfondimenti, cf. B. N<span>aaman - E. Scognamiglio</span>, <em>Islâm-Îmân. Verso una comprensione</em></span><span>, Padova 2009.</span></p>
</div>
<div id="ftn25">
<p class="MsoNormal"><a name="_ftn25"></a><span> Nel Corano, l’unità di Dio è segno della sua autosufficienza ed è interpretata come unità numerica. Solo successivamente, per l’influenza della filosofia, è interpretata come unità di semplicità. Da qui l’accusa di politeismo e d’idolatria rivolta ai cristiani che adorano la Trinità. Cf. O. L<span>oretz</span>, <em>L’unicità di Dio. Un modello argomentativo orientale per l’«Ascolta, Israele!»</em></span><span>, Brescia 2008, 125-128. Circa i caratteri della teologia islamica, cf. il contributo di J. J<span>omier</span>, <em>Introduction à l’islâm actuel</em></span><span>, Paris 1964; I<span>d.</span>, <em>L’islâm aux multiples aspects</em></span><span>, Kinshasa 1982; I<span>d</span>., <em>Pour coinnaître l’islâm</em></span><span>, Paris 1988; P. B<span>ranca</span>, <em>Introduzione all’islâm</em></span><span>, Cinisello Balsamo (Milano) 1995. Sempre utile il lavoro di L. G<span>ardet</span>, <em>L’islâm, religion et communauté</em></span><span>, Paris 1967.</span></p>
<p class="MsoFootnoteText"><span> </span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; "><span> </span></p>
</div>
</div>
<p><!--EndFragment--></p>
<p><br class="spacer_" /></p>

	Tags: <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/amore/" title="amore" rel="tag">amore</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/arabo/" title="arabo" rel="tag">arabo</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/cattolico/" title="cattolico" rel="tag">cattolico</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/chiesa/" title="chiesa" rel="tag">chiesa</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/conversione/" title="conversione" rel="tag">conversione</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/dialogo/" title="dialogo" rel="tag">dialogo</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/fedelta/" title="fedeltà" rel="tag">fedeltà</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/guerra/" title="guerra" rel="tag">guerra</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/islam/" title="islam" rel="tag">islam</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/missione/" title="missione" rel="tag">missione</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/muslim/" title="muslim" rel="tag">muslim</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/pace/" title="pace" rel="tag">pace</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/preghiera/" title="preghiera" rel="tag">preghiera</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/sufismo/" title="sufismo" rel="tag">sufismo</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/teologia/" title="teologia" rel="tag">teologia</a><br />
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudifrancescani.it/site/2009/10/il-sacro-testo-del-corano-storia-esegesi-e-teologia/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Il Papa Benedetto XVI nomina P Edoardo Scognamiglio suo consultore del Pontificio Consiglio per la Famiglia</title>
		<link>http://www.centrostudifrancescani.it/site/2009/10/il-papa-nomina-p-edoardo-scognamiglio-consultore-il-pontificio-consiglio-per-la-famiglia/</link>
		<comments>http://www.centrostudifrancescani.it/site/2009/10/il-papa-nomina-p-edoardo-scognamiglio-consultore-il-pontificio-consiglio-per-la-famiglia/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 16:18:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News &amp; Eventi]]></category>

		<category><![CDATA[amicizia]]></category>

		<category><![CDATA[consiglio]]></category>

		<category><![CDATA[consultore]]></category>

		<category><![CDATA[diritto]]></category>

		<category><![CDATA[famiglia]]></category>

		<category><![CDATA[genitori]]></category>

		<category><![CDATA[nomina]]></category>

		<category><![CDATA[osservatore romano]]></category>

		<category><![CDATA[papa]]></category>

		<category><![CDATA[pontificio]]></category>

		<category><![CDATA[scienza]]></category>

		<category><![CDATA[scrittura]]></category>

		<category><![CDATA[sostegno]]></category>

		<category><![CDATA[umano]]></category>

		<category><![CDATA[vaticano]]></category>

		<category><![CDATA[verità]]></category>

		<category><![CDATA[vita]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudifrancescani.it/site/?p=581</guid>
		<description><![CDATA[ 
Gentili amici e colleghi del Centro Studi,
facciamo gli auguri al nostro Presidente, padre Edoardo Scognamiglio, che è stato nominato personalmente dal papa Benedetto XVI come suo consultore per il Pontificio Consiglio della Famiglia. 
La notizia è apparsa sull&#8217;Osservatore Romano e anche su Zenith.
Il Signore lo sostenga in questo nuovo servizio e lo renda - sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Gentili amici e colleghi del Centro Studi,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">facciamo gli auguri al nostro Presidente, padre Edoardo Scognamiglio, </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">che è stato nominato personalmente dal papa Benedetto XVI come suo consultore </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">per il Pontificio Consiglio della Famiglia. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">La notizia è apparsa sull&#8217;Osservatore Romano e anche su Zenith.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Il Signore lo sostenga in questo nuovo servizio e lo renda - sempre - per noi, per la Chiesa e per il mondo, un segno di luce e uno strumento di pace e di verità.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Buona giornata.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Prof. Boutros Naaman,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Vice-Presidente del Centro Studi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><strong><span style="font-family: arial black,avant garde;"><a title="NOMINA PAPALE DI P EDOARDO SCOGNAMIGLIO" href="http://www.zenit.org/article-19673?l=italian" target="_blank">INFO</a></span></strong></span></p>
<p><a href="http://www.zenit.org/article-19673?l=italian"></a></p>

	Tags: <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/amicizia/" title="amicizia" rel="tag">amicizia</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/consiglio/" title="consiglio" rel="tag">consiglio</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/consultore/" title="consultore" rel="tag">consultore</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/diritto/" title="diritto" rel="tag">diritto</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/famiglia/" title="famiglia" rel="tag">famiglia</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/genitori/" title="genitori" rel="tag">genitori</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/nomina/" title="nomina" rel="tag">nomina</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/osservatore-romano/" title="osservatore romano" rel="tag">osservatore romano</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/papa/" title="papa" rel="tag">papa</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/pontificio/" title="pontificio" rel="tag">pontificio</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/scienza/" title="scienza" rel="tag">scienza</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/scrittura/" title="scrittura" rel="tag">scrittura</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/sostegno/" title="sostegno" rel="tag">sostegno</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/umano/" title="umano" rel="tag">umano</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/vaticano/" title="vaticano" rel="tag">vaticano</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/verita/" title="verità" rel="tag">verità</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/vita/" title="vita" rel="tag">vita</a><br />
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudifrancescani.it/site/2009/10/il-papa-nomina-p-edoardo-scognamiglio-consultore-il-pontificio-consiglio-per-la-famiglia/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Morire per salvare la vita</title>
		<link>http://www.centrostudifrancescani.it/site/2009/09/morire-per-salvare-la-vita/</link>
		<comments>http://www.centrostudifrancescani.it/site/2009/09/morire-per-salvare-la-vita/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 07:20:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News &amp; Eventi]]></category>

		<category><![CDATA[amore]]></category>

		<category><![CDATA[arte]]></category>

		<category><![CDATA[assisi]]></category>

		<category><![CDATA[bene]]></category>

		<category><![CDATA[carcere]]></category>

		<category><![CDATA[credere]]></category>

		<category><![CDATA[donare]]></category>

		<category><![CDATA[fede]]></category>

		<category><![CDATA[figlio]]></category>

		<category><![CDATA[frati]]></category>

		<category><![CDATA[germania]]></category>

		<category><![CDATA[guerra]]></category>

		<category><![CDATA[immacolata]]></category>

		<category><![CDATA[kolbe]]></category>

		<category><![CDATA[male]]></category>

		<category><![CDATA[maria]]></category>

		<category><![CDATA[massimiliano]]></category>

		<category><![CDATA[messaggio]]></category>

		<category><![CDATA[milizia]]></category>

		<category><![CDATA[morte]]></category>

		<category><![CDATA[niepokalanow]]></category>

		<category><![CDATA[nietzsche]]></category>

		<category><![CDATA[pietà]]></category>

		<category><![CDATA[prigioniero]]></category>

		<category><![CDATA[rischio]]></category>

		<category><![CDATA[salvare]]></category>

		<category><![CDATA[senso]]></category>

		<category><![CDATA[vita]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudifrancescani.it/site/?p=574</guid>
		<description><![CDATA[Morire per salvare la vita
La testimonianza di san Massimiliano Maria Kolbe
 
