{"id":5897,"date":"2024-07-22T18:59:21","date_gmt":"2024-07-22T17:59:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centrostudifrancescani.it\/site\/?p=5897"},"modified":"2024-07-22T19:07:29","modified_gmt":"2024-07-22T18:07:29","slug":"amore-bacio-fuoco","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.centrostudifrancescani.it\/site\/2024\/07\/amore-bacio-fuoco\/","title":{"rendered":"AMORE, BACIO, FUOCO"},"content":{"rendered":"\n<p>Paolo Ricca, <em>Amore, Bacio, Fuoco. Le parole di Ges\u00f9<\/em>, Sezione TeologicaMente, Edizioni Magister, Matera 2023, pp. 147, euro 20.<\/p>\n<p>Questo breve saggio si compone di tredici capitoletti che contengono delle riflessioni bibliche, inedite e non, cariche di afflato spirituale e di una profonda saggezza del cuore che mai banalizzano la Parola di Dio, permettendo al Vangelo di toccare concretamente l\u2019esistenza del credente (lettore e scrittore). L\u2019autore, ben noto a un vasto pubblico di esperti in ambito teologico, dottrinale e storico-ecumenico, rilegge per s\u00e9 e per noi brani delle Scritture mettendo da parte un approccio storico-critico e filologico e lasciando parlare al cuore la Parola stessa, Cristo che si nasconde nelle pagine variopinte dei Vangeli e dello stesso Evangelo. Per ogni riflessione non mancano rimandi biblici e approfondimenti culturali e letterari, ma soprattutto prende il sopravvento la domanda: \u201cChe cosa dice a me oggi questa Parola?\u201d.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, si comprende subito che il fuoco che Ges\u00f9 \u00e8 venuto a portare sulla Terra (cf. <em>Lc <\/em>12,49-59), \u00e8 il fuoco della conoscenza, ossia dell\u2019esperienza di Dio che solo i piccoli, i bambini, possono fare. \u00c8 anche il fuoco della santit\u00e0, ossia il fuoco della totale consacrazione a Dio senza isolarsi dalla vita umana, dalle nostre stesse relazioni terrestri, consapevoli, citando Lutero, che Cristo abita solo tra i peccatori (cf. p. 8). Tuttavia, ricorda l\u2019autore, il fuoco pi\u00f9 grande portato da Ges\u00f9 \u00e8, senza dubbio, il fuoco dell\u2019amore. Anzi, la missione di Ges\u00f9, il suo ministero terreno, altro non \u00e8 stato se non un ininterrotto esercizio di amore. \u00c8 un amore, un fuoco, gi\u00e0 accesso prima, gi\u00e0 iniziato in cielo (cf. <em>Gv <\/em>17,24). Dio ha amato il mondo dal momento in cui l\u2019ha pensato, desiderato e voluto. Quando il mondo non c\u2019era ancora, c\u2019era gi\u00e0 il fuoco dell\u2019amore. \u00abGes\u00f9 lo ha portato sulla terra\u00bb (p. 9). Lo spazio di Dio \u00e8 lo spazio dell\u2019amore ed \u00e8 l\u2019amore divino pi\u00f9 forte dell\u2019amore che pu\u00f2 risuscitare la vita, ogni vita. Certamente, l\u2019amore di Dio che Ges\u00f9 ha portato sulla Terra \u00e8 attraversato, segnato, dalla Croce, dalla morte del Venerd\u00ec Santo, segno che l\u2019umanit\u00e0 non sopporta una Verit\u00e0 cos\u00ec vera, cos\u00ec grande, come quella di un Dio Crocifisso, ossia quella che Ges\u00f9 ha incarnato. Sicuramente, la croce di Ges\u00f9 non si spiega solo a partire dall\u2019odio del mondo: c\u2019\u00e8 di mezzo anche l\u2019amore di Dio, \u00e8 l\u2019amore testimoniato dal battessimo che Ges\u00f9 stesso ha ricevuto. Sulla croce Ges\u00f9 adempie la giustizia di Dio, la giustizia del peccatore perdonato, la giustizia che nessuno di noi ha ma che si riceve in quella morte del Figlio di Dio. \u00abEcco dunque la ragione ultima del battesimo della croce: non solo l\u2019ingiustizia del mondo ha drizzato la croce del Golgotha, ma anche la giustizia di Dio, quella che egli dona al peccatore pentito\u00bb (p. 12). Questa croce che ora \u00e8 motivo di divisione, perch\u00e9 Dio si nasconde nell\u2019umanit\u00e0 di Ges\u00f9 e la Parola si fa silenzio e non \u00e8 pi\u00f9 evidente, diventer\u00e0 <em>meeting point<\/em>, il punto d\u2019incontro, dell\u2019intera umanit\u00e0 (cf. <em>Gv <\/em>12,32): \u00abNoi vediamo l\u2019innegabile divisione, ma crediamo nell\u2019unit\u00e0 che non si vede\u00bb (p. 14).