{"id":2065,"date":"2015-11-25T14:59:27","date_gmt":"2015-11-25T13:59:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centrostudifrancescani.it\/site\/?p=2065"},"modified":"2015-11-25T14:59:27","modified_gmt":"2015-11-25T13:59:27","slug":"50-anniversario-di-nostra-aetate","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.centrostudifrancescani.it\/site\/2015\/11\/50-anniversario-di-nostra-aetate\/","title":{"rendered":"50\u00b0 anniversario di Nostra aetate"},"content":{"rendered":"<h2 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #ff0000;\">Nel 50\u00b0 anniversario di <em>Nostra aetate<\/em><\/span><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei giorni 26\/28 ottobre 2015 si \u00e8 svolto a Roma, presso la Pontificia Universit\u00e0 Gregoriana, il convegno internazionale sul 50\u00b0 anniversario della dichiarazione conciliare <em>Nostra aetate <\/em>sulle relazioni della Chiesa cattolica con le altre religioni. Questo convegno, a carattere non solo celebrativo, ha rilevato \u2013 attraverso i molteplici interventi \u2013 il carattere originalissimo e profetico di <em>Nostra aetate<\/em> sia per quanto concerne il dialogo tra la Chiesa cattolica e le altre confessioni di fede, sia per il contributo concreto che ogni tradizione religiosa pu\u00f2 offrire alla causa della pace e della giustizia. Nel pomeriggio di luned\u00ec 26 ottobre 2015, dopo il saluto del rettore della Pontificia Universit\u00e0 Gregoriana (Fran\u00e7ois-Xavier Bumortier) e la breve introduzione del segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso (Miguel \u00c1ngel Ayuso Guixot), \u00e8 stato proiettato il film <em>Nostra aetate, The Leaven of Good.<\/em> Hanno poi preso la parola, per un breve intervento, sia il presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell\u2019Unit\u00e0 dei Cristiani (il cardinale Kurt Koch), sia il presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso (il cardinale Jean-Louis Tauran).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sessione di marted\u00ec 27 ottobre 2015 \u00e8 stata dedicata a <em>Il dialogo interreligioso: credenti al servizio dell\u2019essere umano. Una riflessione a due voci: un filosofo e un teologo<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Scienza, tecnica e religioni<\/em>. Il gesuita Paul Gilbert ha diviso la sua relazione in tre momenti. Nel primo momento ha considerato il cammino intellettuale dell\u2019Occidente che ha portato alla secolarizzazione del Dio delle religioni e anche alla messa in crisi delle concezioni delle religioni in ambito dottrinale. Centro del secondo momento \u00e8 stato un principio pi\u00f9 volte ribadito: da quando la tecnica ha assorbito la ricerca scientifica, la volont\u00e0 di dominare il mondo ha preso il sopravvento sulla ricerca scientifica fondamentale. La tecnica ha preso il sopravvento su tutte le discipline del mondo, anche sulla religione nella sua universalit\u00e0 orizzontale o intra-mondana. Nel terzo momento, Gilbert ha affermato che le religioni non rispondono alle domande dell\u2019esistenza umana allo stesso modo della scienza e della tecnica. Dunque, \u00e8 necessario vedere le cose in termini diversi, secondo la realt\u00e0 spirituale. C\u2019\u00e8 bisogno di operare il discernimento spirituale per l\u2019uso equilibrato degli strumenti della tecnica e della scienza oggi, cos\u00ec come dei valori e della visione di ogni religione. Quando una religione pretende di stabilire un contatto tecnico con l\u2019Assoluto diventa violenta e si trasforma in una vera e propria ideologia. Le religioni non parlano dell\u2019uomo che ha bisogno di Dio ma di Dio, dell\u2019Assoluto, del trascendente. Non c\u2019\u00e8 spazio del mondo in cui non ci sia la presenza del trascendente cos\u00ec come gi\u00e0 nel nostro stesso respiro. La religione ci riporta alla nostra origine. Oggi aumenta, con la scienza, il permanere della vita fisica, tuttavia, scompaiono la speranza e la fede in un futuro migliore. Infatti, sembra che la scienza ci dica che non serve sperare perch\u00e9 \u00e8 importante solamente sopravvivere con la tecnica. La vita sociale fissa le nostre rappresentazioni del mondo. \u00c8 la forza della tecnica e della scienza a prevalere sulla dimensione spirituale dell\u2019esistenza umana. \u00c8 bene chiarire la caratteristica del pensiero tecnico. La finalit\u00e0 di una pratica tecnica \u00e8 sempre determinata anticipatamente con un progetto gi\u00e0 stabilito. Tale progetto \u00e8 poi posseduto. La tecnica \u00e8 spinta dal desiderio di possedere il mondo. La pratica scientifica non mira al possesso della terra ma alla conoscenza di ci\u00f2 che esiste. Cos\u00ec, il matematico vuole risolvere i problemi nati dalla conoscenza, ma non vuole possedere il mondo. Ora, la fede scientifica non ha uno scopo finale. Sa che l\u2019intelligibilit\u00e0 del mondo \u00e8 infinita. La scienza sa che ha bisogno della tecnica per andare avanti e che pu\u00f2 essere contaminata dalla tecnica per possedere il mondo. C\u2019\u00e8 un parallelismo con le religioni. Se queste ultime sono considerate in senso tecnico, cio\u00e8 per possedere il divino, allora conducono alla violenza. La differenza tra idolo e icona non \u00e8 da sottovalutare. L\u2019idolo \u00e8 lo strumento asservito ai nostri desideri. L\u2019icona ci ricorda che Dio \u00e8 mistero e che nessuno essere umano pu\u00f2 possederlo. L\u2019icona rivela, ci guarda, rinvia al Mistero nascosto. Le religioni dell\u2019icona sono mistiche. Le religioni dell\u2019idolo, invece, conducono al possesso e non danno speranza, sono prive della dimensione escatologica. Gilbert ha pi\u00f9 volte affermato che la scienza e la tecnica si collocano in posizioni opposte quando la tecnica vuole impossessarsi della scienza. Cos\u00ec, le religioni diventano idolatria quando si riducono a un fatto tecnico. Certamente, l\u2019uso della tecnica ha i suoi benefici. Tuttavia, la scienza e la tecnica non devono ridurre l\u2019uomo al suo stesso desiderio, cos\u00ec come le religioni devono far emergere la parte pi\u00f9 profonda o spirituale della realt\u00e0 del credente e non voler assoggettare a s\u00e9 l\u2019Assoluto o Dio nel quale credono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Dialogo, ascolto e sapienza. <\/em>La professoressa Bruna Costacurta, biblista nota a un vasto pubblico non solo della Pontificia Universit\u00e0 Gregoriana, ha presentato una suggestiva e chiara riflessione su come la letteratura sapienziale sia concretamente al servizio del dialogo e dell\u2019essere umano, soprattutto per tessere relazioni di bene e di pace. Infatti, con la ricchezza dei libri sapienziali si \u00e8 concretamente aiutati a dialogare e a porsi al servizio dell\u2019uomo, soprattutto degli indigenti. La professoressa Costacurta ha assunto come premessa la caratteristica dell\u2019uomo nella Scrittura: Adamo \u00e8 un essere dialogico. Il libro della Genesi afferma che \u201cnon \u00e8 bene che l\u2019uomo