La testimonianza di fede e di amore di fra Massimiliano Maria Kolbe, figlio di quell’incerta Europa – che si andava formando tra la crisi del colonialismo occidentale e le pretese totalitaristiche del socialismo sovietico –, ci viene consegnata in quell’intermezzo epocale che segnò il passaggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: center; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;" align="center"><span style="text-transform: uppercase; font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: large;"><strong>Morire per salvare la vita</strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;" align="center"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: medium;">La testimonianza di san Massimiliano Maria Kolbe</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;" align="center"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">La testimonianza di fede e di amore di fra Massimiliano Maria Kolbe, figlio di quell’incerta Europa – che si andava formando tra la crisi del colonialismo occidentale e le pretese totalitaristiche del socialismo sovietico –, ci viene consegnata in quell’intermezzo epocale che segnò il passaggio tra l’Ottocento, il tempo romantico e modernista, e gli inizi del secolo breve, il Novecento, che raccoglie i cent’anni più violenti della storia dell’umanità per lo scoppio di ben due guerre mondiali. Ai conflitti bellici del XX secolo si aggiungono le crisi economiche e le depressioni finanziarie che precorsero di molto il <em style="mso-bidi-font-style: normal;">boom</em> degli anni settanta. Il contesto ecclesiale in cui si formò Raimondo Kolbe fu principalmente quello che venne molto prima del Concilio Ecumenico Vaticano II: l’immagine della Chiesa cattolica come <em style="mso-bidi-font-style: normal;">societas perfecta</em> fu dominante; l’impegno dei cristiani, in special modo della gerarchia e dei teologi, fu strettamente apologetico, con l’intento di smascherare ogni forma di modernismo e di liberalismo. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Proviamo, però, a riflettere sul percorso di santità di Massimiliano Maria Kolbe, frate minore conventuale della provincia religiosa polacca, accogliendo la provocazione di una giovane scrittrice francese, Muriel Barbery – nostra contemporanea –, docente di filosofia.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">L’eleganza del riccio</span></em><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"> è il titolo del suo secondo romanzo: in poco tempo ha scalato le classifiche, arrivando al primo posto e vincendo numerosi premi<a style="mso-footnote-id: ftn1;" name="_ftnref1" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn1"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[1]</span></span></span></span></span></span></a>. Uno dei primi personaggi che appaiono nel romanzo, la giovane borghese Paloma, quasi istigata dalle ideologie del capitalismo e del potere economico, nonché dalla sofferenza e dal male nel mondo, e dalla superficialità con cui vivono i suoi familiari, nel suo pensiero profondo n. 1, decide di togliersi la vita: perché neanche l’arte riesce a compensare quell’inquietudine dell’esistenza che ci porta a cercare il significato di ciò che siamo o almeno a risvegliare le coscienze. La banalità della vita sembra essere – alla luce del male nel mondo – il <em style="mso-bidi-font-style: normal;">leit motiv </em>di questo romanzo. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Paloma riassume così il suo punto di vista: </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">«I bambini credono ai discorsi dei grandi e, una volta grandi, si vendicano ingannando a loro volta i figli. “La vita ha un senso e sono gli adulti a custodirlo” è la bugia universale cui tutti sono costretti a credere. Da adulti, quando capiamo che non è vero, ormai è troppo tardi. Il mistero rimane, ma tutta l’energia disponibile è andata da tempo sprecata in stupide attività. Non resta che cercare di anestetizzarsi, nascondendo il fatto che non riusciamo a dare un senso alla nostra vita e ingannando i nostri figli per cercare di convincere meglio noi stessi […]. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">La gente crede di inseguire le stelle e finisce come un pesce rosso in una boccia. Mi chiedo se non sarebbe più semplice insegnare fin da subito ai bambini che la vita è assurda. Questo toglierebbe all’infanzia alcuni momenti felici, ma farebbe guadagnare un bel po’ di tempo all’adulto […]. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">In fondo siamo programmati per credere a ciò che non esiste, perché siamo esseri viventi e non vogliamo soffrire. Allora cerchiamo con tutte le forze di convincerci che esistono cose per cui vale la pena vivere e che per questo la vita ha un senso […]. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">Gli adulti hanno un rapporto isterico con la morte, diventa un affare di stato, fanno un sacco di storie, e dire invece che è l’evento più banale del mondo […]. Morire deve essere un passaggio delicato, una morbida ascesa verso il riposo […]. A cosa serve morire se non a evitare la sofferenza? […]. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">L’importante non è morire, né a che età si muore, l’importante è quello che si fa al momento di morire»<a style="mso-footnote-id: ftn2;" name="_ftnref2" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn2"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[2]</span></span></span></span></span></span></a>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Più avanti, l’inquieta ricercatrice di senso, ancora scrive:</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">«Tolti l’amore, l’amicizia e la bellezza dell’arte, non c’è molto altro di cui la vita umana si possa nutrire. Sono ancora troppo giovane per ambire veramente all’amore e all’amicizia. Ma l’arte… se avessi dovuto vivere, per me sarebbe stata tutto»<a style="mso-footnote-id: ftn3;" name="_ftnref3" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn3"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #800080;">[3]</span></span></span></span></span></span></a>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Per “arte”, Paloma intende «la bellezza del mondo», ciò che «può elevarci nel flusso della vita»</span><a style="mso-footnote-id: ftn4;" name="_ftnref4" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn4"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[4]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">. Così, il simpatico e ironico romanzo, affrontando temi impegnativi come il “perché della vita”, la “banalità dell’esistenza”, attraverso un doppio diario – uno per il corpo e l’altro per l’anima – apre il lettore a nuovi orizzonti, invitandolo a mettersi in discussione, a reagire innanzi agli stereotipi della vita borghese e di una visione del mondo quietista e frantumata nelle maglie dell’io e dei nostri solipsismi.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Qual è il possibile legame tra i personaggi di questo romanzo francese e san Massimiliano Maria Kolbe? Beh, più di uno!</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">1. L’arte della vita</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Innanzitutto, se è vero, come dice l’irrequieta Paloma, che <em style="mso-bidi-font-style: normal;">l’importante non è morire, né a che età si muore, l’importante è quello che si fa al momento di morire</em>, allora il giovane padre Kolbe, vissuto appena 47 anni (perché nato l’8 gennaio del 1894 a Zdunska Wola, nel distretto di Sieradz, e morto ad Auschwitz il 14 agosto del 1941, con un’iniezione di acido velenoso al braccio sinistro), ha dato senso a tutta la sua breve esistenza vivendo per gli altri, assicurandosi non di salvare la vita, ma di non tradire l’Amore, facendo del dono di sé l’arte della vita. Egli sembra dirci, ancora oggi, che amare è donare la vita; perché l’amore non è il possesso geloso dell’altro – né la cattura lacerante dell’amato – ma la consumazione di quello che si è</span><a style="mso-footnote-id: ftn5;" name="_ftnref5" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn5"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[5]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">La nostra vita – che ci piaccia o no, che lo sappiamo o no – è un’opera d’arte. Per viverla come esige l’arte della vita dobbiamo – come qualsiasi artista – porci delle sfide difficili (almeno nel momento in cui ce le poniamo) da contrastare a distanza ravvicinata. La sfida più grande, per san Massimiliano Maria Kolbe, è stata quella della santità o anche l’arte di amare. Egli ha tentato l’impossibile pur di sfuggire a quell’incertezza che non solo costituisce l’habitat naturale della vita umana, ma soprattutto la condizione drammatica degli esseri umani del Novecento e poi la situazione paradossale dei nostri giorni, noi che siamo gli abitanti planetari del Terzo Millennio. Scrive in proposito il sociologo Bauman:</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">«Dobbiamo <em style="mso-bidi-font-style: normal;">tentare l’impossibile</em>. E possiamo solo sperare – senza poterci basare su previsioni affidabili e tanto meno certe – di riuscire prima o poi, con uno sforzo lungo e lancinante, a eguagliare quegli standard e a raggiungere quegli obiettivi, dimostrandoci così all’altezza della sfida. L’incertezza è l’habitat naturale della vita umana, sebbene la speranza di sfuggire ad essa sia il motore delle attività umane. Sfuggire all’incertezza<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>è un ingrediente fondamentale, o almeno il tacito presupposto, di qualsiasi immagine composita della felicità. È per questo che una felicità “autentica, adeguata e totale” sembra rimanere costantemente a una certa distanza da noi: come un orizzonte che, come tutti gli orizzonti, si allontana ogni volta che cerchiamo di avvicinarci a esso»<a style="mso-footnote-id: ftn6;" name="_ftnref6" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn6"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[6]</span></span></span></span></span></span></a>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Guardando allo spettro delle due guerre mondiali, all’Olocausto, alla morte infame nei lager nazisti, l’umile storia di padre Kolbe sembra denunciare una grande verità, un’ideologia che è stata sconfitta dalla stessa morte del pensiero totalitario: l’uomo superiore di Nietzsche è destinato a finire come la maggior parte di noi comuni mortali. Il messaggio di Nietsche, indipendentemente e forse contro le intenzioni del suo autore, si può dunque interpretare come un avvertimento:</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">«Sebbene il destino dell’uomo sia l’affermazione di sé, e sebbene per realizzare tale destino occorra una padronanza di sé realmente <em style="mso-bidi-font-style: normal;">sovra</em>-umana e cercare, chiamare a raccolta e impiegare una forza veramente sovraumana (rendendo così giustizia al proprio potenziale <em style="mso-bidi-font-style: normal;">umano</em>) il “progetto Superuomo” porta con sé fin dall’inizio i semi della sua sconfitta. Forse inevitabilmente»<a style="mso-footnote-id: ftn7;" name="_ftnref7" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn7"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[7]</span></span></span></span></span></span></a>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Kolbe è uno dei segni, nel Novecento, di questa sconfitta. Non è il super eroe di turno, né un eroe occasionale, per caso, ma un testimone dell’amore di Dio nel groviglio della storia dell’uomo e delle vicende del Male del nostro tempo. Egli ci ha fatto comprendere che la forza e il potere non conducono alla felicità, né alla sicurezza e alla sazietà, ma a un’ansia crescente, fino alla morte dell’uomo</span><a style="mso-footnote-id: ftn8;" name="_ftnref8" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn8"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[8]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">La felicità, la gioia di vivere, è per san Massimiliano una cosa buona: ma non la si trova senza Dio, in quella totale emancipazione che il modernismo e il liberalismo hanno predicato senza tregua, fino al nichilismo di qualsiasi valore</span><a style="mso-footnote-id: ftn9;" name="_ftnref9" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn9"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[9]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">. Kolbe sembra dirci che il desiderio della felicità è inseparabile dall’esistenza umana e dalla ricerca di Dio. Così, l’apparente impossibilità di appagamento e soddisfazione piena e indiscussa dell’uomo esige un’esistenza teologale, ove Dio diviene l’orizzonte di senso di qualsiasi agire e pensare. Infatti, Kolbe si domanda:</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">«Talvolta la vita è tanto dura! Sembra che non esista più alcuna via d’uscita. Non si fora un muro con la testa. La situazione è triste, dura, terribile, e disperata.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">Ma perché? Ma è proprio così terribile vivere in questo mondo? Forse che Dio non sa tutto? Forse che egli non è onnipotente? Forse che non sono nelle sue mani tutte le leggi della natura e perfino tutti i cuori degli uomini? Può forse capitare qualcosa nell’universo senza che egli lo permetta? E se è lui che lo permette, può forse permettere qualcosa che non sia in vita del nostro bene, di un maggior bene, del più grande bene possibile?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">Anche nel caso che per un breve istante noi ricevessimo un’intelligenza infinita e riuscissimo a comprendere tutte le cause e gli effetti, non sceglieremmo per noi stessi nulla di diverso da quello che Dio permette, poiché, essendo infinitamente sapiente, egli conosce perfettamente quel che è meglio per la nostra anima; inoltre, essendo infinitamente buono, vuole e permette solo ciò che ci serve per la maggior felicità nostra in paradiso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">Perché, allora, talvolta siamo tanto abbattuti? […]. Che dobbiamo fare, dunque?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">Confidare in Dio […]. Ma confidiamo senza limiti»<a style="mso-footnote-id: ftn10;" name="_ftnref10" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn10"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[10]</span></span></span></span></span></span></a>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">2. Un ricercatore di senso, di Dio</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Dinanzi al mistero della vita, all’angoscia dell’esistenza, padre Kolbe non si è accontentato di risposte preconfezionate, né si è lasciato vivere dalle ideologie del suo tempo: il potere, l’imperialismo, la scienza, la tecnica. Egli è stato un ricercatore di senso, un pellegrino dell’Assoluto, di quel Mistero che abita nei luoghi più reconditi dell’anima e del corpo, del nostro cuore e della mente, dello spirito. Così, la fede in Dio-Trinità l’ha vissuta come abbandono, consegna fiduciosa, come rischio, e non quale rassicurante certezza. Nessuna ideologia l’ha paralizzato nella sua terra natìa, la Polonia. Egli si è messo in cammino, nel groviglio della storia mondiale, alla ricerca del perché della sua esistenza. Da qui l’incontro con il Poverello d’Assisi, con la Vergine Maria, la chiamata al sacerdozio, alla missione, all’apostolato… Le culture e le tradizioni religiose di altri popoli lo affascinavano, perché gli permettevano di ritrovare i semi del Verbo, i segni di Dio, di quella verità che si è consegnata in Cristo per mezzo del sì di Maria.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Padre Kolbe non si è ingannato: è riuscito a dare un senso alla sua vita. Cristo, l’Immacolata, la Chiesa, i poveri, i prigionieri, i non credenti, erano al centro dei suoi pensieri, del suo amore, del suo agire ed esistere</span><a style="mso-footnote-id: ftn11;" name="_ftnref11" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn11"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[11]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">. La pietà e la compassione per i deboli non l’hanno reso come l’<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Übermensch</em> di Nietsche che vedeva nell’umiltà e nella solidarietà verso il prossimo due grandi pericoli per la propria felicità, una sorta di debolezza, un attentato alla libertà e alle conquiste dell’uomo superiore</span><a style="mso-footnote-id: ftn12;" name="_ftnref12" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn12"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[12]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Consegnando la sua vita nelle mani dei carnefici nazisti al posto di un papà di famiglia (Francesco Gajowniczek), il fraticello Massimiliano Kolbe ha dimostrato che la vita non è assurda quando è segnata dall’amore. Illogico o irrazionale è l’egoismo. Insensato è ogni atto di violenza. Dissennato è il pensiero della morte. Paradossale è la guerra, l’odio, l’inimicizia. Per cui ognuno di noi ha diritto alla felicità, alla gioia, a scoprire il senso della vita. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Si può rispondere al male con il bene, vincere l’odio con l’amore, il perdono</span><a style="mso-footnote-id: ftn13;" name="_ftnref13" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn13"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[13]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">. Alla domanda: “Perché mi trovo qui?”, Kolbe non ha risposto come M. Heidegger – “Siamo gettati nel mondo verso la morte!”</span><a style="mso-footnote-id: ftn14;" name="_ftnref14" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn14"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[14]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: small;"> –, ma, ponendo lo sguardo oltre i muri spinati di Auschwitz, e lasciandosi pure attraversare dalla puzza della morte che proveniva dei forni crematori, ha ripetuto e fatte proprie le parole di Gesù: </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">«Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà» (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Mc</em> 8,34-35). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Come il <strong><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-weight: normal; mso-bidi-font-weight: bold;">«il Signore venne abbandonato alla volontà dei crocifissori»</span></strong></span><a style="mso-footnote-id: ftn15;" name="_ftnref15" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn15"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-bidi-font-weight: bold;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-bidi-font-weight: bold;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[15]</span></span></span></span></span></span></span></a><strong><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-weight: normal; mso-bidi-font-weight: bold;"><span style="font-size: small;">, così san Massimiliano fu consegnato alla fermezza cinica della <em style="mso-bidi-font-style: normal;">gestapo</em> e sepolto vivo nel bunker sotterraneo del blocco 13 con il numero di matricola 16.670. Uno tra le tante vittime innocenti. Un numero qualsiasi. </span></span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-weight: normal; mso-bidi-font-weight: bold;"><span style="font-size: small;">No! San Massimiliano non è un eroe per caso, ma uno che ha sentito sul serio, in profondità, la responsabilità verso gli altri, divenendo solidale con chi era nell’inferno. Egli viene a dirci, oggi, che non c’è più posto per l’uomo superiore che considera la debolezza un peccato e la pietà una virtù meschina. Vivendo per gli altri, per Gesù, per l’Immacolata, Kolbe ha dimostrato che la ricerca di senso conduce alla responsabilità per l’Altro, fino a divenire struttura essenziale, primaria, fondamentale della soggettività. È come se dicesse, con E. Lévinas, “io sono in quanto sono per altri”</span></span></strong><a style="mso-footnote-id: ftn16;" name="_ftnref16" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn16"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; mso-bidi-font-weight: bold;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-bidi-font-weight: bold;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[16]</span></span></span></span></span></span></span></a><strong><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-weight: normal; mso-bidi-font-weight: bold;"><span style="font-size: small;">. O, anche: “amo, dunque sono per gli altri”.</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-weight: normal; mso-bidi-font-weight: bold;"><span style="font-size: small;"> </span></span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">3. La banalità del Male</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-weight: normal; mso-bidi-font-weight: bold;"><span style="font-size: small;"> </span></span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><strong><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-weight: normal; mso-bidi-font-weight: bold;">Se è vero, poi, come racconta Paloma, che la morte è </span></strong><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">l’evento più banale del mondo</span></em><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"> e che il<em style="mso-bidi-font-style: normal;"> morire deve essere un passaggio delicato</em>, ciò non può avvenire quando la disperazione attanaglia il cuore di tanti prigionieri e la paura sembra prendere il sopravvento in chi sa di diventare cenere nei forni crematori. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">È la banalità della morte a rendere tragica la vita! È la banalità del Male a toglierci il respiro, la gioia di vivere. Non è mai banale morire. È banale vivere senza un motivo, uno scopo. Ed è banale morire quando gli altri lo hanno deciso per noi. Il morire, poi, può diventare un passaggio delicato solamente se la fede nel Cristo crocifisso e risorto ci orienta alla pasqua, alla risurrezione della carne, alla pienezza dell’esistenza. Allora sì che la morte ci apparirà come passaggio, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">dormitio</em>, trasformazione, compimento, riposo, e non fine tragica, caduta nel vuoto e nel nulla! </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">La morte non è liberazione dal Male: ma riposo in Dio, un essere nascosto con Cristo in Dio (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Col</em> 3,1-5). La banalità della morte e della vita la si supera solamente quando noi ci offriamo per amore, nel momento in cui il male non è solo subìto, ma preso tra le mani e offerto a Dio per il bene del mondo! Bella e scandalosa, in proposito, la testimonianza che padre Kolbe ci offre nella lettera indirizzata, da Niepokalanóv (9 gennaio 1941), a frate Rocco Frejlich che si trovava a Nagasaki:</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">«Caro Figlio! </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">Se in questo mondo non ci fossero le croci, non ci sarebbe di che meritarsi il paradiso. Le croci, sia interiori che esterne, sono indispensabili.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">L’essenza dell’amore scambievole non consiste nel fatto che nessuno ci rechi dispiaceri – il che è impossibile tra gli uomini – ma che impariamo a perdonarci l’un l’altro in modo sempre più perfetto, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">immediatamente </em>e <em style="mso-bidi-font-style: normal;">completamente</em>. Allora reciteremo con grande fiducia l’invocazione contenuta nel “Padre nostro”: “e rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori! [<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Mt</em> 6,12]. Sarebbe un vero guaio se non avessimo nulla o ben poco da perdonare agli altri.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">Confidiamo, dunque, nella Divina Provvidenza, nella volontà dell’Immacolata e rimaniamo certi che Dio permette ogni cosa in vista di un bene maggiore.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">Solo l’obbedienza soprannaturale si perfezioni in noi sempre di più: allora la pace e la felicità si approfondiranno.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">La sorgente della felicità e della pace non sta fuori, ma dentro di noi. Sappiamo trarre profitto da ogni cosa per esercitare la nostra anima nella pazienza, nell’umiltà, nell’obbedienza, nella povertà e nelle altre virtù della vita religiosa, e le croci non saranno più tanto pesanti. Del resto, noi proclamiamo che attraverso l’Immacolata possiamo tutto: dimostriamolo, quindi, con i fatti. Poniamo a lei la nostra fiducia, preghiamo e andiamo avanti nella vita con tranquillità e serenità»<a style="mso-footnote-id: ftn17;" name="_ftnref17" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn17"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[17]</span></span></span></span></span></span></a>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">La guerra al Male, una lotta implacabile e incessante, nonché vittoriosa, san Massimiliano l’ha vissuta consegnandosi totalmente all’Immacolata.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">«Guardandoci attorno e vedendo dappertutto tanto male, noi vorremmo sinceramente […], porre un riparo a questo male […]. Quando […] debelleremo nel modo più rapido e più perfetto il male nel mondo intero? Quando ci lasceremo guidare da lei nella maniera più perfetta»<a style="mso-footnote-id: ftn18;" name="_ftnref18" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn18"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[18]</span></span></span></span></span></span></a>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">4. Il senso della bellezza</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">L’amore, l’amicizia e la bellezza di cui padre Kolbe si è nutrito trovano nell’Immacolata il loro centro. L’arte come <em style="mso-bidi-font-style: normal;">bellezza del mondo</em> e come ciò che <em style="mso-bidi-font-style: normal;">può elevarci nel flusso della vita </em>– quale forma gratuita dell’esistere – Kolbe l’ha contemplata nel volto di Maria, la Madre del Signore. L’Immacolata è la forma dello Spirito, l’arte di Dio. Di lei scriverà: </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">«L’Immacolata è di Dio. È perfettamente di Dio […]. E noi poi siamo suoi, dell’Immacolata, illimitatamente suoi, perfettissimamente suoi, siamo quasi essa stessa […]. Vogliamo essere fino a quel punto dell’Immacolata che non soltanto non rimanga niente in noi che non sia di essa, ma che diventiamo quasi annientati in essa, cambiati in essa»<a style="mso-footnote-id: ftn19;" name="_ftnref19" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn19"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[19]</span></span></span></span></span></span></a>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Da Maria, padre Kolbe apprenderà l’etica del dono, la volontà di dare gratuitamente, di non trattenere niente per sé, secondo l’economia dello Spirito Santo. Maria è quello spazio umano che Dio si è scelto in Cristo, per mezzo dell’azione dello Spirito, affinché l’amore fosse donato e restituito in piena misura, senza resistenze. L’Immacolata è colei che fa l’esperienza di essere abitata dall’altro, di essere posseduta da altre persone: </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">«Fin dall’eternità […] Dio aveva previsto una creatura che in nessuna cosa, nemmeno la più piccola, si sarebbe allontanata da lui, che non avrebbe dissipato nessuna grazia, che non si sarebbe appropriata di nessuna cosa ricevuta da lui. Fin dal primo istante della sua esistenza il Datore delle grazie, lo Spirito Santo, stabilì la propria dimora nella sua anima, ne prese altresì possesso assoluto e la compenetrò»<a style="mso-footnote-id: ftn20;" name="_ftnref20" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn20"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[20]</span></span></span></span></span></span></a>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">San Massimiliano, il folle dell’Immacolata, è vissuto completamente e totalmente per la Vergine santissima: in lei ha ritrovato il Cristo e le miserie della gente, di ogni uomo. L’Immacolata è «il nostro ideale»</span><a style="mso-footnote-id: ftn21;" name="_ftnref21" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn21"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[21]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">5. Solo l’Amore crea</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">La reticenza per una certa indolenza dell’esistenza e del mal di vivere, ben testimoniata nel diario di Paloma, è superata da san Massimiliano Kolbe, esploratore di nuovi mondi – perché apostolo in Giappone, in Oriente, in Europa –, attraverso la sua ansia missionaria. Egli ha sempre creduto che «la vita è un cammino verso il paradiso», e che «l’Amore è tutto. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Deus caritas est</em>». Affermava spesso: </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">«Ama i nemici che ti procurano dispiacere… I fratelli che ci crocifiggono sono un tesoro: amali! Essere crocifisso per amore del Crocifisso è l’unica felicità sulla terra»<a style="mso-footnote-id: ftn22;" name="_ftnref22" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn22"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[22]</span></span></span></span></span></span></a>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">Essere crocifisso per amore del Crocifisso</span></em><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">! È tutta qui la testimonianza di vita di Raimondo Kolbe. Fu molto semplice il suo programma di santità: <em style="mso-bidi-font-style: normal;">A Gesù per Maria</em>. Il suo gracile corpo venne bruciato in uno di quei maledetti forni crematori del campo di concentramento di Auschwitz. La sua cenere si unì a quella di ebrei, ortodossi, luterani, atei, musulmani, pagani. Il suo “corpo arso” divenne una forma concreta di amore e di dialogo: di tenerezza per gli ultimi, gli abbandonati; di comunicazione con i disperati, i nemici, i cattivi, gli anticristi.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">No, padre Kolbe non fu un eroe per caso. Di lui, molti cristiani ricordano solamente il gesto eroico dell’offerta nel famigerato bunker di morte. Questa morte fu preparata attraverso un vissuto d’amore, di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Agape</em>. L’Amore rinchiude una grande forza creativa, anche lì dove sembra non esserci più alcuna speranza. L’<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Agape</em> ci rende persona, esseri umani, viventi, liberi, gioiosi, felici, lì dove sovrabbonda la morte e il morire, il dolore ingiusto, la sofferenza degli innocenti, la violenza. L’Amore ci fa compatire, provare la compassione, cioè vivere la miseria degli altri sulla propria pelle, portare addosso la stessa puzza della morte e l’orrore della fame e della nudità che Cristo provò e ancora prova nei derelitti dell’umanità e della nostra storia.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Qual è la lezione di vita che ci viene da quest’uomo, che Giovanni Paolo II proclamò martire della carità (il 10 ottobre del 1982) e patrono del nostro difficile secolo? Il messaggio che san Massimiliano ci lascia è chiaro: «L’odio non è forza creatrice. Solo l’Amore crea». Possiamo aggiungere, con le oramai parole famose di Hans Urs von Balthasar, «solo l’Amore è credibile», anzi, «solo l’Amore ci rende credibili, veri». L’Amore – il dono della vita per gli altri – è il caso serio della vita, il segreto della nostra felicità</span><a style="mso-footnote-id: ftn23;" name="_ftnref23" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn23"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[23]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">. Solamente l’Amore è degno della fede</span><a style="mso-footnote-id: ftn24;" name="_ftnref24" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn24"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[24]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">. L’Amore dà la vita facendo nascere. Per Kolbe, se è l’Amore a far nascere, allora il dono dell’origine – della vita – non è mai un abbandono. Qualunque sia per noi la nostra origine, non possiamo pensare il nostro esistere come un essere gettati o come una decadenza. L’Amore ci orienta, ci sostiene, ci personalizza. È la relazione con l’origine – l’Amore – che ci fa essere e ci fa vivere nella tensione, attraversando il male e la morte, in un’eccedenza di senso</span><a style="mso-footnote-id: ftn25;" name="_ftnref25" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn25"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[25]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Alla luce dell’Amore ricevuto e donato, possiamo così sintetizzare il percorso della sua vita.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">a</span></em><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">) <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Per Amore, solo per Amore</em>, ancora giovinetto – a ventitrè anni –, nel lontano 1917, padre Kolbe, studente a Roma, sostenuto da sei compagni, fondò la Milizia dell’Immacolata, un movimento ecclesiale di spiritualità e di apostolato per la difesa della Chiesa cattolica e la conversione dei suoi nemici. La Milizia dell’Immacolata fu per lui una nuova visione del mondo! </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Nel 1917, la massoneria celebrò il secondo centenario della Grande Loggia d’Inghilterra. A Roma si organizzò – come avviene anche oggi per altre occasioni – un corteo blasfemo che, dopo aver sfilato per le vie della città, si concluse in piazza san Pietro sventolando sotto le finestre del papa un vessillo nero con l’effige di san Michele arcangelo sotto i piedi di Lucifero e con striscioni inneggianti a Satana. In particolare, una scritta recitava: “Satana regnerà in Vaticano e il papa lo servirà in veste di guardia svizzera”</span><a style="mso-footnote-id: ftn26;" name="_ftnref26" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn26"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[26]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">. Il 1917 fu l’anno delle apparizioni della Vergine a Fatima, con i materni richiami alla conversione, nonché l’anno dell’avvento al potere dei bolscevichi in Russia che, se da un lato rivendicarono i giusti diritti delle classi povere, dall’altro si macchiarono di efferati delitti.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">b</span></em><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">) Nel 1919, fra Massimiliano Kolbe, ordinato sacerdote e rientrato in Polonia, nonostante le sue fragili condizioni di salute – gli fu asportato un polmone – fu sospinto dall’Amore a donare con generosità tutto di se stesso: fondò circoli della Milizia ovunque, insegnò storia ecclesiastica a Cracovia (nel seminario teologico); attese alle confessioni, all’apostolato spicciolo, tenendo conferenze ovunque. Si ammalò gravemente e fu più volte ospitato convalescente in sanatorio.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">c</span></em><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">) Nell’ottobre del 1922, in piena crisi economica e finanziaria, padre Kolbe fondò il <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Cavaliere dell’Immacolata</em>. Si trattò d’una modesta rivista ricca, però, di contenuti catechetici. Padre Kolbe, infatti, sentì il bisogno di evangelizzare il mondo e la società attraverso la carta stampa, i giornali, le riviste. Il <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Cavaliere dell’Immacolata</em> aumentò nella tiratura. Così, padre Kolbe rilevò una vecchia tipografia e s’improvvisò giornalista e tipografo, attirando a se moltissimi giovani e volontari dell’apostolato. Oggi la via dell’evangelizzazione attraverso i mass-media ha delle proprie metodologie e degli obiettivi ben chiari. Kolbe fu un vero pioniere: comprese che la comunicazione sarebbe stata la via del futuro per la comunione tra i popoli e le nazioni.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">d</span></em><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">) Nell’autunno del 1927, a Niepokalanów, con il permesso dei superiori, Kolbe fondò la città-convento dedicata all’Immacolata. Questa, costruita con materiale poverissimo, ma concepita e realizzata per una numerosa comunità religiosa, nel 1939 ospitò circa mille religiosi e fu dotata di tutte le officine e i reparti indispensabili per l’apostolato dei mezzi di comunicazione sociale, di un’attrezzata infermeria, di un reparto di vigili del fuoco, della panetteria, della sartoria, di centrale elettrica e altro ancora. La stampa divenne il mezzo privilegiato per l’apostolato. Nel 1937, il <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Cavaliere dell’Immacolata</em> raggiunse la tiratura di ben 750.000 copie. Poi nacquero altri mensili: il <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Piccolo Cavaliere</em> (180.000 copie), il <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Miles Immaculatae</em> (10.000 copie), l’<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Informatore M.I.</em> (42.000 copie), il quotidiano <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Piccolo giornale</em> (130.000 copie).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-size: small;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">e</span></em><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">) Nei primi mesi del 1930, quando furono trascorsi appena due anni dalla fondazione di Niepokalanów, san Massimiliano si recò a Roma per chiedere l’autorizzazione di <em>Propaganda Fide </em>e dei superiori dell’Ordine affinché si aprisse una missione della Milizia dell’Immacolata nell’estremo Oriente. Inizialmente, la destinazione non fu specificata; dopo vari contatti, padre Kolbe si orientò verso il Giappone, a Nagasaki, dove il vescovo stava cercando un docente di filosofia per i seminaristi. Padre Kolbe si rese disponibile: e, in cambio, ottenne l’apertura di una nuova comunità religiosa dedita all’apostolato missionario-mariano attraverso la stampa. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">A Nagasaki non perse tempo: un mese dopo il suo arrivo in tale città, riuscì a spedire il primo numero del <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Cavaliere</em> in lingua giapponese. Gli articoli furono scritti da lui in latino e tradotti in giapponese dai seminaristi. Tuttavia, nonostante questo felicissimo esordio, i sei anni che trascorse in Giappone furono segnati da molte difficoltà, sofferenze, ostacoli e incomprensioni. Innanzitutto, difficoltà di carattere canonico, perché non giungeva né il beneplacito di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Propaganda Fide</em> né il consenso della Congregazione dei religiosi per l’apertura della casa religiosa; poi qualcuno prese ad accusarlo di essere un avventuriero; inoltre, uno dei giovani religiosi condotti da lui in Giappone (per ultimarvi gli studi di teologia) fu espulso dal seminario di Tokio per una grave colpa, con rilevante danno al buon nome di tutta la comunità e con il rischio che ne venisse compromessa tutta l’opera. Da ricordare che molte conversioni avvenivano proprio attraverso la lettura del <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Cavaliere</em>. Ci furono, poi, difficoltà quotidiane (permessi, questioni economiche, malattie, scoraggiamenti) che padre Kolbe dovette affrontare in Giappone.