<\/p>\n<p>Il bacio non \u00e8 solo quello di Giuda (cf. <em>Mt <\/em>21,21-22): pu\u00f2 essere anche il nostro! Giuda \u00e8 vicino a Ges\u00f9 perch\u00e9 condivide con lui lo stesso destino di essere, al tempo stesso, eletto e reietto: Giuda \u00e8 eletto perch\u00e9 \u00e8 scelto da Ges\u00f9 nel gruppo dei Dodici, ed \u00e8 reietto come \u201cfiglio della perdizione\u201d come lo chiama Ges\u00f9 (cf. <em>Gv <\/em>17,12). \u00abAnche Ges\u00f9 \u00e8 stato l\u2019eletto reietto: eletto da Dio al momento del battesimo e della trasfigurazione, e al tempo stesso reietto dagli uomini, che lo hanno condannato a morte. Cos\u00ec Giuda e Ges\u00f9 compiono la stessa esperienza di <em>elezione e reiezione<\/em>. Ed entrambi muoiono di morte violenta. Certo, sono due morti molto diverse: Giuda uccide se stesso, Ges\u00f9 \u00e8 ucciso da altri. Giuda muore come colpevole, Ges\u00f9 muore come innocente. Giuda muore perch\u00e9 ha voluto la more di Ges\u00f9, Ges\u00f9 muore perch\u00e9 anche Giuda abbia la vita e l\u2019abbia in abbondanza. Le morti sono diverse, ma i morti sono uguali\u00bb (p. 16). Il bacio del tradimento, dunque, vuol dire che nessuno dei Dodici \u00e8 cos\u00ec vicino a Ges\u00f9 come Giuda. \u00abQuel bacio \u00e8 il suggello di un amore che tradisce perch\u00e9 si sente tradito, \u00e8 il suggello di un <em>amore disperato<\/em>. Il bacio rivela Giuda come amante tradito prima ancora che traditore\u00bb (p. 17). Tuttavia, l\u2019amore di Giuda per Ges\u00f9, se pur amore contraddittorio e deluso, resta pur sempre amore. \u00abSe Giovanni, come vuole la tradizione, \u00e8 stato \u201cil discepolo che Ges\u00f9 amava\u201d, Giuda potrebbe essere stato il discepolo che, sia pure nel <em>modo contraddittorio<\/em> con il quale no amiamo, <em>ha amato Ges\u00f9<\/em>\u00bb (p. 24). Dalla storia di Giuda si ricavano almeno due cose: nessuno, ma proprio nessuno, neppure un apostolo, neppure il pi\u00f9 convinto, il pi\u00f9 zelante, il pi\u00f9 consacrato dei cristiani, \u00e8 al riparo dalla possibilit\u00e0 di tradire Ges\u00f9; tradire significa vendere, fino a diventare lo spaccio di Dio come terribile possibilit\u00e0 (cf. p. 25).<\/p>\n<p>Nella storia dell\u2019adultera perdonata (cf. <em>Gv <\/em>8,11), l\u2019autore ritrova l\u2019Evangelo come grazia pura, senza confini e senza condizioni, consapevole che \u00abche cosa poi ne faremo, dipende solo da noi\u00bb (p. 35). La donna non \u00e8 condannata, lo sar\u00e0 Ges\u00f9. La donna non muore lapidata, Ges\u00f9 sar\u00e0 innalzato sulla croce anche per lei. L\u2019adultera \u00e8 l\u2019amica per la quale egli d\u00e0 la vita. Cos\u00ec la donna \u00e8 assolta, \u00e8 libera, \u00e8 perdonata, \u00e8 graziata: la sua colpa l\u2019ha presa Ges\u00f9, che le conferisce la sua giustizia. \u00abIl racconto dell\u2019adultera \u00e8 la pi\u00f9 limpida illustrazione del perdono di Dio, della <em>grazia senza condizioni<\/em>\u00bb (p. 34).<\/p>\n<p>Interessante la riflessione che segue la domanda di Ges\u00f9 dopo il discorso sul pane della vita in <em>Gv <\/em>6, con le parole a mo\u2019 di riposta messe liberamente nella traduzione sulla bocca di Pietro in <em>Gv <\/em>6,68 (con un refuso nel libro a pag. 37 che riporta <em>Giovanni <\/em>8,68): \u00abSignore, a chi ce ne andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna\u00bb. La domanda \u201cVe ne volete andare anche voi?\u201d \u00e8 sempre attuale perch\u00e9 rivolta a tutti noi oggi. \u00abCe ne siamo andati! L\u2019Europa e l\u2019Italia se ne sono gi\u00e0 andate! L\u2019Europa, e in essa un\u2019Italia, che nella maggioranza della sua popolazione &#8211; che nei secoli passati era considerata cristiana &#8211; se n\u2019\u00e8 gi\u00e0 andata da tempo: c\u2019\u00e8 un\u2019appartenenza di tipo sociologico che ha ancora una certa consistenza, ma la fede cristiana si \u00e8 largamente volatilizzata\u00bb (p. 37).