sia solo\u201d. Il compimento di Adamo \u00e8 nell\u2019essere \u201cuomo\u201d e \u201cdonna\u201d. L\u2019essere umano \u00e8 strutturalmente segnato dal bisogno di relazione con l\u2019alterit\u00e0 (rappresentata da Dio, dagli altri esseri umani e dal mondo). Il dialogo, quando si svolge tra diversi per lingua, cultura e religioni, sopporta il peso e il limite di una non immediata convergenza. Il rapporto si qualifica anzitutto nella parola e nella libert\u00e0. Nella parola e nella libert\u00e0 l\u2019essere umano, per la Bibbia, si apre alla vera relazione. Tale prospettiva \u00e8 presente nei libri sapienziali che individuano proprio nella sapienza divina quel terreno comune e quella strada che conduce alla vita e porta al bene di tutti, alla terra di ogni uomo e popolo. Da qui la possibilit\u00e0 di alcuni concetti fondamentali espressi in tre punti: dialogo e ascolto; dialogo e giustizia; dialogo, figliolanza e fraternit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sapienza fa proprio questo motto: \u201cNon rispondere prima di avere ascoltato\u201d. Cos\u00ec il sapiente istruisce i suoi lettori nel libro del Siracide. La sapienza dice che l\u2019ascolto \u00e8 il primo elemento per costruire una relazione. \u00c8 un imperativo, un dovere etico e spirituale per vivere la propria dimensione di essere umano. Il dialogo \u00e8 fatto di ascolto, di attenzione sincera di ci\u00f2 che l\u2019\u2019altro vuole dire. Ascoltare non \u00e8 semplicemente udire ma entrare in sintonia e comunione con chi parla, aprendo la propria intelligenza e capacit\u00e0 di comprensione. L\u2019ascolto richiede silenzio per far parlare l\u2019altro per uscire dalle proprie categorie in un atteggiamento di umilt\u00e0. Allora il rispondere potr\u00e0 far progredire il discorso e le diverse posizioni, anche distanti, potranno avvicinarsi e il dialogo porter\u00e0 del bene. Potersi ascoltare \u00e8 un\u2019esperienza prodigiosa ed \u00e8 il primo fondamentale passo verso la comunione. Nel dialogo interreligioso l\u2019ascolto \u00e8 un elemento fondamentale. Quando il proprio parlare non lascia sufficiente spazio all\u2019altro, allora diventa inutile. \u00c8 esemplare l\u2019esperienza di Giobbe che sembra dialogare con tre amici ma in realt\u00e0 realizza un dialogo tra sordi perch\u00e9 ognuno dei protagonisti parla da solo senza confrontarsi o ascoltare gli altri e senza mettersi in discussione o lasciarsi scalfire dalle parole degli altri. C\u2019\u00e8 una ripetizione desolante delle parole e non c\u2019\u00e8 reciproca conoscenza o progresso di relazione. Anzi, il non ascolto diventa rimprovero, accusa, umiliazione dell\u2019altro. Solo quando Dio interverr\u00e0 ed entrer\u00e0 in dialogo con Giobbe allora le cose cambieranno e la falsa sapienza lascer\u00e0 il posto alla vera sapienza che \u00e8 liberante e costruttiva. La sapienza biblica \u00e8 dialogica ed \u00e8 via di comunione tra gli uomini ed \u00e8 dono che gratuitamente \u00e8 offerto agli uomini. La sapienza insegna la giusta relazione con Dio, con gli uomini e il mondo e porta alla felicit\u00e0. Dono che viene da Dio, la sapienza invita l\u2019uomo a mettersi in ascolto di Dio. Intendere la voce di Dio \u00e8 il desiderio del vero sapiente, dell\u2019uomo che vive profondamente nel rispetto dell\u2019Altissimo (\u00e8 il timore di Dio il principio della sapienza). La sapienza insegna a vivere e a dialogare con tutti. \u00c8 tipica del mondo sapienziale l\u2019apertura all\u2019universale. C\u2019\u00e8 bisogno all\u2019ascolto anche del diverso per trovare un cammino comune, quello del dialogo appunto. In un rispetto che apre alla libert\u00e0 e alla differenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Circa il rapporto dialogo e giustizia, le parole sapienti che l\u2019uomo \u00e8 chiamato ad ascoltare sono il riflesso dell\u2019amore e della misericordia di Dio. L\u2019uomo sapiente sa ascoltare anche il grido del povero. Chi vive secondo Dio vive cercando la giustizia, aiutando l\u2019uomo e allontanandosi dal male. Chi vive il dialogo interreligioso non pu\u00f2 non cercare il bene e la pace. In molti testi sapienziali s\u2019insiste sull\u2019obbligo morale del credente di aiutare chi \u00e8 nel bisogno e di camminare sulla via della rettitudine e dell\u2019onest\u00e0: \u00abNon negare un beneficio a chi \u00e8 nel bisogno\u00bb (<em>Pv <\/em>3,27); \u00abNon tramare il male contro il tuo prossimo mentre egli dimora fiducioso presso di te\u00bb (<em>Pv <\/em>3,29); \u00abNon passare per la via degli empi [\u2026] passa oltre\u00bb (<em>Pv <\/em>4,14-15). Il male, insegano i testi sapienziali, va evitato. Vivere secondo giustizia \u00e8 accogliere l\u2019altro e sapere che fare il bene non \u00e8 mai da rimandare e che la fiducia non va mai tradita e che bisogna sempre rispondere alle esigenze della giustizia. Anche il libro del Siracide presenta la stessa linea di condotta facendo capire l\u2019importanza della via della misericordia: \u00e8 un comando e un\u2019offerta di felicit\u00e0 da accogliere e offrire. Vivere nella gioia e nel bene d\u00e0 pace e consolazione. Il maestro sapiente esorta il discepolo a non essere insensibile allo sguardo dei bisognosi: \u00abAl povero stendi la tua mano perch\u00e9 sia perfetta la tua benedizione\u00bb (<em>Sir <\/em>7,32); \u00abSe cerchi la giustizia la raggiungerai e te ne rivestirai come un manto di gloria\u00bb (<em>Sir 2<\/em>7,8). La ricerca della giustizia (desiderio di bont\u00e0) \u00e8 un atteggiamento interiore che deve accompagnare il dialogo interreligioso per il bene di tutti. Il reciproco conoscersi e la possibilit\u00e0 di trovarsi su un terreno comune pu\u00f2 portare frutti di pace. L\u2019instabilit\u00e0 dell\u2019attuale situazione mondiale segnata dalla violenza richiede l\u2019intervento di uomini di buona volont\u00e0 che sanno far prevalere l\u2019uso della ragione sulle armi e la forza dell\u2019amore su quella dell\u2019odio. Cos\u00ec, poter veramente dialogare significher\u00e0 accogliersi reciprocamente e gettare semi sulla terra che germoglieranno. Procedere nel cammino del dialogo vuol dire diventare segno di speranza per il mondo, operatori di concordia in una societ\u00e0 assestata di pace, profeti credibili capaci di sognare, che credono che la pace prevarr\u00e0 sulla guerra e che la terra si aprir\u00e0 finalmente alle dimensioni del cielo: \u00abAmore e verit\u00e0 s\u2019incontreranno, giustizia e pace si baceranno, la verit\u00e0 germoglier\u00e0 dalla terra\u00bb (<em>Sal <\/em>85 [84],11-13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Circa il rapporto tra dialogo, figliolanza e fraternit\u00e0, l\u2019uomo saggio che si apre a Dio scopre e accoglie l\u2019alterit\u00e0 degli altri esseri umani e rispetta i valori altrui e anche chi crede nella libert\u00e0 di pensiero e rifiuta ogni chiusura. Un esempio \u00e8 dato dal re Salomone proprio nel libro della Sapienza. Qui il re d\u2019Israele afferma