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Gli scritti di questo periodo lasciano intendere chiaramente la pesante pressione psicologica a cui fu soggetto padre Kolbe. Così si può conoscere quegli aspetti umani di un testimone della fede che di solito è relegato nell’olimpo degli dèi o degli eroi. Padre Kolbe aveva una forte personalità: era deciso nell’affrontare questioni morali, religiose, politiche, sociali. Sapeva spiegare le sue ragioni e agire con solerzia e incisività.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-size: small;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">f</span></em><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">) Con il capitolo provinciale del 1936, padre Kolbe fu richiamato in Polonia. Divenne guardiano di Niepokalanów. Egli avrebbe voluto concimare la terra del Giappone con la polvere delle sue ossa, tuttavia accetta di buon animo la nuova obbedienza e intraprese il compito che gli fu affidato dai confratelli con amore. Negli anni della sua assenza, la città-convento si ingrandì e, quindi, si rese necessaria una rapida riorganizzazione; anche i frati aumentarono e i nuovi arrivati ebbero bisogno di una formazione più solida. Di essi egli fu soprattutto padre e formatore.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-size: small;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">g</span></em><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">) Il 1° settembre del 1939 la Germania dichiarò guerra alla Polonia e iniziò l’avanzata delle truppe tedesche verso Varsavia. Il ministro della provincia religiosa dell’Immacolata, padre Maurizio Madzurek, dietro raccomandazione dell’ufficiale distrettuale di Sochaczew, dispose l’abbandono di Niepokalanów. Padre Kolbe, da parte sua, raccomandò ai fratelli di entrare nelle sezioni della Croce Rossa polacca, operante nelle loro città di origine. Dei circa 760 abitanti che animavano la città-convento, ne rimasero solo una quarantina, tra cui padre Massimiliano, guardiano del convento, e il vicario, padre Pio Bartosik. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Il 19 settembre le truppe tedesche giunsero in forza a Niepokalanów, posero i sigilli alle macchine tipografiche e arrestarono padre Kolbe e gli altri religiosi presenti. Furono lasciati liberi solo i fratelli Witold, Ciriaco e Timoteo, destinati all’assistenza dei feriti e qualche altro che si trovava nella casa di cura, con padre Antonio, nei pressi del convento. Durante l’assenza dei religiosi, le abitazioni di Niepokalanów furono svuotate dei vestiti e delle scarpe, delle varie suppellettili, delle macchine compositrici e piane. Questa prima prigionia di padre Kolbe e dei confratelli durò ottanta giorni circa; furono, infatti, liberati l’8 dicembre dello stesso anno, dopo aver vagato in tre diversi campi di concentramento.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-size: small;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">h</span></em><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">) Durante il 1940, un po’ alla volta, circa i tre quarti dei fratelli fecero ritorno a Niepokalanów. Furono riaperte le diverse officine, riassettati i locali del convento che si aprì all’accoglienza dei profughi di guerra, tra i quali moltissimi ebrei. Ogni giorno, grazie ai prodotti dell’orto e delle stalle, furono offerti tre pasti caldi a ognuno dei 1.500 sfollati. L’infermeria e le diverse officine meccaniche e artigiane furono poste a servizio dei nuovi abitanti del convento come pure dei contadini della zona. Padre Kolbe tentò di riprendere anche la stampa del <em>Cavaliere dell’Immacolata</em>, però riuscì a stampare solo un numero (datato dicembre 1940-gennaio 1941). </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">In questa precarietà, la preghiera divenne l’attività principale. Così, i frati curarono per bene l’adorazione perpetua: notte e giorno, a gruppetti, si alternavano in preghiera davanti all’Eucaristia. Padre Kolbe non cedette un istante allo scoraggiamento o alla rassegnazione: fiducioso nel Signore e abbandonato alla sua volontà, scoprì nella solidarietà verso gli ultimi e i sofferenti il suo nuovo impegno apostolico. La preghiera fu il suo punto di riferimento per la vita quotidiana.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-size: small;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">i</span></em><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">) A partire da gennaio del 1941, padre Kolbe cercò di portare conforto e assistenza spirituale ai deportati nei campi di concentramento nazisti. Mentre andava rimuginando varie ipotesi, la mattina del 17 febbraio del 1941 le S.S. irruppero ancora una volta a Niepokalanów e padre Kolbe fu arrestato; dapprima fu trattenuto per qualche mese nel carcere Pawiak di Varsavia, poi fu deportato nel campo di concentramento di Auschwitz, dove giunse il 18 maggio. Da qui scrisse una lettera alla mamma, sconvolgente per la pace e la serenità che da essa emana. Ad Auschwitz, nel luogo in cui la violenza, la sopraffazione e l’odio trovarono le espressioni più sadiche e diaboliche, senza lamentarsi, padre Kolbe osò scrivere così alla madre: “Da me va tutto bene”. Il motivo è chiaro: egli era in comunione con Dio; si sentì avvolto dall’amore del Signore. Come amava ripetere, “il buon Dio c’è in ogni luogo e con grande amore pensa a tutti e a tutto”. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Padre Kolbe visse nella certezza di trovarsi in quel luogo di orrore per una missione: salvare delle anime, essere luce in quel luogo di morte. Ecco perché, di fronte a un padre di famiglia che, condannato innocentemente a morire di fame e di sete nel bunker sotterraneo – assieme ad altri nove sventurati – pianse al pensiero dei figli e della moglie, padre Kolbe uscì dalla fila e, al comandante del campo che gli grida “Che vuoi sporco prete polacco?”,<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>rispose “Voglio recarmi a morire al posto di quel padre di famiglia che piange”.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Tutto avvenne per <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Amore, solo per Amore</em>.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Padre Kolbe sembra dirci, ancora oggi, che siamo fatti per amare.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">«L’amore dà la vita e vince la morte: “Se c’è in me una certezza incrollabile, essa è quella che un mondo che viene abbandonato dall’amore deve sprofondare nella morte, ma che là dove l’amore perdura, dove trionfa su tutto ciò che vorrebbe avvilire, la morte è definitivamente vinta” (Gabriel Marcel). Ne siamo consapevoli, anche quando le parole che pronunciamo e i fatti di cui è intessuta la nostra esistenza non sono in grado di esprimere quello che abbiamo intuito e che desideriamo. Ci fanno paura le persone aride, spente nella voglia di amare e di essere amate.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">L’amore è irradiante, contagioso, origine prima e sempre nuova della vita. Per amore siamo nati. Per amore viviamo. Essere amati è gioia. Senza amore la vita resta triste e vuota. L’amore è uscita coraggiosa da sé, per andare verso gli altri e accogliere il dono della loro diversità dal nostro io, superando nell’incontro l’incertezza della nostra identità e la solitudine delle nostre sicurezze.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">Quella dell’amore è la storia più personale della nostra esistenza. Riconosciamo i percorsi e proclamiamo gli eventi che la punteggiano. Ma ci troviamo spesso affaticati, stanchi, sollecitati a fermarci al bordo della strada a causa di delusioni e incertezze. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">Riconosciamo che nella via dell’amore c’è sempre una provenienza, un’accoglienza e un avvenire. La provenienza è l’uscire da sé nella generosità del dono, per la sola gioia di amare: l’amore nasce dalla gratuità o non è. L’accoglienza è il riconoscimento grato dell’altro, la gioia e l’umiltà del lasciarsi amare. L’avvenire è il dono che si fa accoglienza e l’accoglienza che si fa dono, l’essere liberi da sé per essere uno con l’altro e nell’altro, in una comunione reciproca e aperta agli altri, che è libertà […]. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">C’è in noi un immenso bisogno di amare e di essere amati. Davvero, “è l’amore che fa esistere” (Maurice Blondel). È l’amore che vince la morte: “Amare qualcuno significa dirgli: tu non morirai!” (Gabriel Marcel)»<a style="mso-footnote-id: ftn27;" name="_ftnref27" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn27"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[27]</span></span></span></span></span></span></a>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">6. Conclusione: il rischio della fede</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Proprio perché patrono dei nostri tempi così difficili, padre Massimiliano Maria Kolbe è uno dei testimoni di quella Chiesa dei martiri che il Terzo Millennio continuamente ci consegna</span><a style="mso-footnote-id: ftn28;" name="_ftnref28" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn28"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[28]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">La storia di padre Kolbe ci aiuta a scoprire, in parte, la crudeltà delle persecuzioni del Novecento e, in particolare, quella nazista e l’altra comunista – nei riguardi dei credenti vescovi, sacerdoti, religiosi e laici – che operò una grande semina di martiri in numerose nazioni della vecchia Europa e in altri continenti. Tuttavia, nel groviglio di questa storia, fatta di male e di dolore, la fede ci offre un’altra lettura, una visione soprannaturale che riesce a intravedere attraverso il fallimento e il rischio della morte i segni della presenza del Signore!</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Padre Kolbe ci aiuta a rileggere tutta la storia del cristianesimo – e anche quella del mondo – alla luce del detto di Tertulliano: «<span style="mso-bidi-font-style: italic;">Sanguis martyrum, semen christianorum»<a style="mso-footnote-id: ftn29;" name="_ftnref29" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn29"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-bidi-font-style: italic; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[29]</span></span></span></span></span></span></a>. </span>Non le cosiddette concessioni dell’imperatore Costantino garantirono lo sviluppo successivo della Chiesa, ma furono la seminagione dei martiri e il patrimonio di santità a caratterizzare le prime generazioni cristiane, così come quelle del Terzo Millennio. È la santità di vita dei testimoni della fede a far crescere la comunità dei credenti, a rendere autentico l’annuncio del Vangelo nel mondo!</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">San Massimiliano ci permette di comprendere il valore della testimonianza e il significato autentico della fede. Questa è una visione totale del mondo a partire dal Dio-con-noi, dall’Emmanuele, dalla Trinità nella passione del mondo. La fede è la percezione della realtà nella sua totale verità e profondità.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">«Credere vuol dire vedere – e quindi correre il rischio – che Cristo è la verità. Non solo uno che insegni, un maestro, e fosse anche il più grande, che però, insieme con tutti gli altri insegnanti o docenti, fosse soggetto al criterio generale, comune della verità; no; la verità è lui (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Gv</em> 14,6) […]. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">Il credere è costituito dalle mie forze vive; del mio cuore, del mio spirito. Io mi colloco nella mia fede unitamente a tutto quanto io sono»<a style="mso-footnote-id: ftn30;" name="_ftnref30" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn30"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[30]</span></span></span></span></span></span></a>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Padre Kolbe sapeva bene che credere non è anzitutto assentire a una dimostrazione chiara o a un progetto privo di incognite: non si crede a qualcosa che si possa possedere e gestire a propria sicurezza e piacimento</span><a style="mso-footnote-id: ftn31;" name="_ftnref31" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn31"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[31]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">. Credere è fidarsi di qualcuno, assentire alla chiamata di Dio che invita, rimettere la propria vita nelle mani di un altro, perché sia lui a esserne l’unico, vero Signore.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">«Crede chi si lascia far prigioniero dell’invisibile Dio, chi accetta di essere posseduto da lui nell’ascolto obbediente e nella docilità del più profondo di sé. Fede è resa, consegna, abbandono, accoglienza di Dio, che per primo ci cerca e si dona; <em>non</em> possesso, garanzia o sicurezza umane. Credere, allora, non è evitare lo scandalo, fuggire il rischio, avanzare nella serena luminosità del giorno: si crede <em>non</em> nonostante lo scandalo e il rischio, ma proprio sfidati da essi e in essi. “Credere significa stare sull’orlo dell’abisso oscuro, e udire una voce che grida: gèttati, ti prenderò fra le mie braccia!” (Søren Kierkegaard)»<a style="mso-footnote-id: ftn32;" name="_ftnref32" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn32"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[32]</span></span></span></span></span></span></a>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Credere, sull’esempio di padre Kolbe, sarà allora abbracciare la Croce della sequela, non quella comoda e gratificante che avremmo voluto, ma quella umile e oscura che ci viene donata, per dare compimento «a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa» (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Col</em> 1,24). Crede chi confessa l’amore di Dio nonostante l’inevidenza dell’amore, </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">«chi spera contro ogni speranza, chi accetta di crocefiggere le proprie attese sulla croce di Cristo, e non Cristo sulla croce delle proprie attese. Crede chi è stato già raggiunto dal tocco di Dio e si è aperto alla sua offerta d’amore, anche se non ha ancora la luce piena su tutto»<a style="mso-footnote-id: ftn33;" name="_ftnref33" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn33"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[33]</span></span></span></span></span></span></a>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Testimoniare la fede come i martiri non sarà, insieme a san Massimiliano Kolbe, allora, dare risposte già pronte, ma contagiare l’inquietudine della ricerca e la pace dell’incontro: </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">«Ci hai fatti per te, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te»<a style="mso-footnote-id: ftn34;" name="_ftnref34" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn34"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[34]</span></span></span></span></span></span></a>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Accettare l’invito e confrontarsi con il Male non è risolvere tutte le oscure domande, ma portarle a quel Dio che ha fatto suo il dolore del mondo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Alla Trinità nella passione del mondo è possibile rivolgere con fiducia le parole della bellissima invocazione di sant’Agostino:</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-bidi-font-style: italic;">«Signore mio Dio, unica mia speranza,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-bidi-font-style: italic;">fa’ che stanco non smetta di cercarti,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-bidi-font-style: italic;">ma cerchi il tuo volto sempre con ardore.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-bidi-font-style: italic;">Dammi la forza di cercare,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-bidi-font-style: italic;">Tu che ti sei fatto incontrare,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-bidi-font-style: italic;">e mi hai dato la speranza di sempre più incontrarti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-bidi-font-style: italic;">Davanti a te sta la mia forza e la mia debolezza:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-bidi-font-style: italic;">conserva quella, guarisci questa.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-bidi-font-style: italic;">Davanti a te sta la mia scienza e la mia ignoranza;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-bidi-font-style: italic;">dove mi hai aperto, accoglimi al mio entrare;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-bidi-font-style: italic;">dove mi hai chiuso, aprimi quando busso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-bidi-font-style: italic;">Fa’ che mi ricordi di te,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-bidi-font-style: italic;">che intenda te, che ami te»<a style="mso-footnote-id: ftn35;" name="_ftnref35" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn35"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-bidi-font-style: italic; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[35]</span></span></span></span></span></span></a>.<em></em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-bidi-font-style: italic; mso-ansi-language: ES-AR;">Amen. Alleluia!</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-bidi-font-style: italic; mso-ansi-language: ES-AR;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; mso-bidi-font-style: italic; mso-ansi-language: ES-AR;"><span style="font-size: small;">Padre Edoardo Scognamiglio, Ofm Conv.</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><em><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; mso-ansi-language: ES-AR;"><span style="font-size: small;">Pontificia Università Urbaniana</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><em><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; mso-ansi-language: ES-AR;">Ministro Provinciale di Napoli</span></em><em style="mso-bidi-font-style: normal;"></em></span></p>
<div style="mso-element: footnote-list;"><span style="font-size: small;"></p>
<hr size="1" />
</span></div>
<div id="ftn1" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn1;" name="_ftn1" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref1"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[1]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;"> Cf. M. <span style="font-variant: small-caps;">Barbery</span>,<span style="mso-spacerun: yes;">  </span><em style="mso-bidi-font-style: normal;">L’élégance du hérisson</em>, Editions Gallimard, Paris 2006 [<em style="mso-bidi-font-style: normal;">L’eleganza del riccio</em>, traduzione di E. Caillat - C. Poli, Edizioni e/o, Roma 2007].</span></span></p>
</div>
<div id="ftn2" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn2;" name="_ftn2" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref2"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[2]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;"> <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Ivi</em> 14-18.</span></span></p>
</div>
<div id="ftn3" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn3;" name="_ftn3" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref3"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[3]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;"> <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Ivi</em> 29.</span></span></p>
</div>
<div id="ftn4" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn4;" name="_ftn4" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref4"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #800080;">[4]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;"> <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Ivi</em>.</span></span></p>
</div>
<div id="ftn5" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn5;" name="_ftn5" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref5"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[5]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;"> Sul significato dell’amore, scrive Benedetto XVI: «La carità nella verità, di cui Gesù Cristo s’è fatto testimone con la sua vita terrena e, soprattutto, con la sua morte e risurrezione, è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera. L’amore – “<em>caritas</em>” – è una forza straordinaria, che spinge le persone a impegnarsi con coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace. È una forza che ha la sua origine in Dio, Amore eterno e Verità assoluta. Ciascuno trova il suo bene aderendo al progetto che Dio ha su di lui, per realizzarlo in pienezza: in tale progetto infatti egli trova la sua verità ed è aderendo a tale verità che egli diventa libero (cf.<em> <a href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/__PVS.HTM"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">Gv</span></span></a></em></span><a href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/__PVS.HTM"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300; font-size: x-small;"> 8,22</span></span></a><span style="font-size: x-small;">) […]. La carità è amore ricevuto e donato. Essa è “grazia” (<em>cháris</em>). La sua scaturigine è l’amore sorgivo del Padre per il Figlio, nello Spirito Santo. È amore che dal Figlio discende su di noi. È amore creatore, per cui noi siamo; è amore redentore, per cui siamo ricreati. Amore rivelato e realizzato da Cristo (cf.<em> <a href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/__PVX.HTM"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">Gv </span></span></a></em></span><a href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/__PVX.HTM"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300; font-size: x-small;">13,1</span></span></a><span style="font-size: x-small;">) e “riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo” (</span><a href="http://www.vatican.va/archive/ITA0001/__PX2.HTM"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;"><span style="font-size: x-small;"><em>Rm </em>5,5</span></span></span></a><span style="font-size: x-small;">). Destinatari dell’amore di Dio, gli uomini sono costituiti soggetti di carità, chiamati a farsi essi stessi strumenti della grazia, per effondere la carità di Dio e per tessere reti di carità» (<span style="font-variant: small-caps;">Benedetto</span> XVI, Lettera enciclica <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Caritas in veritate</em> [29-6-2009], nn. 1; 5).</span></span></p>
</div>
<div id="ftn6" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn6;" name="_ftn6" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref6"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[6]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;"> Z. B<span style="font-variant: small-caps;">auman</span>, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">L’arte della vita</em>, traduzione di M. Cupellaro, Editori Laterza, Roma-Bari 2009, p. 26.<em style="mso-bidi-font-style: normal;"></em></span></span></p>
</div>
<div id="ftn7" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn7;" name="_ftn7" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref7"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[7]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;"> <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Ivi</em> 26-27.</span></span></p>
</div>
<div id="ftn8" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn8;" name="_ftn8" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref8"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[8]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;"> In proposito, appare molto chiara e lucida la critica di Benedetto XVI: «L’uomo è alienato quando è solo o si stacca dalla realtà, quando rinuncia a pensare e a credere in un Fondamento. L’umanità intera è alienata quando si affida a progetti solo umani, a ideologie e a utopie false» (<span style="font-variant: small-caps;">Benedetto XVI</span>, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Caritas in veritate</em>, n. 53).</span></span></p>
</div>
<div id="ftn9" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn9;" name="_ftn9" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref9"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[9]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;"> Lo scopo dell’uomo è Dio e solo Dio può appagare la gioia e la sete di felicità dell’uomo Cf. <span style="font-variant: small-caps;">Massimiliano Kolbe</span>, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Scritti</em>, a cura di G. Simbula e altri, Edizioni Enmi, Roma 1997, n. 758 [pp. 1308-1309]; n. 995 [pp. 1764-1766]. D’ora in poi <em style="mso-bidi-font-style: normal;">SK</em> [<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Scritti Kolbiani</em>].</span></span></p>
</div>
<div id="ftn10" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn10;" name="_ftn10" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref10"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[10]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;"> <em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-variant: small-caps;">I</span>vi</em> 1264 [pp. 2241-2242].</span></span></p>
</div>
<div id="ftn11" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn11;" name="_ftn11" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref11"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[11]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt;"> Per un primo approccio storico-critico, teologico e spirituale al pensiero e all’opera di san Massimiliano Maria Kolbe, cf. almeno F.S. <span style="font-variant: small-caps;">Pancheri</span> (cur.), <em style="mso-bidi-font-style: normal;">La mariologia di San Massimiliano Maria Kolbe</em>. Atti del Congresso internazionale (Roma, 8-12 ottobre 1984), Edizioni Miscellanea Francescana, Roma 1985; G. S<span style="font-variant: small-caps;">imbula</span>, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">La Milizia</em><em style="mso-bidi-font-style: normal;"> dell’Immacolata. Natura, teologia, spiritualità</em>, Edizioni Enmi, Roma 1991; I<span style="font-variant: small-caps;">d.</span>, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">San Massimiliano Kolbe. Pensiero teologico-spirituale. Approccio tematico agli Scritti</em>, Edizioni Enmi, Roma 2000; E. <span style="font-variant: small-caps;">Galignano</span> (cur.), <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Massimiliano Kolbe nel suo tempo e oggi. Approccio interdisciplinare alla personalità e agli scritti. </em>Atti del Congresso internazionale (Roma, 24-27 settembre 2001), Herder-Miscellanea Francescana, Roma 2003.</span></p>
</div>
<div id="ftn12" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn12;" name="_ftn12" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref12"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[12]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;"> Cf. F. N<span style="font-variant: small-caps;">ietzsche</span>, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Genealogia della morale. Uno scritto polemico</em>, Adelphi, Milano 1984, pp. 15-20; 204-208; I<span style="font-variant: small-caps;">d</span>., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Così parlò Zarathustra. Un libro per tutti e per nessuno</em>, in I<span style="font-variant: small-caps;">d</span>., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Opere</em>, VI, Adelphi, Milano 1973, pp. 89-9; 204-206; 348-349.</span></span></p>
</div>
<div id="ftn13" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn13;" name="_ftn13" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref13"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[13]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman; font-size: x-small;"> L’amore per il prossimo, secondo padre Kolbe, trova la sua forza nell’amore per Dio. Si combatte il Male solamente attraverso l’amore verso tutti e nello spirito dell’Immacolata. Cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">SK</em> 1281 [pp. 2271-2272].</span></p>
</div>
<div id="ftn14" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn14;" name="_ftn14" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref14"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[14]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;"> Cf. M. <span style="font-variant: small-caps;">Heidegger</span>, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Essere e tempo</em>, Longanesi, Milano 1976, pp. 221-226.</span></span></p>
</div>
<div id="ftn15" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn15;" name="_ftn15" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref15"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[15]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;"> <span style="font-variant: small-caps;">Leone Magno</span>, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Discorso ottavo. Sulla passione</em> I.</span></span></p>
</div>
<div id="ftn16" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn16;" name="_ftn16" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref16"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[16]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;"> Cf. E. L<span style="font-variant: small-caps;">évinas</span>, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Etica e infinito</em>. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Il volto dell’altro come alterità etica e traccia dell’infinito</em>, Città Nuova, Roma 1984, pp. 87-90.</span></span></p>
</div>
<div id="ftn17" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn17;" name="_ftn17" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref17"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[17]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;"> <em style="mso-bidi-font-style: normal;">SK</em> 935 [pp. 1480-1481].</span></span></p>
</div>
<div id="ftn18" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn18;" name="_ftn18" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref18"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[18]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;"> <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Ivi</em> 1160 [pp. 2018-2019].</span></span></p>
</div>
<div id="ftn19" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn19;" name="_ftn19" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref19"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[19]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: x-small;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"> Ivi</span></em><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"> 508 [p. 1017].</span></span></p>
</div>
<div id="ftn20" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn20;" name="_ftn20" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref20"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[20]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;"> <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Ivi</em> 1224 [pp. 2148-2149].</span></span></p>
</div>
<div id="ftn21" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn21;" name="_ftn21" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref21"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[21]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;"> <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Ivi</em> 1210 [p. 2116]. Per san Massimiliano, è necessario che la vita dell’Immacolata si radichi in noi, fino a svilupparsi in ogni persona.</span></span></p>
</div>
<div id="ftn22" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn22;" name="_ftn22" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref22"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[22]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;"> <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Ivi</em> 968 [pp. 1532-1534].</span></span></p>
</div>
<div id="ftn23" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn23;" name="_ftn23" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref23"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[23]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;"> Cf. H.U<span style="font-variant: small-caps;">rs von Balthasar</span>, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Solo l’amore è credibile</em>, Borla, Roma 1991.</span></span></p>
</div>
<div id="ftn24" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn24;" name="_ftn24" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref24"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[24]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;"> Cf. H.U<span style="font-variant: small-caps;">rs von Balthasar</span>, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Cordula. Ovvero sia il caso serio</em>, Queriniana, Brescia 1993.</span></span></p>
</div>
<div id="ftn25" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn25;" name="_ftn25" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref25"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[25]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;"> Per questa parte, cf. M. <span style="font-variant: small-caps;">Merleau-Ponty</span>, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Senso e non senso</em>, Il Saggiatore-Garzanti, Milano 1962, pp. 43-45; R. M<span style="font-variant: small-caps;">ancini</span>, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">L’uomo e la comunità</em>, Edizioni Qiqajon, Magnano (Biella) 2004, pp. 79-83.</span></span></p>
</div>
<div id="ftn26" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn26;" name="_ftn26" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref26"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[26]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;"> La massoneria è intesa da padre Kolbe come forza del Male che combatte la Chiesa e anche l’Immacolata. L’influsso negativo della massoneria, egli lo riconobbe anche nella stampa, nei mass-media, nella politica, nell’economia. Cf. almeno <em style="mso-bidi-font-style: normal;">SK</em> 1023 [pp. 1800-1802].</span></span></p>
</div>
<div id="ftn27" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn27;" name="_ftn27" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref27"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[27]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;"> <span style="font-variant: small-caps;">Conferenza Episcopale Italiana - Commissione Episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi</span>, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Lettera ai cercatori di Dio</em>, Paoline, Milano 2009, pp. 16-17; 19 [d’opra in poi <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Lettera ai cercatori di Dio</em>]. Il documento è ripreso in <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Il Regno-Documenti</em> 11 (2009) 344-368, qui 347.</span></span></p>
</div>
<div id="ftn28" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn28;" name="_ftn28" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref28"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[28]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;"> «Nel nostro secolo sono ritornati i martiri, spesso sconosciuti, quasi “<span style="mso-bidi-font-style: italic;">militi ignoti</span>” della grande causa di Dio» (<span style="font-variant: small-caps;">Giovanni Paolo</span> II, Lettera apostolica <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Terzo millennio adveniente</em> [10-11-1994], n. 37: <em style="mso-bidi-font-style: normal;">EV</em> 14,1783).</span></span></p>
</div>
<div id="ftn29" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn29;" name="_ftn29" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref29"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[29]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;"> <span style="font-variant: small-caps;">Tertulliano</span>, <em>Apologeticum</em> 50,13: <em>CCL</em> 1,171.</span></span></p>
</div>
<div id="ftn30" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn30;" name="_ftn30" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref30"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[30]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;"> R. <span style="font-variant: small-caps;">Guardini</span>, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Il Signore. Riflessioni sulla persona e sulla vita di Gesù Cristo</em>, Morcelliana, Brescia 2005, pp. 388; 392.</span></span></p>
</div>
<div id="ftn31" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn31;" name="_ftn31" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref31"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[31]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;"> Per san Massimiliano, la fede porta con sé la gioia e si approfondisce con la preghiera, inoltre è sempre collegata alla verità di Dio. Cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">SK</em> 1171 [pp. 2033-2035]; 1177 [pp. 2044-2049]; 1202 [p. 2104].</span></span></p>
</div>
<div id="ftn32" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn32;" name="_ftn32" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref32"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[32]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;"> <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Lettera ai cercatori di Dio</em>, p. 37 [<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Il Regno-Documenti</em> 11 (2009) 351].</span></span></p>
</div>
<div id="ftn33" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn33;" name="_ftn33" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref33"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[33]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;"> <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Ivi</em> p. 39 [<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Il Regno-Documenti</em> 11 (2009) 352].</span></span></p>
</div>
<div id="ftn34" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn34;" name="_ftn34" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref34"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[34]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;"> <span style="font-variant: small-caps;">Agostino d’Ippona</span>, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Le confessioni </em>I,1: <em style="mso-bidi-font-style: normal;">NBA</em> I,5.</span></span></p>
</div>
<div id="ftn35" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn35;" name="_ftn35" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftnref35"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #663300;">[35]</span></span></span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;"> A<span style="font-variant: small-caps;">gostino d’Ippona</span>, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">De Trintitate</em> XV,28,51: <em style="mso-bidi-font-style: normal;">NBA</em> IV,719.</span></span></p>
</div>