&nbsp; L\u2019autore fa notare che la stessa cosa \u00e8 successa a Ges\u00f9: egli muore in croce tra due ladri e non tra due discepoli. Tutti abbandonano Ges\u00f9, sena eccezioni: \u00abda cinquemila siamo passati a Dodici, da Dodici a nessuno\u00bb (p. 38). La storia di Ges\u00f9 \u00e8 cominciata bene ed \u00e8 finita male. Finch\u00e9 Ges\u00f9 sfamava la folla, i cinquemila, distribuendo pani e pesci, o acclamavano e volevano farlo re. Ma quando ha incominciato a parlare di un altro pane, che era lui stesso, e che sazia non il corpo ma l\u2019anima, allora \u201cmolti si tirarono indietro, e non andavano pi\u00f9 con lui\u201d. \u00abAll\u2019inizio Ges\u00f9 li aveva incantati, alla fine li ha delusi, e lo abbandonano certamente per la paura di finire come lui, ma anche per la delusione di un Messia cos\u00ec totalmente diverso da come se lo erano immaginato\u00bb (p. 40). Oggi diventa difficile seguire Ges\u00f9 e credere in Dio perch\u00e9 ci viene consegnato l\u2019immagine di un Dio troppo invisibile, da ricercare solo nella fede: \u00abCe ne andiamo perch\u00e9 non vediamo nulla di quello che crediamo. Dentro di noi \u00e8 cresciuto il sospetto che sia tutto un\u2019illusione. Possiamo persino comprendere coloro che, per il grande desiderio di vedere qualcosa, dicono di aver visto la Madonna (Lourdes, Fatima, Guadalupe, Medjugorje, Civitavecchia, Siracusa e altrove). Molti non ce la fanno a sopportare l\u2019invisibilit\u00e0. Un motivo dell\u2019abbandono di Ges\u00f9 da parte della nostra generazione \u00e8 l\u2019impressione che il mondo non sia governato da Dio, che le redini della storia umana non siano nelle sue mani, che il mondo sia in bal\u00eca di se stesso. Anche solo pensando a quello che \u00e8 successo nel secolo scorso e alle tante terribili tragedie che stanno avvenendo sotto i nostri occhi, il mondo sembra davvero abbandonato a se stesso. Noi abbiamo creduto che Cristo \u00e8 salito in cielo e siede alla destra di Dio, Padre onnipotente, proprio per assumere il governo del mondo. Ma ci chiediamo: \u201c\u00e8 proprio cos\u00ec? Cristo sta effettivamente governando il mondo? Dove sono, se non le prove, quanto meno i segni di questo governo?\u201d. Molti non ne vedono e perci\u00f2 abbandonano la fede nel governo del mondo da parte di Dio. Si tirano indietro e non credono pi\u00f9 che, come diceva Ges\u00f9, il regno di Dio sia vicino; no, non \u00e8 vicino, ma sempre pi\u00f9 lontano [\u2026]. Avremmo degli argomenti per abbandonare Ges\u00f9 e la Chiesa che porta il suo nome\u00bb (pp. 43-44). Gli argomenti per andare via, per lasciare, sono tanti. Tuttavia, uno solo vale per restare: saremo pi\u00f9 liberi solo restando con Ges\u00f9.<\/p>\n<p>\u00c8 da questo motivo di fede, restare per Ges\u00f9, che nasce il bisogno di lasciarsi cristianizzare da Ges\u00f9 stesso, non scandalizzandosi del suo insegnamento, del Vangelo, della sua persona che \u00e8 segno di contraddizione, d\u2019inciampo. Il nodo \u00e8 proprio la persona di Ges\u00f9, la sua storia, la sua vita (cf. pp. 48-51). I dubbi prendono d\u2019assalto tutti noi, come successe anche per il Battista che, forse, dalla prigione, dovette pensare: \u00abGes\u00f9 non ha fatto niente per liberarmi\u00bb (p. 51). Di fatti, Ges\u00f9 ha risuscitato il suo amico Lazzaro, ma non mio padre o mia madre; e poi ci sono troppe ingiustizie non riparate, troppe cose in sospeso, troppe attese frustrate, troppe sofferenze non risarcite, troppe infelicit\u00e0 senza spiegazioni, troppe domande senza risposte. Ci sono dei segni, s\u00ec, ma sono pochi, insufficienti come prove che Ges\u00f9 \u00e8 il Messia. Le sue opere potenti, i miracoli che ha compiuto, sono certamente eccezionali, ma non sono cos\u00ec esclusive come si dice. Il dubbio permane, anche se Ges\u00f9 continua a ripeterci: \u201cBeato colui che non si scandalizza di me!