di se stesso di essere un uomo mortale uguale a tutti, discendente dal primo uomo, cos\u00ec anche di aver respirato l\u2019aria comune e, come per tutti, il pianto fu la sua prima voce. Anche Salomone fu allevato in fasce e circondato di cure. Nessun re ebbe un inizio diverso. Cos\u00ec come una sola \u00e8 l\u2019entrata nella vita e uguale per tutti ne \u00e8 l\u2019uscita. Il sapiente, poi, scopre nella creazione la benedizione di Dio. Il libro della Genesi utilizza, per il mondo, l\u2019immagine di un giardino affidato all\u2019uomo perch\u00e9 lo coltivasse e lo custodisse. Lo stesso libro dei Proverbi presenta il mondo come un cosmo ordinato e custodito dalla sapienza divina. Giobbe, guardando alla creazione, riconoscer\u00e0 la bont\u00e0 di Dio e si riconcilier\u00e0 con lui. Il Dio della sapienza \u00e8 il Dio della creazione, dunque, il Dio di tutti gli uomini. Ed \u00e8 il Signore della vita che nella rivelazione si manifesta come Padre che interviene nella storia a favore di tutte le sue creature. Ne offre un esempio il <em>Sal <\/em>136. \u00c8 un vero inno in cui si ripete che \u201cEterna \u00e8 la sua misericordia\u201d. Una ripetizione significativa che scandisce la preghiera nella contemplazione del grande attributo di Dio, la misericordia appunto. Solo Dio ha compiuto grandi meraviglie perch\u00e9 \u201ceterna \u00e8 la sua misericordia\u201d. Dopo aver esalto il Signore per la sua misericordia, il salmo termina celebrando di Dio il suo volto di Padre: egli d\u00e0 il cibo a ogni essere vivente. Segue il ritornello: \u201cRendete grazie al Dio del cielo\u201d perch\u00e9 \u201ceterna \u00e8 la sua misericordia\u201d. Il messaggio \u00e8 forte: quel Dio che si innalza in tutta la sua grandezza \u00e8 il Dio che procura il cibo alle sue creature come Padre amorevole. Immensamente potente, capace di cose portentose, Dio si occupa delle piccole necessit\u00e0 umane e si lascia sperimentare nella storia come il Dio di ogni vivente, riconoscibile come tale da ogni uomo pur nelle diverse situazioni, culture e religioni. Cos\u00ec, il credente, strutturalmente costituito nel bisogno di relazione con Dio, trova nel dialogo un incontro fecondo con le altre fedi. Tutti i credenti vivono il dialogo per la pace nel desiderio di fare del mondo una casa comune a servizio dell\u2019essere umano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Violenza e impegno delle religioni per la pace<\/em>. \u00c8 questo il tema che ha aperto il dibattito con i partecipanti in aula attraverso due tavole rotonde. La prima, con due brevi interventi del dottor Abdellah Redouane (segretario generale del Centro islamico culturale d\u2019Italia) e del rabbino David Rosen (direttore internazionale per i Rapporti interreligiosi dell\u2019American Jewish Committee). La seconda, con le comunicazioni del dottore Alberto Quattrucci della Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio e del monaco buddista B. Wimalaratana del Sri Lanka.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abdellah Redouane ha affermato che <em>islam<\/em> e <em>salam<\/em> sono due sostantivi che indicano salvezza, sicurezza e tranquillit\u00e0. Il profeta Maometto aveva gi\u00e0 definito le vere caratteristiche dell\u2019islam quando identific\u00f2 il musulmano cos\u00ec: \u201c\u00e8 quella persona dalla cui lingua e dalla cui mano \u00e8 salva\u201d. Il credente \u00e8 quella persona da cui la gente non ha niente da temere. <em>Islam <\/em>significa remissione totale a Dio, Signore dell\u2019universo, che ha creato l\u2019uomo e lo ha nobilitato per fare il bene sulla terra.\u00a0 La pace \u00e8 custodia di tutti i passi dell\u2019uomo nella sua vita. Il saluto dei musulmani \u00e8 <em>salam<\/em>, ossia <em>pace<\/em>, ed \u00e8 un pilastro della loro preghiera. <em>Pace<\/em> \u00e8 uno dei nomi del paradiso che Allah ha promesso a coloro che vivono nella pace sulla terra. Vivere senza pace porta al caos, alla distruzione, alla morte. L\u2019islam ha indotto alla pace con Allah e con gli uomini, come pure alla pace interiore, cio\u00e8 all\u2019assenza di odio e alla purezza. \u00abNessuno di voi \u00e8 vero credente se non desidera per il fratello ci\u00f2 che desidera per se stesso\u00bb. Allah ha assegnato alla pace la parte pi\u00f9 importante della vita. La pace \u00e8 parte integrante degli atti di culto, delle parole e dei comportamenti dei musulmani. La pace \u00e8 assolutamente necessaria per vivere ancor pi\u00f9 dell\u2019acqua, dell\u2019aria e del cibo. Senza questi elementi l\u2019umanit\u00e0 non pu\u00f2 vivere. La mancanza di acqua, come anche di cibo e di aria, incide sul corpo. Invece, l\u2019assenza di pace conduce all\u2019ostilit\u00e0, alla devastazione, all\u2019odio tra i singoli e i popoli. Abramo chiese a Dio pace e sicurezza, facendo allusione al bere e al mangiare. La pace \u00e8 come il mangiare e come il bere. L\u2019islam proibisce il terrorismo, l\u2019intimidazione e la minaccia perch\u00e9 il bene delle persone \u00e8 da tutelare. Chi uccide anche una sola persona o compie nei suoi confronti atti intimidatori o terroristici \u00e8 come se lo facesse a tutta l\u2019umanit\u00e0. La pace non pu\u00f2 essere un\u2019utopia, ma un modo di pensare e di vivere nel quotidiano. Dovrebbe essere una convinzione simile alla fede. Avere pace \u00e8 come avere fede. Nessuna pace \u00e8 possibile tra gli uomini quando si negano i diritti fondamentali ai pi\u00f9 deboli. La giustizia e la libert\u00e0 offrono un nome concreto alla pace. Dobbiamo conoscerci a vicenda per collaborare alla causa della pace. Dobbiamo difendere l\u2019umanit\u00e0 dal pericolo della guerra e del terrorismo. Il futuro migliore dell\u2019umanit\u00e0 dipende in gran parte non solo dalla risoluzione dei conflitti ma anche da altri mali quali crisi ambientale, povert\u00e0, sfruttamento. I mali dell\u2019uomo e del mondo privano la pace del suo significato pi\u00f9 profondo. Le tensioni e le guerre attuali spingono al pessimismo ma noi non abbiamo il diritto di cedere bens\u00ec il dovere di continuare a cercare le vie della pace. Ha ribadito Redouane che l\u2019iniziativa di celebrare il cinquantesimo di <em>Nostra aetate<\/em> \u00e8 un aiuto concreto per la causa della pace. Se il saluto dell\u2019islam \u00e8 la pace e i musulmani hanno il dovere di pregare per la pace, \u00e8 perch\u00e9 l\u2019islam \u00e8 una religione di pace. \u201cO voi che credete entrate nella pace con tutto il vostro cuore e non seguite le orme di satana\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Merita attenzione anche la breve comunicazione del rabbino capo d\u2019Irlanda David Rosen. Egli ha affermato che tutte le religioni sembrano essere state parte del problema e non strumento per la pace e la riconciliazione. La violenza in nome della religione \u00e8 una dissacrazione della religione. Ci sono persone nel mondo che credono che la violenza sia ci\u00f2 che Dio chieda da loro. Anche nel giudaismo \u00e8 detto che la Torah pu\u00f2 essere la pozione della vita o della morte. La religione pu\u00f2 essere la forza pi\u00f9 potente di vivificazione o di morte. Che cosa porta alla violenza religiosa? Per alcuni, il cattivo uso della religione \u00e8 dovuto all\u2019abuso dell\u2019uomo che ne tradisce il suo scopo. La violenza della religione deriva anche dalla mancanza di potere. La stessa religione pu\u00f2 avere caratteristiche diverse in spazi geografici diversi. Nella lingua inglese si riconoscono tre grandi B delle religioni: credo, comportamento e appartenenza. L\u2019abuso della religione \u00e8 spesso correlato al credo e al comportamento. Sembra che molto dipende anche dall\u2019appartenenza socio-politica e culturale di un popolo o di un\u2019etnia. Tutte le componenti dell\u2019identit\u00e0 umana costituiscono i fattori del nostro benessere psico-spirituale. Se si perdono questi componenti non sappiamo pi\u00f9 chi siamo e chi non siamo. Quando, ad esempio, viene meno una delle esigenze pi\u00f9 importante dell\u2019essere umano, la sicurezza, si pu\u00f2 generare violenza. Cos\u00ec, in un contesto di conflitto, l\u2019identit\u00e0 \u00e8 veicolo dell\u2019autoaffermazione e pu\u00f2 generare violenza. Il comportamento di buono e cattivo ha la forma della spirale: cerchi nei cerchi. Quando ci si sente sicuri nel contesto pi\u00f9 ampio si \u00e8 pi\u00f9 aperti (nazioni, comunit\u00e0). Quando le componenti dell\u2019identit\u00e0 umana non sono armoniche e si isolano, si finisce per denigrare gli altri e si limita ogni forma di dialogo. La religione \u00e8 legata al senso dell\u2019identit\u00e0 e, dunque, anche ai nostri comportamenti quotidiani. Quando \u00e8 minacciata la sicurezza, le religioni tendono a diventare parte della denigrazione dell\u2019altro. Per far si che le religioni siano ci\u00f2 che devono essere, ossia elisir di vita e veicolo di pace, le fonti delle alienazioni che le sovvertono vanno affrontate. Le religioni non possono usare violenza per rispondere alla violenza. Il Talmud afferma che il vero eroe \u00e8 colui che trasforma il nemico in amico. Bisogna pensare alla fonte dell\u2019alienazione che porta alla corruzione delle religioni. Non c\u2019\u00e8 collegamento tra gruppi militanti e il loro credo di appartenenza. Dobbiamo estenderci e raggiungere gli altri nello spirito abramitico dell\u2019accoglienza e del benvenuto cercando di ripristinare un cerchio pi\u00f9 ampio di sicurezza e di pace. Qui il rabbino Rosen ha fatto riferimento a <em>Gen <\/em>18, ossia ad Abramo che, seduto nell\u2019ingresso della tenda, alz\u00f2 i suoi occhi e vide tre uomini e and\u00f2 verso di loro. Abramo non fece domande sulla loro origine e scopri che quei tre uomini erano messaggeri divini, segno della presenza del Signore. In <em>Gen<\/em> 19, poi, si fa riferimento ai due angeli che andarono a Sodoma e si recarono in casa di Lot. La tradizione talmudica afferma che Abramo e cos\u00ec Lot vedono in quei due uomini la presenza degli angeli. Abramo vede gli angeli in tutti gli esseri umani. Ecco l\u2019accoglienza e il dialogo tra le religioni e i popoli come espressione della religione abramitica autentica cos\u00ec come \u00e8 ricordato in <em>NA<\/em> 5 in cui si afferma che non possiamo chiamare Dio come Padre\u2026Questo spirito di fraternit\u00e0 universale consente la vera pace. Il 50\u00b0 di <em>NA<\/em> \u00e8 la sostituzione di un insegnamento di disprezzo e di rifiuto \u2013 violenza ideologica \u2013 con una riscoperta dello spirito di fraternit\u00e0 teologica: se Dio \u00e8 Padre di tutti, noi siamo tutti fratelli. Ci\u00f2 richiede apertura spirituale agli altri. La trasformazione della visione della Chiesa cattolica verso il giudaismo \u00e8 senza paralleli. <em>NA<\/em> ha portato a un capovolgimento della situazione. <em>NA<\/em> ispira le relazioni umane al dialogo interreligioso e sottolinea il legame dei cristiani con il popolo ebraico. Il rapporto tra il popolo ebraico e la Chiesa cattolica ha delle ramificazioni profonde. <em>NA<\/em> ha aperto la via a una risposta od ospitalit\u00e0 teologica che consiste nel rifiuto della violenza e nella promozione della fraternit\u00e0 universale a beneficio dell\u2019umanit\u00e0. Vi sono valori sublimi che le religioni affermano: la pace, la\u00a0 giustizia, la libert\u00e0 religiosa. Noi siamo chiamati ad essere pi\u00f9 grandi delle somme delle diverse parti. La Torah \u00e8 per la pace. Molto resta da fare per l\u2019ospitalit\u00e0 teologica e per l\u2019accoglienza abramitica. In quanto figli di Abramo, siamo una benedizione per gli altri, per la realizzazione del regno della pace sulla terra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella seconda tavola rotonda, il dottor Alberto Quattrucci della Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio ha affermato che <em>NA<\/em> \u00e8 come una piccola perla con un grande messaggio. Ha poi riletto <em>NA<\/em> in due contesti storici: quello degli anni Sessanta del secolo scorso e quello del nostro tempo segnato dal terrorismo internazionale e da nuove guerre locali. <em>NA <\/em>ha dato uno statuto teologico al dialogo interreligioso affermando che il dialogo promuove la pace. Uno dei frutti pi\u00f9 belli di <em>NA<\/em> \u00e8 proprio lo spirito di Assisi. Che cosa significa oggi <em>NA<\/em> e che cosa ha significato nel 1965? Nel 1965, il \u201cnostro tempo\u201d era segnato dalla rivoluzione culturale, dalla liberazione della Palestina, dalla guerra in Vietnam (il presidente Marcos divenne presidente delle Filippine), dalla rivendicazione dei diritti umani (\u00e8 sufficiente ricordare che il 4 ottobre del 1965 Paolo VI parl\u00f2 all\u2019Onu). Nel 1965 il mondo era diviso in due blocchi: Usa e Urss. \u00c8 in confronto a \u201cquesti tempi\u201d che la Chiesa cattolica volle aprirsi per promuovere la pace e un dialogo sereno con gli uomini. Il quadro di riferimento era diverso da quello di oggi, cos\u00ec come pure le risposte. Seguirono grandi manifestazioni per la pace, per i diritti dei lavoratori. Paolo VI istitu\u00ec, nel 1968, la prima giornata mondiale per la pace. Fu un invito rivolto non solo ai cattolici ma a tutti i veri amici della pace. La <em>NA<\/em> di oggi trova un altro contesto: c\u2019\u00e8 una violenza largamente diffusa\u00a0 nella nostra societ\u00e0. I fenomeni di terrorismo e di razzismo si moltiplicano, come pure le guerre. La violenza e l\u2019ingiustizia hanno sempre interpellato le religioni. Cos\u00ec simboleggia la storia di Caino e di Abele. Caino \u00e8 l\u2019egocentrico, l\u2019autoreferenziale, colui che cura solo i propri interessi. In chi cura solo i propri interessi c\u2019\u00e8 sempre un inizio di omicidio dell\u2019altro. La <em>NA<\/em> di oggi deve fare i conti con la violenza. Le religioni devono fare i conti con una violenza che si manifesta in modo globale. Infatti, da un lato cresce la spettacolarizzazione della violenza e, dall\u2019altro, c\u2019\u00e8 