	Tags: <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/amore/" title="amore" rel="tag">amore</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/arte/" title="arte" rel="tag">arte</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/assisi/" title="assisi" rel="tag">assisi</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/bene/" title="bene" rel="tag">bene</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/carcere/" title="carcere" rel="tag">carcere</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/credere/" title="credere" rel="tag">credere</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/donare/" title="donare" rel="tag">donare</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/fede/" title="fede" rel="tag">fede</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/figlio/" title="figlio" rel="tag">figlio</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/frati/" title="frati" rel="tag">frati</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/germania/" title="germania" rel="tag">germania</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/guerra/" title="guerra" rel="tag">guerra</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/immacolata/" title="immacolata" rel="tag">immacolata</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/kolbe/" title="kolbe" rel="tag">kolbe</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/male/" title="male" rel="tag">male</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/maria/" title="maria" rel="tag">maria</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/massimiliano/" title="massimiliano" rel="tag">massimiliano</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/messaggio/" title="messaggio" rel="tag">messaggio</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/milizia/" title="milizia" rel="tag">milizia</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/morte/" title="morte" rel="tag">morte</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/niepokalanow/" title="niepokalanow" rel="tag">niepokalanow</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/nietzsche/" title="nietzsche" rel="tag">nietzsche</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/pieta/" title="pietà" rel="tag">pietà</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/prigioniero/" title="prigioniero" rel="tag">prigioniero</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/rischio/" title="rischio" rel="tag">rischio</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/salvare/" title="salvare" rel="tag">salvare</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/senso/" title="senso" rel="tag">senso</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/vita/" title="vita" rel="tag">vita</a><br />
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudifrancescani.it/site/2009/09/morire-per-salvare-la-vita/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Israele</title>
		<link>http://www.centrostudifrancescani.it/site/2009/09/israele/</link>
		<comments>http://www.centrostudifrancescani.it/site/2009/09/israele/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 07:02:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News &amp; Eventi]]></category>