\u201d. Scandalizzarsi di Ges\u00f9 o di Dio significa far dipendere la fede dai segni cio\u00e8 dai prodigi, dai miracoli, anzich\u00e9 dalla persona di Ges\u00f9, dimenticando che il Vangelo \u00e8 paradossale, che Ges\u00f9 \u00e8 il paradosso assoluto. Se, da una parte, molti non si scandalizzano pi\u00f9 di Ges\u00f9, in quanto la sua presenza \u00e8 ritenuta scontata, come appartenenza culturale, sociale, di tradizione religiosa (uniformando Ges\u00f9 a noi, addomesticandolo), dall\u2019altra parte, invece, ci viene chiesto di accogliere il Vangelo con fiducia in Ges\u00f9, ossia non come un dossier archiviato o una pratica chiusa, bens\u00ec come una domanda aperta, una questione vitale. Cos\u00ec, solo chi ancora si scandalizza di lui \u00e8 beato, \u00e8 vero discepolo, \u00e8 in ricerca, \u00e8 animato da vera fede. La possibilit\u00e0 dello scandalo \u00e8 una specie di bivio: ci si allontana da questa possibilit\u00e0 per andare o allo scandalo o alla fede. Tuttavia, non si giunge mai alla fede senza passare per la possibilit\u00e0 dello scandalo.<\/p>\n<p>Nella tredicesima riflessione, dedicata al primato di Pietro (pp.135-141) e pronunciata nella Basilica di San Pietro in Roma il 22 novembre 2022, nel quadro di una <em>Lectio Petri<\/em>, l\u2019autore pone in evidenza il ministero specifico di questo apostolo che, se pur pieno di contraddizioni, impulsivo, \u00e8 il primo che ha riconosciuto Ges\u00f9 come il Cristo. \u00abIl <em>Tu es Christus<\/em> di Pietro \u00e8 una rivelazione di Dio, non un\u2019intuizione di Pietro! E qui vediamo una cosa importante: Pietro, nel racconto evangelico, \u00e8 spesso il portavoce dei discepoli; qui, invece, \u00e8 il portavoce non dei discepoli, ma di Dio. E qui vediamo una seconda cosa, ancora pi\u00f9 importante: \u00e8 Dio il protagonista segreto dell\u2019episodio centrale dell\u2019Evangelo avvenuto a Cesarea di Filippo; non dunque Pietro \u00e8 il protagonista, e neppure Ges\u00f9, ma Dio stesso che, attraverso Pietro, riconosce in Ges\u00f9 il suo Figlio benedetto\u00bb (p. 137). La beatitudine di Pietro \u00e8 paradossale perch\u00e9 \u00e8 dichiarato beato non per qualcosa che lui \u00e8 o fa, ma per qualcosa che Dio fa tramite lui: \u00abSei beato, Pietro, perch\u00e9 non sei tu che hai capito o intuito, \u00e8 Dio che te l\u2019ha rivelato\u00bb (p. 137). Per noi oggi l\u2019esperienza di Pietro significa che Ges\u00f9 \u00abha bisogno di molti \u201cpiccoli Pietro\u201d per costruire, o ricostruire, lui, la sua Chiesa\u00bb (p. 138). Da qui nasce il bisogno di pensare al primato di Pietro in modo pi\u00f9 ecumenico, nell\u2019ambito della diakonia, a servizio dell\u2019unit\u00e0 delle Chiese e non semplicemente dell\u2019unit\u00e0 cattolica. La conversione indispensabile, secondo l\u2019autore, da un papato finora solo cattolico romano a un servizio petrino o a un papato ecumenico \u00e8 ancora una profezia che sta davanti a noi, cio\u00e8 tutta da realizzare.<\/p>\n<p>[<em>Edoardo Scognamiglio<\/em>]<\/p>\n<figure id=\"attachment_5898\" aria-describedby=\"caption-attachment-5898\" style=\"width: 203px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-5898\" src=\"http:\/\/www.centrostudifrancescani.it\/site\/wp-content\/PAOLO-RICCA-1-203x300.jpg\" alt=\"Amore, Bacio, Fuoco\" width=\"203\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.centrostudifrancescani.it\/site\/wp-content\/PAOLO-RICCA-1-203x300.jpg 203w, http:\/\/www.centrostudifrancescani.it\/site\/wp-content\/PAOLO-RICCA-1.jpg 582w\" sizes=\"auto, (max-width: 203px) 100vw, 203px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-5898\" class=\"wp-caption-text\">Libro<\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>Paolo Ricca, Amore, Bacio, Fuoco. 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