un\u2019esperienza quotidiana e locale della violenza. C\u2019\u00e8 una portata trans-nazionale della violenza che appare anche organizzata. La lotta alla violenza e la costruzione della pace sono il fine del dialogo interreligioso che non pu\u00f2 ridursi a un fatto culturale o solo intellettuale. \u00c8 venuto il tempo in cui le religioni spendano con entusiasmo e audacia le loro forze per trasformare il mondo con il dialogo. Nessuna guerra \u00e8 santa. Solo la pace \u00e8 santa. In questa prospettiva si pone lo spirito di Assisi per la costruzione della pace e del dialogo tra le religioni e i popoli. Le religioni hanno un potere, una forza interiore, una grande energia per sradicare ogni forma di violenza dal cuore dell\u2019uomo. Le religioni possono promuovere e animare il dialogo interreligioso tra gli uomini e le donne di ogni cultura. Le religioni hanno la forza di entusiasmare il dialogo, cio\u00e8 di porre Dio nel dialogo, superando ogni divisione o contrasto. Solo cambiando i cuori e le menti \u00e8 possibile cambiare il mondo. La storia \u00e8 piena di sorprese: lo Spirito agisce nel cuore degli uomini e delle donne che si aprono a Dio. Sono trent\u2019anni dello spirito di Assisi. Si \u00e8 sviluppato un vero e proprio vocabolario del dialogo e della pace proprio grazie a <em>NA<\/em> e allo spirito di Assisi. Si pu\u00f2 ritenere per certo che lo spirito di Assisi sia il frutto pi\u00f9 maturo di <em>NA<\/em>. La pace \u00e8 sempre possibile e la guerra \u00e8 sempre evitabile. Certamente, l\u2019impegno per la pace e il dialogo da parte delle religioni \u00e8 solo all\u2019inizio. Tuttavia, proprio lo spirito di Assisi ci ricorda che innanzi a noi c\u2019\u00e8 tanta energia di dialogo e di pace ancora da esprimere. Lo spirito di Assisi \u00e8 forte perch\u00e9 ce ne bisogno. Ne hanno bisogno tutti. C\u2019\u00e8 bisogno dello spirito di Assisi perch\u00e9, come ha detto papa Francesco volando verso Cuba, oggi il mondo ha sete di pace.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il presidente del Consiglio delle religioni della pace in Sri Lanka, il professore Wimalaratana, si \u00e8 soffermato sul ruolo positivo dei leader religiosi per la mediazione per la pace e la riconciliazione. Anche nella tradizione buddista si guarda in modo pi\u00f9 positivo al ruolo delle altre religioni rispetto al passato. Con <em>NA<\/em> si \u00e8 accettata apertamente la diversit\u00e0 religiosa. Negli ultimi quarant\u2019anni tante organizzazioni interreligiose sono sorte nel mondo. La diversit\u00e0 delle credenze religiose non \u00e8 solo una questione importante per la coesistenza pacifica della societ\u00e0 ma anche per le relazioni internazionali. La violenza \u00e8 stata sempre una caratteristica dell\u2019umanit\u00e0 e di ogni societ\u00e0 a qualsiasi livello (domestico, regionale, mondiale). Qualunque forma di violenza determina un impatto negativo sulle vittime e sulla societ\u00e0 nel suo insieme. Anche se siamo pienamente consapevoli di questa negativit\u00e0, continuiamo a vedere la violenza nella nostra vita giornaliera. I titoli dei giornali sono pieni di riferimenti alla criminalit\u00e0 e alla violenza nel mondo. Noi ripetiamo la stessa domanda: \u201cCi sar\u00e0 mai una fine a tutto questo?\u201d. In genere, le religioni mondiali hanno sempre parlato contro la violenza nel mondo. Eppure, la violenza continua ad essere molto diffusa. I motivi sono tanti: concentrazione della povert\u00e0, disuguaglianza economica, ricerca di potere, l\u2019abuso di sostanze. Giovanni Paolo II disse che la giustizia sociale non \u00e8 raggiungibile mediante la violenza perch\u00e9 la violenza uccide quello che intende creare. Qualsiasi forma di violenza \u00e8 una malattia per l\u2019umanit\u00e0. In quanto cittadini responsabili del mondo, possiamo assicurare solo che la violenza sia contenuta e diminuita. Le religioni mondiali predicano l\u2019amore, la compassione e la coesistenza. Budda ha ripetuto costantemente che l\u2019odio non si pu\u00f2 vincere con l\u2019odio. Questo insegnamento \u00e8 presente anche nei Vangeli e nel NT come pure nell\u2019AT. Le religioni predicano l\u2019amore e la pace. Tuttavia, anche se apparentemente la religione \u00e8 una forza unificatrice che promuove la pace e la giustizia, purtroppo la storia ci ha parlato in modo diverso. Il rapporto tra religione e violenza \u00e8 complesso. Si pu\u00f2 incitare alla divisione e alla violenza anche con i movimenti religiosi che sono di tre forme: apocalittica (si mette in evidenza il male, si auspica la fine del mondo, la distruzione di tutto, anche dell\u2019ambiente e degli esseri umani; politica (si lotta per l\u2019abolizione dello stato laico e per sottomettere le persone e le comunit\u00e0 al credo professato); etnofobici (nel senso che non danno spazio alla diversit\u00e0 e quindi tendono a sopprimere con la violenza ogni gruppo religioso diverso).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 chiaro che il problema non \u00e8 la religione in s\u00e9 ma la sua interpretazione estremistica. La violenza religiosa \u00e8 un sottoprodotto di chi genera ideologie estremiste. L\u2019estremismo esiste in quasi tutte le religioni. In base all\u2019indice globale del terrorismo (analisi del 2014), il terrorismo si \u00e8 qualificato soprattutto in ambito religioso, per interpretazioni errate della religione. Coloro che partecipano alla violenza religiosa sono una piccola minoranza della popolazione. Una visione laica non aiuta a risolvere il problema del terrorismo religioso. \u00c8 necessario il contributo delle religioni alla pace e al dialogo. Il ruolo dei leader religiosi nella riconciliazione dei conflitti non \u00e8 un fenomeno nuovo. Ad esempio, Gandhi, King, e tanti altri hanno avuto un ruolo religioso importante nella risoluzione dei conflitti.\u00a0 Il ruolo dei leader nella risoluzione dei conflitti \u00e8 complesso, multifunzionale e non si pu\u00f2 ridurre solo a condannare gli atti di terrorismo. \u00c8 necessario combattere l\u2019ideologia religiosa estremista e impegnarsi per la formazione al dialogo. I leader religiosi devono anche lavorare in modo strategico con i mass-media per criticare gli estremisti religiosi. La tensione che ricevono da parte dei media accordano loro una certa legittimit\u00e0 e un senso di superiorit\u00e0 e popolarit\u00e0. Questa presa sul pubblico deve essere negata agli estremisti religiosi. I media hanno un ruolo centrale nell\u2019informazione pubblica. I media stampati ed elettronici possono essere utilizzati come strumenti potenti per condurre una campagna intensa e continua per informare il pubblico sulle conseguenze sociali e religiose delle violenze confessionali. Bisogna dire pubblicamente che la gran parte della violenza religiosa non \u00e8 contenuta all\u2019interno della religione stessa. La religione non \u00e8 una delle cause di base della violenza, lo \u00e8, invece, la sua interpretazione estremista che accetta, giustifica e promuove la violenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La sfida della libert\u00e0 religiosa<\/em>. Ha moderato la sessione pomeridiana di marted\u00ec, dedicata alla sfida della libert\u00e0 religiosa, il professore Franco Imoda. Due le tavole rotonde affidate, rispettivamente, a Christian Rutishauser (consultore permanente della Santa Sede per le relazioni religiose con gli ebrei) e al rabbino Daniel Sperber (Israele), per la prima tavola rotonda, e al dottor Rasoul Rasoulipour (dell\u2019Universit\u00e0 di Kharazmi) e a Swami Chidananda (forum dell\u2019India per la pace).