		<category><![CDATA[antisemitismo]]></category>

		<category><![CDATA[assisi]]></category>

		<category><![CDATA[Auschwitz]]></category>

		<category><![CDATA[benedetto XVI]]></category>

		<category><![CDATA[bibbia]]></category>

		<category><![CDATA[chiesa]]></category>

		<category><![CDATA[cristo]]></category>

		<category><![CDATA[dialogo]]></category>

		<category><![CDATA[ebraico-cristiano]]></category>

		<category><![CDATA[ebrei]]></category>

		<category><![CDATA[egitto]]></category>

		<category><![CDATA[gerusalemme]]></category>

		<category><![CDATA[identità]]></category>

		<category><![CDATA[islam]]></category>

		<category><![CDATA[israele]]></category>

		<category><![CDATA[messale]]></category>

		<category><![CDATA[nostra aetate]]></category>

		<category><![CDATA[nuovo]]></category>

		<category><![CDATA[politica]]></category>

		<category><![CDATA[radice]]></category>

		<category><![CDATA[religione]]></category>

		<category><![CDATA[ricezione]]></category>

		<category><![CDATA[rm 11]]></category>

		<category><![CDATA[santa]]></category>

		<category><![CDATA[shoah]]></category>

		<category><![CDATA[spirito]]></category>

		<category><![CDATA[storia]]></category>

		<category><![CDATA[vaticano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudifrancescani.it/site/?p=571</guid>
		<description><![CDATA[ISRAELE
 
