Ciò che resta di Samar e dei suoi abitanti. La carità come seme di speranza…

Ciò che resta di Samar e dei suoi abitanti

La carità come seme di speranza…

Non solo l’aeroporto di Tacolban è distrutto, bensì l’intera isola di Samar. Sono migliaia e miglia i dispersi e i senza tetto. Il tifone Yolanda ha distrutto persino la storica chiesa dell’Immacolata, da sempre meta di numerosi pellegrinaggi da parte dei devoti filippini. Sono almeno dieci milioni le persone che sono state colpite dall’ultimo tifone. Si tratta del 10% della popolazione filippina, mentre più di 660.000 persone hanno perso la loro abitazione. Si va alla ricerca disperata di cibo, di acqua potabile, di medicinali, di spazi per accamparsi, di vestiti. Non c’è più nulla per milioni e milioni di cittadini. La gente gira per strada sconvolta, senza meta, priva di obiettivi, senza neanche un documento di riconoscimento. Qualcuno grida da lontano in un inglese stentato: “Siete frati? Per favore, dite alle autorità di aiutarci. Dove è il cibo? Come possiamo trovare acqua? Dove possiamo andare?”.

Fortunatamente, la Caritas internazionale è in azione e alcuni volontari si avvicinano per dare soccorso e indicazioni ben precise. Sono stati preparati dei centri di raccolta per le città nelle chiese ancora in funzione. Anche i nostri frati a Samar si danno da fare. Loro sono nella parte nord di quest’isola, presso il piccolo convento dedicato a sant’Antonio da Padova. A Samar vivono tre frati. Il guardiano è fra Nicolas che lavora insieme a fra Bonaventura e a fra Josil. L’esperienza di vita fraterna e di missione su quest’isola risente di forti disagi per la comunicazione, i trasporti e la precarietà del posto e della stessa presenza dello Stato. I frati vivono in una piccola casa con sei stanze e, tra non poche difficoltà, lavorano presso una parrocchia e insegnano gratuitamente religione presso alcune scuole locali. I frati provvedono per l’assistenza ai gruppi e ai poveri del villaggio. Le grandi distanze non permettono facili spostamenti. L’ambiente è povero e la gente del posto ha bisogno di molte cure, soprattutto adesso. Il vescovo conta sulla permanenza dei frati a Samar. Il tifone ha devastato interi villaggi di questa zona. Per la fragile economia, i frati di Samar vivono soprattutto di provvidenza e dei sussidi da parte nostra.

A non poca distanza da quel che resta del conventino, ci sono aerei militari ed elicotteri che a più riprese trasportano cibo, vestiario e acqua per gli abitanti di Samar. Il cielo è grigio: siamo nella stagione delle piogge. C’è pericolo di nuovi allagamenti e di un ritorno imminente del colera e di altre malattie endemiche. I centri caritas allestiti nelle parrocchie riescono a smistare cibo, vestiario, medicinali e denaro non senza problemi. Ci sono sciacalli anche qui. C’è gente che se ne approfitta rovistando dappertutto, tra tubi, rifiuti, mobili, cadaveri e cassetti volati via dalle case.

Una giovane donna che viveva nei pressi dell’ex aeroporto di Tacolban, di nome Alicya, ha assistito in diretta alla morte di suo marito John e del piccolo Tommy. Vivevano in un sottoscala che è completamente crollato: forse i loro nomi non sono neanche registrati all’anagrafe e non saranno iscritti in nessun registro dei morti. Già, qui tanta gente non sa di esistere o, meglio, non risulta registrata da nessuna parte. Si sopravvive, come morti viventi, nel tentativo di vincere i morsi della fame e della miseria. Il lavoro di ricostruzione sarà molto lungo. Certamente, non mancano gli aiuti umanitari: apprendiamo oggi che gli Usa hanno stanziato ben 25 milioni di dollari per l’emergenza umanitaria e, soprattutto per il cibo e gli alloggi; il Giappone è stato molto generoso con l’offerta di 10 milioni di dollari, così pure l’Australia; il Canada ne ha stanziati 5 milioni come pure la Corea del Sud… Aerei per gli aiuti logistici sono provenuti dall’Indonesia, altri fondi dalla Santa Sede, come pure dalle Chiese luterane e dall’American Jewish World e dalla stessa Conferenza episcopale italiana. È la solidarietà che permetterà di superare questa catastrofe e di dare speranza a milioni di persone ormai prive di ogni cosa, finanche della stessa identità, almeno di quella giuridica e amministrativa.

Che cosa resta di Samar e dei suoi abitanti? Quale sarà il futuro di queste persone? I filippini appaiono, per certi aspetti, rassegnati alle grandi catastrofi e a una condizione di vita sempre sul confine della precarietà e della sofferenza. Sono un popolo abituato al sacrificio, all’impegno, alla sopravvivenza, e si adeguano facilmente. Vivono in simbiosi con il mare e le sue tempeste e si muovono con una certa disinvoltura sotto la pioggia e le tonnellate di rifiuti e di rovine. Sanno che vivere sull’isola significa correre dei rischi. Il mare è la loro risorsa per la pesca, il turismo, le comunicazioni.

Occorre garantire migliori condizioni igienico-sanitarie: adulti e bambini si spostano a piedi nudi nelle fogne e si lavano presso i tombini delle strade. I filippini sono una popolazione abituata ad emigrare, a spostarsi in cerca di lavoro e di cibo e, grazie a Dio, hanno ancora con una dignità, quella di “essere umani” che vogliono conquistare l’autonomia, la libertà e vantano il diritto di essere assistiti e curati, nonché di essere felici. Per loro, per i piccoli specialmente, ci sarà un futuro se la carità non avrà mai fine o, più semplicemente, se non spegniamo i riflettori sull’ennesima catastrofe naturale e ambientale che ha investito queste povere famiglie già di per sé abbandonate alla povertà, allo sfruttamento, alla mala vita, alla strada. Ogni soldo raccolto rappresenterà la premessa per uscire da questo tunnel della fame e della miseria: sarà un seme di speranza per aiutare soprattutto le nuove generazioni a raggiungere una qualità della vita migliore rispetto ai loro familiari. Qui si muore giovanissimi. L’età media si è abbassata ai 60 anni.


AIUTI I Frati Minori Conventuali di Napoli, che hanno la missione nelle Filippine, chiedono sostegno e collaborazione per le migliaia e migliaia di vittime e di sfollati a causa del tifone che si è abbattutto sulle isole delle Filippine. Il Ministro Provinciale di Napoli, fra Edoardo Scognamiglio, e l’economo provinciale di Napoli, p. Angelo Palumbo, partiranno domani per Manila e poi raggiungeranno le diverse sedi delle missioni.

Per chi volesse dare il più piccolo contributo, può farlo versando anche 1 euro su questi conti correnti, con la clausola: missioni Filippine

1. Provincia di Napoli Frati Minori Conventuali – Uni Credit n. C/C bancario 000401141779 
ABI: 02008 
Cab: 03451 
Cin Eu: 85 
Cin It: P

2. Conto Corrente Postale n. 11298809 intestato a: P. Edoardo Scognamiglio, via dei Tribunali 316 – Napoli.

 


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  1. leslie

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