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mancanza della libert\u00e0 porta alla violenza e la violenza si annulla ove si afferma la libert\u00e0. Il gesuita Christian Rutishauser si \u00e8 soffermato sulla dichiarazione conciliare <em>Dignitatis humanae<\/em> affermando che <em>NA<\/em> \u00e8 da leggere in rapporto alla libert\u00e0 religiosa e all\u2019apertura della Chiesa cattolica al mondo, ai segni dei tempi, cos\u00ec come sancito nella costituzione pastorale <em>Gaudium et spes<\/em>. I padri conciliari hanno costituito questa nuova teologia delle religioni parlando a favore della libert\u00e0 religiosa nella societ\u00e0 civile. <em>NA<\/em> \u00e8 il primo documento con un approccio positivo alle altre religioni. La Chiesa cattolica, prima del concilio Vaticano II, si concentrava sulla salvezza degli individui al di fuori del cristianesimo. <em>NA<\/em> ha cambiato la prospettiva: parla non dei semplici individui ma di tradizioni religiose. L\u2019approccio \u00e8 positivo. Il concilio ecumenico Vaticano II ammette che le tradizioni religiose sono positive e contengono tracce di luce della verit\u00e0 divina. Il rispetto per l\u2019islam \u00e8 espresso e del giudaismo si dice che ha un rapporto speciale con il cristianesimo. Le relazioni esterne della Chiesa cattolica non sono pi\u00f9 guidate solamente dal paradigma della missione o dell\u2019evangelizzazione: nasce il paradigma del dialogo. <em>NA<\/em> \u00e8 coerente con la metodologia promossa da <em>GS<\/em>: la verit\u00e0 cristiana si sviluppa in modo dialettico nel dialogo con il mondo (che \u00e8 un vero luogo teologico). Il mondo con le sue culture e religioni pu\u00f2 anche insegnare alla Chiesa cattolica che finalmente \u00e8 aperta dall\u2019interno verso l\u2019esterno. Per <em>DH<\/em> il Concilio ebbe un approccio positivo verso i valori umani, soprattutto della libert\u00e0. Ogni persona \u00e8 obbligata a sforzarsi per raggiungere la verit\u00e0. Non pu\u00f2 esserci una verit\u00e0 forzata. La dignit\u00e0 della persona umana consiste nella libert\u00e0 interiore. L\u2019uomo cerca la verit\u00e0 liberamente. <em>DH<\/em> \u00e8 coerente anche con <em>DV<\/em> che ha dato una nuova forma alla rivelazione in quanto afferma che essa non \u00e8 un fatto di dottrine ma l\u2019auto-comunicazione di Dio all\u2019uomo. La persona umana \u00e8 un essere che tende alla verit\u00e0. <em>DH<\/em> non annulla la verit\u00e0 oggettiva ma dichiara che la verit\u00e0 \u00e8 un processo in itinere da realizzare o compiere come cammino personale e relazionale. C\u2019\u00e8 unit\u00e0 e profonda sinergia tra <em>NA<\/em> e <em>DH<\/em>. Dopo la dichiarazione di Benedetto XVI nel 2015, si \u00e8 fatta avanti l\u2019idea di un\u2019ermeneutica della continuit\u00e0 nella discontinuit\u00e0. Una tradizione viva ridefinisce le vecchie verit\u00e0. <em>NA<\/em> e <em>DH<\/em> hanno cambiato l\u2019obiettivo sulla concezione della verit\u00e0 rivelata. \u00c8 una verit\u00e0 dialogica, di ricerca, flessibile, aperta al confronto sereno con le altre posizioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si possono considerare otto stimoli o sfide per la realizzazione della libert\u00e0 religiosa nella nostra societ\u00e0 oggi. Anzitutto, la sfida o l\u2019impegno per la promozione dell\u2019eccellenza personale dell\u2019umanesimo. \u00c8 l\u2019affermazione dei diritti umani, anche di quelli sociali. C\u2019\u00e8 una responsabilit\u00e0 personale e collettiva per lo sviluppo della libert\u00e0. \u00c8 il diritto a crescere e a sviluppare la propria fede impegnandosi nella storia, agganciati alla realt\u00e0 sociale che ci circonda. Non basta ricevere i sacramenti o pregare: la formazione religiosa \u00e8 un\u2019esigenza. Bisogna sviluppare e promuovere la visione umanistica della libert\u00e0 che \u00e8 capace di entrare in dialogo con ogni cultura, comunit\u00e0, religione. C\u2019\u00e8 poi bisogno di una competenza interreligiosa sempre pi\u00f9 forte e matura soprattutto nell\u2019attuale contesto di globalizzazione. Il dialogo e l\u2019incontro con altre tradizioni religiose \u00e8 un impegno per tutti e non per un gruppo elitario. La competenza interculturale e interreligiosa \u00e8 molteplice ed \u00e8 per tutti. Dobbiamo imparare a comprendere l\u2019altro (visione del mondo, etica, liturgia, prassi, culto, dottrina). Ogni sistema religioso interferisce con gli altri sistemi non solo religiosi. Il dialogo \u00e8 molto di pi\u00f9 che vivere insieme in pace gli uni accanto agli altri. Si tratta di formare la propria identit\u00e0 religiosa in un contesto gi\u00e0 interreligioso. Bisogna poi porre attenzione al rapporto fra tradizioni religiose e secolari per realizzare un\u2019identit\u00e0 aperta ai processi storici che cambiano. Il dialogo \u00e8 molto pi\u00f9 esteso di quello religioso, perch\u00e9 tocca ogni aspetto della vita. Il dialogo tocca le culture, le societ\u00e0, la tradizione secolare. Una visione di vita secolare non \u00e8 superiore a quella religiosa e il secolarismo non ha un punto di vista pi\u00f9 illuminato o superiore rispetto a quello religioso. I non credenti sono un gruppo che rivela una fede nel secolarismo o nella scienza. C\u2019\u00e8 una sorta di religione civile (la fede nel secolarismo) con la quale bisogna dialogare. Le tradizioni religiose fanno parte delle nostre societ\u00e0 aperte. Segue la sfida dell\u2019identit\u00e0 religiosa corporativa: una societ\u00e0 religiosa multi-etnica e globalizzata \u00e8 costituita e parte dalla ricerca della verit\u00e0 da parte di ogni individuo con il rischio di cadere nel relativismo soggettivo. La sfida \u00e8 di creare delle strutture oggettive di verit\u00e0 per promuovere le tradizioni religiose oggi. La Chiesa cattolica oggi lotta con il problema della libert\u00e0 di coscienza. Occorre trovare un equilibrio tra libert\u00e0 personale e quella collettiva. La sfida \u00e8, dunque, promuovere un\u2019identit\u00e0 religiosa che trascende il fondamentalismo. Quest\u2019ultimo, poi, non \u00e8 un fenomeno religioso bens\u00ec una reazione regressiva davanti al fenomeno religioso. Il fondamentalismo sostiene un fondamento l\u00e0 dove \u00e8 gi\u00e0 svanito. C\u2019\u00e8 poi da confrontarsi con la sfida che proviene dai diritti umani <em>ad intra<\/em>. La Chiesa cattolica si \u00e8 fatta promotrice