 
Il dialogo tra Chiesa e Israele ha ricevuto un notevole contributo attraverso la lenta – e non sempre progressiva – ricezione del Vaticano II che attesta, in proposito, una «mutua conoscenza e stima» tra ebrei e cristiani (NA 4). Molto si deve anche alla riscoperta, da parte cattolica, delle radici giudaiche della fede cristiana e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: center; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;" align="center"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: medium;"><strong>ISRAELE</strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Il dialogo tra Chiesa e Israele ha ricevuto un notevole contributo attraverso la lenta – e non sempre progressiva – ricezione del Vaticano II che attesta, in proposito, una «mutua conoscenza e stima» tra ebrei e cristiani (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">NA</em> 4). Molto si deve anche alla riscoperta, da parte cattolica, delle radici giudaiche della fede cristiana e del significato storico-salvifico dell’annuncio del Regno da parte di Gesù e della missione affidata agli apostoli. Inoltre, la medesima coscienza dell’unità dei due Testamenti (l’Antico e il Nuovo, o anche il Primo e il Secondo, cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">DV</em> 14-15) ha permesso di valutare lo specifico della proposta cristiana in ordine al tema della salvezza e rispetto alla funzione d’Israele come popolo eletto, la cui alleanza non è stata mai revocata da parte di Dio. La dichiarazione conciliare <em style="mso-bidi-font-style: normal;">NA</em>, al n. 4, riconosce un vincolo spirituale con il quale il popolo del NT è legato con la stirpe di Abramo, e anche un grande patrimonio spirituale comune tra cristiani ed ebrei. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Oggi abbondano altresì le letture giudaiche circa la messianicità di Gesù (profeta “da Israele”), come pure gli studi storico-critici a proposito del carattere ebraico della sua condizione socio-politica ed etico-religiosa (messia “di Israele”). Si è oramai consapevoli, però, anche del rapporto di discontinuità nella continuità (“relazione asimmetrica”) tra Israele e Chiesa. Tuttavia, Israele resta, sul piano storico, un<em style="mso-bidi-font-style: normal;"> signum electionis</em>, con il privilegio di essere tutto il popolo eletto (cioè solo per Israele vi è una speranza collettiva di salvezza come popolo); mentre, sul piano escatologico, Israele non ha alcun vantaggio rispetto agli altri popoli (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Rm</em> 9,4). Gli esegeti si preoccupano di recuperare anche il significato salvifico degli eventi narrati nelle Scritture ebraiche – per il popolo d’Israele e per le situazioni proprie del tempo storico – e di non rileggere esclusivamente l’AT in prospettiva del NT. Un’interpretazione totalmente tipologica e allegorica del Primo Testamento svuoterebbe di significato storico-teologico lo stesso percorso d’Israele e le esperienze concrete che il popolo eletto ha vissuto con la fede nel Dio unico. La dichiarazione conciliare <em style="mso-bidi-font-style: normal;">NA</em> tiene presente queste diverse prospettive, anche se a volte solo <em style="mso-bidi-font-style: normal;">in nuce</em>. Sono stati gli studi e le iniziative dialogiche successive a tale documento ad ampliare la riflessione teologica.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">1. Partire da Auschwitz</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Da un punto di vista esclusivamente storico-critico, è necessario affermare che il dialogo tra ebrei e cristiani è maturato a motivo delle sollecitazioni ricevute dai fatti tragici e drammatici del Novecento, il secolo più violento della storia. È in questa prospettiva che va collocata la redazione della dichiarazione conciliare <em style="mso-bidi-font-style: normal;">NA</em>. Il riferimento è al male provocato, a più di sei milioni di ebrei, a causa delle deportazioni naziste e dell’Olocausto (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Shoah</em>). La storia diviene il luogo teologico mediante il quale rileggere i tempi del male e gli interventi di Dio. I sopravvissuti ad Auschwitz sono divenuti gli interlocutori privilegiati del mondo e della stessa Chiesa cattolica. Anche il modo di fare teologia è cambiato – deve necessariamente mutare – dopo la <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Shoah</em> (J.B. Metz). Così, sullo sfondo storico della compilazione della dichiarazione conciliare <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Nostra aetate </em>è presente proprio la questione ebraica e il bisogno di esprimere la chiara condanna dell’antisemitismo. Certamente, gli abissali interrogativi sollevati dalla <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Shoah</em> non possono ridursi a semplici occasioni per riproporre le verità bibliche circa il rapporto popolo eletto-Chiesa.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Prendere sul serio Auschwitz significa confrontarsi radicalmente con il problema del male e gli spazi ambigui della libertà. Il dialogo tra ebrei e cristiani, dunque, avviene passando per la storia: la visione cristiana degli ebrei è maturata nel tempo, passando per le conseguenze catastrofiche della seconda guerra mondiale e la lenta ricezione del Vaticano II, come pure mediante il riconoscimento dello Stato d’Israele da parte della Chiesa cattolica e dell’Onu. Dalla condanna dell’antisemitismo si è poi arrivati a esprimere la profonda solidarietà con il popolo ebraico, fino a riconoscere le proprie colpe e responsabilità – anche da parte cristiana – per l’Olocausto. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">In maniera più sistematica, è lecito riconoscere quattro fasi nella storia del dialogo ebraico-cristiano: dall’orrore innanzi alla <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Shoah</em> e alle sue gigantesche dimensioni (in cui si richiamano anche le colpe e le responsabilità non solo dell’Occidente ma pure dei cristiani) al tempo della benevolenza e dell’interesse sincero per gli ebrei (la loro storia, le origini, gli sviluppi, le Scritture); l’interesse teologico per la comprensione dei fondamenti del dialogo ebraico-cristiano (in questa fase è notevole la produzione di documenti e di studi biblico-teologici); un nuovo interesse per gli scambi teologici orientati a riconoscere la dignità messianica d’Israele; il riconoscimento della dipendenza che la storia di fede dei cristiani ha nei confronti degli ebrei o verso il dialogo che avviene sul piano della identità religiosa di ciascuno (è il tentativo di definire se stessi senza andare contro gli ebrei o escludendo questi ultimi). Certamente, ancora oggi, il dialogo – tra cristiani ed ebrei e non solo – appare complesso e avviene a più livelli: teoretico, pragmatico, etico, socio-politico, filosofico, etc… </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Non mancano, comunque, sia da parte cristiana che giudaica, critiche e tensioni, nonché resistenze. Inoltre, si insiste molto sulla collaborazione tra ebrei e cristiani per la pace, la giustizia, la salvaguardia del creato, il rispetto della libertà religiosa. Sembra prevalere, da parte ebraica, l’interesse per le questioni etiche e sociali, come pure la necessità di sostegno socio-politico per la difficile situazione della Palestina e per il <em style="mso-bidi-font-style: normal;">revival </em>nazista tra gruppi estremisti europei e fanatici islamici. Da questo punto di vista, il dialogo ebraico-cristiano è ancora troppo ecclesiale-sinagogale e troppo poco <em style="mso-bidi-font-style: normal;">pro mundi salute</em>. In occasione della pubblicazione del messale di Pio XII e del <em style="mso-bidi-font-style: normal;">motu proprio data Summorium pontificum </em>(circa l’uso della liturgia romana anteriore alla riforma effettuata nel 1970), si sono riscontrate alcune tensioni: sia in ambito cristiano, a proposito della riforma liturgica e circa il rischio d’intaccare l’autorità del Vaticano II, sia in ambito giudaico, per la preghiera del venerdì santo per ciò che concerne la conversione degli ebrei. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Resta fondamentale, dal punto di vista ecclesiologico, una domanda: “Come rileggere il rapporto Chiesa-Israele?”. Attraverso una teologia della sostituzione? Mediante un’interpretazione tipologica? Con il recupero della funzione originale e fontale della Chiesa già rappresentata dal popolo dell’alleanza?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">2. La «santa radice» (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Rm</em> 11,16)</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Il n. 4 della dichiarazione conciliare <em style="mso-bidi-font-style: normal;">NA</em> è dedicato esclusivamente alla religione ebraica e costituisce il cuore dell’intero documento. In tale paragrafo si afferma quanto segue: vi è un vincolo spirituale che lega il popolo del NT (la Chiesa) alla stirpe di Abramo (Israele); tutti i fedeli di Cristo, in quanto figli di Abramo, sono inclusi nella vocazione di questo patriarca; nell’esodo del popolo eletto è prefigurata la salvezza ecclesiale; si riconosce l’antica alleanza come segno di salvezza; Cristo ha riconciliato ebrei e gentili con la sua morte di croce; tale morte è segno di unità tra i due popoli; si riconoscono le radici ebraiche della Chiesa (gli apostoli); gli ebrei, pur non avendo riconosciuto Gesù come Messia, rimangono ancora carissimi a Dio (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Rm</em> 11); vi è l’attesa escatologica per il riconoscimento di Cristo quale Signore; esiste un grande patrimonio spirituale che unisce cristiani ed ebrei, da qui il bisogno di promuovere e raccomandare la mutua conoscenza e stima (con studi biblici e teologici e un fraterno dialogo); la morte di Cristo non può essere imputata indistintamente a tutti gli ebrei allora viventi, né a quelli del nostro tempo; gli ebrei non sono rigettati da Dio, anche se la Chiesa forma il nuovo popolo di Dio; si scongiura ogni forma di persecuzione e di violenza contro gli ebrei.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Il paragrafo 4 della <em style="mso-bidi-font-style: normal;">NA</em> costituisce uno degli esiti più positivi del Vaticano II, anche se la sua redazione finale non è stata esente da ripensamenti, perplessità, esitazioni, e per tale motivo viene considerato uno testo modesto e, allo stesso tempo, innovativo. Modesto perché è alquanto isolato: infatti, la relazione tra Chiesa e Israele non appare in modo esplicito nelle quattro costituzioni conciliari, né tocca per esempio la liturgia; inoltre, si parla del rapporto con l’ebraismo all’interno del dialogo con le altre religioni, e non si accenna al dramma della <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Shoah</em>. Innovativo perché prova a rileggere concretamente il rapporto tra ebrei e cristiani, e ammette una ricezione che va oltre il testo stesso. Infatti, nei commenti a <em style="mso-bidi-font-style: normal;">NA</em> 4 si fa notare che anche la formazione del NT deve molto alla tradizione ebraica, come pure il costituirsi della liturgia e delle prime celebrazioni della Parola e dell’eucaristia. È per mezzo del popolo eletto che alla Chiesa è stato donato un canone, una funzione propria. Il basso profilo teologico del documento <em style="mso-bidi-font-style: normal;">NA</em> riceve amplificazioni e contenuti nei commentari successivi alla pubblicazione della dichiarazione conciliare. Uno dei nodi centrali di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">NA</em> è la funzione d’Israele rispetto alla missione della Chiesa. Tematica che nel testo resta in superficie e che crea conflitti nel momento in cui facciamo un confronto con il testo conciliare di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">LG</em> 9, ove la Chiesa appare quale “nuovo e vero Israele”, seguendo, qui, una teologia della sostituzione.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Israele è il popolo eletto e svolge un ruolo decisivo per la salvezza di tutti i popoli. Perciò, la stessa Chiesa non potrà percepire la propria identità e originalità al di fuori della “santa radice” che è l’Israele di Dio (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Rm</em> 11,16). L’apostolo delle genti considera la comunità dei credenti in Cristo come l’oleastro innestato sull’olivo e non, come apparirebbe naturale, la pianta buona innestata su quella selvatica. Di conseguenza, Paolo riconosce un ruolo centrale e fondamentale alla comunità giudaica in virtù della sua elezione. La comunità cristiana è, dunque, sostenuta, portata, dalla radice (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Rm</em> 11,18). Vi è una priorità accordata a Israele che non può essere sottaciuta. Così, la stessa fede dei pagani è considerata quale strumento per suscitarne la gelosia, in ordine sia al ruolo che il popolo eletto continuerà ad avere nella storia, sia al futuro, escatologico innesto del popolo eletto sul proprio olivo (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Rm</em> 11,24) nel tempo della finale reintegrazione dei due popoli (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Rm</em> 11,25). Infatti, lo stesso rifiuto d’Israele diviene una condizione provvidenziale affinché la salvezza giunga a tutte le genti (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Rm</em> 11,11). I pagani costituiranno, poi, il pungolo per l’ultima reintegrazione. È questo il misterioso disegno di Dio secondo Paolo a motivo della fedeltà all’alleanza. Perché i doni e la chiamata di Dio restano irrevocabili (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Rm</em> 11,29). </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Occorre, allora, riconoscere una complessa manifestazione della storia della salvezza che intreccia la vocazione di Israele con la chiamata della Chiesa e il destino di tutti i popoli della terra. Ecco, dunque, il filo di continuità tra Israele e la comunità dei cristiani: vi è la “santa radice” come punto di origine, garanzia di un futuro e alimento e sostentamento per la vita presente. Certamente, la questione sul “come pensare” la relazione tra il popolo del patto e la comunità di Gesù è questione tutt’ora aperta che ha visto impegnati santi e teologi, padri della Chiesa e uomini di pensiero d’ogni secolo e tradizione culturale. Un dato è certo fin dall’inizio: la memoria della Chiesa (la sua identità) si annullerebbe al di fuori della santa radice d’Israele. Perché Dio non ha divelto le radici dell’albero, ma ha solo tagliato alcuni rami secchi e senza vita. La radice (Israele) rimane, dunque, valida e santa (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Rm</em> 11,16): essa rappresenta i patriarchi d’Israele, dai quali ha avuto inizio la storia della salvezza. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">È da questi patriarchi che ha avuto inizio la storia della salvezza: essi sono paragonati alle primizie del pane che dovevano essere offerte al Signore (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Nm</em> 15,17-21), comunicando così un carattere di consacrazione anche alla rimanente pasta. Tutto ciò sta a dire che, proprio in forza di questa sua comunicazione con i “ceppi” vitali della sua elezione e della sua santità, Israele rimane tuttora popolo santo. E, di conseguenza, i pagani possono diventare santi solamente se innestati sul tronco israelitico e se partecipano della radice e della pinguetidune dell’olivo (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Rm</em> 11,18). Insomma, tutti ricevono qualcosa da Israele! È la radice che porta l’albero e non viceversa. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Il riconoscimento di Gesù quale Messia e Signore da parte degli ebrei avverrà nel momento in cui la totalità dei pagani – la pienezza delle genti – sarà entrata nella Chiesa (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Rm</em> 11,25). Questa consolante verità, carica di speranza e di tensioni, è già accennata in alcuni passi evangelici (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Mt</em> 23,39; <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Lc</em> 13,35), tra cui citiamo <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Lc</em> 21,24: «E Gerusalemme sarà calpestata dai gentili, fino a che non siano completati i tempi delle nazioni». Il mistero (progetto di Dio) che Paolo rivela riguarda la fine: tutto Israele sarà salvo (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Rm</em> 11,26). Il motivo per cui gli ebrei saranno reinseriti nel mistero di Cristo riguarda i doni e la vocazione di Dio: sono irrevocabili, cioè non soggetti ad alcun pentimento da parte di Dio. Gli ebrei, quantunque nemici di Dio perché non hanno voluto obbedire al Vangelo, sono ancora amati a causa dei padri, ai quali è legata la loro elezione.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">La continuità tra la Chiesa nascente e Israele è manifesta, biblicamente, già nell’uso del linguaggio: per entrambi si riconosce l’uso dell’espressione “popolo di Dio”, “comunità radunata-convocata” (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">‘edah</em>, in greco <em style="mso-bidi-font-style: normal;">sunagôgê</em>, e <em style="mso-bidi-font-style: normal;">qahal</em>, in greco <em style="mso-bidi-font-style: normal;">ekklêsía</em>). Il NT userà, per la comunità cristiana, il vocabolo <em style="mso-bidi-font-style: normal;">ekklêsía</em> per designare la comunità convocata da Dio mediante l’annuncio della fede pasquale (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">1Cor</em> 1,2; 10,32; 11,16.22; 15,9; 15,9; <em style="mso-bidi-font-style: normal;">2Cor</em> 1,1; <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Gal </em>1,13; <em style="mso-bidi-font-style: normal;">1Ts</em> 2,14; <em style="mso-bidi-font-style: normal;">1Ts</em> 1,4; <em style="mso-bidi-font-style: normal;">1Tm</em> 3,5-15; <em style="mso-bidi-font-style: normal;">At</em> 20,28). Con i termini ebraici <em style="mso-bidi-font-style: normal;">‘am </em>e <em style="mso-bidi-font-style: normal;">gojî</em> s’indicheranno, rispettivamente, il popolo eletto e gli altri popoli, resi in greco attraverso i vocaboli <em style="mso-bidi-font-style: normal;">laós</em> e <em style="mso-bidi-font-style: normal;">éthnê</em>, usati per qualificare il “popolo di Dio” (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">1Pt</em> 2,10; <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Rm</em> 9,25; <em style="mso-bidi-font-style: normal;">2Cor</em> 6,16) da una parte e i pagani o le genti dall’altra. È giusto ritenere anche questo dato: il NT riconosce una certa continuità tra Israele e la Chiesa. Entrare nella Chiesa nascente significava, alle origini, partecipare della dignità d’Israele. Inoltre, come Israele, la comunità cristiana si percepirà quale popolo in cammino, in continuo esodo. La stessa scelta dei dodici diviene una realtà esplicativa e più che simbolico-formale per comprendere il rapporto tra il popolo di Abramo e i discepoli di Gesù Cristo. Vi è una continuità nell’unica alleanza tra Israele e Chiesa nascente. Entrambe le comunità sono il popolo “di Dio”. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Israele è proprietà di Dio, è il popolo che egli ha fatto e plasmato (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Is</em> 43-44; <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Es</em> 15,16), che ha acquistato per sé e preso per mano (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Ger</em> 31,31; <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Eb</em> 8,9), liberandolo dalla schiavitù d’Egitto (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Es</em> 6,6; 15,13), destinandolo come sua eredità (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Dt</em> 4,37). Israele è il popolo che Dio ha chiamato e separato da ogni altro popolo (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Lv</em> 20,24-26), santificandolo per sé (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Lv</em> 22,32-34). Vi è un rapporto singolare tra Israele e Dio ben espresso da metafore, simboli, segni, paragoni. Si tratta d’una relazione che è stata sperimentata come salvezza, liberazione, incontro, promessa, elezione, chiamata. Israele è “di Dio”, e Dio è il “Dio d’Israele”. Da qui le forti suggestioni del linguaggio biblico: Israele è il partner dell’alleanza, la vigna del Signore (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Is</em> 5,1-7), il gregge (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Is</em> 40,11), il servo (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Is</em> 41,8), il figlio (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Os</em> 11,1), la sposa (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Os</em> 1-3) del Signore. Tuttavia, queste stesse immagini, sia nel NT che nella tradizione cristiana antica, saranno utilizzate per designare la Chiesa (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">LG</em> 6). </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">La profonda unità tra Israele e la Chiesa porta alcuni teologi a parlare d’una sola alleanza all’interno della quale s’allarga l’orizzonte storico di Gesù Cristo. Israele resta il popolo eletto, all’interno della cui alleanza si situerebbe l’evento Gesù Cristo come dilatazione dell’evento di grazia voluto da Dio nella chiamata d’Israele. Questa lettura dell’unica alleanza – secondo la quale Israele è la radice e la Chiesa l’albero con i suoi rami – presenta due grandi rischi: favorire la vecchia tesi della sostituzione (la Chiesa realizza compiutamente ciò che è implicito in Israele, e perciò ne prende il posto nel mistero della redenzione); ridurre la novità cristiana, cuore del Vangelo, a una dimensione puramente quantitativa della salvezza (Cristo è motivo dell’ingresso dei pagani nel mistero di Dio rispetto alla salvezza già avviata con Israele). La tesi dell’unicità dell’alleanza favorisce gli elementi di continuità tra la stirpe di Abramo e la comunità dei credenti in Cristo, però nega i fattori (storici, teologici, biblici, spirituali e culturali) di discontinuità dell’evento Cristo (passione, morte e risurrezione).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">3. Novità e complementarietà</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Il cristianesimo è la persona viva di Gesù Cristo messo a morte nella carne ma reso vivo nello spirito. La Chiesa vive di questa novità, nasce dalla pasqua di Gesù, il Signore. Per cui, ciò che l’ebraismo ha posto irrevocabilmente al termine della storia, come il momento in cui culmineranno gli eventi esterni, è divenuto nel cristianesimo il centro della storia, la quale si trova allora promossa al titolo particolare di “storia della salvezza”. Cristo è l’eschaton, la novità di Dio nella storia, ove l’<em style="mso-bidi-font-style: normal;">hic et nunc</em> della salvezza si completano. E mentre per Israele l’azione di Dio è manifesta solo inizialmente nell’alleanza, e attende di essere completata nella riconciliazione universale (uomo, mondo, cosmo), per il cristiano, la pienezza di questa pace messianica si è avverata completamente nella vita di Gesù Cristo. Il “non ancora” della salvezza attesa dall’umanità è anticipato nel <em style="mso-bidi-font-style: normal;">novum</em> di Gesù Cristo, il risorto dai morti. Gesù è il Messia atteso dalla speranza ebraica, il compimento di tutte le promesse. In tale <em style="mso-bidi-font-style: normal;">eschaton</em> vi è la continuità con Israele e la discontinuità: nell’umano escatologico di Gesù tutto si è compiuto, tutto viene anticipato. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">La Chiesa</span><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"> sente d’accogliere la speranza d’Israele e di vederne ogni realizzazione nell’umano di Gesù Cristo. Da qui la coscienza d’una nuova alleanza che non rinnega la prima o l’antica, ma ne riconosce l’ampliamento (o superamento?) in Cristo e la piena realizzazione. La comunità dei credenti, secondo le testimonianze del NT e dei primi secoli cristiani, ha maturato una coscienza carismatica e messianica, fino a interpretarsi quale Israele di Dio (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Gal</em> 6,16) in senso spirituale e non storico, contrapponendosi all’Israele secondo la carne (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">1Cor </em>10,18). L’appartenenza al popolo eletto non è storica, né giuridica, bensì spirituale. Sono figli d’Israele solo quelli della promessa (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Rm </em>9,6-8). Si assiste, così, al passaggio dal vecchio Israele, che non ha saputo riconoscere la novità sorprendente del segreto messianico, al vero Israele, aperto a ebrei e gentili, cui sarà dato il regno dei cieli. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">La Chiesa</span><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"> reca con sé la novità della nuova alleanza che è strettamente legata alla pasqua di Gesù Cristo (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">1Pt</em> 2,9). Chiesa e Israele non stanno in rapporto come il nuovo all’antico patto, né come sostituiti o antagonisti, bensì come partner di un medesimo progetto salvifico di Dio. Chiesa e Israele sono “l’uno per l’altro”, in un rapporto di complementarietà e di amicizia: li unisce un patrimonio spirituale immenso (cf. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">NA</em> 4), nonché le Scritture e l’attesa del compimento del mondo. La strumentalizzazione dell’AT e del patto tra Dio e Israele avviene quando si opera una lettura allegorica delle Scritture ebraiche (spiritualizzazione dei testi sacri, della Torah), come anche nel caso dell’interpretazione antologica: solo il resto d’Israele entra a far parte della nuova alleanza, costituendo il meglio che l’AT ha saputo esprimere e che è poi confluito nella Chiesa. Il carattere storico degli eventi salvifici dell’AT permane come valore in sé e per sé, prima ancora d’ogni forma di tipologizzazione e di allegorismo. Si può sostenere, dunque, un’interpretazione complementare a proposito della relazione tra Chiesa e Israele. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Il Primo Testamento ha un valore strutturale: costituisce l’identità d’Israele e della stessa messianicità di Gesù, e offre anche una concezione del mondo e della storia che ha assunto rilievi nuovi nell’esperienza di Gesù Cristo. Questi completa la rivelazione e il senso escatologico di quell’economia salvifica che ci è stata donata nella storia a partire dalle prime alleanze tra Dio e l’uomo insieme al suo mondo. Gesù di Nazaret è vissuto, ed egli continua a vivere, non solo nella sua Chiesa, che si rifà a lui (più realisticamente: nelle molte Chiese, e sette che si rifanno al suo nome), ma anche nel suo popolo, del quale egli personifica il martirio. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Il rapporto tra Israele e la Chiesa, in <em style="mso-bidi-font-style: normal;">NA</em> 4, viene esplicato con un triplice linguaggio: di origine (lì dove si afferma che la Chiesa di Cristo riconosce gli inizi della sua fede e della sua elezione nella storia dei patriarchi); di prefigurazione o tipologia (quando si afferma che la salvezza della Chiesa è misticamente prefigurata nell’esodo del popolo eletto); d’innesto (in rapporto alla radice dell’ulivo buono su cui sono stati innestati i rami dell’ulivo selvatico). Oggi si rinuncia a una lettura esclusivamente tipologica dell’AT e della funzione d’Israele, anche se l’orientamento teologico di fondo della <em style="mso-bidi-font-style: normal;">NA</em> è sostitutivo. Certamente, crea disagio parlare del nuovo popolo d’Israele in riferimento alla Chiesa. Alcuni teologi preferiscono parlare di un solo popolo di Dio sia pur diviso. <span style="mso-bidi-font-style: italic;">Si parte dalla convinzione che </span><span class="text31172565602169">l’elezione del popolo ebraico fa parte del mistero dell’agire di Dio nella storia che trova nella Chiesa un’esperienza nuova che non esclude la salvezza operata in precedenza.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; mso-bidi-font-style: italic;"><span style="font-size: small;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; mso-bidi-font-style: italic;"><span style="font-size: small;">4. La ricezione storico-teologica di <em>NA </em>4</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">La <em><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">Nostra</span></em></span><em><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"> aetate</span></em><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"> costituisce l’inizio di un cammino nuovo incentrato su due diverse direttrici: le relazioni cristiano-ebraiche e il dialogo interreligioso. La Santa Sede avviò il dialogo sistematico con il mondo ebraico a partire dal 1965. Da parte degli ebrei, nel 1970 venne fondato l’<em style="mso-bidi-font-style: normal;">International Jewish Committee on</em> <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Interreligious Consultations</em>, un’organizzazione che comprende quasi tutte le agenzie più importanti degli ebrei impegnate nel dialogo interreligioso. Dal 1970 al 2008, sono stati organizzati 20 incontri a livello internazionale. L’ultimo è avvenuto a novembre 2008 in Ungheria (a Budapest) con il congresso internazionale sul tema: <em style="mso-bidi-font-style: normal;">La società civile e la religione, prospettive cattoliche ed ebraiche</em>. Il motivo principale alla base di questo convegno a Budapest è quello di vedere la situazione del dialogo tra cattolici ed ebrei nei Paesi dell’Europa dell’Est. È stata scelta la città di Budapest sia per la presenza in urbe d’una comunità ebraica abbastanza grande sia perché in questo Paese il dialogo ha compiuto molti progressi. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">A partire dall’inizio del dialogo ufficiale della Chiesa cattolica con il mondo ebraico sono state percorse tante tappe importanti. Per esempio, Giovanni Paolo II è stato il primo papa a visitare una sinagoga, a pregare ad Auschwitz per le vittime della <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Shoah</em>, ad andare in Israele. Ha pregato al Muro del Pianto, ha visitato Yad Vashem, il monumento e il museo per l’Olocausto. In un discorso rivolto alla comunità ebraica di Magonza nel 1980, affermò che l’alleanza con Israele non è stata mai revocata. Ciò significa che Israele deve continuare ad esistere nella sua particolarità e la sua elezione diviene testimonianza innanzi a tutti i popoli della terra. Dopo sei settimane dalla sua elezione, Benedetto XVI ha ricevuto la prima delegazione ebraica; poi dopo quattro mesi ha visitato la sinagoga a Colonia; dopo un anno il viaggio ad Auschwitz per pregare per le vittime della <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Shoah</em>. In un’intervista del 31 ottobre 2005, Ángel Kreiman, gran rabbino del Cile dal 1970 al 1990, allora vicepresidente internazionale del Consiglio Mondiale delle Sinagoghe, sostenne, in un atto commemorativo per i 40 anni della pubblicazione della dichiarazione <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Nostra aetate</em>, “che siamo giunti” a una “nuova tappa” del rapporto tra giudei e cristiani, pronti ad “entrare in una terra promessa” nella quale – per i cristiani – il carattere giudaico della predicazione di Gesù e degli apostoli ha un “fondamento teologico”. Il sostegno dei cristiani al giudaismo è una forza spirituale religiosa che cresce di luogo in luogo. Oramai è chiaro che il dialogo con gli ebrei “non è un’opzione” bensì “un dovere”, ed esige, da parte cristiana, d’accettare il popolo d’Israele come il segno dell’“alleanza originale”. Giudaismo e cristianesimo sono uniti contro il paganesimo e professano la fede nel Dio unico. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Ci si accorge, allora, che i risultati della <em style="mso-bidi-font-style: normal;">NA</em> trascendono i contenuti e le proposte di coloro che ne progettarono la redazione finale. Giovanni XXIII si convinse – anche in virtù di un memorabile colloquio avuto con lo storico ebreo francese Jules Isaac – dell’opportunità che il Concilio emanasse un documento sugli ebrei volto, innanzitutto, a condannare l’antisemitismo e a scagionare gli ebrei dalla falsa accusa di deicidio. L’inedita impresa fu affidata a una commissione presieduta del cardinale tedesco Agostino Bea: bisognava predisporre i vari schemi da sottoporre al dibattito conciliare. Il cammino fu lungo e pieno di sorprese. Si pensò dapprima a un paragrafo da inserire all’interno di un altro testo, poi a un piccolo documento a se stante e così via. Alla fine nacque la <em><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">Nostra</span></em><em><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"> aetate</span></em>. Per comprendere i contenuti del testo basta guardare al suo sottotitolo: <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa cattolica con le religioni non cristiane</em>. L’orizzonte s’era improvvisamente ampliato. Ci si occupava non solo di ebrei, ma di tutte le altre religioni. In quattro decenni – la dichiarazione fu approvata il 28 ottobre 1965 – ci si è resi sempre più conto che la <em><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">NA</span></em> costituisce l’inizio di un cammino nuovo incentrato su due diverse direttrici: le relazioni cristiano-ebraiche e il dialogo interreligioso. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">La <em style="mso-bidi-font-style: normal;">NA</em></span><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"> esprime due convincimenti importanti: la perennità dell’alleanza tra Dio e il popolo ebraico; la denuncia dell’odio, delle persecuzioni e della manifestazioni di antisemitismo rivolte da chiunque e in ogni tempo nei confronti degli ebrei. Il nodo teologico emerso dalla ricezione della <em><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">NA</span></em> è stato espresso di recente con molta efficacia dal cardinale Walter Kasper: “Come si può conciliare la tesi del perdurare dell’alleanza [tra Dio e il popolo d’Israele] con l’unicità e l’universalità di Gesù Cristo, costitutive entrambe, nel cristianesimo, della nuova alleanza?”. L’interrogativo è netto, le risposte ancora incerte. Si tratta di un tema nevralgico per la coscienza che la Chiesa cattolica ha di se stessa. Inoltre, dal modo in cui si risponderà a questa domanda deriveranno conseguenze decisive in relazione ai rapporti tra la Chiesa e tutte le altre religioni.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Voci correlate</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Oikonomia, salvezza, religioni, Chiesa universale, Ekklesia (terminologia biblica), ricezione, Ecclesia ab Abel, indole escatologica, popolo di Dio, appartenenza, pace (Chiesa e).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Bibliografia essenziale</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: x-small;">J.B. Metz, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Al cospetto degli ebrei. La teologia cristiana dopo Auschwitz</em>, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Concilium</em>, (1984/5), 50-65; S. Ben Chorin, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Fratello Gesù. Un punto di vista ebraico sul Nazareno</em>, Morcelliana, Brescia 1985; R. Neudecker, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Chiesa cattolica e popolo ebraico</em>, in R. Latourelle (ed.), <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Vaticano II: bilancio e prospettive venticinque anni dopo (1962-1987)</em>, Cittadella Editrice-PUG, Assisi-Roma 1988, 1300-1334; E.P. Sanders, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Jesus and Judaism</em>, SCM, London 1985; N. Lohfink, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Der niemals gekündigte Bund. Exegetische Gedanken zum christlich-jüdischen Dialog</em>, Verlag Herder, Freiburg im Breisgau 1989; C. Thoma, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Die theologischen Beziehungen zwischen Christentum und Judentum</em>, <span style="color: black;">Wissenschaftliche Buchgesellschaft,</span> Darmstadt 1989; K. Haacker, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Jesus, Messias Israels?</em>, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Evangelische Teologie</em>, 51 (1991) 444-457; Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Noi ricordiamo: una riflessione sulla Shoah</em> (16-3-1998), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1998: <em style="mso-bidi-font-style: normal;">EV</em> 17,522-550; P. Stefani, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Chiesa, ebraismo e altre religioni. Commento alla «Nostra aetate»</em>, Messaggero, Padova 1998; G. Castello (cur.), <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Volti del Messia. Gesù di Nazaret e il dialogo ebraico-cristiano</em>, ECS, Napoli 1999; Id., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Le relazioni tra Chiesa cattolica ed ebraismo. A quarant’anni dalla </em>Nostra aetate, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Asprenas</em>, 53 (2006/2) 319-348 J; J. Stern, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Il dialogo con il popolo ebreo</em>, in R. Fisichella (ed.), <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Il Concilio Vaticano II. Recezione e attualità alla luce del Giubileo</em>, II, San Paolo, Cinisello Balsamo 2000, 700-715; E. Grässer, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Il patto antico nel nuovo</em>, Paideia, Brescia 2001; Pontificia Commissione Biblica, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Il popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana</em> (24-5-2001), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2001: <em style="mso-bidi-font-style: normal;">EV</em> 20,733-1150; E. Scognamiglio, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Koinonia e diakonia. Il volto della Chiesa. Percorsi di ecclesiologia contemporanea</em>, Messaggero, Padova 2000; Id., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Catholica. Cum ecclesia et cum mundo</em>, Messaggero, Padova 2004; W. Kasper, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Non ho perduto nessuno. Comunione, dialogo ecumenico, evangelizzazione</em>, EDB, Bologna 2005, 75-94; 107-109; H.H. Henrix, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Dialogo ebraico-cristiano</em>, in P. Eicher (ed.), <em style="mso-bidi-font-style: normal;">I concetti fondamentali della teologia</em>. I. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">A-D</em>, Queriniana, Brescia 2008, 400-428.</span></span></p>

	Tags: <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/antisemitismo/" title="antisemitismo" rel="tag">antisemitismo</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/assisi/" title="assisi" rel="tag">assisi</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/auschwitz/" title="Auschwitz" rel="tag">Auschwitz</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/benedetto-xvi/" title="benedetto XVI" rel="tag">benedetto XVI</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/bibbia/" title="bibbia" rel="tag">bibbia</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/chiesa/" title="chiesa" rel="tag">chiesa</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/cristo/" title="cristo" rel="tag">cristo</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/dialogo/" title="dialogo" rel="tag">dialogo</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/ebraico-cristiano/" title="ebraico-cristiano" rel="tag">ebraico-cristiano</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/ebrei/" title="ebrei" rel="tag">ebrei</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/egitto/" title="egitto" rel="tag">egitto</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/gerusalemme/" title="gerusalemme" rel="tag">gerusalemme</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/identita/" title="identità" rel="tag">identità</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/islam/" title="islam" rel="tag">islam</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/israele/" title="israele" rel="tag">israele</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/messale/" title="messale" rel="tag">messale</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/nostra-aetate/" title="nostra aetate" rel="tag">nostra aetate</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/nuovo/" title="nuovo" rel="tag">nuovo</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/politica/" title="politica" rel="tag">politica</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/radice/" title="radice" rel="tag">radice</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/religione/" title="religione" rel="tag">religione</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/ricezione/" title="ricezione" rel="tag">ricezione</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/rm-11/" title="rm 11" rel="tag">rm 11</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/santa/" title="santa" rel="tag">santa</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/shoah/" title="shoah" rel="tag">shoah</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/spirito/" title="spirito" rel="tag">spirito</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/storia/" title="storia" rel="tag">storia</a>, <a href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/tag/vaticano/" title="vaticano" rel="tag">vaticano</a><br />
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudifrancescani.it/site/2009/09/israele/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Il Sacro Corano</title>
		<link>http://www.centrostudifrancescani.it/site/2009/09/il-sacro-corano/</link>
		<comments>http://www.centrostudifrancescani.it/site/2009/09/il-sacro-corano/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 06:58:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News &amp; Eventi]]></category>

		<category><![CDATA[arabo]]></category>

		<category><![CDATA[capitoli]]></category>

		<category><![CDATA[dialogo]]></category>

		<category><![CDATA[diritto]]></category>

		<category><![CDATA[esegesi]]></category>

		<category><![CDATA[fondamentalismo]]></category>

		<category><![CDATA[integralismo]]></category>

		<category><![CDATA[islam]]></category>

		<category><![CDATA[jihad]]></category>

		<category><![CDATA[musulmani]]></category>

		<category><![CDATA[pratica]]></category>

		<category><![CDATA[religione]]></category>

		<category><![CDATA[rivelazione]]></category>

		<category><![CDATA[sacra scrittura]]></category>

		<category><![CDATA[storia]]></category>

		<category><![CDATA[sure]]></category>

		<category><![CDATA[teologia]]></category>

		<category><![CDATA[testo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudifrancescani.it/site/?p=568</guid>
		<description><![CDATA[Il sacro testo del Corano
Storia, esegesi e teologia
 
 
 