dei diritti umani in diversi contesti sociali nel mondo. La libert\u00e0 religiosa ha la sua radice nella dignit\u00e0 della persona umana. Libert\u00e0 religiosa, per l\u2019individuo, che cosa significa concretamente? La questione religiosa \u00e8 da porre in relazione con le norme delle verit\u00e0 di fede, del magistero, del ruolo della famiglia, della giustizia da praticare. L\u2019uso della violenza nella comunit\u00e0 religiosa \u00e8 un aspetto della violenza religiosa <em>ad intra<\/em>. Il fondamentalismo religioso produce vittime <em>ad extra<\/em> e <em>ad intra<\/em>. Segue ancora lo stimolo che \u00e8 dato dalla teologia politica e sociale, ossia da una fede che si impegna nel quotidiano per affermare la giustizia a ogni livello. C\u2019\u00e8 un vuoto metafisico in ambito pubblico. Il decadimento dei valori e il nichilismo ne sono dei sintomi. La sfida \u00e8 di creare un nuovo insegnamento sociale o una nuova teologia politica. I credenti devono collaborare con i fedeli di altre tradizioni religiose. Lo Stato deve preparare le condizioni affinch\u00e9 le diverse tradizioni religiose lavorino per il bene comune. C\u2019\u00e8 poi la sfida rappresentata dalla nascita e dallo sviluppo della teologia delle religioni ha che ha determinato un approccio positivo alle altre religioni. Una teologia pluralista delle religioni \u00e8 popolare in Occidente. Dal punto di vista delle scienze e delle religioni, l\u2019approccio pluralista deve essere adottato in modo critico. \u00c8 interessante avere un dialogo tra la teologia delle religioni al di fuori delle diverse tradizioni religiose. In ultimo, ma non meno importante, \u00e8 la sfida che i cristiani devono portare avanti tra dialogo e missione. La chiamata universale all\u2019evangelizzazione \u00e8 parte intrinseca della fede cristiana. Come pu\u00f2 la missione andare di pari passo con il dialogo? Un\u2019evangelizzazione forzata va contro la libert\u00e0 della persona. La tensione tra missione e dialogo \u00e8 ancora forte. Un dato \u00e8 certo: cinquant\u2019anni di <em>NA<\/em> sono solo l\u2019inizio del dialogo interreligioso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rabbino Daniel Sperber, in riferimento alla libert\u00e0 religiosa e alla violenza, ha affermato che parlare del rispetto delle religioni e del dialogo vuol dire riconoscere che esiste una libert\u00e0 religiosa. Eppure, non sempre \u00e8 stato cos\u00ec. La libert\u00e0 religiosa \u00e8 un concetto nuovo in Occidente. \u00c8 limitato anche nella Grecia antica. Infatti, secondo le tre leggi d\u2019identit\u00e0 accettate da Socrate, per le quali A \u00e8 A, A non pu\u00f2 essere A e non A, non A non pu\u00f2 essere A (la verit\u00e0 non pu\u00f2 contraddirsi, dunque una dichiarazione o \u00e8 falsa o \u00e8 vera), il principio dialogico tra le diversit\u00e0 \u00e8 alquanto limitato. In Oriente, invece, la situazione era pi\u00f9 elastica in rapporto al concetto di verit\u00e0. La logica classica occidentale non ammetteva che qualcosa potesse convivere con il proprio opposto o contrario. Grande il contributo di Nicol\u00f2 Cusano a proposito della <em>coincidentia oppositorum<\/em>. Nell\u2019induismo ci\u00f2 \u00e8 possibile. Il gianismo, ad esempio, parla della molteplicit\u00e0 dei punti di vista. La realt\u00e0 pu\u00f2 essere percepita da punti di vista diversi, in modo che nessun punto di vista costituisca la verit\u00e0 completa. I punti di vista sono le diverse credenze. Non esiste una dottrina fondamentalista. Gandhi ha adottato i principi della tolleranza religiosa. I cabalisti parlano del Dio infinito che \u00e8 l\u2019unit\u00e0 degli opposti. Generalmente, in Occidente, chi ha la verit\u00e0 corregge con la persuasione o con la forza l\u2019altro. La persuasione era la missione della Chiesa cattolica. Nel politeismo, invece, il pluralismo religioso era incluso. La tolleranza \u00e8 stata vista come una situazione di compromesso con l\u2019avvento della modernit\u00e0. Un approccio pi\u00f9 positivo avvenne agli inizi del Novecento con l\u2019influenza dell\u2019Oriente. \u00c8 sufficiente citare il lavoro di Raimundo Panikkar. Due persone guardano la stessa cosa attraverso finestre diverse. Ognuno vede qualcosa di diverso a motivo della luce, dell\u2019angolo visuale. Ognuno descrive cose diverse. Anche una persona singola pu\u00f2 vedere in modo diverso una cosa (la forma, il colore) allontanandosi o cambiando prospettiva. Per Panikkar, il dialogo \u00e8 il tentativo di capire la prospettiva dell\u2019altro. Nel dialogo si mescolano prospettiva soggettiva e dottrina oggettiva. Le verit\u00e0 superficiali sono quelle i cui contrari sono falsi, mentre le verit\u00e0 profonde sono tali che i contrari sono veri. Ad esempio, la luce \u00e8 fatta di particelle e di onde, due realt\u00e0 che si contraddicono. Questo scetticismo e questa incertezza riguardano l\u2019esclusivit\u00e0 della fede. Da qui il liberalismo e il dialogo.\u00a0 Ci si rende conto che l\u2019altra cosa pu\u00f2 essere vera. Chi pensa di avere il monopolio della verit\u00e0 pecca di hybris. Quando una posizione teologica \u00e8 estrema ed \u00e8 senza tolleranza si arriva allo scontro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sessione di mercoled\u00ec mattina 28 ottobre \u00e8 stata preceduta dall\u2019udienza generale interreligiosa con papa Francesco che ha richiamato l\u2019importanza di <em>NA <\/em>per i nostri tempi. L\u2019attualit\u00e0 del messaggio di questa dichiarazione si pu\u00f2 cos\u00ec sintetizzare: la crescente interdipendenza dei popoli (cf. n. 1); la ricerca umana di un senso della vita, della sofferenza, della morte, interrogativi che sempre accompagnano il nostro cammino (cf. n. 1); la comune origine e il comune destino dell\u2019umanit\u00e0 (cf. n. 1); \u2028l\u2019unicit\u00e0 della famiglia umana (cf. n. 1); le religioni come ricerca di Dio o dell\u2019Assoluto, all\u2019interno delle varie etnie e culture (cf. n. 1); lo sguardo benevolo e attento della chiesa sulle religioni che non rigetta niente di ci\u00f2 che in esse vi \u00e8 di bello e di vero (cf. n. 2); la chiesa guarda con stima i credenti di tutte le religioni, apprezzando il loro impegno spirituale e morale (cf. n. 3); la chiesa, aperta al dialogo con tutti, \u00e8 nello stesso tempo fedele alle verit\u00e0 in cui crede, a cominciare da quella che la salvezza offerta a tutti ha la sua origine in Ges\u00f9, unico salvatore, e che lo Spirito Santo \u00e8 all\u2019opera, quale fonte di pace e amore. Papa Francesco ha poi ricordato che sono tanti gli eventi, le iniziative, i rapporti istituzionali o personali con le altre religioni in questi ultimi cinquant\u2019anni. Un avvenimento particolarmente significativo \u00e8 stato l\u2019i<a href=\"http:\/\/w2.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/travels\/1986\/travels\/documents\/trav_perugia-assisi.html\"><u>ncontro di Assisi del 27 ottobre 1986<\/u><\/a> voluto e promosso da san <a href=\"http:\/\/w2.