Per capire il significato storico, giuridico, teologico, religioso e culturale del Corano è conveniente lasciar parlare il testo stesso. Un bel numero di sure (i capitoli in cui il libro del Corano si divide, sono ben 114) lo presenta come il libro sacro che viene da Dio (cf. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: center; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;" align="center"><span style="text-transform: uppercase; font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Il sacro testo del Corano</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;" align="center"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Storia, esegesi e teologia</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;" align="center"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;" align="center"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;" align="center"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Per capire il significato storico, giuridico, teologico, religioso e culturale del Corano è conveniente lasciar parlare il testo stesso. Un bel numero di sure (i capitoli in cui il libro del Corano si divide, sono ben 114) lo presenta come il libro sacro che viene da Dio (cf. sure 3,4.7; 4,82; 6,114.155-157; 7,2; 18,1; 20,2-4; 21,50; 29,46-49; 32,2; 38,1-8; 40,2; 41,2.41-42; 42,17; 45,2; 46,2). In alcuni passi, poi, il sacro testo del Corano viene presentato come la “Madre del Libro”, cioè il prototipo (o meglio, in arabo, matrice) del Corano che è già presso Dio, quasi una sorta di Parola eterna che viene da Dio, l’Unico (cf. sure 13,39; 43,4; 56,77-78; 80,13-16; 85,21-22). Addirittura, si trovava già nei libri sacri degli antichi (cf. sura 26,196). Esso, infatti, conferma i libri precedenti, cioè l’AT e il NT (cf. sure 10,37; 12,111; 16,44). </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Il Corano stesso, poi, offre altri elementi per descrivere il valore unico e sacro di questo testo che non appare rivelato o ispirato da Dio, bensì consegnato direttamente al profeta Maometto. È bene chiarire questo dato fin dall’inizio: nella visione islamica, non si parla di ispirazione né si riconosce l’autore umano, né si riduce il testo sacro a un’opera letteraria che è in qualche modo legata al genio dell’autore umano, all’artista-poeta o scrittore. Maometto, il sigillo dei profeti, lo ha ricevuto e trasmesso attraverso la recitazione orale e un processo di memorizzazione costante. Perciò, il Corano è, per eccellenza, “il Libro” composto da versetti sapienti e chiari (cf. sura 11,1) e fu rivelato per mezzo dell’angelo Gabriele (cf. sure 2,97; 26,210-211; 53,4-12). Non è inventato da Maometto né da altri (cf. sure 10,37; 11,13.35; 16,103; 25,4; 32,3; 46,8; 69,44-47). Anzi, Maometto, il lodato e bene amato, non ha mai recitato né copiato alcun altro libro religioso o considerato divino (cf. sura 29,48). </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Per il suo carattere sacro, non è possibile che alcun essere umano cambi qualche parola o significato del Corano stesso (cf. sure 10,15; 18,27). Questo testo sacro svolge un ruolo fondamentale nella conoscenza di Dio, nella pratica del culto e nell’atteggiamento pratico del fedele musulmano. Infatti, il Corano non solo è luce e libro chiarissimo (cf. sure 5,15; 11,1; 12,1; 15,1; 26,2; 27,1; 28,2; 31,2; 45,20), e ancora sublime e glorioso (cf. sure 15,87; 50,1), ma è anche il criterio del bene e del male (cf. sure 3,4; 25,1), ed è la guida di Dio (cf. sure 7,203; 39,23). Per questo, il Corano contiene vari argomenti e ogni sorta di esempi affinché gli uomini se ne servano per la riflessione (cf. sura 17,41.89). Addirittura, il sacro Corano contiene tutti i segreti del cielo e della terra (cf. sura 27,75) ed è donato al credente per la recitazione e la sua memorizzazione (cf. sure 7.204; 16,198; 39,23; 73,4.20). La recitazione permette al credente di rifugiarsi in Dio e il suo ascolto intenerisce la pelle e il cuore al ricordo stesso di Dio. La recitazione esprime l’essenza del Corano e rinvia all’ascolto profondo della Parola divina. I musulmani affermano con insistenza il carattere sacro del Corano appellandosi alla bellezza dello stile e ai suoni che ne derivano dalla recitazione in arabo classico o antico.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Da queste semplici testimonianze del Corano <em style="mso-bidi-font-style: normal;">ex-sese</em> si comprende che accostarsi a questo testo sacro è possibile solamente accogliendo quella visione culturale e religiosa che è propria della cultura araba classica e poi della nascita dello stesso islam. Oggi è poco praticata, ad esempio, un’esegesi coranica più attenta al dato storico-critico e al senso letterale del testo. Anche se alcuni riformatori dell’islâm auspicano un tipo di studio esegetico sensibile ai contesti storico-culturali del tempo e alle analisi narrative del testo. Ciò per favorire un dialogo più proficuo e allo stesso tempo sereno con la modernità e con le scienze della filologia e dell’antropologia. Come pure per superare leggi e decreti che oggi non hanno più motivo d’essere rispetto alla società beduina che è alle origini dell’islâm e, perciò, dello stesso Corano. A volte, infatti, alcune interpretazioni fondamentaliste e fuori tempo del Corano dipendono da un certo irrigidimento di prospettive normative del testo sacro o di analisi lessicografiche per niente integrate con il contesto storico-culturale e socio-politico, nonché etico-religioso, in cui un detto, una sura, un passo del Corano è stato formulato</span><a style="mso-footnote-id: ftn1;" name="_ftnref1" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn1"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">[1]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">1. La struttura</span></span></strong></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Il Corano è il frutto d’una recitazione più che della semplice compilazione scritta. I racconti al suo interno sono più attenti ai fatti pratici, agli eventi, e non alle loro interpretazioni oggettive e sistemiche. C’è un contenuto, poi, che è meno speculativo di quello che può sembrare: l’ortoprassi, l’etica e il modo d’agire in una determinata situazione costituiscono lo stile di fondo del testo coranico, il suo contenuto. Realtà e pensiero, eventi e parole, fatti e decisioni, formano l’essenza che trova forma in un linguaggio simbolico, a volte apocalittico, carico di metafore, suggestivo, allegorico. La stessa parola del Corano vuole descrivere ma soprattutto annunciare: è una realtà, un fatto, un’energia, una potenza.</span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">1.1. I capitoli o sure</span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Il Corano si compone di 114 sure o capitoli (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">sûra</em>). Questi, poi, sono suddivisi in versetti (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">âyât</em>) abbastanza variabili; è possibile rintracciare una qualche unità tematica nelle sure più brevi – quelle più antiche – mentre risulta molto complesso ogni tentativo d’ordinare i messaggi delle sure più lunghe. Aprendo il testo sacro, ci s’accorge subito che le sure sono sparse in ordine decrescente: dalle più lunghe a quelle più brevi, ad eccezione della prima che è l’aprente. Forse, questo sistema di catalogazione è stato favorito dal fatto che le sure lunghe sono le più difficili da ricordare a memoria e, quindi, occorreva trascriverle all’inizio. </span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Gli studiosi hanno trovato utile la suddivisione cronologica, distinguendo tra sure meccane e sure del periodo medinese (anche se non tutti i versetti d’una sura sono dello stesso periodo). Oggi, la critica occidentale riprende le più diverse teorie per il raggruppamento delle sure. </span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">In linea generale, si tende a seguire questa suddivisione cronologica: sure rivelate alla Mecca dall’inizio della missione di Maometto verso il 610 d.C. fino all’egira del 622 (età del pellegrinaggio o migrazione dalla Mecca a Medina); sure rivelate a Medina negli ultimi dieci anni della sua vita, fino al 632. S’intravedono, poi, altre classificazioni.</span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Le sure del primo periodo meccano (610-614), sono circa venti, le più brevi, presentano versetti sincopati, ritmati, e invitano alla penitenza, annunciando il castigo e il giorno del giudizio (abbondano i riferimenti alle minacce per gli empi), e proclamano l’unità e l’unicità di Dio</span><a style="mso-footnote-id: ftn2;" name="_ftnref2" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn2"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-bidi-font-size: 10.0pt; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">[2]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">. Oltre a descrivere i tormenti per l’inferno, sono narrate anche le delizie per chi vivrà in paradiso</span><a style="mso-footnote-id: ftn3;" name="_ftnref3" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn3"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-bidi-font-size: 10.0pt; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #800080;">[3]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">. </span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Le sure del secondo periodo meccano (615-616) insistono sull’ora della risurrezione e del giudizio e accentuano la polemica con i miscredenti</span><a style="mso-footnote-id: ftn4;" name="_ftnref4" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn4"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-bidi-font-size: 10.0pt; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">[4]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">.</span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">La sura 27, denominata “Le formiche” (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">An-Naml</em>), dopo una breve introduzione che riafferma l’autenticità del Corano (vv. 1-6), e la ripetizione delle storie dei personaggi e dei profeti antichi, biblici e leggendari, nonché in seguito alla riflessione sulla potenza di Dio, ripropone il tema del giudizio finale ai vv. 59-93. S’afferma il carattere imprevedibile dell’ora del giudizio finale e si descrive la bestia apocalittica.</span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Le sure del terzo periodo meccano (617-620) sviluppano il tema dell’unità-unicità-onnipotenza di Dio, offrendo precisazioni circa la preghiera rituale, la decima, le interdizioni alimentari</span><a style="mso-footnote-id: ftn5;" name="_ftnref5" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn5"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-bidi-font-size: 10.0pt; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">[5]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">. Ritorna anche il tema dell’accusa verso i miscredenti</span><a style="mso-footnote-id: ftn6;" name="_ftnref6" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn6"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-bidi-font-size: 10.0pt; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">[6]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">. Per esempio, la sura 42 (“La consultazione”), dopo aver riproposto nella prima parte un concetto fondamentale della fede coranica – il fatto cioè che esiste una sola vera religione, l’islâm –, si sofferma sull’ora del giudizio, sulla bontà e giustizia divine, sulla condotta dei credenti e sulla punizione dei miscredenti.</span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Le sure medinesi hanno un tono molto diverso da quelle meccane: in esse prevale l’aspetto giuridico, normativo, legislativo, nonché le questioni rituali e amministrative</span><a style="mso-footnote-id: ftn7;" name="_ftnref7" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn7"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-bidi-font-size: 10.0pt; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">[7]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">. È il caso, ad esempio, della dichiarazione dell’illiceità, così come recita la sura 66 (“Interdizione” o <em style="mso-bidi-font-style: normal;">At-Taḥrîm</em>). I primi cinque versetti di questa sura riprendono il caso d’un intrigo nell’harem del Profeta. Il personaggio chiave è una delle mogli del Profeta, Ḥafṣa bint ‘Umar. Costei, entrando nella propria stanza, trovò Maometto insieme a una ragazza d’origine copta donatagli dal governatore d’Egitto. La giovane si chiamava Maria. Ḥafṣa protestò e Maometto le giurò che non avrebbe avuto più legami<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>con Maria. Tuttavia, il Profeta si fece promettere di non parlarne con le altre mogli. Invece, in poco tempo, tutto l’harem seppe dell’accaduto. La minaccia d’un divorzio generale è contenuta al v. 5 e diventa un modo per tutelare la pace e l’ordine nell’harem, fra le donne del Profeta. Si ha un vero e proprio caso di scioglimento di giuramenti.<strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"></strong></span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Anche se le datazioni delle sure variano da studioso a studioso, si riscontrano, in ordine logico, tematiche particolari per ogni periodo.</span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Il primo periodo meccano riguarderebbe soprattutto la contestazione globale dell’ordine stabilito, la rivendicazione della giustizia sociale contro i mercanti e i ricchi notabili meccani che disprezzavano i poveri, gli orfani, gli emarginati. Segue anche una denuncia per l’usura, l’agnosticismo e una predicazione a tinta escatologica come già più volte segnalata in precedenza. Si tende a parlare anche dei segni della risurrezione. La sura 96, intitolata “Il grumo di sangue”, è considerata dalla tradizione islamica come la prima rivelazione ricevuta da Maometto (vv. 1-5 o, per altri commentatori, vv. 1-8). I versetti successivi (9-19) contengono la polemica contro l’acerrimo nemico di Maometto, il notabile meccano Abû’l-Ḥakam, soprannominato dai musulmani Abû Jahl (“Padre dell’ignoranza”). La sura del grumo di sangue afferma la bontà divina e la pervicacia umana e afferma:</span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">«Proclama [recita o leggi ad alta voce], nel nome del tuo Signore che ha creato: ha creato l’uomo da un grumo di sangue! Proclama! Nessuno infatti è generoso come il tuo Signore! È lui che ha insegnato a usar la penna [ha istruito l’uomo mediante la penna], ha insegnato ciò che l’uomo non sapeva. E l’uomo, ahimé, prevarica, appena crede d’esser ricco! Ma tutto poi ritorna al tuo Signore» (96,1-8).</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Di forte impegno, per il Profeta, sarà stato il secondo periodo meccano: Maometto percorre continuamente il Paese per predicare il nuovo messaggio tra successi e rifiuti. I capitoli sono grandiosi, e si presentano con versi, prosa ritmata, metafore e parabole di sapore orientale. Invece, quelli del primo periodo meccano sono brevi, nervosi.</span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">È sufficiente confrontare la sura 111 del primo periodo meccano con la sura 76 del secondo periodo meccano.</span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;"> </span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">«Periscano le mani di Abû Lahab, e perisca anche lui! A nulla gli gioveranno i suoi beni e i suoi guadagni. Arrostirà in un fuoco fiammeggiante insieme a sua moglie, portatrice di legna, con una corda di fibre di palma intorno al collo!» (111,1-5).</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;"> </span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">«Ci fu mai nella vita d’un uomo un solo istante in cui Dio l’abbia dimenticato [in cui l’uomo è stato una cosa non ricordata?]. In verità, noi abbiamo creato l’uomo da una goccia di fluidi mescolati per metterlo alla prova e l’abbiamo dotato di udito e vista. Gli abbiamo indicato la retta via, sia egli riconoscente o ingrato. E per i miscredenti abbiamo preparato catene, gioghi e vampe di fuoco infernale» (76,1-4).</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">La sura 111 è intitolata “Le fibre di palma” e riceve il nome dal v. 5. Il primo versetto costituisce l’unico passo di tutto il testo sacro in cui viene citato, con tono denigratorio, il nome d’un nemico di Maometto. È lo stesso zio del Profeta, il cui vero nome non è il dispregiativo Abû Lahab (“Padre della fiamma o dell’inferno”), bensì ‘Abd al-‘Uzzâ. La moglie di ‘Abd è Umm Jamîla, nemica dichiarata di Maometto.</span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">La sura 76 reca il titolo “L’uomo” o anche “Il tempo”. La prima parte della sura descrive il castigo dei dannati e la felicità dei beati (vv. 1-21). La seconda (vv. 22-31) insiste sul dovere della preghiera e riafferma il dominio assoluto di Dio.</span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Nelle sure del secondo periodo meccano, Maometto racconta innumerevoli storie di profeti e di popolazioni incredule che non li hanno accettati. Si riallaccia, poi, a una preesistente tradizione biblica dell’Antico Testamento (Adamo, Noè, Abramo, Isacco, Giacobbe, Ismaele, Loth, Mosè, Aronne, Davide, Salomone, Elìa, Eliseo, Giobbe) e a una del Nuovo Testamento (Zaccaria, Giovanni Battista), ricordando volentieri le figure del Messia Gesù e di Maryam. Si passa dalla poesia alla diatriba violenta: le storie dei profeti servono a giustificare e a tutelare l’operato di Maometto.</span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">È sufficiente considerare la sura 54 (“La luna”) che si colloca tra la fine del primo periodo meccano e l’inizio del secondo. Il grande prodigio della luna che si spacca permette di considerare altri segni di Dio nel passato, come nel caso di Noè, degli ‘</span><span style="text-transform: uppercase; font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">â</span><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">d, dei Thamûd, di Lot e del faraone.</span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt;">«L’ora s’avvicina: s’è spaccata la luna! Ma anche se i miscredenti vedessero un prodigio, se ne allontanerebbero dicendo: “<span style="text-transform: uppercase;">è</span> la solita magia!”. Gridano alla menzogna e seguono le loro passioni, ma ogni cosa è fissata per sempre. Eppure, han sentito raccontare storie antiche, piene di ammonimenti e di<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>consumata sapienza: ma a nulla servono gli ammonitori. Volta dunque loro le spalle!» (54,1-6).</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">La sequenza tematica è forte nelle sure del terzo periodo meccano: vere e proprie omelie troviamo nei capitoli, con esordi edificanti, parentesi, esortazioni, perorazioni minacciose, rimproveri; s’allarga anche il contenuto della predicazione.</span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Sicuramente i musulmani, attraverso lo studio della critica testuale e dell’ermeneutica, dovranno convincersi del fatto che dopo la morte del Profeta, l’islâm conobbe per diverso tempo recensioni raggruppate in un ordine differente da quello della nostra <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Vulgata</em> e che si diceva cronologico.</span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">L’incerta origine del vocabolo <em style="mso-bidi-font-style: normal;">sûra</em> viene collegata all’ebraico post-biblico <em style="mso-bidi-font-style: normal;">sûrâh</em> (“serie”) con il significato di “serie di versetti”. Ogni sura è stata contrassegnata dalla tradizione con un titolo (a volte alternativo con altro) tratto da una parola che individua un suo punto saliente. Per esempio, la seconda sura è denominata <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Della vacca</em>: racconta dell’episodio della vacca che Mosè ordinò agli ebrei ostili e cavillosi di sacrificare (cf. vv. 17-19); mentre la sura terza è dedicata alla <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Famiglia di ‘Imrân</em> in quanto, al versetto 33, si estende sui casi di questa famiglia. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Al-fâtiḥa </em>(“L’aprente o aperiente”) è il titolo della prima sura che apre il libro sacro. Escluso il testo della nona sura, quelli dei restanti capitoli sono preceduti dalla formula: “Nel nome di Dio clemente e misericordioso”. L’intero Corano è racchiuso nella <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Fâtiḥa</em>, e tutta la <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Fâtiḥa</em> è contenuta nella <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Basmala</em>, nell’invocazione del nome di Dio, il clemente e il misericordioso. E tutta la <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Basmala</em> è contenuta nella lettera <em style="mso-bidi-font-style: normal;">bâ</em>, e ogni cosa raccolta nel <em style="mso-bidi-font-style: normal;">bâ</em> è contenuta nel punto diacritico che serve per scriverlo.</span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Alcune delle 114 sure iniziano con lettere o gruppi di lettere di cui né i fedeli né gli studiosi orientalisti hanno saputo decifrarne il significato o valore simbolico. Ci sono, poi, quattro sure che prendono il titolo da queste misteriose notazioni: 20, 36, 38 e 50. Ogni sura è divisa in versetti o segni (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">âyât</em>): sono gli stessi segni con cui Dio dà prova della sua esistenza e potenza</span><a style="mso-footnote-id: ftn8;" name="_ftnref8" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn8"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-bidi-font-size: 10.0pt; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">[8]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">. Il Corano, quindi, è il segno prodigioso dell’onnipotenza divina. La divisione in versetti ha subito diverse variazioni, così la loro numerazione cambia anche nelle edizioni critiche del passato. Le 114 sure comprendono ben 6219 versetti: il Corano, nella sua forma attuale, è lungo circa quattro quinti del Nuovo Testamento. </span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Comunque, il testo coranico non obbedisce a una cronologia lineare del racconto fra la prima sura e l’ultima. Le diverse sure, infatti, sono tra loro autonome, e ciascuna corrisponde a un momento della rivelazione, e rappresenta un universo a sé. Non si può affermare che le sure raccolte da Maometto siano assolutamente autentiche a quelle che ritroviamo ora nel Corano. La configurazione delle sure è legata alla concezione che il Corano ha della scrittura. Inoltre, quasi certamente, i raccoglitori delle sure hanno cercato di sistemare il materiale lì dove ci poteva essere una continuità di fondo. Tuttavia, non è stato sempre così. Infatti, nell’aggiungere le sure a pezzi precedenti, o nell’integrare materiali in sure già ordinate, non appare un ordine logico. Resta difficile pronunciarsi sull’ampiezza delle sure e sulle relative aggiunte</span><a style="mso-footnote-id: ftn9;" name="_ftnref9" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn9"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-bidi-font-size: 10.0pt; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">[9]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">. Per gli studiosi musulmani, poi, ogni sura fu lasciata attraverso i secoli nel posto in cui la prima composizione l’aveva collocata. Le sure più brevi potrebbero anche costituire dei frammenti di brani più lunghi andati persi e poi collocati a margine, come appendice.</span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Il sistema coranico, inoltre, obbedisce alla logica della narrazione mitica, fondata sull’idea dell’eterno ritorno che ne rappresenta un paradigma essenziale. Nella rivelazione, infatti, Dio ricorda spesso agli uomini che tutti un giorno ritorneranno a lui. In tal senso, il racconto mitico non è alternativo alla storia, ma ne rappresenta un suo prolungamento. Per quanti considerano il Corano una dettatura soprannaturale da parte di Dio a Maometto, non è ammissibile la traduzione di sura con capitolo, perché <em style="mso-bidi-font-style: normal;">sura</em> significa “disposizione armoniosa di pietre”</span><a style="mso-footnote-id: ftn10;" name="_ftnref10" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn10"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-bidi-font-size: 10.0pt; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">[10]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">. Il Corano non è neanche un codice di leggi perché le disposizioni di carattere legislativo non superano i 228 versetti. È, il testo sacro, un crescendo che porta verso Dio.</span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">1.2. I versetti</span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">La sura 3 divide i versetti coranici in “chiari” o “solidi” , cioè di significato ben preciso, e “oscuri” o “allegorici” che, pur essendo riconosciuti sacri, ammettono più varianti e interpretazioni personali, in quanto il loro significato è noto solo a Dio.</span></span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt;">Il testo della sura 3,7 recita così: </span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt;"> </span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt;">«È lui che ti ha rivelato il libro: vi si trovano segni espliciti – che sono la madre del libro – e altri ambigui. Le genti, dunque, che hanno lo sviamento nel cuore, alla ricerca di dissenso e alla ricerca d’interpretazione cercano che cosa vuol dire – mentre solo Dio ne conosce l’interpretazione – e quelli che sono radicati nel sapere dicono: “Noi crediamo in esso: tutto è dal Signore”. Ma solo se ne rammentano i dotati d’intelletto». </span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt;"> </span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt;">I versetti “espliciti” (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">muḥkamât</em>), “solidi”, ossia, “rinforzati”, sono precisi e chiari perché non si prestano ad ambiguità o a dubbi interpretativi. Dal radicale <em style="mso-bidi-font-style: normal;">ḥ-k-m</em>, da cui derivano il verbo di prima forma <em style="mso-bidi-font-style: normal;">ḥakuma</em> (“essere saggio o sapiente”), e i termini <em style="mso-bidi-font-style: normal;">ḥikma </em>(“saggezza divina” o “filosofia”, “scienza profonda”) e <em style="mso-bidi-font-style: normal;">ḥakîm </em>(“saggio o sapiente”, “medico”, “teosofo”); nonché i due nomi di Dio: “Il Saggio” (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">âl-<span style="text-transform: uppercase;">ḥ</span>akîmu</em>) e “Il Giudice” (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">âl-<span style="text-transform: uppercase;">ḥ</span>âkamu</em>). </span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt;">Per i commentatori, in misura abbastanza generica, i versetti espliciti sono quelli che trattano i fondamenti dei riti, quelli che non implicano alcuna modificazione, quelli che abrogano versetti precedenti, e quelli che sono la base esplicita della giurisprudenza. Sono quelli che indicano ciò che è bene e ciò che è male. Altri ve ne sono che paiono incerti, e hanno bisogno di confermarsi gli uni con gli altri. I versetti “oscuri”, invece, ambigui, quelli “non chiari” (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">mutašâbihâ</em>), si prestano a letture diverse. Infatti, dal radicale <em style="mso-bidi-font-style: normal;">š-b-h</em>, il verbo di seconda forma è <em style="mso-bidi-font-style: normal;">šabbaha-hiya</em> (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">bi</em>): “confrontare”, “rendere qualcosa simile a un’altra”; il verbo di terza forma <em style="mso-bidi-font-style: normal;">šabaha</em> indica: “somigliare”; mentre quello di ottava forma <em style="mso-bidi-font-style: normal;">ištabaha ‘alâ</em> significa “essere oscuro” o “essere dubbio”. I versetti ambigui sono quelli relativi alle sigle iniziali, i versetti abrogati, quelli apparentemente contraddittori, quelli con termini a doppia lettura. L’affermazione esplicita secondo la quale il Corano è in parte palese e in parte oscuro ha fatto naturalmente versare molto inchiostro a teologi, filosofi, giuristi e sufi. In realtà, furono questi versetti a determinare finalmente la stesura del testo sacro affinché ci fosse un modello-tipo al quale riferirsi a proposito d’una parola o d’una lettura d’uno dei versetti ambigui.</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Il Corano riprende molte storie, specie quelle di Mosè, dalla tradizione biblica. Tuttavia, non viene offerta una narrazione prolungata del genere che si trova nel libro dell’Esodo o in altri testi dell’Antico Testamento. Spesso, il Corano si dilunga sui doveri morali e legali dei credenti: tali sure sono, quasi sempre, d’un periodo tardivo rispetto alla prima rivelazione ricevuta dal profeta Maometto. Molti nuclei del Corano potrebbero anche essere interpretati come predicazioni sulla falsariga dei Vangeli, anche se la voce che parla non è Gesù bensì Dio stesso attraverso il Profeta o l’angelo Gabriele. </span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Una buona parte di materiale apocrifo – di natura giudaico-cristiana – è stata assorbita nelle collezioni arabe che poi hanno formato il testo sacro definitivo. Secondo la tradizione più rigida dei musulmani, il Corano non fu scritto da nessuno, neanche da Maometto: la sua originalità linguistica e letteraria ne rivela il carattere divino o soprannaturale. C’è, quindi, un Corano celeste, divino, nascosto, che diviene il modello della riproduzione in terra della rivelazione celeste o soprannaturale. È come se il Corano costituisse una sorta di Logos <em style="mso-bidi-font-style: normal;">ab aeterno </em>in virtù del quale ogni cosa è stata fatta e ogni rivelazione diviene possibile in forma umana. </span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">In realtà, come vedremo più avanti, il Corano è il frutto d’una lenta rielaborazione e sistematizzazione – non solo teologica, ma pure culturale, politica ed economica – dell’esperienza religiosa maturata in seno alla comunità musulmana ai tempi dei califfi. Quando l’islâm inizia a produrre un testo scritto è segno chiaro e indiscusso dell’avvenuto passaggio dall’oralità alla sedimentazione, dal messaggio del Profeta alla tradizione sul Profeta. S’assiste a un vero e proprio cambio di paradigma: la società beduina, formata all’oralità, al senso normativo e vincolante della <em style="mso-bidi-font-style: normal;">traditio</em> – di per sé indiscutibile, inattaccabile –, prova a darsi un canone, a raccogliere del materiale, a formare delle collezioni, a stendere questa esperienza di salvezza e di vita comunitaria nuova, attorno alla figura del Profeta e dei suoi compagni. Entrambi, però, già inseriti nell’ottica degli imperi, delle dinastie, dei califfati. E, al di là di conflitti e tensioni di potere, qualsiasi sia la lingua dei musulmani e degli stessi califfi, la Scrittura di tutte le comunità musulmane sparse nel mondo era ed è il Corano.</span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">2. Traduzione e linguaggio</span></span></strong></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Il testo sacro contiene il discorso divino, è parola eterna: inalterabile e insostituibile. La rigida tradizione non permette la traduzione del Corano</span><a style="mso-footnote-id: ftn11;" name="_ftnref11" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn11"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-bidi-font-size: 10.0pt; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">[11]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">: è ammessa solamente la sua spiegazione o interpretazione fedele che mai può avvenire durante il culto. La rivelazione, nel Corano, è chiamata scrittura (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">kitâb</em>) ed è in collegamento con la rivelazione ebraica e con quella cristiana. Da qui l’appellativo “gente del libro o della scrittura” (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">ahl al-kitâb</em>). Nella sua essenza, la dottrina del Corano afferma l’unicità di Dio: vigorosamente difesa contro ogni pratica di culto pagano. Poi si presentano gli attributi principali di Dio: la sua potenza, la creazione del mondo, i benefici elargiti all’umanità. Seguono le enumerazioni di numerosi segni di Dio nel mondo. Per ogni questione legale e normativa è presentata una soluzione giuridica</span><a style="mso-footnote-id: ftn12;" name="_ftnref12" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn12"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-bidi-font-size: 10.0pt; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">[12]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">.</span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Considerando gli aspetti letterari e linguistici del Corano, ci s’imbatte, innanzitutto, nella lingua araba che costituisce la forma esteriore del testo. Il Corano afferma che Dio ha scelto la chiarezza della lingua araba per consegnare agli uomini la sua rivelazione (cf. 26,195). L’alfabeto arabo, come quello latino, deriva da quello fenicio; però, diversamente dalla scrittura latina, le lettere sono orientate verso sinistra. L’arabo, dal punto di vista demografico, è la lingua semitica più affermata nel mondo. Perché si presenta come la lingua d’una grande civiltà mondiale. La caratteristica più importante delle lingue semitiche è il sistema di radici triconsonantiche; e le tipiche radici arabe sono <em style="mso-bidi-font-style: normal;">k-t-b</em> e <em style="mso-bidi-font-style: normal;">q-r’</em>: la prima riguarda lo scrivere e la seconda il recitare. Le radici sono modificate, come per la lingua latina, mediante suffissi e prefissi. Il processo di vocalizzazione delle parole è stato abbastanza lento nella lingua araba: ciò ha costituito un motivo di tensione circa il modo di recitare il Corano. </span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Oggi, la maggior parte delle edizioni del Corano disponibili è abbastanza chiara dato che ha il vantaggio di essere scritta in un arabo vocalizzato. Per questo, i dubbi sulla chiarezza del diritto islamico espressi da certa dottrina – che denuncia il rischio d’esegesi sottoposte a complesse dispute filologiche –, non sarebbero troppo preoccupanti, dato che il testo del Corano riproduce il minimo dettaglio fonetico e grammaticale della lingua araba, indicando tutte le “vocali brevi” (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">kasra, dhamma</em> e<em style="mso-bidi-font-style: normal;"> fatha</em>) – oltre alle “vocali lunghe” (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">alif, ua </em>e<em style="mso-bidi-font-style: normal;"> ia</em>) – e senza tralasciare nessun raddoppiamento della consonante, né il <em style="mso-bidi-font-style: normal;">tanuin </em>(per un’esatta analisi logica della frase).</span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;">Nel mondo arabo si parlano tante varianti dialettali della lingua araba, spesso molto diverse tra loro. Mentre esiste un arabo ufficiale standard che viene usato per la comunicazione scritta e in situazioni formali, per la comunicazione informale sono usati sempre i dialetti. Alcuni di questi dialetti sono solo </span><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">parzialmente comprensibili per arabi provenienti da regioni diverse. In particolare, i dialetti del <a title="Maghreb" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Maghreb"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">Maghreb</span></span></a> sono considerati molto diversi dall’arabo standard. Mentre le persone di buon livello culturale sono, in genere, capaci d’esprimersi nell’arabo ufficiale, la maggioranza degli arabi usa generalmente solo il proprio dialetto locale. Al giorno d’oggi, il dialetto <a title="Egitto" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Egitto"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">egiziano</span></span></a> è probabilmente</span><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"> il più conosciuto nel mondo arabo, grazie alla grande popolarità dei film e della musica egiziana. La lingua del Corano risente, invece, del dialetto meccano.</span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Quando si sente recitare il Corano si può notare la ritmicità della lingua. Ciò si riscontra particolarmente con le sure più brevi, ove i versetti corti permettono di seguire una certa assonanza di rima. È sufficiente considerare la sura <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Aprente</em> per comprendere la ritmicità del linguaggio. Vi è un ritmo veloce, quasi affannoso. Ed è proprio il ritmo veloce che a volte riduce la realtà o un evento alla sua stessa concretezza e nudità reale. Così, nel linguaggio coranico, le realtà spazio-temporali ricevono una collocazione circolare, meta-storica. Tutto è orientato in senso protologico o in senso apocalittico.</span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">In effetti, il Corano utilizza la struttura linguistica per costruire una nuova coscienza religiosa fondata su un universo di segni e simboli. È necessario entrare nel complesso sistema grammaticale arabo – tra le scienze coraniche vi è la grammatica, considerata, dunque, come una scienza sacra – per capire il senso e la partita d’una determinata affermazione coranica. Il testo, pur se tradotto, rimane inimitabile. Il Corano definisce un universo di relazioni e di sensibilità che solamente la lingua araba può rendere. Quando un musulmano ascolta la recita del Corano, si sente interpellato direttamente da Dio. L’inimitabilità (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">i‘jâz</em>, cf. 10,38; 17,88) del Corano è divenuta quasi un dogma di fede tra i musulmani. È il principio dell’irrefutabilità del Corano in quanto parola divina trasmessa a Maometto dall’angelo Gabriele. Letteralmente, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">i‘jâz </em>significa l’impossibilità di fare altrettanto bene, d’imitare il testo sacro. Questa inimitabilità esprime il carattere trascendente del Corano ed è una prova (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">borhan</em>) che permette di distinguere tra il vero e il falso Corano. L’<em style="mso-bidi-font-style: normal;">i‘jâz </em>è relativa sia al contenuto del Corano che alla sua forma letteraria, come anche a profezie future e ad avvenimenti misteriosi che ancora non sono stati decifrati.</span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Tra i generi letterari del Corano si distinguono: gli oracoli, le visioni apocalittiche, i salmi e le preghiere, i racconti storici e leggendari, i testi legislativi e i documenti d’archivio. Il materiale più cospicuo è costituito dagli oracoli pronunciati direttamente da Dio (cf. 94,5): il credente è posto di fronte alla parola di Dio. Come già ricordato altrove, lo stile apocalittico appare nel primo periodo, durante la predicazione alla Mecca. Qui il linguaggio diviene enfatico, immaginoso, evocativo, esclamativo, e offre un contenuto oscuro e misterioso. </span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">È, forse, il “momento acustico” dell’audizione della parola in cui s’inseriscono le pesanti immagini sul giudizio. Tipica della letteratura d’Oriente è la salmodia, mentre i racconti storici riprendo fatti accaduti a personaggi biblici e a testimoni della fede, nonché a predicatori dell’unicità divina. I testi legislativi, invece, riflettono i primi passi della comunità musulmana a Medina e riguardano la vita quotidiana, come pure il culto, le regole morali, l’amministrazione economica, norme giuridiche. </span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">In ultimo, i documenti d’archivio non sono altro che l’insieme di testi occasionali legati ad avvenimenti della vita sociale, ad esempio, ordini militari, le strategie belliche, i proclami di guerra, etc… Alcuni critici occidentali hanno posto attenzione altresì a un altro gruppo letterario formato dalle leggende del castigo (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">al-mathânî</em>) contenente sia materiale biblico che arabo non biblico. Si tratta di racconti che seguono un medesimo modello: si fa riferimento a un popolo o a una tribù a cui è inviato un profeta che resta inascoltato. Di conseguenza, quella comunità riceve il castigo divino, mentre coloro che hanno ascoltato il profeta si salvano</span><a style="mso-footnote-id: ftn13;" name="_ftnref13" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn13"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-bidi-font-size: 10.0pt; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">[13]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">.</span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Sicuramente, l’approccio teologico al Corano, tipicamente occidentale, non permette di comprendere molto dei contenuti della rivelazione coranica che è più attenta all’ortoprassi e non all’ortodossia. Il Corano ha una funzione pratica: orientare il credente al suo <em style="mso-bidi-font-style: normal;">status</em> originario, alla condizione protologica della fede. In questa prospettiva, più che rivelazione, il Corano è una comunicazione celeste che proclama la giustizia divina ed esprime l’economia dei segni di Dio. Il fedele musulmano è pervaso dall’idea che a parlare sia sempre Dio. In alcuni passi, però, è Maometto a parlare al posto di Dio. Ciò viene evidenziato dalla formula introduttiva “di” (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">qul</em>). A volte Dio parla in prima persona singolare (cf. 74,11-15). Spesso, però, comunica in prima persona plurale, secondo la classica forma del <em style="mso-bidi-font-style: normal;">plurale majestatis</em>. Dio parla anche in terza persona. In alcuni casi, a Maometto viene rivolta direttamente la parola con l’espressione: “Voi uomini!”, “Voi figli d’Israele!”; “Voi gente dello scritto o del libro”.</span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">3. Questioni di critica testuale</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt;">Per la tradizione, Maometto dettava ai suoi segretari le rivelazioni ricevute senza curare, però, la distribuzione d’un testo unico. Il Corano, quindi, restò affidato completamente alla memoria dei fedeli. Da qui il suo significato principale di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Qur’ân</em> (“recitazione ad alta voce”), nonché il senso primario del vero arabo <em style="mso-bidi-font-style: normal;">qara’a</em>, di cui <em style="mso-bidi-font-style: normal;">qur’ân</em> è il nome d’azione, dalla radice semitica <em style="mso-bidi-font-style: normal;">qr’</em> che vale per gridare, chiamare (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">clamare</em> in latino). Il più moderno significato di “leggere” è secondario perché derivato dall’essere la lettura, in origine, la recitazione a voce alta.</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">La tradizione considera completata la rivelazione del Corano prima della morte del Profeta avvenuta nel 632: Maometto avrebbe raccolto il materiale sparso nella comunità e dato uniformità al testo. Fu compito dei successori realizzare il passaggio dalle collezioni al testo definitivo del Corano</span><a style="mso-footnote-id: ftn14;" name="_ftnref14" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn14"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-bidi-font-size: 10.0pt; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">[14]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">. La data definitiva della stesura letteraria s’aggira attorno al 650. Come già ricordato nel capitolo precedente, è stato sotto il periodo del califfato di ‘Uthmân che è avvenuta la raccolta definitiva delle collezioni e la stesura del testo. Forse, una prima edizione – che non vide la luce – fu iniziata dai segretari e funzionari del califfo Abû Bakr nel 633, in modo particolare da Zayd ibn Thâbit. L’edizione non fu promulgata per la morte improvvisa del califfo nel 634. In seguito al sorgere di troppe divergenze tra testi scritti e recitati, ‘Uthmân incaricò Zayd di procedere alla stesura finale con l’ausilio di altri segretari. Quindi, ufficialmente, il testo canonico del Corano è quello del califfo ‘Uthmân. Comunque, per molti anni, il testo scritto servì soprattutto come supporto alla memoria, aiuto per ricordare. Infatti, le imperfezioni della scrittura araba d’allora, nella quale i segni consonantici si confondevano tra di loro ed erano soltanto notate – e sempre parzialmente – le vocali lunghe, non le brevi, non favorivano una recitazione unitaria e serena del testo. </span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Le letture discordanti e le differenti recensioni, risultanti dall’insieme delle lezioni adottate da ciascuno dei capiscuola più autorevoli, determinarono una sorta di fissazione del canone o di riconoscimento ufficiale. Furono sette le recensioni ufficialmente riconosciute</span><a style="mso-footnote-id: ftn15;" name="_ftnref15" href="http://www.centrostudifrancescani.it/site/wp-admin/#_ftn15"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-bidi-font-size: 10.0pt; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">[15]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">, poi ridotte solamente a due: quella di ‘Âṣîm, morto nel 774 a Kûfa, e quella di Nâfi‘, morto a Medina nel 785. La prima recensione si diffuse in Africa e prende il nome dal suo trasmettitore Ḥafṣ, morto nell’805. Su di essa è fatta l’edizione Fu’âd. Altrove prevale la recensione di Nâfi‘ trasmessa da Warsh che morì nell’812. Le piccole varianti non intaccano minimamente la sostanza. Un po’ alla volta, furono aggiunti sui manoscritti i punti diacritici e il segno di raddoppiamento per le consonanti, fino alle precisazioni grafiche per le vocali lunghe e brevi e altri segni.<strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"></strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Considerando il Corano come un codice o un manoscritto, sicuramente era composto di fogli di papiro o di pergamena, la carta ha sostituito progressivamente questi materiali ma con molta lentezza. La pietà popolare ha considerato sacro non solo il contenuto del Corano ma pure il testo in quanto codice scritto e rilegato. Questo, allora, non viene mai portato in mano, da un fedele, se non dopo le abluzioni e in una posizione che lo pone al di sopra della cintola. È una devozione diffusa soprattutto in Egitto: mai un vero musulmano lascerebbe il Corano al di sotto d’una pila di libri o in qualsiasi luogo della casa! </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">4. Abrogazione ed esegesi</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Si è formata una vera e propria scienza dell’abrogazione che riguarda sia il Corano che la sunna. La quantità delle varianti è enorme e molto complicata. L’abrogazione del Corano per mezzo del Corano ha occupato, nella storia del pensiero islamico, meno spazio rispetto alle teorie e dottrine sull’abrogazione del Corano per mezzo 