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it.html\"><u>Giovanni Paolo II<\/u><\/a>, il quale un anno prima, dunque trent\u2019anni fa, rivolgendosi ai giovani musulmani a Casablanca auspicava che tutti i credenti in Dio favorissero l\u2019amicizia e l\u2019unione tra gli uomini e i popoli (<a href=\"http:\/\/w2.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/speeches\/1985\/august\/documents\/hf_jp-ii_spe_19850819_giovani-stadio-casablanca.html\"><u>19 agosto 1985<\/u><\/a>). La fiamma, accesa ad Assisi, si \u00e8 estesa in tutto il mondo e costituisce un permanente segno di speranza. Papa Francesco ha fatto riferimento poi al miglioramento dei rapporti tra cristiani ed ebrei negli ultimi cinquant\u2019anni. Indifferenza e opposizione si sono mutate in collaborazione e benevolenza. \u00abDa nemici ed estranei, siamo diventati amici e fratelli\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Concilio, con la <em>NA<\/em>, ha tracciato la via: \u00ab\u201cs\u00ec\u201d alla riscoperta delle radici ebraiche del cristianesimo; \u201cno\u201d a ogni forma di antisemitismo e condanna di ogni ingiuria, discriminazione e persecuzione che ne derivano. La conoscenza, il rispetto e la stima vicendevoli costituiscono la via che, se vale in modo peculiare per la relazione con gli ebrei, vale analogamente anche per i rapporti con le altre religioni\u00bb. Per papa Francesco, il dialogo \u00abdi cui abbiamo bisogno non pu\u00f2 che essere aperto e rispettoso, e allora si rivela fruttuoso. Il rispetto reciproco \u00e8 condizione e, nello stesso tempo, fine del dialogo interreligioso: rispettare il diritto altrui alla vita, all\u2019integrit\u00e0 fisica, alle libert\u00e0 fondamentali, cio\u00e8 libert\u00e0 di coscienza, di pensiero, di espressione e di religione. Il mondo guarda a noi credenti, ci esorta a collaborare tra di noi e con gli uomini e le donne di buona volont\u00e0 che non professano alcuna religione, ci chiede risposte effettive su numerosi temi: la pace, la fame, la miseria che affligge milioni di persone, la crisi ambientale, la violenza, in particolare quella commessa in nome della religione, la corruzione, il degrado morale, le crisi della famiglia, dell\u2019economia, della finanza, e soprattutto della speranza.\u00a0Noi credenti non abbiamo ricette per questi problemi, ma abbiamo una grande risorsa: la preghiera. E noi credenti preghiamo. Dobbiamo pregare. La preghiera \u00e8 il nostro tesoro, a cui attingiamo secondo le rispettive tradizioni, per chiedere i doni ai quali anela l\u2019umanit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sessione di mercoled\u00ec mattina ha toccato il tema <em>L\u2019educazione e la trasmissione dei valori<\/em> con una sola tavola rotonda che ha visto partecipare: Gurmohan Singh Walia (India), Nayla Tabbara (Libano), Riccardo Segni (Rabbino capo della Comunit\u00e0 ebraica di Roma) e Samani Pratibha Pragya (Regno Unito). La grande sfida che ci viene affidata da <em>NA<\/em> proprio nel cinquantesimo della sua promulgazione \u00e8, come ha affermato il cardinale Pietro Parolin (Segretario di Stato di sua Santit\u00e0) quella di educare le nuove generazioni alla pace. A causa della violenza e del terrorismo si \u00e8 diffuso un atteggiamento di sospetto o addirittura di condanna delle religioni. In realt\u00e0, bench\u00e9 nessuna religione sia immune dal rischio di deviazioni fondamentalistiche o estremistiche in individui o gruppi, bisogna guardare ai valori positivi che esse vivono e che esse propongono, e che sono sorgenti di speranza. Si tratta di alzare lo sguardo per andare oltre. Il dialogo basato sul fiducioso rispetto pu\u00f2 portare semi di bene che a loro volta diventano germogli di amicizia e di collaborazione in tanti campi, e soprattutto nel servizio ai poveri, ai piccoli, agli anziani, nell\u2019accoglienza dei migranti, nell\u2019attenzione a chi \u00e8 escluso. Possiamo camminare insieme prendendoci cura gli uni degli altri e del creato. Tutti i credenti di ogni religione. Insieme possiamo lodare il Creatore per averci donato il giardino del mondo da coltivare e custodire come un bene comune, e possiamo realizzare progetti condivisi per combattere la povert\u00e0 e assicurare a ogni uomo e donna condizioni di vita dignitose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[<em>Edoardo Scognamiglio<\/em>]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.centrostudifrancescani.it\/site\/wp-content\/papa-francesco3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-2066\" src=\"http:\/\/www.centrostudifrancescani.it\/site\/wp-content\/papa-francesco3-300x300.jpg\" alt=\"papa francesco\" width=\"300\" height=\"300\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>Nel 50\u00b0 anniversario di Nostra aetate Nei giorni 26\/28 ottobre 2015 si \u00e8 svolto a Roma, presso la Pontificia Universit\u00e0 Gregoriana, il convegno internazionale sul 50\u00b0 anniversario della dichiarazione conciliare Nostra aetate sulle relazioni della <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"http:\/\/www.centrostudifrancescani.it\/site\/2015\/11\/50-anniversario-di-nostra-aetate\/\" title=\"50\u00b0 anniversario di Nostra aetate\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[67,1038,1068,95,269,1036,297,62,192,288,437,348,835,94,394,1069,397],"class_list":["post-2065","post","type-post","status-publish","format-standard","category-news-eventi","tag-cristianesimo","tag-dialogo-interreligioso","tag-diversita","tag-ebraismo","tag-fede","tag-fraternita-universale","tag-identita","tag-islam","tag-liberta","tag-nostra-aetate","tag-oriente","tag-pace","tag-paura","tag-religioni","tag-terrorismo","tag-vaticano-ii","tag-violenza"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.centrostudifrancescani.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2065","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.centrostudifrancescani.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.centrostudifrancescani.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.centrostudifrancescani.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.centrostudifrancescani.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2065"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.centrostudifrancescani.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2065\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2067,"href":"http:\/\/www.centrostudifrancescani.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2065\/revisions\/2067"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.centrostudifrancescani.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2065"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.centrostudifrancescani.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2065"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.centrostudifrancescani.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2065"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}